Scegliere un insetticida non è scegliere “il più forte”. È scegliere quello che raggiunge il bersaglio nello stadio in cui è sensibile, senza compromettere gli insetti utili e senza favorire resistenze. Gli insetticidi sono prodotti fitosanitari destinati al controllo degli insetti dannosi alle colture: si classificano in base alla via di penetrazione (contatto, ingestione, asfissia), alla mobilità nella pianta (copertura, citotropici, sistemici) e soprattutto al meccanismo d’azione, il parametro che determina l’alternanza necessaria a prevenire le resistenze.
La differenza tra un trattamento riuscito e uno inefficace sta quasi sempre in tre variabili: il momento, la copertura e la scelta del meccanismo. Un prodotto perfetto applicato su larve mature già penetrate nel frutto non produce alcun risultato; un ottimo abbinamento prodotto-bersaglio distribuito con volumi insufficienti lascia rifugi da cui la popolazione riparte.
In questa guida vediamo come si classificano gli insetticidi, quali sono i principali gruppi e i loro meccanismi d’azione, che ruolo hanno gli insetticidi naturali e biologici, come si decide se intervenire, perché nascono le resistenze e quali regole di sicurezza e normativa vanno rispettate in Italia. Tutte le indicazioni sono di carattere agronomico generale: la scelta e il dosaggio del prodotto vanno sempre presi dall’etichetta, che è un documento legalmente vincolante.
Che cosa sono gli insetticidi e come si classificano
Gli insetticidi sono una categoria di prodotti fitosanitari il cui bersaglio sono gli insetti. Accanto a essi esistono gli acaricidi, attivi sugli acari, i nematocidi e i molluschicidi; alcune sostanze hanno azione mista, come diversi acaricidi che agiscono anche su stadi giovanili di insetti.
Le classificazioni utili in pratica sono tre, e vanno lette insieme:
- per via di penetrazione — come la sostanza entra nell’insetto;
- per mobilità nella pianta — dove la sostanza si distribuisce dopo l’applicazione;
- per meccanismo d’azione — quale processo fisiologico dell’insetto viene bloccato.
Le prime due determinano come e quando applicare. La terza determina cosa alternare, ed è la classificazione più importante sul medio periodo, perché è quella su cui si costruisce la strategia antiresistenza.
Insetticidi per via di penetrazione
- Insetticidi di contatto: agiscono attraverso il tegumento dell’insetto. Richiedono che il prodotto colpisca fisicamente il bersaglio o che l’insetto si muova su superfici trattate. La copertura della vegetazione è quindi determinante, comprese le pagine inferiori delle foglie dove si rifugiano afidi e acari.
- Insetticidi per ingestione: attivi quando l’insetto si nutre di tessuti trattati. Sono selettivi verso i fitofagi masticatori e risparmiano gran parte degli ausiliari predatori. Il Bacillus thuringiensis è l’esempio più noto.
- Insetticidi per asfissia: oli minerali e paraffinici che formano una pellicola e occludono gli stigmi. Sono lo strumento classico contro cocciniglie e forme svernanti; l’olio bianco rientra in questa categoria.
Insetticidi per mobilità nella pianta
- Di copertura: restano sulla superficie trattata. Proteggono solo ciò che è stato bagnato e vengono dilavati dalla pioggia. La vegetazione emessa dopo il trattamento resta scoperta.
- Citotropici e translaminari: penetrano negli strati superficiali della foglia e raggiungono la pagina opposta. Sono efficaci contro minatori e fitofagi che si nutrono sul lato inferiore.
- Sistemici: vengono assorbiti e traslocati con la linfa, proteggendo anche le parti non raggiunte direttamente e la nuova vegetazione. Sono lo strumento di elezione contro insetti a rostro succhiatore, come afidi e psille, ma richiedono attenzione agli intervalli di sicurezza e agli impollinatori. Il tema è approfondito nella guida sugli insetticidi sistemici.
I principali gruppi di insetticidi e i loro meccanismi d’azione
La classificazione internazionale di riferimento è quella dell’IRAC (Insecticide Resistance Action Committee), che assegna a ogni sostanza attiva un codice numerico corrispondente al bersaglio fisiologico. Due prodotti con lo stesso codice, anche se hanno nomi commerciali diversi, non vanno alternati tra loro: per l’insetto sono la stessa cosa.
- Inibitori dell’acetilcolinesterasi (organofosforici e carbammati): bloccano la trasmissione dell’impulso nervoso. Gruppo storicamente molto usato, oggi fortemente ridimensionato in Europa per il profilo tossicologico.
- Modulatori dei canali del sodio (piretroidi e piretrine): azione abbattente rapida e ampio spettro, ma scarsa selettività verso gli ausiliari e forte tendenza alla selezione di resistenze. La deltametrina appartiene a questo gruppo.
