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Piante e colture

Calce viva: usi in agricoltura, dosi e pericolosità

MDMassimiliano Dal Pra19 Aprile 2023 · 10 min di lettura
Calce viva: usi in agricoltura, dosi e pericolosità

La calce viva è uno dei prodotti più usati e più fraintesi in agricoltura. Serve come correttivo del pH, come materiale per l’imbiancatura dei tronchi e come mezzo di sanificazione di ambienti e superfici, ma è anche una sostanza corrosiva che reagisce violentemente con l’acqua e che, usata a caso, danneggia il terreno per anni. Il punto di partenza è distinguere tre prodotti che vengono chiamati genericamente calce: l’ossido di calcio o calce viva (CaO), l’idrossido di calcio o calce spenta e idrata (Ca(OH)2) e il carbonato di calcio o calcare agricolo (CaCO3). Solo i primi due sono caustici e ad azione rapida, il terzo è un correttivo lento e sicuro da maneggiare.

Confondere le tre forme è la causa di tutti gli errori più gravi: dosi calcolate sul prodotto sbagliato, ustioni durante la manipolazione, blocchi nutrizionali su terreni già alcalini. Chi lavora in zone calcaree come gran parte della Puglia deve inoltre sapere che nella maggioranza dei casi la calce non serve affatto, perché il terreno è già ampiamente saturo di calcio.

In questa guida vediamo la chimica essenziale delle tre forme, i loro impieghi agronomici reali, come si prepara e si applica il latte di calce, quando la calcitazione ha senso e quando è dannosa, e soprattutto quali precauzioni di sicurezza sono obbligatorie nella manipolazione.

Calce viva, calce spenta e calcare: le differenze

Tutto parte dal calcare, carbonato di calcio, la roccia sedimentaria che costituisce gran parte del substrato geologico italiano.

Portando il carbonato di calcio a temperature dell’ordine dei novecento gradi in forno si ottiene la calce viva, ossido di calcio, con liberazione di anidride carbonica. È un solido bianco, avido di umidità, che reagisce con l’acqua in modo fortemente esotermico.

Aggiungendo acqua alla calce viva avviene lo spegnimento: si forma idrossido di calcio, la calce spenta, con sviluppo di calore molto elevato e aumento di volume. Il prodotto commerciale in polvere prende il nome di calce idrata; in pasta, dopo lunga maturazione in vasca, si chiama grassello.

Esposta all’aria, la calce spenta reagisce lentamente con l’anidride carbonica atmosferica e torna carbonato di calcio: è il processo di carbonatazione che indurisce gli intonaci a calce e che, nel terreno, esaurisce nel tempo l’effetto alcalinizzante.

Perché la calce ha azione sanificante

Una sospensione satura di idrossido di calcio raggiunge un pH prossimo a 12,4. A quel livello di alcalinità le proteine di membrana della maggior parte dei microrganismi si denaturano. Nel caso della calce viva si somma l’effetto del calore liberato dall’idratazione e la sottrazione di acqua libera. È un’azione chimico-fisica, non un principio attivo selettivo.

Va chiarito un punto normativo importante: la calce non è un prodotto fitosanitario registrato e nemmeno, di per sé, un disinfettante autorizzato. Per la disinfezione di ambienti zootecnici, superfici a contatto con alimenti o attrezzature esistono presidi medico-chirurgici e biocidi con autorizzazione specifica, il cui impiego è regolato dall’etichetta. La calce viva disinfettante di cui si parla in ambito agricolo è quindi un intervento di sanificazione generica di muri, pavimenti e superfici, non un trattamento sostitutivo dei prodotti registrati.

Calce viva in agricoltura: gli impieghi reali

Correzione dei terreni acidi

È l’uso agronomicamente più fondato. Nei suoli con pH inferiore a 5,5-6, tipici delle aree a substrato siliceo, delle zone a forte piovosità e dei terreni sfruttati a lungo con concimazioni azotate acidificanti, l’alluminio e il manganese diventano solubili fino a livelli tossici per le radici, mentre fosforo, calcio e molibdeno si rendono meno disponibili e l’attività dei batteri azotofissatori crolla.

