Acido Giberellico: Guida 2026 a Usi ed Effetti in Agricoltura

Pubblicato il 29 Settembre 2022

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Da Francesco Di Noia

L’acido giberellico (GA3) è il più noto e impiegato dei fitoregolatori del gruppo delle gibberelline, ormoni vegetali che governano allungamento cellulare, germinazione, fioritura e sviluppo del frutto. In agricoltura l’acido giberellico viene utilizzato per allungare il rachide e ingrossare gli acini dell’uva da tavola, ritardare la senescenza degli agrumi, regolare la fioritura e favorire la germinazione, sempre a dosi molto basse e in fasi fenologiche precise definite dall’etichetta. Si tratta di una sostanza che agisce a concentrazioni dell’ordine di poche parti per milione, dove la differenza tra un effetto utile e un danno da sovradosaggio è sottile. Per questo l’impiego dell’acido giberellico richiede una conoscenza accurata della fisiologia della coltura, del momento di applicazione e delle interazioni con la nutrizione. Questa guida tecnica spiega che cosa è l’acido giberellico, come agisce sulle piante, quali sono i suoi principali impieghi colturali e quali precauzioni adottare per ottenere risposte agronomiche affidabili.

Che cos’è l’acido giberellico e come agisce

L’acido giberellico, identificato con la sigla GA3, appartiene alla famiglia delle gibberelline, una vasta classe di ormoni vegetali diterpenoidi naturalmente presenti nelle piante. Fu isolato a partire dal fungo Gibberella fujikuroi, responsabile della malattia del “bakanae” del riso, che induce un anomalo allungamento degli steli. Da qui nacque la comprensione del ruolo delle gibberelline nella distensione cellulare.

Nelle piante le gibberelline regolano numerosi processi: stimolano l’allungamento degli internodi, promuovono la germinazione dei semi rompendo la dormienza, inducono la fioritura in alcune specie, favoriscono lo sviluppo del frutto e ne possono indurre la partenocarpia, cioè la formazione del frutto senza fecondazione. L’acido giberellico di sintesi commerciale riproduce questi effetti e viene impiegato come fitoregolatore per orientare lo sviluppo della pianta in direzioni utili alla produzione. La sua azione è strettamente dose-dipendente e legata alla fase fenologica: lo stesso prodotto può allungare un organo, ritardarne la maturazione o, in eccesso, provocare deformazioni e cascola.

Effetti fisiologici dell’acido giberellico sulle piante

Gli effetti dell’acido giberellico si possono ricondurre ad alcuni meccanismi fondamentali. Il primo è la distensione e divisione cellulare, che si traduce in allungamento di steli, piccioli, rachidi e in un generale aumento di taglia degli organi trattati. Il secondo è il superamento della dormienza: l’acido giberellico stimola la germinazione di semi e gemme che resterebbero quiescenti, attivando gli enzimi che mobilitano le riserve nutritive.

Un terzo gruppo di effetti riguarda lo sviluppo del frutto: a seconda della specie e del momento, l’acido giberellico può indurre partenocarpia, aumentare la pezzatura, modificare la forma e ritardare la senescenza della buccia. In alcune colture interviene anche sulla fioritura e sul sesso dei fiori, oltre a poter ridurre o ritardare la fruttificazione quando applicato in fasi particolari. Proprio perché agisce su processi tanto diversi, l’acido giberellico va sempre impiegato con un obiettivo agronomico chiaro e nella fase fenologica indicata, evitando interventi generici che possono produrre effetti opposti a quelli desiderati.

Acido giberellico sull’uva da tavola

L’impiego più diffuso e consolidato dell’acido giberellico è sull’uva da tavola, in particolare sulle varietà apirene (senza semi). Qui il fitoregolatore viene utilizzato in più momenti per obiettivi distinti. In prefioritura e fioritura può favorire l’allungamento del rachide, distanziando gli acini e riducendo la compattezza del grappolo, condizione che migliora l’arieggiamento e limita i marciumi. Un secondo intervento, in fase di allegagione e ingrossamento, è finalizzato all’aumento della pezzatura dell’acino.