- Agonisti dei recettori nicotinici dell’acetilcolina (neonicotinoidi e sostanze affini): sistemici, efficaci sui rincoti. Diverse sostanze di questo gruppo hanno subito limitazioni o revoche in ambito europeo per il rischio sugli impollinatori; l’acetamiprid è tra quelle ancora autorizzate, sempre nel rispetto delle condizioni di etichetta.
- Attivatori dei canali del cloro (avermectine): translaminari, attivi su minatori e acari. L’abamectina è il capostipite.
- Spinosine: di origine fermentativa, efficaci su tripidi e lepidotteri, con buon profilo ambientale ma tossicità per le api in fase di bagnato.
- Modulatori dei recettori della rianodina (diamidi): agiscono sulla contrazione muscolare, molto selettivi verso gli ausiliari e mirati sui lepidotteri.
- Regolatori di crescita (IGR): inibitori della sintesi della chitina o analoghi dell’ormone giovanile. Non abbattono, ma impediscono la muta: vanno posizionati su uova e larve giovani, e sono tra gli strumenti più compatibili con la difesa integrata.
- Insetticidi microbiologici: Bacillus thuringiensis, funghi entomopatogeni, virus specifici. Massima selettività, richiedono precisione nel posizionamento.
La gamma completa disponibile è consultabile nella sezione insetticidi del catalogo Agrimag.
Insetticidi naturali e biologici
Gli insetticidi ammessi in agricoltura biologica non sono automaticamente innocui: hanno comunque un impatto sugli organismi non bersaglio e vanno usati con le stesse cautele. Sono però in genere più selettivi e a più rapida degradazione.
- Bacillus thuringiensis sottospecie kurstaki per i lepidotteri, tenebrionis per alcuni coleotteri: agisce per ingestione, richiede larve giovani e buona copertura.
- Azadiractina (estratto di neem): azione regolatrice della crescita e repellente, efficacia progressiva e non abbattente.
- Piretro naturale: abbattente, a rapida fotodegradazione, poco selettivo verso gli ausiliari.
- Oli minerali e vegetali, sapone molle: azione fisica per asfissia su cocciniglie, afidi e forme svernanti.
- Sostanze di base e corroboranti: bicarbonato, equiseto, propoli e altri prodotti classificati come sostanze di base o corroboranti, con azione prevalentemente preventiva.
Il panorama completo è approfondito nella guida sugli insetticidi naturali; la gamma è raccolta nella sezione insetticidi bio.
Quando usare gli insetticidi: soglie e difesa integrata
La difesa integrata, obbligatoria nell’Unione Europea, ribalta la logica del calendario fisso. La sequenza corretta è:
- Prevenzione agronomica: varietà tolleranti, sesti arieggiati, equilibrio dell’azoto, eliminazione dei residui, reti antinsetto.
- Monitoraggio: trappole cromotropiche e a feromoni, controlli visivi, prodotti per il monitoraggio delle popolazioni.
- Valutazione della soglia: si interviene solo quando la popolazione supera il livello oltre il quale il danno economico supera il costo del trattamento. Sotto soglia, trattare è un costo puro che seleziona resistenze e riduce gli ausiliari.
- Mezzi biologici e a basso impatto: lanci di ausiliari, microbiologici, confusione sessuale.
- Intervento chimico mirato: come ultima leva, sul momento fenologico corretto.
Il posizionamento è tutto. Contro i lepidotteri la finestra utile sono le prime età larvali, prima che le larve penetrino nei frutti — il tema è sviluppato nella guida sul bruco falena. Contro gli afidi conta anticipare le colonie prima che le foglie si accartoccino e proteggano l’insetto. Contro gli acari serve intervenire alle prime forme mobili. I modelli previsionali agrometeorologici, come quelli su cui lavora il DSS Agrimag sviluppato da Spagro S.r.l., servono esattamente a individuare queste finestre.
Resistenze agli insetticidi: perché nascono e come prevenirle
La resistenza non è un difetto del prodotto: è selezione naturale. In ogni popolazione esistono individui con varianti genetiche che li rendono meno sensibili a un determinato meccanismo d’azione. Ogni trattamento elimina i sensibili e lascia riprodurre i resistenti; ripetendo lo stesso meccanismo, in poche generazioni la popolazione diventa in prevalenza resistente.
Le regole per rallentare il fenomeno:
- alternare i meccanismi d’azione, non i nomi commerciali: si confrontano i codici IRAC;
- non superare il numero di applicazioni per gruppo indicato in etichetta nella stessa stagione;
- rispettare le dosi: i sottodosaggi selezionano resistenze più rapidamente;
- trattare solo al superamento della soglia, riducendo il numero complessivo di interventi;
- preservare le popolazioni di ausiliari, che esercitano un controllo continuo e gratuito;
- integrare mezzi non chimici, come confusione sessuale e barriere fisiche, che non selezionano resistenza.
