L’acetamiprid è un insetticida neonicotinoide sistemico del gruppo IRAC 4A che agisce sui recettori nicotinici dell’acetilcolina degli insetti, ed è l’unico neonicotinoide il cui impiego in pieno campo è rimasto autorizzato nell’Unione Europea dopo le restrizioni del 2018. Questa caratteristica lo ha reso un riferimento nella difesa di olivo, drupacee, pomacee, agrumi e orticole contro afidi, aleurodidi, psille, cocciniglie e diversi lepidotteri. Conoscerne il meccanismo d’azione, lo spettro d’attività, i limiti d’impiego e le regole per la gestione delle resistenze è oggi indispensabile per impostare programmi di difesa efficaci e sostenibili, in linea con la difesa integrata obbligatoria prevista dalla normativa nazionale.
A differenza di imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam, vietati negli impieghi all’aperto dal 2018 per il rischio sugli impollinatori, l’acetamiprid presenta un profilo tossicologico più favorevole per i mammiferi e una tossicità relativamente inferiore per le api adulte, pur richiedendo le stesse precauzioni di buon senso agronomico. La sostanza è stata oggetto di nuove valutazioni da parte dell’EFSA, che ne hanno riesaminato i valori tossicologici di riferimento: per questo è fondamentale impiegarlo sempre nel rispetto rigoroso dell’etichetta e degli intervalli di sicurezza, verificando le registrazioni aggiornate per ciascuna coltura e avversità. In questa guida analizziamo che cos’è l’acetamiprid, come funziona, su quali colture e parassiti è impiegato, come integrarlo in una strategia anti-resistenza e quali accorgimenti adottare per proteggere api e impollinatori.
Acetamiprid: che cos’è e a quale famiglia chimica appartiene
L’acetamiprid è una molecola insetticida appartenente alla famiglia dei neonicotinoidi, classificata dall’IRAC (Insecticide Resistance Action Committee) nel gruppo 4A, quello degli agonisti competitivi dei recettori nicotinici dell’acetilcolina (nAChR). Dal punto di vista chimico è un cloronicotinile a struttura aciclica, caratterizzato da una buona solubilità in acqua e da una notevole stabilità nei tessuti vegetali.
La caratteristica che distingue l’acetamiprid dagli altri neonicotinoidi è la sua collocazione normativa. Con i Regolamenti di esecuzione (UE) 2018/783, 2018/784 e 2018/785, l’Unione Europea ha vietato l’impiego all’aperto di imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam, limitandone l’uso alle sole serre permanenti. L’acetamiprid, invece, ha mantenuto l’approvazione anche per gli impieghi in pieno campo, diventando di fatto il neonicotinoide di riferimento per molte colture mediterranee. La sua approvazione, disciplinata dal Regolamento (CE) 1107/2009, resta soggetta a periodici rinnovi e a una sorveglianza scientifica continua.
Come funziona l’acetamiprid: meccanismo d’azione e sistemia
L’acetamiprid agisce a livello del sistema nervoso centrale dell’insetto. Legandosi in modo irreversibile ai recettori nicotinici dell’acetilcolina nella membrana post-sinaptica, ne impedisce la regolare trasmissione degli impulsi nervosi: il risultato è una iperstimolazione che porta a paralisi e morte del parassita. Poiché i nAChR degli insetti differiscono strutturalmente da quelli dei mammiferi, la molecola risulta selettivamente più tossica per gli artropodi bersaglio.
Sul piano agronomico, l’acetamiprid è un insetticida sistemico con spiccata attività translaminare: penetra rapidamente nei tessuti fogliari e si ridistribuisce per via acropeta attraverso lo xilema, raggiungendo anche le aree non direttamente bagnate dal trattamento. A questa azione si aggiungono quella per contatto e per ingestione. La rapidità di penetrazione lo rende meno dilavabile dalle piogge poche ore dopo l’applicazione e particolarmente efficace contro gli insetti ad apparato boccale pungente-succhiatore come afidi, aleurodidi e psille.