La calcitazione corregge la situazione, ma la dose non si improvvisa: dipende dal pH di partenza, dal pH obiettivo, dalla tessitura e soprattutto dal potere tampone del terreno, che è funzione del contenuto di argilla e di sostanza organica. Un terreno sabbioso richiede quantità molto inferiori rispetto a un argilloso a parità di variazione di pH. L’unico modo corretto di procedere è partire da un’analisi del terreno con determinazione del fabbisogno in calce e frazionare gli apporti su più anni anziché intervenire in una sola volta.

Nei terreni già alcalini o calcarei, come la gran parte di quelli dell’Italia meridionale, la calcitazione è inutile e dannosa: aggrava i blocchi di ferro, manganese, zinco e fosforo, con clorosi internervali e carenze indotte difficili da correggere. In quei contesti la strada corretta è l’impiego di microelementi chelati, come illustrato nella nostra guida al ferro chelato, e non la modifica del pH.

Miglioramento della struttura

Nei terreni argillosi acidi il calcio favorisce la flocculazione delle particelle di argilla, che si aggregano in strutture più grossolane migliorando porosità, drenaggio e lavorabilità. È un effetto reale ma indiretto e legato al contesto: nei terreni sodici il problema è diverso e si affronta con il gesso, non con la calce.

Imbiancatura dei tronchi

L’applicazione di latte di calce sui tronchi di alberi da frutto in autunno-inverno è una pratica tradizionale con basi solide. La superficie bianca riflette la radiazione solare e riduce l’escursione termica della corteccia nelle giornate invernali soleggiate, limitando le spaccature da gelo; ostacola l’insediamento di licheni e muschi; rende meno accogliente la corteccia per l’ovideposizione di alcuni insetti e chiude micro-anfratti dove svernano forme di resistenza.

Il latte di calce si prepara diluendo calce idrata in acqua fino a ottenere una sospensione lattiginosa, applicata a pennello o a spruzzo sul tronco e sulla base delle branche principali, su corteccia asciutta e pulita. Non sostituisce i trattamenti invernali a base di rame, con cui va coordinato evitando sovrapposizioni ravvicinate: il confronto fra i formulati rameici è nella guida ai fungicidi rameici.

Sanificazione di ambienti e residui

La calce idrata trova impiego nella sanificazione di muri e pavimenti di ricoveri zootecnici, magazzini e locali di stoccaggio, nel trattamento di fanghi e nella stabilizzazione di materiali organici a rischio igienico. In tutti questi casi va verificata la conformità alle normative di settore e, dove previsto, l’uso di prodotti con specifica autorizzazione.

Calce viva pericolosità: le precauzioni obbligatorie

La calce viva pericolosità è il tema su cui circolano più leggerezze. L’ossido di calcio è classificato come sostanza che provoca gravi lesioni oculari, irritazione cutanea e irritazione delle vie respiratorie. Il rischio non deriva solo dall’alcalinità ma anche dalla reazione con l’acqua.

Quando la calce viva incontra l’acqua, compresa quella dell’umidità corporea, sudore, saliva, film lacrimale, la reazione di idratazione libera una grande quantità di calore. Su pelle e mucose questo si traduce in una ustione doppia, chimica e termica, che può manifestarsi con ritardo e approfondirsi nel tempo. Il contatto con gli occhi può causare danni permanenti.

Regole operative

La prima regola è quella dello spegnimento: si aggiunge sempre la calce all’acqua, lentamente e mescolando, mai il contrario. Versare acqua su un cumulo di calce viva provoca ebollizione istantanea e proiezione di schizzi caustici. L’operazione si esegue all’aperto o in ambiente molto ventilato, in contenitori ampi e resistenti al calore, mai chiusi.

I dispositivi di protezione individuale sono obbligatori: occhiali a maschera o visiera, guanti resistenti agli alcali, tuta con maniche lunghe, calzature chiuse e maschera con filtro antipolvere per la manipolazione del prodotto secco. La distribuzione in campo va fatta con vento assente o alle spalle, evitando la formazione di nubi di polvere.

Lo stoccaggio richiede locali asciutti, sacchi integri e lontananza da acqua e da sostanze incompatibili: la calce viva assorbe umidità dall’aria e può scaldare spontaneamente. In caso di contatto accidentale si rimuove il prodotto secco a spazzola prima di lavare, poi si irriga abbondantemente con acqua corrente per almeno quindici minuti e si ricorre a valutazione medica, in particolare per gli occhi.

