La differenza fra idrossido di rame e ossicloruro di rame viene quasi sempre spiegata elencando le due formule chimiche, e a quel punto chi deve decidere cosa mettere nella botte resta esattamente al punto di partenza. La risposta utile è un’altra: entrambi sono fungicidi di copertura che funzionano liberando ioni rame sulla superficie del vegetale, e ciò che li distingue non è il rame in sé ma la velocità con cui lo rilasciano — l’idrossido è più solubile e agisce prima ma dura meno, l’ossicloruro è meno solubile, parte più lentamente e resiste più a lungo. Tutto il resto discende da qui.
C’è poi un secondo malinteso, più insidioso, che riguarda le dosi. I formulati rameici non si confrontano sui chilogrammi di prodotto commerciale ma sul rame metallo che contengono, perché è quello il parametro su cui la normativa fissa i limiti e su cui si misura l’accumulo nel suolo. Due prodotti che sembrano equivalenti sull’etichetta possono apportare quantità di rame molto diverse.
Questa guida mette in fila la chimica essenziale — perché tanti arrivano qui cercando la formula dell’idrossido rameico o la differenza fra rameoso e rameico — e poi la parte agronomica: come scegliere fra le diverse forme, quando usarle, quali errori di miscela evitare e quali vincoli pone la normativa europea. In coda, cinque domande frequenti.
Chimica in due minuti: rameico, rameoso e formule
Il rame forma composti in due stati di ossidazione, e la nomenclatura tradizionale italiana li distingue con due suffissi che generano parecchia confusione.
Nei composti rameosi il rame è allo stato di ossidazione +1, quindi come ione Cu⁺. L’idrossido rameoso, di formula CuOH, è instabile e non ha impieghi pratici: tende a trasformarsi nell’ossido rameoso, Cu₂O, un solido rosso che invece in agricoltura viene utilizzato come fungicida rameico.
Nei composti rameici il rame è allo stato +2, come ione Cu²⁺. L’idrossido rameico, di formula Cu(OH)₂, è il solido azzurro-verde che in agricoltura chiamiamo semplicemente idrossido di rame. L’ossido rameico, CuO, è invece un solido nero.
L’ossicloruro di rame è un composto basico misto, la cui formula si scrive comunemente come Cu₂(OH)₃Cl: contiene quindi sia gruppi ossidrile sia cloro, ed è un solido verde-azzurro poco solubile in acqua. Il solfato di rame pentaidrato, CuSO₄·5H₂O, è il classico sale azzurro cristallino, molto solubile, che da solo sarebbe fortemente fitotossico e per questo viene neutralizzato con calce per ottenere la poltiglia bordolese.
Riassumendo in una riga: quando in agricoltura si dice idrossido di rame si intende sempre l’idrossido rameico Cu(OH)₂, mai l’idrossido rameoso, che è un composto da manuale di chimica e non da magazzino. Le differenze fra le altre forme sono trattate nelle schede su cos’è l’ossicloruro di rame e sulla differenza fra ossicloruro e poltiglia bordolese.
Come agisce il rame e perché è solo preventivo
Tutti i formulati rameici condividono lo stesso meccanismo. Il composto depositato sulla superficie del vegetale rilascia gradualmente ioni rame per effetto dell’umidità, della rugiada e degli essudati; questi ioni denaturano le proteine e inattivano gli enzimi delle spore fungine e delle cellule batteriche, agendo su più bersagli contemporaneamente. È un meccanismo multisito, ed è il motivo per cui in quasi un secolo di impiego il rame non ha selezionato resistenze come è accaduto ai fungicidi a bersaglio singolo.
Dalla stessa premessa discende però il limite: il rame agisce sulla superficie e non penetra nei tessuti. È un fungicida di copertura, esclusivamente preventivo. Deve trovarsi sulla pianta prima che la spora germini: applicato quando la macchia è già visibile, blocca al massimo le infezioni successive ma non cura quella in corso.
Due conseguenze operative. La prima è che la copertura conta quanto la dose: un trattamento fatto con volumi insufficienti o con ugelli usurati lascia zone scoperte che sono la porta d’ingresso dell’infezione. La seconda è che la vegetazione in rapido accrescimento primaverile si scopre da sola: i germogli e le foglie emessi dopo il trattamento non sono protetti, e questo — più del dilavamento — determina la frequenza dei rinnovi.
