Il diserbo del vigneto è una delle pratiche agronomiche più delicate e dibattute della viticoltura moderna, perché incide sulla concorrenza idrica e nutrizionale, sulla fertilità del suolo, sulla biodiversità e sulla sostenibilità complessiva dell’azienda. Un diserbo del vigneto efficace e sostenibile non punta a eliminare ogni forma di vegetazione spontanea, ma a gestire le infestanti soprattutto sulla fila, combinando lavorazioni meccaniche, inerbimento controllato dell’interfila, pacciamatura e, dove necessario e consentito, interventi chimici mirati secondo la classificazione HRAC. L’obiettivo è ridurre la competizione nelle fasi critiche senza impoverire il terreno né compromettere l’equilibrio biologico del vigneto.
La gestione del suolo nel vigneto è cambiata profondamente: dal diserbo chimico totale di alcuni decenni fa si è passati a strategie integrate che valorizzano il cotico erboso dell’interfila e concentrano il controllo delle infestanti nella stretta fascia del sottofila. Questa evoluzione risponde sia a esigenze agronomiche, come la protezione dall’erosione e il miglioramento della struttura del suolo, sia a vincoli normativi sempre più stringenti sull’impiego degli erbicidi, in particolare nelle aree vulnerabili e nei vigneti condotti in regime biologico.
In questa guida analizziamo perché e quando intervenire sulle infestanti, gli effetti della concorrenza, i metodi meccanici e l’inerbimento, la pacciamatura, il diserbo chimico con la relativa classificazione, le soluzioni per il regime biologico e l’impostazione di una strategia integrata fila-interfila.
Perché gestire le infestanti nel vigneto
Le infestanti del vigneto competono con la vite per acqua, elementi nutritivi e luce, soprattutto nei primi anni di impianto e nelle fasi fenologiche più sensibili. La concorrenza è particolarmente dannosa sul sottofila, dove l’apparato radicale superficiale della vite è più vulnerabile, mentre sull’interfila una copertura erbosa ben gestita può risultare addirittura vantaggiosa. La presenza di flora spontanea incontrollata può inoltre ostacolare le operazioni colturali, favorire ristagni di umidità e creare rifugio per alcuni fitofagi.
Allo stesso tempo, una gestione troppo aggressiva del suolo nudo espone all’erosione, alla perdita di sostanza organica, alla compattazione e alla riduzione della biodiversità utile. La sfida del diserbo vigneto moderno è quindi trovare l’equilibrio: contenere le infestanti dove competono realmente con la vite e valorizzare la copertura vegetale dove svolge una funzione protettiva e migliorativa del suolo.
Concorrenza idrica e nutrizionale delle infestanti
L’impatto principale delle malerbe è la sottrazione di acqua, fattore critico negli ambienti mediterranei dove la disponibilità idrica estiva è spesso limitante. Una flora spontanea vigorosa sul sottofila può ridurre sensibilmente l’acqua disponibile per la vite proprio nelle fasi di accrescimento dei germogli e degli acini. Anche la competizione per l’azoto è rilevante, in particolare per le infestanti a rapido sviluppo primaverile.
La gestione va quindi calibrata sull’andamento stagionale: nei periodi piovosi e nell’interfila il cotico erboso compete poco e offre vantaggi, mentre nelle fasi siccitose e sul sottofila la competizione idrica impone un controllo più deciso. Conoscere la composizione floristica del vigneto, distinguendo le specie annuali da quelle perenni e le graminacee dalle dicotiledoni, è il presupposto per scegliere il metodo di intervento più appropriato.
Metodi meccanici: lavorazione del sottofila
Il controllo meccanico delle infestanti è il pilastro del diserbo vigneto sostenibile e l’alternativa principale agli erbicidi sulla fila. Le attrezzature interceppi, montate sul trattore e dotate di tastatore che le fa rientrare automaticamente in corrispondenza dei ceppi, consentono di lavorare la stretta fascia del sottofila senza danneggiare le viti. Tra gli organi lavoranti più diffusi vi sono lame, dischi, zappette rotanti, spazzole e organi a stella, scelti in funzione del tipo di suolo e dello stadio delle infestanti.
La lavorazione meccanica offre il vantaggio di non lasciare residui e di arieggiare il suolo, ma richiede più passaggi, ha costi energetici e operativi superiori e, se ripetuta eccessivamente, può favorire l’erosione e la mineralizzazione della sostanza organica. La tempestività è decisiva: intervenire quando le infestanti sono giovani garantisce la massima efficacia con il minor numero di passaggi. Le condizioni di umidità del terreno influenzano fortemente la qualità del lavoro.