Su varietà con seme l’acido giberellico va usato con maggiore cautela, poiché può interferire con l’allegagione. La gestione richiede precisione assoluta su dose, volume e stadio: trattamenti anticipati o sovradosati possono causare rachidi eccessivamente lunghi e fragili, deformazioni degli acini o effetti negativi sulla fertilità delle gemme dell’anno successivo. Le concentrazioni impiegate sono molto basse e vanno sempre rapportate alla varietà e alla finalità seguendo rigorosamente l’etichetta del formulato e le indicazioni dei disciplinari. Una corretta fertirrigazione e un equilibrio nutrizionale adeguato sostengono la risposta della pianta ai trattamenti.

Altri impieghi colturali dell’acido giberellico

Oltre alla viticoltura da tavola, l’acido giberellico trova impiego in numerose colture. Sugli agrumi, in particolare su limone e alcune varietà di arancio e clementine, viene utilizzato per ritardare la senescenza della buccia, mantenere il frutto sulla pianta più a lungo e migliorarne la conservabilità, oltre a contrastare alcune fisiopatie della buccia. Sul ciliegio può aumentare pezzatura e consistenza del frutto e ritardarne la maturazione.

Nel carciofo l’acido giberellico è impiegato per anticipare la produzione, mentre in patata e in alcune colture orticole può favorire la germinazione dei tuberi-seme e l’uscita dalla dormienza. Trova applicazione anche nel vivaismo e nella produzione sementiera per stimolare la germinazione di semi a dormienza marcata e per usi sperimentali nella regolazione della fioritura. In tutti questi casi il principio resta lo stesso: dosi minime, fase fenologica corretta e obiettivo definito. L’impiego deve sempre avvenire nel rispetto delle autorizzazioni vigenti per la specifica coltura.

Dosi, modalità d’impiego e precauzioni

L’acido giberellico si impiega generalmente per via fogliare o per immersione dei grappoli, a concentrazioni molto contenute espresse in parti per milione. La regola fondamentale è che non si stabiliscono dosi a stima: vanno seguite le concentrazioni e i volumi indicati in etichetta per la coltura e l’obiettivo specifici. L’efficacia dipende fortemente dalla qualità della distribuzione, dalla bagnatura uniforme degli organi bersaglio e dalle condizioni ambientali al momento del trattamento.

Le precauzioni principali riguardano il rischio di sovradosaggio e di interventi fuori fase, che possono provocare allungamenti anomali, deformazioni, cascola e ripercussioni sulla produzione dell’anno successivo. Temperatura, stato idrico della pianta e compatibilità con altri prodotti in miscela vanno valutati con attenzione. L’aggiunta di un bagnante adesivante come Base Gold della linea SKL può migliorare l’uniformità di distribuzione e l’efficienza del trattamento. È buona pratica annotare ogni applicazione nel quaderno di campagna, registrando dose, stadio e risultato per affinare la tecnica negli anni.

Normativa e regime d’impiego

L’acido giberellico è una sostanza attiva soggetta alla disciplina dei prodotti fitosanitari e dei fitoregolatori. Il suo impiego è ammesso solo sulle colture e per gli usi per cui i singoli formulati commerciali sono autorizzati, secondo quanto previsto dal Reg. CE 1107/2009 sull’immissione in commercio dei prodotti fitosanitari. L’utilizzatore deve verificare l’etichetta del prodotto, rispettare le dosi, i tempi di carenza e le buone pratiche previste dal D.Lgs. 150/2012 di recepimento della Direttiva 2009/128/CE sull’uso sostenibile dei fitofarmaci.

In regime di agricoltura biologica l’impiego dei fitoregolatori di sintesi è generalmente non ammesso: chi opera secondo il Reg. UE 2018/848 deve attenersi alle sostanze consentite negli allegati di riferimento. Per la corretta gestione delle applicazioni e l’integrazione con la difesa, il sistema di supporto decisionale Agrimag DSS fornisce indicazioni aggiornate sui principi attivi ammessi per coltura e fase fenologica. Indicazioni tecniche autorevoli sono disponibili anche presso il CREA.

