Rogna dell’Olivo: Guida 2026 ai Sintomi e ai Rimedi

Pubblicato il 10 Agosto 2022

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Da Francesco Di Noia

La rogna dell’olivo è una batteriosi cronica causata da Pseudomonas savastanoi pv. savastanoi che si manifesta con tumori legnosi su rami, branche e tronco compromettendo la vegetazione e la produzione di olive. In Italia colpisce gli oliveti del Sud, del Centro e delle isole, con incidenza crescente nelle annate piovose e nei sesti d’impianto fitti, dove l’umidita prolungata sulla chioma favorisce la penetrazione del batterio attraverso ferite di potatura, grandinate e lesioni da gelo.

La diffusione di questa malattia e favorita da operazioni colturali errate: potature in condizioni di pioggia, attrezzi non disinfettati fra una pianta e l’altra, raccolta meccanica aggressiva, gelate tardive che lesionano la corteccia. Una volta insediato nei tessuti del legno il batterio puo persistere per anni come popolazione endofita silente, rilasciando inoculo ad ogni nuova ferita.

La gestione moderna della rogna dell’olivo si fonda su un approccio integrato che combina prevenzione agronomica, difesa rameica autorizzata in conformita al Reg. UE 2018/1981 e nutrizione equilibrata di calcio, boro e potassio per rinforzare la parete cellulare. Agrimag affianca olivicoltori, frantoiani e tecnici agronomi con consulenza specializzata, catalogo di formulati selezionati e modulistica del DSS Agrimag per la previsione del rischio.

Biologia di Pseudomonas savastanoi e ciclo della rogna

L’agente causale della rogna dell’olivo e Pseudomonas savastanoi pv. savastanoi, batterio Gram-negativo della famiglia Pseudomonadaceae. Sopravvive come epifita sulla superficie di foglie, rametti e gemme senza arrecare danno, in attesa di una porta d’ingresso. Il batterio penetra attraverso ferite di potatura ancora fresche, cicatrici fogliari post-cascola, lesioni da grandine, fessurazioni da gelo e microlesioni provocate dagli scuotitori durante la raccolta meccanica.

Una volta nei tessuti, P. savastanoi produce auxine (acido indolacetico) e citochinine che inducono una proliferazione anomala delle cellule corticali e cambiali, dando origine ai caratteristici tumori legnosi. I tumori, inizialmente lisci e verdastri, evolvono in escrescenze nodose, fessurate, brune o nerastre, che possono raggiungere diametri di diversi centimetri. La malattia si trasmette da pianta a pianta attraverso pioggia, vento, attrezzi di potatura non disinfettati e tessuti vegetali infetti utilizzati come materiale di propagazione.

Sintomi: come riconoscere la rogna dell’olivo

I sintomi della rogna dell’olivo sono ben distinguibili dalle altre patologie del genere Olea europaea. Sui giovani rametti compaiono tumori sferici o irregolari, di colore inizialmente verde chiaro, che maturando assumono tonalita brunastre e superficie verrucosa. Le branche di maggior calibro presentano tumefazioni allungate lungo le linee di accrescimento, spesso confluenti, che possono cingere completamente il ramo provocando disseccamenti distali.

Sul tronco e sulle branche principali le galle assumono aspetto cancrenoso, con corteccia screpolata e tessuti sottostanti necrotici. Le foglie inserite su rami fortemente colpiti mostrano clorosi, riduzione di sviluppo e cascola anticipata. La produzione cala progressivamente con drupe piu piccole, irregolari e con minore tenore in olio. La diagnosi va sempre confermata in laboratorio mediante isolamento batterico, poiche tumori simili possono essere indotti anche da Agrobacterium tumefaciens o da risposte iperplastiche post-traumatiche.

Cause predisponenti e fattori climatici

La gravita della rogna dell’olivo dipende da una combinazione di fattori. Le piogge frequenti durante la potatura sono il principale fattore scatenante perche mantengono umide le ferite, prolungando il periodo di suscettibilita. Le grandinate primaverili ed estive aprono migliaia di micro-lesioni simultanee su rametti e drupe, creando porte d’ingresso ideali per il batterio. Le gelate tardive di fine inverno provocano fessurazioni della corteccia che restano vie d’ingresso per mesi.

I sesti d’impianto fitti, con vegetazione poco arieggiata, favoriscono il ristagno di umidita e la persistenza dell’inoculo. La concimazione azotata squilibrata, soprattutto se tardiva, induce vegetazione tenera e suscettibile. Cultivar a corteccia sottile o particolarmente vigorose come Frantoio, Coratina, Leccino in determinati ambienti, mostrano maggiore suscettibilita rispetto a Pendolino o Moraiolo. Anche la presenza dei parassiti dell’olivo con punture di ovideposizione contribuisce a creare ferite colonizzabili.