Il dilavamento resta comunque un fattore: una pioggia battente asporta una quota rilevante del deposito, e tanto più quanto più il formulato è solubile. Il ragionamento sui patogeni bersaglio è sviluppato nelle guide su peronospora, ticchiolatura, bolla del pesco e rogna dell’olivo.
Idrossido di rame o ossicloruro: come si sceglie davvero
La variabile discriminante è la solubilità, e da lì discendono tutte le differenze pratiche.
L’idrossido di rame ha particelle molto fini e un’elevata superficie specifica, quindi rilascia ioni rame rapidamente. Ne derivano una protezione che si instaura in tempi brevi, una distribuzione del deposito molto uniforme e una buona attività a dosi di rame metallo relativamente contenute. Il rovescio della medaglia è una persistenza inferiore, una maggiore sensibilità al dilavamento e un rischio di fitotossicità più alto su organi teneri, in particolare in fioritura e sui frutticini, dove può favorire rugginosità su alcune cultivar sensibili.
L’ossicloruro di rame è meno solubile e rilascia gli ioni più lentamente. Parte con un ritardo, ma mantiene la protezione più a lungo, resiste meglio alle piogge e risulta in genere più delicato sulla vegetazione. È la scelta tipica quando serve persistenza e quando si lavora su tessuti già formati o legnosi.
Da qui la regola di impiego che ha senso in campo. In primavera, su vegetazione in rapido accrescimento e con pressione infettiva elevata, dove conta arrivare subito a protezione e dove comunque si dovrà rinnovare a breve per coprire i getti nuovi, l’idrossido lavora bene. In autunno e a fine inverno, sulle strutture legnose, alla caduta foglie e nei trattamenti post-raccolta, dove serve una protezione che duri settimane senza rinnovi e non c’è tessuto tenero da proteggere, l’ossicloruro o la poltiglia bordolese sono più adatti. L’argomento dei trattamenti di fine ciclo è approfondito nella guida al trattamento post-raccolta di agrumi, olivi e vite.
La poltiglia bordolese occupa una posizione a parte: l’alcalinità della calce e la struttura del deposito le conferiscono adesività e persistenza elevate, a fronte di una preparazione più delicata e di un maggiore rischio di fitotossicità se mal dosata. La procedura è descritta nella guida alla poltiglia bordolese. Le formulazioni disponibili sono raccolte nelle sezioni prodotti a base di rame, fungicidi e fungicidi bio.
Rame metallo: l’unico parametro che conta per le dosi
Questo è il passaggio che più spesso viene saltato. I formulati rameici non si confrontano sul peso di prodotto commerciale, perché il tenore di rame metallo varia sensibilmente da un formulato all’altro: due prodotti impiegati alla stessa dose in chilogrammi possono apportare quantità di rame molto diverse.
Il riferimento corretto è quindi sempre il rame metallo per ettaro, indicato in etichetta. È su quel parametro che si confrontano i formulati, si programmano le stagioni e si verifica il rispetto dei limiti.
I limiti esistono perché il rame non si degrada: a differenza delle sostanze organiche di sintesi non viene metabolizzato, si accumula negli orizzonti superficiali del suolo e, a concentrazioni elevate, incide sulla mesofauna, sui lombrichi e sulla microflora, oltre a poter interferire con la nutrizione della coltura stessa. È il motivo della revisione europea che ha fissato un tetto massimo di impiego pari a 28 kg di rame metallo per ettaro nell’arco di sette anni, cioè una media di 4 kg per ettaro all’anno, con la possibilità di modulare fra le annate. Il testo di riferimento è consultabile su EUR-Lex e le valutazioni scientifiche sono pubblicate dall’EFSA.
Per l’agricoltura biologica, dove il rame resta uno dei pochi strumenti disponibili contro numerose patologie, il vincolo è particolarmente stringente e impone di ottimizzare ogni intervento: posizionamento sul rischio reale e non a calendario, volumi e ugelli corretti, integrazione con corroboranti e induttori di resistenza per ridurre il numero di applicazioni rameiche. Le soluzioni compatibili si trovano nelle sezioni corroboranti, sostanze di base e prodotti ammessi in biologico, nel quadro del Reg. (UE) 2018/848. Ogni impiego va effettuato secondo etichetta e nel rispetto del D.Lgs. 150/2012.
Errori di impiego che rendono inutile il trattamento
Alcuni errori ricorrono con regolarità e vanificano interventi altrimenti corretti.