Acido giberellico e gestione nutrizionale della pianta

Un fitoregolatore non sostituisce una corretta nutrizione: l’acido giberellico esprime il suo potenziale solo su piante in buon equilibrio vegeto-produttivo. L’aumento di taglia degli organi indotto dal trattamento comporta una maggiore richiesta di elementi nutritivi, in particolare di calcio per la consistenza dei tessuti, di potassio per l’accumulo di zuccheri e di boro per i processi riproduttivi e di accrescimento.

In questo quadro la linea professionale SKL distribuita da Agrimag offre strumenti utili a supporto delle applicazioni di fitoregolatori: Calcio Complex AHA per il sostegno della parete cellulare e della conservabilità dei frutti, Boro Complex per la fase riproduttiva, l’idrolizzato proteico Protein Top come biostimolante nelle fasi di maggiore richiesta metabolica e i formulati idrosolubili HydroBlend per il riequilibrio nutrizionale in fertirrigazione. L’integrazione tra fitoregolazione e nutrizione equilibrata è la chiave per trasformare l’effetto fisiologico dell’acido giberellico in un risultato produttivo stabile e di qualità. Per approfondire si vedano le guide su nitrato di calcio e solfato di potassio.

Domande frequenti sull’acido giberellico

A cosa serve l’acido giberellico in agricoltura?

L’acido giberellico è un fitoregolatore impiegato per orientare lo sviluppo della pianta. Gli usi più diffusi sono sull’uva da tavola, dove allunga il rachide del grappolo, ne riduce la compattezza e aumenta la pezzatura degli acini, soprattutto nelle varietà senza semi. È utilizzato anche sugli agrumi per ritardare la senescenza della buccia e migliorare la conservabilità, sul ciliegio per pezzatura e consistenza, e in vivaismo per favorire la germinazione dei semi dormienti. In ogni caso agisce a dosi molto basse e in fasi fenologiche precise definite dall’etichetta.

Come si usa l’acido giberellico sull’uva?

Sull’uva da tavola l’acido giberellico si applica in più momenti con obiettivi diversi: in prefioritura e fioritura per allungare il rachide e distanziare gli acini, in allegagione e ingrossamento per aumentare la pezzatura. Si distribuisce per via fogliare o per immersione dei grappoli a concentrazioni molto basse, espresse in parti per milione, che vanno rapportate alla varietà e alla finalità seguendo l’etichetta. La precisione su dose, volume e stadio è essenziale: trattamenti anticipati o sovradosati possono causare rachidi fragili, deformazioni e ripercussioni sulla produzione dell’anno successivo.

L’acido giberellico è pericoloso o dannoso per le piante?

L’acido giberellico non è dannoso se impiegato correttamente, ma essendo attivo a concentrazioni minime il margine tra effetto utile e danno è ridotto. Il rischio principale è il sovradosaggio o l’applicazione fuori fase, che possono provocare allungamenti anomali, deformazioni degli organi, cascola e, in alcune colture, effetti negativi sulla fertilità delle gemme dell’anno successivo. Per questo è fondamentale rispettare le dosi di etichetta, intervenire nello stadio fenologico corretto e curare la qualità della distribuzione. Una pianta in buon equilibrio nutrizionale risponde in modo più affidabile al trattamento.

L’acido giberellico è ammesso in agricoltura biologica?

In agricoltura biologica l’impiego dei fitoregolatori di sintesi come l’acido giberellico è generalmente non ammesso. Chi opera secondo il Reg. UE 2018/848 deve attenersi esclusivamente alle sostanze consentite negli allegati di riferimento e non può utilizzare regolatori di crescita di sintesi salvo specifiche eccezioni previste dalla normativa. In agricoltura convenzionale e integrata l’acido giberellico è invece utilizzabile sui formulati e per gli usi autorizzati, nel rispetto delle etichette e delle buone pratiche dell’uso sostenibile dei fitofarmaci. È sempre necessario verificare l’autorizzazione del prodotto per la specifica coltura.