Prevenzione agronomica della rogna dell’olivo

La prevenzione resta lo strumento piu efficace nella gestione della rogna dell’olivo perche, una volta che la pianta e infetta, il batterio persiste come popolazione endofita per anni. Le potature vanno eseguite in periodi asciutti e stabili, evitando finestre con piogge previste nelle 48-72 ore successive. Gli attrezzi (forbici, seghetti, motoseghe) devono essere disinfettati frequentemente con ipoclorito di sodio diluito o sali quaternari d’ammonio, ad ogni cambio di pianta in oliveti con rogna conclamata.

I tagli di grosse branche vanno protetti con mastici cicatrizzanti per accelerare la chiusura della lesione e ridurre la finestra di ingresso. Le piante con tumori conclamati vanno potate in chiusura del ciclo di intervento per evitare di contaminare quelle sane. I residui di potatura infetti devono essere bruciati o triturati e allontanati, mai lasciati nell’interfila come pacciamatura.

Nei nuovi impianti e fondamentale acquistare materiale di propagazione certificato da vivai accreditati che adottino schemi di selezione sanitaria. I cloni a corteccia spessa e legno duro tendono a essere meno suscettibili. La cura della concimazione dell’olivo equilibrata, senza eccessi di azoto, mantiene tessuti turgidi ma non eccessivamente teneri.

Difesa biologica e trattamenti rameici

Il rame resta ad oggi l’unica strategia attiva diretta contro Pseudomonas savastanoi autorizzata in olivicoltura italiana. Il Reg. UE 2018/1981 ha imposto il limite di 28 kg di rame metallo per ettaro distribuiti in 7 anni (4 kg/ha/anno con possibilita di flessibilita pluriennale). I formulati piu utilizzati sono ossicloruro di rame, idrossido di rame, ossido rameoso e poltiglia bordolese, sempre nel rispetto delle etichette autorizzate.

I trattamenti rameici vanno collocati nelle fasi a rischio: dopo le grandinate (entro 24-48 ore), dopo le potature, in autunno alla caduta foglie e a fine inverno prima della ripresa vegetativa. L’obiettivo non e curare i tumori esistenti ma proteggere le ferite fresche da nuove infezioni. Per la linea fungicidi e battericidi Agrimag mantiene un catalogo di formulati rameici autorizzati in agricoltura biologica e convenzionale.

Sul fronte biologico stanno emergendo soluzioni a base di ceppi antagonisti come Bacillus subtilis, Pseudomonas fluorescens non patogene e batteri lattici, che competono per la colonizzazione della rizosfera e della fillosfera. La loro applicazione preventiva, abbinata a una buona gestione agronomica, rappresenta una strategia complementare di interesse crescente nei sistemi a basso input rameico.

Strategia integrata stagionale

Una strategia integrata efficace contro la rogna dell’olivo si articola su quattro fasi stagionali. Inverno (gennaio-febbraio): potatura in giornate asciutte, disinfezione attrezzi, asportazione branche fortemente colpite, trattamento rameico immediatamente dopo i tagli. Primavera (marzo-maggio): monitoraggio nuove gemme e cicatrici fogliari, intervento rameico dopo grandinate, fertilizzazione equilibrata.

L’estate (giugno-agosto): osservazione tumori in evoluzione, gestione dell’irrigazione per evitare stress idrici, attenzione alle ferite da scuotitore in pre-raccolta. Autunno (settembre-novembre): trattamento rameico alla caduta foglie per ridurre l’inoculo svernante, raccolta accurata, asportazione e distruzione dei tessuti infetti.

Il DSS Agrimag sviluppato da Spagro Srl integra dati meteo locali (pioggia, umidita, vento, gelate) e fenologici per stimare la finestra di rischio infezione e ottimizzare il posizionamento dei trattamenti rameici, riducendo il numero di interventi a parita di efficacia.

Nutrizione equilibrata per la resistenza ai patogeni

La nutrizione gioca un ruolo cruciale nella resistenza dell’olivo alle batteriosi. Calcio e boro rinforzano la parete cellulare e la lamella mediana, rendendo piu difficile la colonizzazione batterica. Il potassio regola gli scambi idrici, riduce lo stress osmotico e migliora la lignificazione dei tessuti. Un equilibrio azotato corretto, senza eccessi vegetativi, mantiene chiome sane senza vegetazione tenera.

La linea SKL distribuita da Agrimag offre formulati specifici: Calcio Complex AHA per la nutrizione calcio-fosforica fogliare, Boro Complex per la disponibilita di boro nelle fasi critiche di fioritura e allegagione, Protein Top biostimolante con amminoacidi e peptidi vegetali per il sostegno del metabolismo secondario di difesa, Base Gold con Pinolene per migliorare adesione e persistenza dei trattamenti fogliari.

