Olivo Leccino: Caratteristiche, Potatura e Difesa

Pubblicato il 26 Settembre 2023

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Da Massimiliano Dal Pra

Tra le cultivar di olivo diffuse in tutta Italia, il Leccino è quella che compare più spesso nei nuovi impianti, e non per caso. L’olivo Leccino è una cultivar italiana di origine toscana a duplice attitudine, apprezzata per la rusticità, la resistenza al freddo, la maturazione precoce e contemporanea delle drupe e la nota tolleranza a diverse avversità, tra cui l’occhio di pavone e la Xylella fastidiosa: è autosterile, quindi richiede la presenza di impollinatori compatibili.

Chi pianta un olivo Leccino compra soprattutto affidabilità. La pianta si adatta a condizioni pedoclimatiche molto diverse, entra in produzione con regolarità e concentra la maturazione in una finestra ristretta, caratteristica che rende conveniente la raccolta meccanica. In cambio chiede due attenzioni precise: la scelta corretta degli impollinatori e una potatura che contenga il portamento espanso e pendulo, altrimenti la chioma si chiude e la fruttificazione si sposta verso l’esterno.

In questa guida vediamo le caratteristiche agronomiche dell’olivo Leccino, quali impollinatori scegliere, come impostare potatura e concimazione, come si comporta rispetto alle principali avversità dell’olivo, quando raccogliere e che tipo di olio se ne ricava.

Olivo Leccino: caratteristiche della cultivar

Il Leccino è originario della Toscana ma si è diffuso in quasi tutte le regioni olivicole italiane, dalla Puglia all’Umbria, dalle Marche al Lazio, fino agli areali settentrionali del Garda. È una delle poche cultivar realmente “nazionali”.

I caratteri che lo identificano:

  • Vigore medio-elevato, con crescita rapida nei primi anni.
  • Portamento espanso e chioma pendula, con rami fruttiferi che tendono a ricadere. È il carattere che condiziona di più la potatura.
  • Foglie ellittico-lanceolate, di dimensione media, con pagina inferiore argentata.
  • Drupa di pezzatura media, ovoidale, leggermente asimmetrica, che a maturazione vira al nero-violaceo.
  • Maturazione precoce e contemporanea: le drupe invaiano quasi tutte insieme, in genere tra fine settembre e ottobre secondo l’areale.
  • Resistenza al freddo superiore alla media, che ne ha permesso la diffusione anche in areali marginali e in collina.

Il Leccino ha duplice attitudine: si presta sia all’estrazione dell’olio sia, in certe zone, alla trasformazione da mensa in nero. La resa in olio è medio-bassa se confrontata con cultivar come il Frantoio, ma la qualità del prodotto e la regolarità produttiva compensano ampiamente.

Impollinazione: l’olivo Leccino è autosterile

Questo è il punto su cui si commettono più errori negli impianti amatoriali. Il Leccino è autosterile: il suo polline non è efficace sui propri fiori, e un impianto monovarietale produce poco o nulla nonostante una fioritura abbondante.

Servono quindi cultivar impollinatrici compatibili e con fioritura sovrapposta. Le combinazioni tradizionalmente impiegate con il Leccino sono:

  • Pendolino, l’impollinatore universale più usato in Italia;
  • Maurino, molto efficace e con abbondante produzione di polline;
  • Frantoio, che unisce funzione impollinatrice e resa in olio elevata;
  • Morchiaio e altre cultivar locali, secondo l’areale.

In pieno campo si prevede indicativamente una pianta impollinatrice ogni 8-10 piante di Leccino, distribuite in modo uniforme e tenendo conto della direzione dei venti dominanti: l’impollinazione dell’olivo è anemofila, cioè affidata al vento. In giardino, dove si mette a dimora un solo albero, basta la presenza di altri olivi di cultivar diversa nel raggio di qualche decina di metri; in loro assenza si può innestare una branca con una cultivar impollinatrice, secondo le tecniche descritte nella guida su come innestare l’ulivo.

Terreno, impianto e sesto

L’olivo Leccino si adatta a un’ampia gamma di suoli, ma dà il meglio in terreni di medio impasto, profondi, ben drenati e sub-alcalini, con pH tra 6,5 e 8,0. Tollera il calcare, condizione tipica degli areali pugliesi e collinari, mentre soffre nei suoli asfittici: il ristagno idrico prolungato è la causa più frequente di deperimento negli impianti giovani.

Il sesto d’impianto dipende dal sistema di allevamento:

  • impianto tradizionale a vaso policonico: 6 x 6 fino a 7 x 7 metri;
  • impianto intensivo con raccolta agevolata: 5-6 metri sulla fila e 6-7 tra le file;
  • impianti superintensivi in parete: il Leccino, per vigore e portamento, non è tra le cultivar più indicate, che restano quelle a taglia ridotta.

