Ticchiolatura del Melo e del Pero: Guida 2026 alla Difesa Integrata

Pubblicato il 6 Febbraio 2023

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Da Massimiliano Dal Pra

Ticchiolatura del Melo e del Pero: Guida 2026 alla Difesa Integrata

La ticchiolatura (causata dal fungo Venturia inaequalis su melo e Venturia pyrina su pero) rappresenta la principale avversità fungina della frutticoltura italiana di melo e pero, con impatto diretto sulla produttività e sulla qualità commerciale dei frutti. In annate favorevoli al patogeno, perdite del 50-80% delle produzioni non protette sono frequenti in tutte le aree melicole italiane (Trentino, Alto Adige, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna).

La difesa moderna dalla ticchiolatura non può prescindere da modelli previsionali fenologico-climatici, calendari di trattamenti adattivi e rotazione dei meccanismi d’azione FRAC per gestire le resistenze. Questa guida agronomica raccoglie le indicazioni più aggiornate per frutticoltori italiani in linea con il D.Lgs. 150/2012 sull’uso sostenibile dei fitofarmaci, il Reg. UE 2018/848 per il biologico e i disciplinari di produzione integrata delle regioni italiane.

Il riconoscimento del ciclo del patogeno, la stima della pressione infettiva sulla base delle infezioni primarie e secondarie e l’uso di reti antigrandine e di tecniche di gestione del microclima costituiscono la base di una difesa moderna, sostenibile ed efficace contro la ticchiolatura del melo e del pero.

Biologia di Venturia inaequalis

La ticchiolatura del melo è causata da Venturia inaequalis, ascomicete appartenente alla famiglia Venturiaceae. La specie ha ciclo biologico biennale con fase sessuata (Venturia inaequalis) che si svolge sulla lettiera di foglie cadute durante l’inverno, e fase asessuata (anamorfo Spilocaea pomi) che opera durante la stagione vegetativa sulle parti aeree della pianta.

Inoculo primario

L’inoculo primario è costituito dalle ascospore contenute negli pseudoteci che si formano sulle foglie cadute al suolo. Queste strutture maturano durante l’inverno e rilasciano le ascospore in primavera in concomitanza con la ripresa vegetativa, da rottura gemmaria fino a fine fioritura. Il rilascio è massimo tra 8-25 °C e in presenza di bagnatura fogliare per almeno 9 ore consecutive (curva di Mills modificata).

Infezioni secondarie

Una volta avviata l’infezione primaria, il fungo produce conidi (forma asessuata Spilocaea pomi) che mediante pioggia, vento e umidità diffondono il patogeno nei tessuti vegetali sani. Le infezioni secondarie possono susseguirsi per tutta la stagione produttiva, ogni 7-14 giorni in condizioni climatiche favorevoli (temperatura 12-25 °C, umidità relativa elevata, piogge frequenti).

Curva di Mills e modelli previsionali

La curva di Mills (e le versioni aggiornate come RIMpro, A-scab e Maryblyt) correla la durata della bagnatura fogliare con la temperatura per stimare il rischio di infezione. Una bagnatura di 14 ore a 10 °C, o 9 ore a 18 °C, sono soglie indicative di infezione leggera. Bagnature superiori a 28 ore a 18 °C indicano infezioni gravi. I sistemi di supporto decisionale moderni integrano stazioni meteo in campo, modelli fenologici della pianta e dati di laboratorio sulla maturazione degli pseudoteci.

Sintomi e danni

I sintomi della ticchiolatura sono distinti tra foglie e frutti, e variano in funzione della cultivar, dell’età del tessuto e della pressione infettiva.

Sintomi su foglia

Sulla foglia compaiono macchie tondeggianti di colore verde oliva-bruno, dapprima vellutate per la produzione di conidi, poi necrotiche. Le macchie possono confluire fino a determinare disseccamento e caduta anticipata delle foglie, con riduzione della capacità fotosintetica e indebolimento della pianta. Sulla pagina inferiore le lesioni sono spesso più nette ed evidenti.

Sintomi su frutto

Sui frutti la ticchiolatura determina macchie circolari brune-nere con superficie suberificata che rendono il prodotto non commerciabile. Quando le infezioni avvengono su frutti giovani si possono manifestare deformazioni e spaccature. La scab tardiva (storage scab) si manifesta solo durante la conservazione e provoca declassamento del prodotto in cella frigorifera.

Sintomi su pero

Su pero, Venturia pyrina presenta sintomatologia simile, ma con minor frequenza di gravi epidemie rispetto al melo. I sintomi su frutto sono particolarmente evidenti su cultivar a buccia liscia (Conference, Williams, Abate Fétel) e possono includere fessurazioni profonde.

Suscettibilità varietale

La scelta varietale è il primo strumento di difesa dalla ticchiolatura. Le cultivar di melo si classificano in tre categorie principali in base alla suscettibilità al patogeno.