Spettro d’azione: i parassiti controllati dall’acetamiprid
L’acetamiprid possiede uno spettro d’azione ampio, particolarmente orientato verso gli insetti a corpo molle. Tra i principali bersagli figurano gli afidi o pidocchi delle piante di numerose specie, gli aleurodidi (mosche bianche come Trialeurodes vaporariorum e Bemisia tabaci), le psille (compresa la psilla del pero, Cacopsylla pyri), diverse cocciniglie nei primi stadi mobili, le cicaline e alcuni lepidotteri nelle prime età larvali.
Un aspetto rilevante per l’olivicoltura meridionale riguarda il controllo di Philaenus spumarius, la sputacchina media, principale vettore di Xylella fastidiosa. Le strategie ufficiali di contenimento del batterio prevedono il controllo della popolazione del vettore nelle forme giovanili e adulte, e l’acetamiprid rientra tra le sostanze impiegabili a questo scopo secondo le indicazioni dei disciplinari regionali. La molecola è inoltre utilizzata, sempre secondo etichetta, contro la tignola dell’olivo (Prays oleae) e la cecidomia delle foglie dell’olivo (Dasineura oleae); per le altre avversità dell’olivo, come l’occhio di pavone e la mosca dell’olivo (Bactrocera oleae), si ricorre a strategie e principi attivi specifici.
Colture e impieghi autorizzati
L’acetamiprid è formulato in numerosi prodotti commerciali, generalmente in forma di granuli idrosolubili (SG) o concentrati solubili (SL). Gli impieghi autorizzati variano in funzione della specifica registrazione di ciascun formulato: è quindi indispensabile consultare sempre l’etichetta e la Banca dati dei prodotti fitosanitari del Ministero della Salute prima di ogni applicazione.
In linea generale, la molecola trova impiego su pomacee (melo e pero, contro afidi e psilla), drupacee (pesco, susino, albicocco e ciliegio), olivo, agrumi, vite, patata (dorifora e afidi) e numerose orticole in pieno campo e in coltura protetta. I dosaggi, il numero massimo di interventi per ciclo colturale e l’intervallo di sicurezza prima della raccolta sono fissati per legge e non vanno mai superati. Per impostare correttamente il momento dell’intervento è utile affiancare il monitoraggio di campo a strumenti previsionali: il sistema di supporto decisionale Agrimag DSS, sviluppato da Spagro Srl, fornisce modelli fenologici e di sviluppo dei principali fitofagi che aiutano a individuare la finestra ottimale di trattamento.
Gestione delle resistenze: la regola IRAC
L’impiego ripetuto di insetticidi appartenenti allo stesso gruppo di modo d’azione favorisce la selezione di popolazioni resistenti. Per i neonicotinoidi, e dunque per l’acetamiprid, il rischio è concreto soprattutto sugli afidi e sugli aleurodidi, che hanno cicli brevi e numerose generazioni annue. È già documentata resistenza incrociata tra molecole del gruppo 4A.
La strategia anti-resistenza raccomandata dall’IRAC si fonda sull’alternanza dei gruppi di modo d’azione all’interno della stagione. In pratica, l’acetamiprid (4A) va alternato con sostanze a meccanismo diverso, come flonicamid (gruppo 29), spirotetramat (gruppo 23), sulfoxaflor (4C), l’abamectina dove pertinente o, in agricoltura biologica, oli minerali come l’olio bianco, piretrine e funghi entomopatogeni come Beauveria bassiana. Per i lepidotteri può essere utile integrare con Bacillus thuringiensis o tecniche di confusione sessuale. È buona norma non superare il numero di applicazioni indicato in etichetta e non trattare generazioni successive del medesimo parassita con prodotti dello stesso gruppo. Una nutrizione equilibrata della pianta, che eviti eccessi di azoto e i conseguenti flussi di vegetazione tenera, riduce inoltre l’attrattività verso afidi e insetti succhiatori.