La messa a dimora si esegue in autunno negli areali miti e a fine inverno dove le gelate sono frequenti. All’impianto è utile l’inoculo con micorrize, che migliora l’esplorazione radicale nei primi anni, e un apporto di sostanza organica ben matura come lo stallatico, mai a contatto diretto con le radici.

Potatura dell’olivo Leccino

La potatura olivo Leccino ha un obiettivo specifico dettato dal portamento: contenere la ricaduta dei rami e mantenere la chioma aperta alla luce. Lasciato a sé, il Leccino chiude rapidamente il centro della pianta, la fruttificazione si sposta in periferia e l’interno si spoglia.

Le indicazioni operative:

  • Forma di allevamento: il vaso policonico resta il riferimento, con 3-4 branche principali inclinate e ben distanziate.
  • Epoca: fine inverno-inizio primavera, dopo il rischio delle gelate più intense e prima della ripresa vegetativa.
  • Criterio: l’olivo fruttifica sui rami dell’anno precedente. Una potatura troppo severa elimina la produzione della campagna successiva; una potatura assente porta ad alternanza di produzione marcata.
  • Interventi tipici: eliminazione dei succhioni verticali, diradamento dei rami che si incrociano, raccorciamento delle branche ricadenti su un ramo di ritorno rivolto verso l’alto, apertura di finestre di luce nel centro della chioma.
  • Igiene: attrezzi disinfettati tra una pianta e l’altra, indispensabile dove è presente la rogna dell’olivo, che si diffonde attraverso le ferite.

Nelle piante adulte una potatura di produzione annuale o biennale, leggera e regolare, è preferibile a interventi drastici distanziati nel tempo.

Concimazione dell’olivo Leccino

L’olivo è spesso trattato come pianta che “non ha bisogno di niente”. In realtà risponde molto bene a una nutrizione impostata sulle fasi fenologiche, e il Leccino, per la regolarità produttiva, valorizza gli apporti meglio di altre cultivar.

  1. Ripresa vegetativa e pre-fioritura: azoto per la costruzione della nuova vegetazione, insieme a boro, elemento chiave per l’allegagione. La carenza di boro è frequente nei suoli calcarei e si traduce direttamente in cascola dei fiori.
  2. Allegagione e ingrossamento: fosforo e microelementi, con particolare attenzione al ferro nei terreni ad alto pH, dove va apportato in forma chelata stabile.
  3. Invaiatura e accumulo di olio: il potassio diventa l’elemento guida. Formulati come il solfato di potassio sostengono la lipogenesi e la resistenza agli stress.
  4. Post-raccolta: apporti che ricostituiscono le riserve della pianta in vista della campagna successiva, fondamentali per contenere l’alternanza.

Il quadro completo per fase è approfondito nella guida sulla concimazione dell’olivo. Nel catalogo Agrimag la linea SKL e la sezione dedicata ai prodotti per olivo coprono gli apporti al suolo, in fertirrigazione e per via fogliare.

Difesa: le tolleranze che rendono il Leccino interessante

La reputazione del Leccino si regge in buona parte sul suo comportamento verso le avversità.

  • Occhio di pavone (Spilocaea oleagina): il Leccino è tra le cultivar meno sensibili, un vantaggio concreto negli areali umidi. Non significa immunità: in annate molto piovose la difesa preventiva con fungicidi rameici, tra cui la poltiglia bordolese, resta necessaria. Il quadro dei sintomi è descritto nella guida sull’occhio di pavone dell’olivo.
  • Xylella fastidiosa: il Leccino è la cultivar italiana su cui è stata documentata una tolleranza al batterio, con carica batterica e sintomatologia ridotte rispetto alle varietà sensibili. Va sottolineato che si tratta di tolleranza, non di resistenza: la pianta può essere infetta e restare veicolo di inoculo, e restano obbligatorie le misure fitosanitarie previste nelle aree delimitate, insieme al controllo del vettore Philaenus spumarius.
  • Rogna (Pseudomonas savastanoi): la sensibilità è moderata. La prevenzione passa dalla disinfezione degli attrezzi e dall’evitare potature durante o subito prima delle piogge.
  • Mosca dell’olivo (Bactrocera oleae): il Leccino non è esente. La maturazione precoce può però costituire un vantaggio, perché consente di anticipare la raccolta rispetto al picco di infestazione tardo-autunnale. Monitoraggio con trappole cromotropiche e a feromoni e soglie di intervento sono descritti nella guida sulla mosca dell’olivo.
  • Cocciniglia mezzo grano di pepe e tignola dell’olivo: gestibili con olio bianco sulle forme giovanili e con prodotti a base di Bacillus thuringiensis sulle larve.

Il quadro completo delle avversità è raccolto nella guida sulle malattie dell’olivo. Per l’inquadramento normativo e i dati ufficiali sulla Xylella il riferimento è l’EFSA, mentre la ricerca agronomica italiana fa capo al CREA.