Qual è la differenza tra acido giberellico e gibberelline?

Le gibberelline sono una vasta famiglia di ormoni vegetali, naturalmente presenti nelle piante, che comprende decine di molecole diverse indicate con sigle da GA1 in poi. L’acido giberellico, o GA3, è la gibberellina più conosciuta e la più diffusa nelle formulazioni commerciali a uso agricolo, perché è quella prodotta industrialmente in modo efficiente e con effetti agronomici ben caratterizzati. In pratica, quando in agricoltura si parla di trattamenti con gibberelline ci si riferisce quasi sempre all’acido giberellico GA3, anche se esistono prodotti basati su altre gibberelline o su loro combinazioni.

Agrimag, con sede a Corato (BA), affianca al catalogo la linea professionale SKL e il sistema di supporto decisionale Agrimag DSS sviluppato da Spagro Srl di Milano, che integra previsioni meteo localizzate, modelli previsionali delle principali fitopatie e database aggiornato dei principi attivi ammessi per coltura e fase fenologica. Con copertura su tutto il territorio nazionale e disponibilità di quantità professionali in bancale, Agrimag supporta viticoltori, frutticoltori e tecnici nell’impiego corretto dei fitoregolatori e nella nutrizione di precisione.


commenti

10 Commenti

  1. Salve, quest’anno durante la fioritura, viste le condizioni ambientali (freddo e umidità), per la prima volta ho usato l’acido gibberellino su un frutteto di pere mele e susine per favorire l’allegagione. Il risultato è stata una spaventosa allegagione, praticamente tutti i fiori sono diventati frutti. Mi è stato riferito che dopo il trattamento bisognava farne un altro sempre con l’acido per provocare una cascola. E’ vero questo? Non vorrei il prossimo anno rifare lo stesso errore.
    Grazie

    Rispondi
    • Ciao Salvo, grazie per aver condiviso la tua esperienza! 🌱
      Hai osservato bene: l’acido giberellico può effettivamente stimolare in modo molto marcato l’allegagione, soprattutto in condizioni ambientali sfavorevoli come freddo e umidità. Non esiste però una “regola” che prevede obbligatoriamente un secondo trattamento per favorire la cascola: l’effetto dipende da diversi fattori, tra cui varietà, carico fiorale e condizioni climatiche.

      In genere, quando si ottiene un’eccessiva allegagione, si ricorre ad altre strategie di diradamento (manuale, chimico o meccanico), piuttosto che a un nuovo trattamento con gibberelline. L’importante è bilanciare bene la quantità di frutti per evitare alternanza produttiva e stress alla pianta.

      Per il prossimo anno ti consiglio di modulare il dosaggio e soprattutto i tempi di applicazione, in modo da stimolare l’allegagione senza eccedere. Un piccolo confronto con un tecnico in campo può aiutare a tarare meglio gli interventi in base alla varietà e alla situazione climatica. 🍐🍎🍑

      Un saluto e complimenti per la cura che dedichi al frutteto!

      Rispondi
  2. Si chiede di conoscere se puo’ essere usata la gibirellina sull’olivo coratina, appena cade la veste dei fiori, vantaggi e svantaggi.

    Rispondi
    • Grazie per la domanda, Michele. L’utilizzo della gibberellina sull’olivo Coratina, in particolare subito dopo la caduta dei petali (fase fenologica detta anche “allegagione”), è un tema di interesse crescente. In generale, l’applicazione di acido gibberellico può favorire lo sviluppo del frutto e ridurre l’alternanza di produzione, ma gli effetti possono variare in base alla varietà e alle condizioni agronomiche.

      Nel caso specifico dell’olivo Coratina, varietà nota per la sua elevata produttività ma anche soggetta a fenomeni di alternanza, alcuni studi indicano che l’applicazione in questa fase può contribuire a migliorare la percentuale di allegagione. Tuttavia, è importante considerare anche i possibili svantaggi, come un’alterazione del rapporto tra sviluppo vegetativo e riproduttivo o effetti non desiderati sulla qualità del frutto, che possono dipendere dal dosaggio e dal momento dell’applicazione.

