Bolla del Pesco: Guida 2026 a Sintomi, Ciclo e Trattamenti

Pubblicato il 6 Luglio 2022

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Da simone

La bolla del pesco è una micosi causata dall’ascomicete Taphrina deformans, che colpisce gemme, foglie, germogli e in casi gravi anche fiori e frutti del pesco, del nettarine e di altre drupacee, con perdite produttive che possono superare il 50% in assenza di interventi tempestivi nella fase di ripresa vegetativa. La malattia rappresenta una delle principali avversità fungine del peschicoltore italiano: si manifesta con foglie ispessite, bollose e di colore rosato che, dopo aver formato il caratteristico feltro biancastro di conidi, cadono prematuramente, indebolendo l’albero e compromettendo il differenziamento delle gemme dell’annata successiva.

Questa guida operativa Agrimag aggiorna al 2026 il quadro tecnico sulla bolla del pesco: dal riconoscimento dei sintomi al ciclo biologico del patogeno, dalle finestre fenologiche corrette di intervento alla scelta dei principi attivi ammessi in agricoltura biologica e integrata, fino al ruolo della nutrizione fogliare professionale SKL come leva di tolleranza. Il quadro normativo di riferimento è il D.Lgs. 150/2012 sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari e il Reg. UE 2018/848 per la produzione biologica.

Che cos’è la bolla del pesco e quali drupacee colpisce

La bolla del pesco è provocata da Taphrina deformans (Berk.) Tul., fungo ascomicete dimorfico che alterna una fase saprofitica (lievitiforme) sulla superficie dei rametti e una fase parassitaria intercellulare nei tessuti giovani. L’ospite primario è il pesco (Prunus persica), ma la patogenicità si esprime anche su nettarine, percoche, mandorlo (sotto la specie T. deformans var. amygdali) e occasionalmente sul ciliegio in condizioni climatiche favorevoli.

L’importanza economica è rilevante: l’Italia è tra i primi produttori europei di pesche e nettarine, con i bacini di Emilia-Romagna, Campania, Veneto, Sicilia, Calabria e Puglia che concentrano oltre l’85% della produzione nazionale. Negli ambienti collinari e di pianura del Centro-Sud, dove primavere piovose e fresche sono frequenti, la pressione del patogeno è elevata e impone un calendario di difesa rigoroso. Una buona conoscenza del ciclo, accompagnata da una corretta scelta dei prodotti per la difesa fungina e per la nutrizione equilibrata, è la base di una strategia tecnica efficace.

Come riconoscere i sintomi della bolla del pesco

I sintomi della bolla del pesco compaiono in primavera, contemporaneamente alla schiusura delle gemme. Le foglie giovani si presentano deformate, ispessite, vescicolose, con tessuti accartocciati e colorazioni che virano dal verde chiaro al giallo, al rosa salmone fino al rosso vinoso. La consistenza è carnosa e fragile.

Dopo 8-14 giorni dalla comparsa delle bolle, sulla pagina superiore si forma una patina pulverulenta biancastra: si tratta dello strato di aschi contenenti le ascospore, che riavviano il ciclo del patogeno. Le foglie infette necrotizzano e cadono prematuramente, costringendo la pianta a una rivegetazione che la indebolisce. Nei casi gravi sono attaccati anche i germogli (che si presentano corti, ipertrofici e clorotici) e i frutticini, sui quali compaiono pustole verrucose rossastre che evolvono in cracking e cascola. La distinzione clinica con altre alterazioni primaverili (gelate tardive, attacchi precoci di afide verde, fitotossicità da rameici) è importante: la presenza di ispessimento bolloso del lembo è il segno patognomonico della malattia. Per approfondire le altre fitopatie del pescheto si veda la nostra guida sulla difesa delle drupacee.

Ciclo biologico di Taphrina deformans e condizioni predisponenti

Il ciclo biologico di Taphrina deformans è monociclico in senso epidemiologico: il patogeno produce una sola generazione infettante per stagione, ma l’inoculo si conserva sui rametti durante l’estate, l’autunno e l’inverno sotto forma di blastospore e ascospore. Le spore svernano sulle perule delle gemme, nelle lenticelle e sulla corteccia, in attesa delle condizioni climatiche favorevoli per la germinazione.

L’infezione si innesca quando la temperatura media giornaliera si mantiene tra 8 e 16 °C in presenza di prolungate bagnature fogliari, condizioni tipiche delle piogge primaverili italiane. Il fungo penetra nei tessuti meristematici delle gemme rigonfie e delle giovani foglie, stimolando una proliferazione anomala delle cellule mesofilliche (ipertrofia e iperplasia) che genera il sintomo bolloso. Quando la temperatura supera stabilmente i 18-20 °C, lo sviluppo del patogeno si arresta. Il DSS Agrimag sviluppato da Spagro Srl include un modello previsionale dedicato alla bolla del pesco che, integrando dati meteo localizzati e fasi fenologiche, segnala con anticipo le finestre di rischio infettivo, consentendo trattamenti mirati anziché calendarizzati.

Quando intervenire: le finestre fenologiche corrette

La regola tecnica di base è semplice: i trattamenti contro la bolla del pesco devono essere preventivi, perché una volta che il fungo ha penetrato i tessuti la cura curativa è impossibile. Le finestre operative sono tre.