Inerbimento controllato dell’interfila
L’inerbimento dell’interfila, spontaneo o seminato, è ormai una pratica consolidata della viticoltura di qualità. Una copertura erbosa permanente o temporanea migliora la portanza del terreno per il passaggio dei mezzi, riduce l’erosione e il dilavamento, incrementa la sostanza organica e la biodiversità, favorisce gli insetti utili e contribuisce a contenere la vigoria eccessiva della vite. L’inerbimento può essere permanente, temporaneo (sovescio) o alternato a file lavorate.
La scelta delle essenze, da graminacee a leguminose azotofissatrici fino a miscugli da sovescio, dipende dagli obiettivi: ridurre la vigoria, apportare azoto, attrarre impollinatori o limitare la competizione idrica con sfalci regolari. Nelle annate o nelle aree più siccitose il cotico va gestito con sfalci o lavorazioni per limitarne la competizione, mentre nei suoli fertili e nelle zone piovose l’inerbimento permanente è spesso la soluzione di elezione. La gestione dell’interfila si integra con il controllo del sottofila in una logica unitaria.
Pacciamatura e mezzi fisici
La pacciamatura del sottofila è una tecnica efficace per contenere le infestanti riducendo la disponibilità di luce e limitandone la germinazione. Si può realizzare con materiali organici come paglia, cippato, sfalci o residui di potatura, che oltre a controllare le malerbe apportano sostanza organica e trattengono l’umidità, oppure con teli pacciamanti, anche biodegradabili. La pacciamatura organica è particolarmente apprezzata nei vigneti biologici e nei giovani impianti.
Tra i mezzi fisici trovano impiego anche il pirodiserbo, basato sullo shock termico delle infestanti, e l’impiego di acqua o vapore, soluzioni a impatto chimico nullo ma con costi e consumi energetici da valutare. Questi metodi sono particolarmente utili in contesti dove l’uso di erbicidi è vietato o sconsigliato, come le fasce di rispetto dei corsi d’acqua e i vigneti in conversione o certificati biologici.
Diserbo chimico e classificazione HRAC
Il diserbo chimico del vigneto, dove ammesso e nel rispetto delle normative, va impostato in ottica antiresistenza alternando meccanismi d’azione diversi secondo la classificazione HRAC. Gli erbicidi si distinguono in residuali (pre-emergenza), che agiscono sui semi in germinazione creando un effetto barriera nel terreno, e fogliari (post-emergenza), che colpiscono le infestanti già emerse e si suddividono in sistemici e di contatto.
L’impiego degli erbicidi in viticoltura è regolato dal Reg. CE 1107/2009 e dal D.Lgs. 150/2012 sull’uso sostenibile dei fitofarmaci, con limitazioni crescenti soprattutto per le sostanze più discusse e nelle aree vulnerabili. La tendenza generale è verso la riduzione drastica del diserbo chimico, confinato a interventi localizzati sulla sola fila e mai a pieno campo, sempre nel rispetto dell’etichetta, degli intervalli e delle prescrizioni dei disciplinari di produzione integrata regionali. La scelta delle sostanze attive registrate va condivisa con un tecnico abilitato.
Diserbo del vigneto in regime biologico
Nel vigneto biologico, regolato dal Reg. UE 2018/848, gli erbicidi di sintesi non sono ammessi e la gestione delle infestanti si fonda interamente su mezzi meccanici, fisici e agronomici. Il controllo del sottofila si affida quindi a lavorazioni interceppi, pacciamatura organica, pirodiserbo e a una sapiente gestione dell’inerbimento dell’interfila. La progettazione del vigneto, con sesti d’impianto compatibili con la meccanizzazione interceppi, diventa parte integrante della strategia.
La viticoltura biologica valorizza la copertura vegetale come strumento agronomico, impiegando sovesci e miscugli per migliorare fertilità e struttura del suolo, apportare azoto con le leguminose e sostenere la biodiversità funzionale. Il maggior impegno operativo è compensato dai benefici ambientali e dal valore aggiunto del prodotto certificato. La nutrizione equilibrata della vite, con prodotti compatibili con il biologico, completa l’approccio rendendo le piante più resilienti.
Strategia integrata fila e interfila
La gestione vincente del diserbo vigneto separa concettualmente la fila dall’interfila. Sul sottofila si concentra il controllo delle infestanti con lavorazioni meccaniche, pacciamatura o, dove consentito, interventi chimici localizzati; sull’interfila si valorizza l’inerbimento controllato, gestito con sfalci e lavorazioni periodiche in funzione della disponibilità idrica. Questa logica consente di ridurre la competizione dove è dannosa e di mantenere i benefici della copertura vegetale dove è vantaggiosa.