      Si consiglia quindi di valutare attentamente l’opportunità di trattamenti ormonali in base alle condizioni specifiche del proprio oliveto, possibilmente con il supporto di un agronomo o di dati sperimentali locali.

      Rispondi
  3. Buongiorno
    ho delle piante di olivo fatte radicare per talea, adesso voglio farle crescere velocemente in vaso prima di trapiantarli, quali ormoni potrei usare oltre ai concimi? Gibberellina?
    Saluti

    Rispondi
    • Buongiorno Geremia,

      Le gibberelline, come l’acido giberellico, possono effettivamente stimolare l’allungamento dei germogli e favorire una crescita più rapida delle piante di olivo in vaso. Tuttavia, è importante utilizzarle con cautela, poiché un eccesso potrebbe portare a uno sviluppo eccessivamente sbilanciato, con fusti allungati e deboli.

      Oltre ai concimi equilibrati in macro e micronutrienti, potresti valutare anche l’uso di auxine e citochinine, che aiutano rispettivamente nella crescita radicale e nello sviluppo dei germogli. Ti consiglierei di seguire le dosi consigliate e di monitorare attentamente la risposta delle piante.

      Se hai già esperienza con l’uso di regolatori di crescita, potresti provare con basse concentrazioni di gibberellina per vedere come reagiscono le tue piante. In alternativa, un buon programma di fertilizzazione e condizioni ottimali di luce e temperatura potrebbero essere sufficienti a stimolare una crescita vigorosa.

      Saluti!

      Rispondi
  4. Salve, volevo sapere se l’acido giberellico è:
    -miscelabile con i concimi fogliari
    – miscelabile con i fungicidi contenenti penconazolo e azoxistrobin
    -miscelabile con lo stimolante 66

    Rispondi
    • Ciao Ferdinando, grazie per il tuo commento. L’acido giberellico è un regolatore di crescita vegetale e può essere utilizzato in combinazione con altri prodotti, ma è importante seguire le indicazioni specifiche per ciascun prodotto. In generale, può essere miscelato con concimi fogliari, ma è sempre meglio verificare le etichette dei prodotti e fare un test di miscibilità in piccola scala per assicurarsi che non ci siano incompatibilità. Riguardo ai fungicidi contenenti penconazolo e azoxistrobin, non ci sono indicazioni specifiche di incompatibilità, ma ancora una volta, è consigliabile fare un test di miscibilità. Per quanto riguarda lo stimolante 66, non ho informazioni sufficienti per darti una risposta precisa, ti consiglierei di contattare il produttore dello stimolante o un agronomo esperto per avere una risposta più dettagliata. Ricorda sempre di seguire le raccomandazioni del produttore per evitare possibili danni alle colture.

      Rispondi
  5. Salve Salve io vorrei sapere ogni quanto si può passare questo prodotto gibberellina ? Nel senso ogni quanto lo può dare praticamente stiamo parlando di pianta ornamentale un albero più o meno ma ornamentale non è un albero da frutto quindi questo prodotto si può passare ogni quando una volta al mese ogni sei mesi ogni quanto grazie

    Rispondi
    • Salve Samuele, grazie per il tuo commento. L’acido giberellico o gibberellina è un ormone vegetale che viene utilizzato in agricoltura per stimolare la crescita delle piante e migliorare la produzione di frutti. Per quanto riguarda la frequenza di applicazione su piante ornamentali, questa può variare in base alla specie di pianta e alle condizioni di crescita. In generale, si consiglia di seguire attentamente le istruzioni sull’etichetta del prodotto e di consultare un esperto per un consiglio specifico per il tuo albero ornamentale. Ogni pianta ha esigenze diverse e l’applicazione eccessiva di gibberellina può causare effetti indesiderati. Quindi, è importante determinare il giusto equilibrio per ottenere i migliori risultati senza danneggiare la pianta.

      Rispondi

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