Sul mito della calce per seppellire

Una credenza diffusa attribuisce alla calce viva la capacità di accelerare la decomposizione dei materiali organici sepolti. Il meccanismo reale è opposto: sottraendo acqua e portando il pH a valori incompatibili con la vita microbica, la calce viva rallenta la degradazione anziché favorirla. Il suo impiego ha finalità igienico-sanitarie di contenimento, non di smaltimento. La gestione delle carcasse animali è disciplinata dalla normativa sui sottoprodotti di origine animale e prevede canali autorizzati: le sepolture improvvisate non sono una pratica consentita e vanno concordate con le autorità veterinarie competenti.

Calce idrata in agricoltura: dosi, epoca e interazioni

L’epoca corretta per la calcitazione è l’autunno o la fine dell’inverno, con distribuzione uniforme sulla superficie e interramento superficiale attraverso una lavorazione leggera. Serve tempo perché la reazione con il complesso di scambio si completi: gli effetti sul pH si misurano dopo mesi, non dopo settimane.

Le incompatibilità vanno rispettate rigorosamente. La calce non si distribuisce insieme a concimi azotati ammoniacali o ureici, perché l’ambiente fortemente alcalino provoca volatilizzazione dell’azoto sotto forma di ammoniaca, con perdite che possono essere rilevanti. Fra la calcitazione e la concimazione azotata vanno lasciate alcune settimane. Analogamente, la calce riduce la disponibilità del fosforo dei concimi fosfatici se applicata contemporaneamente.

L’apporto di calce accelera inoltre la mineralizzazione della sostanza organica, perché stimola l’attività microbica. Nel breve periodo questo libera elementi nutritivi, ma nel medio periodo impoverisce il terreno se non è accompagnato da apporti organici regolari: le guide su stallatico e concime organico inquadrano il tema, mentre il rapporto fra elementi limitanti e resa è illustrato nella legge di Liebig.

Sulle colture acidofile la calce è da escludere: mirtillo, azalea, rododendro, camelia, ortensia a fiore blu e conifere ericacee richiedono pH acido e reagiscono alla calcitazione con clorosi rapide e gravi. Alternative per il condizionamento del suolo senza alterare il pH sono descritte nelle guide su zeolite in agricoltura e micorrize. Per un inquadramento degli ingiallimenti fogliari da carenza indotta resta utile la guida sulle foglie gialle.

La sezione concimi del catalogo e la linea professionale SKL raccolgono correttivi, ammendanti e formulati a base di calcio adatti ai diversi contesti pedologici.

Domande frequenti sulla calce viva

Che differenza c’è fra calce viva e calce spenta?

La calce viva è ossido di calcio, ottenuto dalla cottura del calcare a circa novecento gradi. La calce spenta, o idrata, è idrossido di calcio e si ottiene facendo reagire la calce viva con acqua, in una reazione fortemente esotermica detta spegnimento. Dal punto di vista pratico la calce viva è più concentrata, reagisce con l’umidità e sviluppa calore, quindi è più pericolosa da maneggiare; la calce spenta è già idratata, non sviluppa calore ed è più semplice da distribuire, pur restando fortemente alcalina e irritante. Entrambe vanno distinte dal carbonato di calcio, il calcare agricolo macinato, che è un correttivo lento e non caustico.

La calce viva disinfetta davvero il terreno?

Esercita un’azione sanificante generica, dovuta all’alcalinità estrema che denatura le proteine dei microrganismi e, nel caso della calce viva, al calore e alla sottrazione di acqua durante l’idratazione. Non è però un prodotto fitosanitario registrato né un disinfettante autorizzato, non ha selettività e colpisce indistintamente patogeni e microflora utile del suolo, compresi i batteri azotofissatori e i funghi micorrizici. Per la disinfezione di ambienti zootecnici, superfici e attrezzature esistono presidi medico-chirurgici e biocidi con specifica autorizzazione. In agricoltura la calce va considerata soprattutto un correttivo del pH, non un disinfettante del terreno.

Quanta calce serve per correggere il pH del terreno?

Non esiste una dose standard. La quantità dipende dal pH di partenza, dal pH obiettivo, dalla tessitura e soprattutto dal potere tampone del terreno, legato al contenuto di argilla e sostanza organica: a parità di variazione di pH desiderata, un suolo argilloso può richiedere diverse volte la quantità necessaria a un suolo sabbioso. L’unico modo corretto di procedere è partire da un’analisi di laboratorio che includa la determinazione del fabbisogno in calce, frazionare gli apporti su più annate e verificare l’evoluzione del pH con analisi successive. Nei terreni già neutri o alcalini, come la maggior parte di quelli del Sud Italia, la calcitazione non va eseguita.