Cultivar resistenti (gene Vf)

Le cultivar resistenti portatrici del gene Vf (originato da Malus floribunda 821) includono Florina, Topaz, Goldrush, Modì, Galiwa, Crimson Crisp, Renoir. Queste varietà richiedono comunque 1-3 trattamenti l’anno per controllo di razze di rottura della resistenza e di altre malattie (oidio, marciumi). Nelle aree biologiche e integrate avanzate sono la scelta preferenziale per ridurre l’impatto fitosanitario.

Cultivar mediamente suscettibili

Cultivar quali Pink Lady, Fuji, Gala e cloni derivati richiedono programmi di difesa standard di 8-15 trattamenti annui in regime integrato. La sensibilità varia in base al portinnesto, all’area pedoclimatica e al sistema di allevamento.

Cultivar molto suscettibili

Cultivar quali Golden Delicious, Granny Smith, Red Delicious, Stayman sono altamente suscettibili e richiedono programmi intensivi con 12-20 trattamenti annui in regime integrato. In annate con elevata pressione infettiva e in mancanza di una strategia adeguata, le perdite possono essere ingenti.

Strategia di difesa: linee guida operative

La strategia di difesa dalla ticchiolatura si articola in tre fasi principali: prevenzione invernale, gestione delle infezioni primarie (primavera), gestione delle infezioni secondarie (estate-autunno).

Profilassi invernale

La profilassi invernale è l’intervento più sostenibile per ridurre l’inoculo. Pratiche fondamentali: raccolta o trinciatura delle foglie cadute al suolo, somministrazione di urea fogliare (5-7%) in pre-caduta foglie per accelerare la degradazione della lettiera, applicazione di prodotti a base di rame (idrossido o ossicloruro) sui rami spogli per ridurre l’inoculo svernante e disinfettare le ferite di potatura. Il Reg. UE 2018/1981 limita l’uso del rame in agricoltura biologica a un massimo cumulativo di 28 kg/ha in 7 anni; in produzione integrata i disciplinari regionali fissano limiti propri.

Gestione infezioni primarie

La fase più delicata della difesa è quella delle infezioni primarie, che va da rottura gemmaria a fine fioritura (BBCH 53-69). In questa fase si pianificano trattamenti preventivi prima delle piogge e curativi entro 24-72 ore dall’inizio dell’evento bagnante, in funzione del livello di rischio del modello previsionale. Sono indicate le sostanze multisito (captano, dithianon, dodina) e i fungicidi sistemici di gruppo FRAC 3 (DMI: difenoconazolo, tebuconazolo) e FRAC 11 (QoI: kresoxim-metile, trifloxystrobin), nel rispetto della rotazione FRAC.

Gestione infezioni secondarie

Dopo la caduta dei petali e fino alla raccolta si gestiscono le infezioni secondarie con trattamenti calendarizzati ogni 10-14 giorni in funzione delle piogge. La rotazione tra fungicidi di gruppo FRAC differenti (3, 7-SDHI, 11-QoI, 9-anilinopirimidine, 17-idrossianilidi, U12-dodina, M-multisito) è essenziale per gestire le resistenze e mantenere efficacia residua. Il captano (M4) e il dithianon (M9) sono i fungicidi di copertura più diffusi nei programmi di difesa integrata.

Difesa biologica e produzione integrata

In agricoltura biologica, la difesa dalla ticchiolatura del melo si basa principalmente su rame, zolfo, polisolfuri di calcio e prodotti corroboranti. Limiti operativi: massimo 28 kg di rame metallo in 7 anni, sospensione di trattamenti in fioritura per protezione delle api, attenzione alla fitotossicità dello zolfo sotto i 25 °C con rugiada e sopra i 30 °C.

Microrganismi antagonisti

Lieviti antagonisti quali Aureobasidium pullulans e Bacillus subtilis ceppi specifici sono inclusi in programmi biologici e integrati per ridurre la pressione infettiva. La loro efficacia è positiva in regime di pressione moderata, ma insufficiente come unico strumento in stagioni ad alta pressione infettiva.

Reti antigrandine e gestione microclima

L’uso di reti antigrandine modifica il microclima del frutteto riducendo bagnatura fogliare e durata delle infezioni. Una potatura aerata, la regolazione dell’irrigazione e una gestione corretta dell’inerbimento riducono ulteriormente la pressione del patogeno. Queste pratiche agronomiche sono complementari ai trattamenti fungicidi.

Gestione delle resistenze FRAC

L’insorgenza di resistenze ai fungicidi è documentata per Venturia inaequalis verso DMI (gruppo FRAC 3) e QoI (gruppo FRAC 11). Il Fungicide Resistance Action Committee (FRAC) raccomanda: massimo 3-4 applicazioni per stagione di prodotti a rischio resistenza, alternanza obbligatoria di gruppi MoA differenti, miscela con fungicidi di copertura multisito (captano, dithianon, mancozeb), monitoraggio periodico della sensibilità delle popolazioni regionali.

Le strategie di rotazione tipiche prevedono: in pre-fioritura prodotti FRAC 3 + multisito; in post-fioritura FRAC 7 (SDHI: fluxapyroxad, penthiopyrad) + multisito; in copertura estiva FRAC 9 (anilinopirimidine) + multisito o FRAC U12 (dodina). I prodotti SDHI di nuova generazione (gruppo 7) mostrano elevata efficacia preventiva e curativa, ma anch’essi sono soggetti a sorveglianza per le resistenze.