Il primo riguarda l’epoca. Il rame applicato su vegetazione tenera in piena fioritura o sui frutticini appena allegati può provocare fitotossicità e alterazioni della buccia su cultivar sensibili. Le finestre più sicure sono quelle a tessuti maturi o a pianta spoglia; sulle fasi delicate si valutano formulati specificamente studiati per quell’impiego e si rispettano scrupolosamente le indicazioni di etichetta.
Il secondo riguarda le condizioni climatiche. Trattare con temperature elevate e forte irraggiamento aumenta il rischio di ustioni; trattare con vegetazione bagnata o subito prima di una pioggia battente riduce l’adesione e aumenta il dilavamento. Le ore corrette sono il primo mattino o il tardo pomeriggio.
Il terzo riguarda la miscela. I formulati rameici hanno reazione alcalina o comunque non acida e non sono compatibili con tutti i partner: alcune associazioni possono dare precipitazioni in botte, perdita di efficacia o fitotossicità. La compatibilità va verificata sull’etichetta dei prodotti coinvolti prima di riempire la botte, non dopo.
Il quarto riguarda la distribuzione. Volumi insufficienti, ugelli usurati, velocità di avanzamento eccessiva e pressione sbagliata producono coperture disomogenee. Con un fungicida di copertura, la parte non bagnata è semplicemente non protetta: non esiste redistribuzione all’interno della pianta. I criteri applicativi sono ripresi anche nelle guide su come si usa l’ossicloruro di rame e su quando trattare con l’ossicloruro di rame.
Il quinto, infine, riguarda la logica dell’intervento. Il rame va posizionato sul rischio infettivo — bagnatura fogliare, temperatura, fase fenologica suscettibile — e non su una data fissa. È esattamente il tipo di decisione che il sistema di supporto decisionale Agrimag DSS è pensato per sostenere, incrociando fenologia e condizioni predisponenti.
Domande frequenti su idrossido di rame e ossicloruro
Qual è la differenza fra idrossido di rame e ossicloruro di rame?
La differenza operativa è la velocità di rilascio degli ioni rame, che dipende dalla solubilità. L’idrossido di rame ha particelle fini ed elevata superficie specifica: rilascia rapidamente, quindi va a protezione in tempi brevi e distribuisce un deposito molto uniforme, ma è meno persistente, più soggetto a dilavamento e più a rischio di fitotossicità su organi teneri. L’ossicloruro di rame è meno solubile: parte più lentamente, ma mantiene la protezione più a lungo, resiste meglio alle piogge ed è in genere più delicato sulla vegetazione. In pratica l’idrossido è indicato in primavera su vegetazione in rapido accrescimento, dove si rinnova comunque a breve; l’ossicloruro dove serve persistenza, su tessuti formati o legnosi, in autunno e nei trattamenti post-raccolta.
Che formula ha l’idrossido di rame?
Quello impiegato in agricoltura è l’idrossido rameico, di formula Cu(OH)₂, in cui il rame si trova allo stato di ossidazione +2: è il solido azzurro-verde che si trova nei formulati commerciali. Esiste anche l’idrossido rameoso, CuOH, con il rame allo stato +1, ma è un composto instabile che tende a trasformarsi nell’ossido rameoso Cu₂O e non ha impieghi pratici come tale. Per completezza, l’ossicloruro di rame ha formula comunemente scritta come Cu₂(OH)₃Cl, l’ossido rameico è CuO, l’ossido rameoso Cu₂O e il solfato di rame pentaidrato CuSO₄·5H₂O. Quando in agricoltura si parla genericamente di idrossido di rame si intende quindi sempre l’idrossido rameico.
Il rame cura le malattie già presenti?
No. Il rame è un fungicida di copertura esclusivamente preventivo: agisce sulla superficie del vegetale rilasciando ioni rame che denaturano proteine e inattivano enzimi delle spore fungine e delle cellule batteriche, ma non penetra nei tessuti e non ha attività curativa. Deve quindi trovarsi sulla pianta prima che la spora germini; applicato quando le macchie sono già visibili può al massimo limitare le infezioni successive. Ne discende anche che la qualità della copertura conta quanto la dose, e che la vegetazione emessa dopo il trattamento non è protetta: in primavera è la crescita dei germogli nuovi, più ancora del dilavamento, a determinare la frequenza dei rinnovi.
Come si confrontano le dosi fra due prodotti rameici diversi?