Quali precauzioni servono per usare la calce viva?

Sono obbligatori occhiali a maschera o visiera, guanti resistenti agli alcali, tuta con maniche lunghe, calzature chiuse e maschera con filtro antipolvere. Nello spegnimento si aggiunge sempre la calce all’acqua, lentamente e mescolando, mai l’acqua alla calce, perché la reazione è fortemente esotermica e provoca ebollizione con proiezione di schizzi caustici; l’operazione si esegue all’aperto, in contenitori ampi e mai chiusi. La distribuzione in campo va fatta con assenza di vento per evitare nubi di polvere. In caso di contatto si rimuove prima il prodotto secco a spazzola, poi si lava con acqua corrente abbondante per almeno quindici minuti, ricorrendo a valutazione medica soprattutto per gli occhi.

Si può usare la calce sui tronchi degli alberi da frutto?

Sì, ed è una pratica tradizionale con basi tecniche solide. Il latte di calce, ottenuto diluendo calce idrata in acqua fino a una sospensione lattiginosa, si applica a pennello o a spruzzo sul tronco e sulla base delle branche in autunno-inverno, su corteccia asciutta e pulita. La superficie bianca riflette la radiazione solare riducendo l’escursione termica della corteccia nelle giornate invernali soleggiate, e questo limita le spaccature da gelo; inoltre ostacola l’insediamento di licheni e muschi e rende la corteccia meno accogliente per l’ovideposizione di alcuni insetti. Non sostituisce i trattamenti invernali a base di rame, con cui va coordinata evitando applicazioni ravvicinate.

Agrimag affianca al catalogo di correttivi, ammendanti, concimi e prodotti per la difesa la linea professionale SKL e il sistema di supporto decisionale Agrimag DSS sviluppato da Spagro Srl, utile per collegare i dati delle analisi del terreno alle scelte di concimazione e correzione. Dalla sede di Corato, in provincia di Bari, serviamo aziende agricole e rivenditori su tutto il territorio nazionale, con forniture a bancale per i quantitativi professionali e assistenza tecnica agronomica.


MDScritto daMassimiliano Dal Pra Dubbi? Chiedi a un tecnico

8 commenti

  1. Al fine di evitare che si infradici ho otturato la parte interna di un tronco di ulivo con delle pietre sulle quali poi stenderò della calce idrata in modo da limitare la penetrazione dell’ acqua. Chiedo se posso stendere la calce quando le pietre ed il tronco sono asciutti o possa farlo anche se sono umido. Grazie

    1. Ciao Enzo,
      hai fatto un’ottima scelta nell’utilizzare la calce idrata per proteggere il tronco dell’ulivo dall’umidità. Per ottenere il miglior effetto, è consigliabile applicare la calce quando le pietre e il tronco sono asciutti, in modo che aderisca meglio e formi uno strato più efficace contro l’acqua. Se la superficie è ancora umida, la calce potrebbe non fissarsi correttamente o diluirsi, riducendone l’efficacia. Ti consiglierei quindi di attendere che il tutto sia ben asciutto prima di procedere con l’applicazione.

      Se hai bisogno di ulteriori chiarimenti, resto a disposizione!

    1. Ciao Franco, grazie per il tuo commento. Sì, la calce idrata può essere utilizzata come disinfettante contro la peronospora dei pomodori. È importante seguire le istruzioni per un uso corretto e sicuro. Generalmente, la calce idrata viene diluita in acqua e spruzzata sulle piante, assicurandosi di coprire sia la parte superiore che inferiore delle foglie. È fondamentale applicarla preventivamente, prima che si verifichino le infezioni, e ripetere il trattamento ogni 7-10 giorni durante il periodo di rischio. Tuttavia, ti consiglio di consultare una guida agronomica specifica o un esperto per ottenere indicazioni dettagliate e adattate alla tua situazione.

  2. Buongiorno mi chiamo Sergio e da un paio di anni sui miei due ciliegi sta divorando la mosca. Un mio amico agricoltore mi ha consigliato di mettere calce viva nel terreno per vedere di contrastare le larve. Io di mia iniziativa mi sono procurato del sapone molle potassico e dei feromoni. Appena possibile preparerò anche del macerato di ortiche.Calcolando che il terreno dove crescono i ciliegi è piuttosto sabbioso vorrei sapere se potreste dirmi quanta calce usare o se quanta metterne per metro quadro. In attesa di un vostro gradito riscontro, ringrazio per l’attenzione e porgo cordiali saluti.