Nutrizione equilibrata e gestione agronomica

Una nutrizione equilibrata riduce la suscettibilità del melo alla ticchiolatura. Eccessi di azoto favoriscono lo sviluppo di tessuti tenerelli più suscettibili al patogeno; corretti rapporti N/Ca/K migliorano la resistenza dei tessuti. Calcio e boro rinforzano le pareti cellulari; silicio fogliare contribuisce alla resistenza meccanica della cuticola. Una potatura aerata, riduzione del vigore eccessivo, drenaggio del terreno e gestione delle interfile sono pratiche agronomiche essenziali.

Nella gamma SKL distribuita da Agrimag, soluzioni utili includono Calcio Complex AHA (calcio complessato per parete cellulare robusta), Boro Complex (boro per integrità tissutale), Protein Top (idrolizzato proteico vegetale che stimola la risposta fisiologica della pianta) e Base Gold (bagnante a base di Pinolene per ottimizzare copertura e tenuta dei trattamenti antiscab).

Domande frequenti sulla ticchiolatura

Come riconoscere la ticchiolatura del melo?

La ticchiolatura del melo si riconosce per la presenza di macchie tondeggianti di colore verde oliva-bruno, dapprima vellutate (per la sporulazione di Spilocaea pomi) e poi necrotiche, sulle foglie e sui frutti. Sui frutti compaiono macchie circolari brune-nere con superficie suberificata che declassano commercialmente il prodotto. Macchie su giovani frutti possono provocare deformazioni e fessurazioni. Una diagnosi accurata richiede l osservazione di campioni di foglia con lente da 10x per individuare la fase asessuata del fungo o conferma di laboratorio.

Quando trattare la ticchiolatura?

I trattamenti antiticchiolatura partono in genere dalla rottura gemmaria (BBCH 53-54), in concomitanza con il primo rilascio di ascospore primarie, e proseguono fino a fine fioritura e oltre nei programmi adattativi guidati da modelli previsionali (RIMpro, A-scab, modello Mills). In annate ad alta pressione infettiva si effettuano 8-15 trattamenti tra rottura gemmaria e raccolta su cultivar suscettibili; su cultivar resistenti (Florina, Topaz, Goldrush) si possono mantenere 2-4 interventi mirati. La calibratura va sempre fatta in funzione della stazione meteo aziendale e del disciplinare regionale.

Come si previene la ticchiolatura in modo biologico?

La prevenzione biologica della ticchiolatura si basa su: scelta di cultivar resistenti (gene Vf: Florina, Topaz, Goldrush); profilassi invernale con raccolta o trinciatura delle foglie cadute e urea fogliare al 5-7% in pre-caduta foglie; trattamenti a base di rame in fase di rottura gemmaria (Reg. UE 2018/1981 max 28 kg/ha in 7 anni); applicazione di zolfo polverulento o bagnabile in primavera estate; introduzione di microrganismi antagonisti come Aureobasidium pullulans e Bacillus subtilis; reti antigrandine per modificare il microclima; nutrizione equilibrata con calcio e boro per pareti cellulari più resistenti.

Quali fungicidi sistemici sono efficaci contro la ticchiolatura?

I fungicidi sistemici più efficaci contro la ticchiolatura includono: DMI gruppo FRAC 3 (difenoconazolo, tebuconazolo, miclobutanil) con buona attività curativa; SDHI gruppo FRAC 7 (fluxapyroxad, penthiopyrad, fluopyram) preventivi-curativi di nuova generazione; QoI gruppo FRAC 11 (kresoxim-metile, trifloxystrobin) preventivi a forte attività anti-sporulante; anilinopirimidine gruppo FRAC 9 (pirimetanil, ciprodinil) con buona efficacia preventiva. Tutti vanno alternati nelle rotazioni FRAC e miscelati con fungicidi di copertura multisito (captano, dithianon, mancozeb) per ridurre il rischio di selezione di razze resistenti.

La ticchiolatura del pero è diversa da quella del melo?

La ticchiolatura del pero è causata da Venturia pyrina, specie distinta da Venturia inaequalis del melo, con ciclo biologico molto simile. La sintomatologia su foglie e frutti è analoga a quella del melo ma con macchie talvolta più scure e necrotiche. La pressione infettiva è generalmente inferiore al melo, ma cultivar suscettibili come Conference, Williams e Abate Fétel richiedono comunque programmi di difesa strutturati. La rotazione FRAC e l uso di modelli previsionali specifici per pero sono fondamentali per ridurre il numero di trattamenti.

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Scritto da Massimiliano Dal Pra

Mi chiamo Massimiliano Dal Prà e sono specializzato in marketing digitale, automazioni AI, funnel e crescita eCommerce con WooCommerce. Gestisco personalmente ogni risposta ai commenti e ogni strategia di crescita su questo blog, che oggi conta oltre 300.000 visite mensili. Il mio obiettivo è aiutare le aziende a ottenere risultati concreti online, combinando tecnologia, strategia e automazione.

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