Sul rame metallo, mai sui chilogrammi di prodotto commerciale. Il tenore di rame metallo varia sensibilmente da un formulato all’altro, per cui due prodotti usati alla stessa dose in peso possono apportare quantità di rame molto diverse. Il valore è indicato in etichetta ed è il parametro su cui si confrontano i formulati, si programma la stagione e si verifica il rispetto dei limiti normativi. Questo conta perché il rame non si degrada: si accumula negli orizzonti superficiali del suolo e a concentrazioni elevate incide su lombrichi, mesofauna e microflora. La normativa europea fissa un tetto di 28 kg di rame metallo per ettaro in sette anni, con possibilità di modulare fra le annate.
Quando conviene usare la poltiglia bordolese al posto dell’idrossido?
Quando serve massima adesività e persistenza e non c’è vegetazione tenera da proteggere: tipicamente nei trattamenti a fine inverno, alla caduta delle foglie e in post-raccolta sulle strutture legnose, dove un solo intervento deve reggere settimane di pioggia. La poltiglia bordolese nasce dalla neutralizzazione del solfato di rame con la calce, e proprio l’alcalinità e la struttura del deposito le conferiscono quelle caratteristiche. In cambio richiede una preparazione più attenta, va usata in giornata e comporta un rischio di fitotossicità maggiore se il rapporto con la calce è sbagliato o se si applica su organi delicati. Sulla vegetazione in accrescimento primaverile, al contrario, un idrossido ben posizionato è più pratico e più rapido.
Il supporto tecnico Agrimag
Agrimag distribuisce formulati rameici — idrossido, ossicloruro, solfato e poltiglia bordolese — insieme a corroboranti e sostanze di base utili a ridurre il numero di interventi, e affianca al catalogo il sistema di supporto decisionale Agrimag DSS, sviluppato da Spagro Srl, che aiuta a posizionare i trattamenti sul rischio infettivo reale invece che a calendario. La linea professionale SKL completa il quadro con la nutrizione minerale e fogliare, anche nelle versioni ammesse in agricoltura biologica. Distribuzione nazionale, fornitura a bancale per i quantitativi professionali e assistenza tecnica su richiesta.

Mi è stato consigliato l’idrossido di rame per le orchidee phal ma non lo trovo cosa mi consigliate grazie
Ciao Paola, ottima domanda! 🌸
L’idrossido di rame è un formulato rameico usato in agricoltura soprattutto su fruttiferi e orticole, ma non è di facile reperibilità per chi coltiva piante ornamentali in casa.
Per le orchidee phalaenopsis il rame va usato con molta cautela, perché dosi elevate possono danneggiare le radici e le foglie. In alternativa puoi:
usare prodotti più delicati a base di ossicloruro di rame o rame gluconato, sempre a dosi molto ridotte,
oppure optare per estratti naturali con azione corroborante (propoli, equiseto), che aiutano a rinforzare la pianta senza rischi di fitotossicità.
Il consiglio è di intervenire solo se c’è una reale necessità (macchie fogliari, marciumi) e sempre con dosaggi molto bassi. 🌿
Per esattezza vorrei sapere fra i due composti , idrossido e ossicloruro qual’e il migliore francesco
Certo Michele, tra idrossido di rame e ossicloruro di rame, la scelta del “migliore” dipende principalmente dall’uso che se ne vuole fare. Entrambi sono impiegati in agricoltura come fungicidi, ma l’ossicloruro di rame è generalmente preferito per la sua maggiore stabilità e persistenza sulle superfici vegetali, offrendo una protezione più duratura. L’idrossido di rame, invece, ha un’azione più pronta ma può essere più facilmente dilavato dalla pioggia. Quindi, in condizioni climatiche diverse o per colture specifiche, uno può risultare più adatto dell’altro.
Certo Michele, tra idrossido di rame e ossicloruro di rame, la “migliore” scelta dipende dall’uso specifico che intendi farne. Ad esempio, in ambito agricolo, l’ossicloruro di rame è spesso preferito come fungicida perché è più stabile e meno fitotossico rispetto all’idrossido di rame, pur mantenendo una buona efficacia. Tuttavia, l’idrossido di rame ha una maggiore prontezza d’azione grazie alla sua maggiore solubilità, ma può risultare più aggressivo per le piante sensibili. Se puoi specificare il contesto d’uso (ad esempio, tipo di coltura o obiettivo), sarà più facile individuare quale dei due sia più adatto.