Acetamiprid e api: tossicità e precauzioni
Pur presentando una tossicità per le api adulte inferiore rispetto agli altri neonicotinoidi, l’acetamiprid non è privo di rischi per gli impollinatori e va impiegato con le dovute cautele. Le etichette riportano specifiche frasi di precauzione ambientale e impongono di non trattare durante la fioritura e in presenza di insetti pronubi attivi, di eliminare le infestanti in fiore prima dell’intervento e di evitare la deriva verso aree non bersaglio.
Trattandosi di una molecola sistemica, occorre considerare anche la possibile presenza di residui nel polline e nel nettare delle colture trattate. Per questo motivo le applicazioni vanno programmate al di fuori delle fasi di antesi, preferibilmente nelle ore serali quando l’attività delle api è ridotta. Il rispetto di queste indicazioni non è soltanto un obbligo di legge previsto dal Piano d’Azione Nazionale (D.Lgs. 150/2012), ma un presupposto per preservare il servizio di impollinazione fondamentale per molte delle stesse colture frutticole e orticole.
Difesa integrata: come inserire l’acetamiprid nel programma
L’acetamiprid dà il meglio quando è inserito in una strategia di difesa integrata e non utilizzato come unico strumento. Il punto di partenza è il monitoraggio: il superamento delle soglie di intervento, e non il calendario fisso, deve guidare la decisione di trattare. Trappole cromotropiche, controlli visivi su germogli e pagina inferiore delle foglie, e l’osservazione degli ausiliari presenti consentono di calibrare l’intervento.
Sul fronte agronomico, l’equilibrio nutrizionale della coltura è un alleato spesso sottovalutato. Concimazioni azotate eccessive generano tessuti teneri e succulenti che richiamano afidi e cocciniglie; al contrario, un buon stato di calcio, potassio e microelementi rende la pianta più resiliente. La linea di nutrizione professionale SKL, distribuita da Agrimag, comprende formulati come Calcio Complex AHA, Boro Complex e Protein Top utili a sostenere la pianta nelle fasi critiche e a contenere gli squilibri vegetativi che favoriscono i fitofagi. La combinazione tra difesa mirata, nutrizione bilanciata, valorizzazione degli ausiliari e supporto previsionale del DSS Agrimag rappresenta l’approccio più solido e duraturo.
Formulazioni, dosaggi e modalità di applicazione
In commercio l’acetamiprid si trova principalmente in due tipologie di formulato: i granuli idrosolubili (SG), spesso a concentrazione elevata di sostanza attiva, e i concentrati solubili (SL) liquidi. La scelta tra le due dipende dalla coltura, dalla comodità di dosaggio e dalla miscibilità con altri prodotti. In tutti i casi il dosaggio si esprime per ettaro o per ettolitro di acqua e va calibrato sul volume di vegetazione effettivo, evitando sia le sottodosi, che favoriscono la selezione di individui resistenti, sia i sovradosaggi, inutili e penalizzanti per il profilo residuale.
Per ottenere la massima efficacia è importante distribuire il prodotto su vegetazione asciutta, con volumi d’acqua adeguati a bagnare uniformemente la chioma senza gocciolamento, e a temperature non eccessive. L’aggiunta di un bagnante adesivante, come Base Gold a base di pinolene della linea SKL, migliora la distribuzione e la persistenza della miscela sulla superficie fogliare. La buona sistemia della molecola consente comunque di raggiungere anche i parassiti annidati nelle parti più interne della chioma, ma non sostituisce una corretta tecnica di applicazione e una taratura accurata dell’atomizzatore.