Raccolta e olio del Leccino

La maturazione contemporanea è il punto di forza in fase di raccolta: le drupe invaiano quasi tutte insieme, il che rende efficiente sia la raccolta meccanica con scuotitore sia quella agevolata con abbacchiatori.

Il momento ottimale per l’olio è l’invaiatura, quando la drupa vira dal verde al violaceo ma non è ancora completamente nera. Ritardare la raccolta aumenta leggermente la resa quantitativa ma peggiora il profilo del prodotto e aumenta l’esposizione alla mosca. Dopo la raccolta le olive vanno molite entro poche ore, al massimo entro un giorno, conservate in cassette forate e mai in sacchi.

L’olio di Leccino ha profilo fruttato medio-leggero, con note erbacee e di mandorla, amaro e piccante contenuti ed equilibrati. È un olio molto apprezzato in purezza per la delicatezza e usato in blend proprio per smorzare oli più aggressivi. La resa in olio è media e inferiore a quella del Frantoio, ma la costanza produttiva del Leccino compensa sul risultato di azienda.

Domande frequenti sull’olivo Leccino

Quali sono le caratteristiche dell’olivo Leccino?

Il Leccino è una cultivar italiana di origine toscana diffusa in tutta la penisola. Ha vigore medio-elevato, portamento espanso con chioma pendula, drupa di pezzatura media che vira al nero-violaceo e maturazione precoce e contemporanea, in genere tra fine settembre e ottobre. È tra le cultivar più resistenti al freddo, si adatta a suoli diversi purché ben drenati e ha duplice attitudine, da olio e da mensa in nero. È inoltre poco sensibile all’occhio di pavone e tollerante alla Xylella fastidiosa. È autosterile e richiede impollinatori.

Qual è il miglior impollinatore per l’olivo Leccino?

Il Pendolino è l’impollinatore più utilizzato in Italia con il Leccino, per l’abbondante produzione di polline e la sovrapposizione della fioritura. Sono altrettanto validi il Maurino, molto efficace, e il Frantoio, che unisce funzione impollinatrice a un’elevata resa in olio; in alcuni areali si usa il Morchiaio o cultivar locali. In pieno campo si prevede una pianta impollinatrice ogni 8-10 piante di Leccino, distribuite uniformemente e tenendo conto dei venti dominanti, dato che l’impollinazione dell’olivo è anemofila.

Quando si pota l’olivo Leccino?

La potatura dell’olivo Leccino si esegue a fine inverno-inizio primavera, dopo il rischio delle gelate più intense e prima della ripresa vegetativa. L’obiettivo, dettato dal portamento pendulo della cultivar, è contenere la ricaduta dei rami e mantenere la chioma aperta alla luce: si eliminano i succhioni verticali, si diradano i rami incrociati e si raccorciano le branche ricadenti su un ramo di ritorno rivolto verso l’alto. Poiché l’olivo fruttifica sui rami dell’anno precedente, sono preferibili interventi leggeri e regolari a potature drastiche distanziate.

L’olivo Leccino resiste alla Xylella?

Il Leccino è la cultivar italiana su cui è stata documentata una tolleranza a Xylella fastidiosa: le piante infette mostrano carica batterica e sintomatologia significativamente ridotte rispetto alle varietà sensibili e continuano a vegetare e produrre. È però una tolleranza, non una resistenza: la pianta può essere infettata e restare veicolo di inoculo verso altri olivi. Restano quindi obbligatorie le misure fitosanitarie previste nelle aree delimitate e il controllo del vettore Philaenus spumarius tramite lavorazioni primaverili del terreno e gestione della flora spontanea.

Che olio si ottiene dal Leccino?

L’olio di Leccino ha un profilo fruttato medio-leggero, con note erbacee e di mandorla e sensazioni di amaro e piccante contenute ed equilibrate. È molto apprezzato in purezza proprio per la delicatezza ed è largamente impiegato in blend, dove smorza oli più aggressivi. La resa in olio è media e inferiore a quella del Frantoio, ma la regolarità produttiva della cultivar compensa sul bilancio aziendale. Per ottenere il profilo migliore la raccolta va fatta all’invaiatura, quando la drupa vira al violaceo ma non è ancora completamente nera, molendo entro poche ore.


Scritto da Massimiliano Dal Pra

Mi chiamo Massimiliano Dal Prà e sono specializzato in marketing digitale, automazioni AI, funnel e crescita eCommerce con WooCommerce. Gestisco personalmente ogni risposta ai commenti e ogni strategia di crescita su questo blog, che oggi conta oltre 300.000 visite mensili. Il mio obiettivo è aiutare le aziende a ottenere risultati concreti online, combinando tecnologia, strategia e automazione.

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