Uso corretto, sicurezza e normativa in Italia
L’impiego dei prodotti fitosanitari in Italia è regolato dal quadro europeo e dal Piano d’Azione Nazionale. Alcuni punti non negoziabili:
- Etichetta: è un documento legalmente vincolante. Colture ammesse, dosi, numero massimo di trattamenti, intervallo di sicurezza e prescrizioni ambientali vanno rispettati alla lettera. L’uso su colture non riportate è vietato.
- Autorizzazione: si possono impiegare solo prodotti registrati per la coltura e l’avversità, verificabili nella banca dati del Ministero della Salute.
- Patentino: l’acquisto e l’utilizzo dei prodotti fitosanitari per uso professionale richiedono il certificato di abilitazione, con corso e rinnovo periodico. Il percorso è descritto nella sezione patentino.
- DPI: guanti, tuta, occhiali e maschera con filtro adeguato durante preparazione e distribuzione.
- Tutela degli impollinatori: divieto di trattare colture o flora spontanea in fioritura con prodotti pericolosi per le api; interventi nelle ore serali quando l’attività di bottinamento è cessata.
- Attrezzature: controllo funzionale periodico obbligatorio delle macchine irroratrici e taratura per volumi corretti.
Il quadro normativo europeo è consultabile su EUR-Lex, mentre le valutazioni di rischio sulle sostanze attive sono pubblicate dall’EFSA.
Domande frequenti sugli insetticidi
Come si classificano gli insetticidi?
In tre modi complementari. Per via di penetrazione si distinguono insetticidi di contatto, che agiscono attraverso il tegumento, per ingestione, attivi quando l’insetto si nutre dei tessuti trattati, e per asfissia, come gli oli minerali che occludono gli stigmi. Per mobilità nella pianta si parla di prodotti di copertura, che restano in superficie, citotropici o translaminari, che attraversano la foglia, e sistemici, traslocati con la linfa. Per meccanismo d’azione si usa la classificazione IRAC, che assegna un codice al bersaglio fisiologico: è quella che stabilisce quali prodotti alternare.
Qual è la differenza tra insetticidi di contatto e sistemici?
Gli insetticidi di contatto restano sulla superficie trattata e agiscono solo dove il prodotto è arrivato fisicamente: richiedono una copertura accurata, comprese le pagine inferiori delle foglie, e non proteggono la vegetazione emessa dopo il trattamento. Gli insetticidi sistemici vengono assorbiti dalla pianta e traslocati con la linfa, quindi proteggono anche parti non raggiunte direttamente e i nuovi germogli, e resistono al dilavamento. Sono più efficaci contro insetti a rostro succhiatore come afidi e psille, ma richiedono maggiore attenzione agli intervalli di sicurezza e alla tutela degli impollinatori.
Gli insetticidi naturali sono sempre sicuri?
No, ed è un equivoco diffuso. Un prodotto ammesso in agricoltura biologica ha comunque un impatto sugli organismi non bersaglio: il piretro naturale, per esempio, è abbattente e poco selettivo verso gli insetti utili, e diverse sostanze naturali sono pericolose per le api durante la fase di bagnato. Il vantaggio degli insetticidi naturali è la maggiore selettività di alcuni di essi e la rapida degradazione, non l’assenza di rischio. Anche per questi prodotti valgono etichetta, dosi, DPI, intervalli di sicurezza e divieto di trattamento sulle colture in fioritura.
Perché gli insetti diventano resistenti agli insetticidi?
Per selezione naturale. In ogni popolazione esistono individui portatori di varianti genetiche che li rendono meno sensibili a un dato meccanismo d’azione. Ogni trattamento elimina gli individui sensibili e lascia riprodurre quelli resistenti: se si ripete sempre lo stesso meccanismo, in poche generazioni la popolazione diventa in prevalenza resistente. Per rallentare il fenomeno bisogna alternare i meccanismi d’azione confrontando i codici IRAC — non i nomi commerciali — rispettare le dosi ed evitare i sottodosaggi, limitare il numero di applicazioni per gruppo e ridurre gli interventi trattando solo sopra soglia.
Serve il patentino per acquistare gli insetticidi?
Per i prodotti fitosanitari destinati a uso professionale sì: l’acquisto e l’impiego richiedono il certificato di abilitazione, comunemente chiamato patentino, che si ottiene con un corso e un esame e va rinnovato periodicamente. Esistono prodotti per uso non professionale, destinati a piante ornamentali e orto domestico, acquistabili senza abilitazione ma soggetti comunque alle prescrizioni di etichetta. In ogni caso è possibile impiegare solo prodotti autorizzati per la coltura e l’avversità specifica, verificabili nella banca dati dei prodotti fitosanitari del Ministero della Salute.





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