La strategia va adattata all’andamento stagionale, al tipo di suolo, alla disponibilità idrica e al regime produttivo dell’azienda. Un vigneto giovane richiede maggiore attenzione al controllo della competizione, mentre un impianto adulto e ben strutturato tollera meglio la presenza di flora spontanea. L’integrazione con una corretta nutrizione e gestione del suolo, approfondita nelle guide su micorrize, stallatico e concimazione, e l’impiego di prodotti per la nutrizione della linea SKL come i biostimolanti Protein Top e i formulati HydroBlend, rafforzano l’equilibrio del vigneto. Per il controllo delle malattie associate alla gestione del suolo restano utili le guide su fungicidi rameici e afidi. Per scelte specifiche è consigliabile una consulenza agronomica dedicata.
Domande frequenti sul diserbo del vigneto
Qual è il modo migliore per diserbare il vigneto?
Non esiste un metodo unico valido ovunque: la soluzione migliore è una strategia integrata che concentri il controllo delle infestanti sul sottofila, con lavorazioni meccaniche interceppi o pacciamatura, e valorizzi l’inerbimento controllato dell’interfila. Il diserbo chimico, dove ammesso, va limitato a interventi localizzati sulla sola fila e mai a pieno campo. La scelta dipende dal tipo di suolo, dalla disponibilità idrica, dal regime produttivo e dai vincoli normativi. L’obiettivo è ridurre la competizione nelle fasi critiche preservando fertilità e biodiversità del suolo.
Si può fare il diserbo del vigneto senza erbicidi?
Sì, ed è la regola nei vigneti biologici e sempre più diffuso anche in quelli convenzionali. La gestione senza erbicidi si basa su lavorazioni meccaniche interceppi, pacciamatura organica, pirodiserbo e una accorta gestione dell’inerbimento dell’interfila con sfalci e sovesci. Richiede più passaggi e una buona organizzazione, ma offre vantaggi ambientali e agronomici importanti, come la protezione del suolo dall’erosione, l’incremento della sostanza organica e il sostegno alla biodiversità funzionale.
L’inerbimento fa concorrenza alla vite?
Dipende dalla posizione e dalla stagione. Sull’interfila e nei periodi piovosi il cotico erboso compete poco con la vite e offre benefici come la riduzione dell’erosione e l’aumento della sostanza organica. Nelle fasi siccitose e sul sottofila, invece, la competizione idrica può diventare dannosa, soprattutto nei giovani impianti. Per questo l’inerbimento va gestito con sfalci o lavorazioni quando la disponibilità d’acqua è limitante, mantenendolo dove svolge una funzione protettiva e migliorativa del terreno.
Quando conviene diserbare il vigneto?
Gli interventi sulle infestanti vanno effettuati quando la competizione è realmente dannosa, soprattutto in primavera ed estate sul sottofila e nei primi anni di impianto. La tempestività è decisiva: intervenire quando le infestanti sono giovani garantisce la massima efficacia con il minor sforzo, sia con i metodi meccanici sia con eventuali interventi chimici localizzati. La gestione dell’interfila segue invece la logica dell’inerbimento, con sfalci regolati in funzione dell’andamento stagionale e della disponibilità idrica.
Il diserbo chimico del vigneto è ancora consentito?
Il diserbo chimico in viticoltura è regolato dal Reg. CE 1107/2009 e dal D.Lgs. 150/2012, con limitazioni crescenti soprattutto per le sostanze più discusse e nelle aree vulnerabili. Dove ancora ammesso, va impiegato solo in modo localizzato sulla fila, mai a pieno campo, nel rispetto dell’etichetta, degli intervalli di sicurezza e dei disciplinari regionali, alternando meccanismi d’azione diversi secondo la classificazione HRAC per prevenire le resistenze. La tendenza generale è verso una progressiva riduzione a favore dei metodi meccanici e agronomici.
Agrimag, con sede a Corato (BA) e copertura nazionale, affianca al catalogo di prodotti per la nutrizione e la difesa della vite il sistema di supporto decisionale Agrimag DSS sviluppato da Spagro Srl (Milano), utile a pianificare gli interventi in funzione di meteo localizzato, fasi fenologiche e modelli previsionali per le principali avversità della vite. Per le quantità professionali è disponibile la fornitura a bancale e la consulenza tecnica agronomica dedicata.



0 commenti