Cultivar e suscettibilita varietale alla rogna

La suscettibilita alla rogna dell’olivo varia significativamente tra cultivar. Le ricerche del CREA e dei Centri di Ricerca regionali hanno evidenziato come cultivar come Frantoio, Coratina, Carolea, Itrana e Nocellara del Belice tendano a manifestare una maggiore presenza di tumori in ambienti umidi, mentre Pendolino, Moraiolo, Cipressino e Bosana mostrano tolleranza relativamente superiore.

La sintomatologia varia anche in funzione del portinnesto e dello stato fisiologico della pianta. Oliveti su suoli argillosi con problemi di drenaggio amplificano la malattia, mentre suoli ben drenati su tessitura medio-sciolta riducono l’incidenza. Nei nuovi impianti la scelta di cultivar piu tolleranti combinata con sesti meno fitti e una buona ventilazione della chioma riduce significativamente i rischi a medio termine.

Quadro normativo e gestione del rame

Il quadro normativo italiano sulla difesa fitosanitaria dell’olivo si basa sul D.Lgs. 150/2012 di recepimento della Direttiva 2009/128/CE sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. Il Reg. UE 2018/1981 ha rinnovato l’approvazione del rame come sostanza attiva con il vincolo dei 28 kg metallo/ha in 7 anni.

In agricoltura biologica, il Reg. UE 2018/848 conferma il rame tra i prodotti ammessi nel rispetto del limite quantitativo. Le tracce annuali nei registri di trattamento devono documentare data, sostanza attiva, dose, motivazione e fase fenologica. I disciplinari di produzione integrata regionali (PSR) impongono spesso restrizioni piu severe e limitazione delle epoche di intervento.

Domande frequenti sulla rogna dell’olivo

Come si riconosce la rogna dell’olivo dagli altri ingrossamenti?

I tumori da rogna sono nodosi, irregolari, di consistenza inizialmente molle e poi legnosa, con superficie verrucosa e fessurazioni. Si distinguono dagli ingrossamenti da innesto, sempre regolari e lineari, e dalle galle indotte da insetti, di solito piu piccole e a forma sferica regolare. In caso di dubbio si raccomanda l’analisi di laboratorio per isolamento batterico, unico metodo per la diagnosi certa di Pseudomonas savastanoi.

Si possono asportare i tumori esistenti?

L’asportazione dei tumori e una pratica controversa. Su giovani rami fortemente colpiti la potatura drastica della porzione infetta puo ridurre l’inoculo, sempre seguita da disinfezione dell’attrezzo e trattamento rameico sulla ferita. Sui tronchi e branche principali l’asportazione e sconsigliata perche le ferite estese diventano nuove porte d’ingresso. Meglio convivere con il tumore cronico e ridurre la diffusione a piante sane attraverso una rigorosa igiene di campo.

Quando trattare con il rame contro la rogna?

I momenti chiave sono quattro: subito dopo le potature invernali, entro 24-48 ore dopo grandinate primaverili o estive, alla caduta foglie autunnale per ridurre l’inoculo svernante, e a fine inverno prima della ripresa vegetativa. La pioggia entro 24 ore dal trattamento riduce significativamente l’efficacia. I dosaggi vanno modulati in conformita alle etichette autorizzate, restando entro il limite dei 4 kg/ha/anno di rame metallo previsto dal Reg. UE 2018/1981.

La rogna riduce davvero la produzione di olive?

In oliveti con incidenza superiore al 30 percento delle branche colpite si osservano cali produttivi del 20-40 percento, riduzione del calibro medio delle drupe e diminuzione del tenore in olio. Le piante fortemente colpite diventano deboli, suscettibili ad altri stress (mosca, occhio di pavone, freddo) e con vita produttiva ridotta. La gestione integrata rallenta la progressione ma raramente eradica la malattia in piante gia infette.

Esistono cultivar resistenti alla rogna dell’olivo?

Non esistono cultivar completamente resistenti, ma si osservano differenze significative di suscettibilita. Pendolino, Moraiolo, Cipressino, Bosana e alcuni cloni di Leccino mostrano tolleranza superiore alla rogna in vari ambienti italiani. Nei nuovi impianti la scelta varietale tarata sulle condizioni climatiche locali, combinata con sesti aerati e buona gestione agronomica, e la strategia preventiva piu efficace nel lungo periodo.

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Agrimag e il distributore di riferimento per olivicoltori, frantoiani e tecnici agronomi in tutta Italia. Forniamo formulati rameici autorizzati, biostimolanti SKL ad alta efficacia (Calcio Complex AHA, Boro Complex, Protein Top, Base Gold) e il DSS Agrimag sviluppato da Spagro Srl con sede a Milano, sistema di supporto decisionale agronomico che integra dati meteo, fenologici e modelli previsionali per ottimizzare i trattamenti contro la rogna dell’olivo e ridurre il numero di interventi.

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