Vantaggi e limiti dell’acetamiprid rispetto ad altri insetticidi
Il principale punto di forza dell’acetamiprid è il rapporto tra efficacia e selettività: agisce rapidamente sugli insetti succhiatori, possiede attività sistemica e translaminare, non è fitotossico alle dosi d’etichetta e presenta un profilo tossicologico per i mammiferi più favorevole rispetto agli altri neonicotinoidi. La buona resistenza al dilavamento e l’ampio spettro lo rendono uno strumento versatile, soprattutto in olivicoltura e frutticoltura, dove può essere impiegato in più momenti del ciclo colturale.
Non mancano tuttavia i limiti. Come tutti i neonicotinoidi, l’acetamiprid non è selettivo verso molti insetti utili e, se usato in modo improprio, può ridurre le popolazioni di ausiliari come coccinellidi, crisope e parassitoidi, aprendo la strada a recrudescenze di acari e cocciniglie. Va inoltre ricordato che non è ammesso in agricoltura biologica: chi opera secondo il Regolamento (UE) 2018/848 deve ricorrere ad alternative come oli minerali, sali potassici, piretrine naturali, azadiractina e funghi entomopatogeni. Infine, la pressione di selezione sulle popolazioni di afidi e aleurodidi impone un uso parsimonioso e sempre inserito in una rotazione di modi d’azione.
Domande frequenti sull’acetamiprid
L’acetamiprid è vietato in Europa?
No. A differenza di imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam, vietati negli impieghi all’aperto dal 2018, l’acetamiprid mantiene l’approvazione nell’Unione Europea anche per gli usi in pieno campo. La sua autorizzazione è però soggetta a periodici rinnovi e a una continua sorveglianza scientifica da parte dell’EFSA, che negli ultimi anni ne ha riesaminato i valori tossicologici di riferimento. L’agricoltore deve sempre verificare le registrazioni nazionali aggiornate dei singoli formulati nella Banca dati del Ministero della Salute, perché le condizioni d’impiego possono cambiare nel tempo e variano da coltura a coltura.
Su quali parassiti agisce l’acetamiprid?
L’acetamiprid è particolarmente efficace contro gli insetti a corpo molle e ad apparato boccale pungente-succhiatore: afidi di numerose specie, aleurodidi o mosche bianche, psille compresa la psilla del pero, cicaline, cocciniglie nei primi stadi mobili e alcuni lepidotteri nelle prime età larvali. In olivicoltura è impiegato, secondo etichetta, contro la tignola dell’olivo e la cecidomia, e rientra tra le sostanze utilizzabili per il controllo di Philaenus spumarius, vettore di Xylella fastidiosa. L’effetto sistemico e translaminare lo rende adatto anche contro parassiti nascosti nella vegetazione.
Quanto è pericoloso l’acetamiprid per le api?
L’acetamiprid presenta una tossicità per le api adulte inferiore rispetto agli altri neonicotinoidi, ma non è esente da rischi. Essendo una molecola sistemica, può lasciare residui nel polline e nel nettare delle colture trattate. Per questo le etichette vietano i trattamenti durante la fioritura e in presenza di pronubi attivi, e impongono di eliminare le infestanti fiorite prima dell’applicazione. Le buone pratiche prevedono di intervenire nelle ore serali, evitare la deriva e rispettare scrupolosamente le frasi di precauzione ambientale, a tutela degli impollinatori e in conformità al Piano d’Azione Nazionale.
Come si previene la resistenza all’acetamiprid?
La prevenzione della resistenza si basa sull’alternanza dei gruppi di modo d’azione IRAC. L’acetamiprid appartiene al gruppo 4A e va alternato, all’interno della stagione, con sostanze a meccanismo diverso come flonicamid, spirotetramat, sulfoxaflor o, in biologico, oli minerali e funghi entomopatogeni. È essenziale non superare il numero massimo di interventi indicato in etichetta e non trattare generazioni successive dello stesso parassita con prodotti del medesimo gruppo. Il monitoraggio costante e una nutrizione equilibrata, che eviti gli eccessi di azoto, completano una corretta strategia anti-resistenza.