    1. Ciao Sergio, grazie per condividere la tua esperienza e le tue preoccupazioni riguardo all’infestazione della mosca sui tuoi ciliegi. Utilizzare la calce viva nel terreno potrebbe essere un’opzione per contrastare le larve, ma è importante fare attenzione alle dosi. Poiché il tuo terreno è sabbioso, è consigliabile utilizzare una quantità maggiore di calce rispetto a un terreno più argilloso.

      Tuttavia, prima di procedere con l’applicazione della calce viva, ti suggerisco di consultarne l’uso specifico per la coltivazione dei ciliegi. Potresti rivolgerti a un esperto agronomo o contattare un centro di assistenza agricola per ottenere consigli più specifici in base alle tue esigenze.

      Nel frattempo, sembra che tu stia adottando altre misure come l’uso di sapone molle potassico, feromoni e macerato di ortiche, che potrebbero aiutare a contrastare l’infestazione. Assicurati di seguire le istruzioni d’uso di questi prodotti per massimizzare i risultati senza danneggiare i tuoi ciliegi.

      Spero che queste informazioni ti siano utili e che tu riesca a risolvere il problema della mosca sui tuoi ciliegi. Se hai ulteriori domande o hai bisogno di ulteriori consigli, non esitare a chiedere. Buona fortuna e cordiali saluti!

  3. Buonasera, ho letto i benefici che si possono trarre dall’utilizzare la calce viva, tra cui l’azione benefica che potrebbe avere nei confronti di alcuni parassiti. E’ una pratica che i contadini fino agli anni 1970 da noi utilizzavano annualmente stendendo sul tronco fini all’inizio delle ramificazioni una pellicola di calce proprio per combattere parassiti. Personalmente pensavo di poterla utilizzare almeno quale repellente nei confronti di un coleottero (punteruolo nero) che sverna nei tronchi del fico e comunque attacca il fico sia le infruttescenze sia le gemme apicali eliminando la produzione annuale. Inoltre con le colonie riproduttive attacca corteccia e radici facendo seccare le piante. Non esistendo niente di registrato di fitofarmaci pensavo che forse il tenere irrorati i tronchi e magari anche le parti circostanti del frutto si potesse avere qualche beneficio. Mi farebbe immensamente avere una Vostra risposta. Grazie nfinite.

    1. Gentile Alvaro, grazie per la tua interessante condivisione sull’utilizzo della calce viva come repellente per combattere il coleottero punteruolo nero che infesta i tuoi fichi. È interessante notare come i contadini del passato utilizzassero la pellicola di calce per contrastare i parassiti, dimostrando l’efficacia di questa pratica tradizionale.

      La calce viva è nota per le sue proprietà disinfettanti e il suo utilizzo come repellente potrebbe avere benefici nel contrastare l’infestazione del coleottero punteruolo nero. Applicando la calce sui tronchi e sulle parti circostanti del frutto, potresti creare un ambiente sfavorevole per l’insetto, riducendo così il rischio di danni alle piante.

      Tuttavia, è importante tenere presente che l’utilizzo della calce viva potrebbe avere effetti collaterali sulle piante e sull’ambiente circostante. Prima di procedere con questa pratica, ti consiglio di consultare un esperto agronomo o un entomologo per ottenere una valutazione più precisa sull’efficacia e sulla sicurezza dell’utilizzo della calce viva come repellente per il coleottero punteruolo nero.

      Un professionista sarà in grado di consigliarti sulle migliori pratiche da seguire, tenendo conto delle specifiche caratteristiche del tuo terreno, delle tue piante e delle possibili implicazioni ambientali. Inoltre, potrebbe suggerirti alternative naturali o integrate che potrebbero essere altrettanto efficaci nel contrastare l’infestazione del coleottero punteruolo nero senza causare danni all’ambiente.

      Spero che questa risposta ti sia stata utile e ti auguro buona fortuna nel trovare una soluzione efficace per proteggere i tuoi fichi dall’infestazione del coleottero punteruolo nero. Se hai ulteriori domande, non esitare a chiedere. Grazie per aver condiviso la tua esperienza e per essere parte di questa discussione.

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