Qual è l’intervallo di sicurezza dell’acetamiprid?
L’intervallo di sicurezza, cioè il tempo che deve trascorrere tra l’ultimo trattamento e la raccolta, varia in funzione del formulato commerciale e della coltura, ed è fissato per legge nell’etichetta di ciascun prodotto. Non esiste quindi un valore unico valido per tutte le situazioni: per le pomacee, le drupacee, l’olivo, gli agrumi e le orticole i tempi possono essere differenti. È obbligatorio rispettare il dato riportato in etichetta, così come il numero massimo di applicazioni consentite per ciclo colturale, per garantire il rispetto dei limiti massimi di residuo previsti dalla normativa europea.
Affidati alla consulenza tecnica di Agrimag
Agrimag, con sede a Corato, affianca al proprio catalogo di prodotti per la difesa e la nutrizione delle colture il sistema di supporto decisionale Agrimag DSS, sviluppato da Spagro Srl di Milano. Il DSS integra previsioni meteo localizzate, modelli previsionali per i principali fitofagi e fitopatie e un database aggiornato dei principi attivi ammessi per coltura e fase fenologica, offrendo un supporto concreto nella scelta del momento e della molecola più adatta. Alla linea di nutrizione professionale SKL e alla consulenza agronomica si unisce la copertura distributiva su tutto il territorio nazionale, anche per quantitativi professionali a bancale.





Si può associare alla bordolese?
Ciao Eugenio, grazie per il tuo commento. L’associazione di acetamiprid con la bordolese potrebbe non essere consigliabile a causa delle possibili interazioni chimiche tra i due prodotti. Prima di procedere con un trattamento combinato, è sempre meglio consultare un tecnico specializzato o fare riferimento alle etichette dei prodotti per assicurarsi che non ci siano controindicazioni. Ricorda anche di rispettare sempre le dosi consigliate e di seguire le normative vigenti in materia di trattamenti fitosanitari.
Quali sono gli effetti sulla mosca in fase disposizione uova. Eventualmente dopo la deposizione uova che effetto produce nei confronti del così detto verme all’interno delladrupa?
Gli effetti di Acetamiprid sulla mosca durante la fase di deposizione delle uova e sul verme all’interno dell’adrupa sono importanti da considerare. Acetamiprid è un insetticida sistemico che agisce principalmente come neurotossina sugli insetti, incluso il verme all’interno dell’adrupa.
Durante la fase di deposizione delle uova, Acetamiprid può influenzare la mosca in diversi modi. Innanzitutto, può ridurre l’attività di alimentazione e la capacità riproduttiva della mosca, limitando così la quantità di uova deposte. Inoltre, agendo come neurotossina, Acetamiprid può danneggiare il sistema nervoso degli insetti, inclusa la mosca, interferendo con i loro processi di comportamento e sviluppo.
Per quanto riguarda il verme all’interno dell’adrupa, gli effetti di Acetamiprid possono variare a seconda del momento in cui viene esposto al trattamento. Se il verme è già presente nell’adrupa al momento dell’applicazione di Acetamiprid, potrebbe subire danni diretti dal contatto con l’insetticida. Tuttavia, se il verme si sviluppa successivamente all’applicazione del trattamento, potrebbe essere influenzato indirettamente poiché la mosca che depone le uova potrebbe essere ridotta o respinta dall’effetto di Acetamiprid.
È importante sottolineare che gli effetti di Acetamiprid possono variare in base a diversi fattori, come la dose utilizzata, la frequenza di applicazione e le condizioni ambientali. Pertanto, è consigliabile consultare le linee guida e le raccomandazioni degli esperti in olivicoltura e cerasicoltura per determinare l’efficacia e l’appropriatezza di Acetamiprid nel controllo della mosca e del verme all’interno dell’adrupa.