La prima finestra, in autunno alla caduta foglie (fenofase 97 BBCH), prevede un trattamento con rameici per ridurre l’inoculo svernante sulle gemme. La seconda finestra, in fine inverno alla fase di gemma ingrossata-rottura gemme (fenofasi 53-54 BBCH), è quella decisiva: il trattamento va eseguito subito prima dell’apertura delle perule, quando le ascospore sono in fase di germinazione attiva. La terza finestra, in pre-fioritura e post-fioritura (fenofasi 55-65 BBCH), serve come copertura di rinforzo nelle annate piovose o nelle varietà molto suscettibili (Redhaven, Royal Glory, Big Top, Stark Red Gold). In ambienti meridionali e in annate miti, è opportuno anticipare il trattamento di rottura gemme già a fine gennaio. Per gli aspetti generali della difesa primaverile del pescheto si veda la nostra guida ai trattamenti di fine inverno.

Misure agronomiche preventive e gestione del frutteto

La prevenzione della bolla del pesco non si esaurisce nei trattamenti rameici: la sanità del frutteto dipende da pratiche agronomiche corrette che riducono pressione di inoculo e suscettibilità della pianta. La potatura invernale deve favorire l’arieggiamento della chioma e la rapida asciugatura della rugiada, eliminando i rametti deboli, eccessivamente lussureggianti o con tracce di sintomi pregressi. I residui di potatura vanno allontanati e trinciati per ridurre l’inoculo di superficie.

La scelta varietale in fase di nuovo impianto è un fattore strategico: varietà come Redhaven sono particolarmente suscettibili, mentre alcune cultivar precoci e selezioni recenti mostrano una tolleranza migliore. La concimazione azotata va equilibrata: dosi eccessive di azoto in tarda estate-autunno producono vegetazione tenera, più ricettiva all’infezione. La nutrizione fogliare con biostimolanti professionali contribuisce a rafforzare i tessuti: applicazioni di Extr 99 WP SKL (alghe Ascophyllum nodosum) in post-rottura gemme e di Protein Top SKL (idrolizzato proteico vegetale) in fioritura supportano i processi di lignificazione e l’allegagione. Il Calcio Complex SKL applicato in pre e post-fioritura migliora la consistenza dei tessuti e riduce le micro-fessurazioni che agevolano l’ingresso del patogeno. Per orientarsi tra le diverse formulazioni del catalogo si veda la categoria SKL su Agrimag.

Trattamenti contro la bolla del pesco in agricoltura biologica

In agricoltura biologica i principi attivi ammessi dal Reg. UE 2018/848 e dai relativi atti delegati sono essenzialmente rame in tutte le sue forme (idrossido, ossicloruro, solfato tribasico, ossido) e polisolfuro di calcio, ai quali si affiancano corroboranti minerali. Il rame metallo è soggetto al limite di 28 kg/ha nell’arco di 7 anni (cioè 4 kg/ha/anno mediamente, con possibilità di flessibilità annuale).

La strategia biologica tipica prevede un trattamento alla caduta foglie con rame ossicloruro o idrossido di rame (300-400 g di metallo per ettaro), seguito da un secondo intervento decisivo a fine inverno-rottura gemme con poltiglia bordolese o idrossido di rame. In primavera, sulle vegetazione in attiva crescita, il polisolfuro di calcio rappresenta un’alternativa o un’integrazione utile, con dose orientativa di 12-15 l/ha secondo etichetta, sfruttando la sua azione fungicida ed eradicante. Le formulazioni di rame moderne in microincapsulato o a basso dosaggio (Disperss, WG) consentono di mantenere efficacia riducendo la fitotossicità. Sui frutteti biologici certificati, il DSS Agrimag permette di razionalizzare i trattamenti rameici nell’ottica di rientrare nei limiti del Reg. UE.

Trattamenti contro la bolla del pesco in agricoltura integrata e convenzionale

In difesa integrata, oltre ai rameici, sono autorizzati su Taphrina deformans alcuni fungicidi di sintesi a diverso meccanismo d’azione FRAC. Tra i principi attivi più utilizzati: dodina (FRAC U12, contatto residuo), ziram e thiram (FRAC M3, ditiocarbammati, dove ancora ammessi), captano (FRAC M4) e in alcune etichette anche difenoconazolo o altri triazoli (FRAC 3) in associazione. Tutti vanno impiegati secondo etichetta, con rispetto rigoroso degli intervalli di sicurezza e delle indicazioni dei disciplinari regionali di produzione integrata.

La strategia integrata tipica prevede: 1) trattamento autunnale con rameici alla caduta foglie; 2) intervento di fine inverno con dodina o captano alla fase di gemma cotonosa-rottura gemme; 3) intervento di rinforzo con captano o difenoconazolo in fenofase di prefioritura nelle annate fortemente piovose. Le sequenze devono rispettare la rotazione dei modi di azione FRAC per prevenire fenomeni di resistenza. Sulle nettarine, particolarmente suscettibili, le coperture vanno intensificate. Una corretta calibrazione dell’atomizzatore e una bagnatura completa della chioma sono indispensabili: Taphrina infetta in modo localizzato e zone non coperte rimangono sintomatiche anche con il miglior fungicida. Per la gestione globale del pescheto suggeriamo di consultare anche la nostra linea di insetticidi per il controllo integrato di afidi e tripidi che spesso accompagnano la fase post-bolla.

Errori comuni nella difesa contro la bolla del pesco

Gli errori più frequenti nei pescheti italiani sono cinque. Primo: ritardare il trattamento di rottura gemme in attesa di sintomi visibili; quando le foglie sono bollose il fungo ha già colonizzato i tessuti ed è troppo tardi per curare. Secondo: ridurre la dose di rame sotto la soglia tecnica per timore della fitotossicità; meglio scegliere formulazioni a bassa cessione (Disperss, microincapsulato) mantenendo il quantitativo di metallo. Terzo: trattare con vegetazione bagnata o vento, ottenendo distribuzione non uniforme e dilavamento immediato. Quarto: concentrare la difesa solo in primavera, dimenticando il trattamento autunnale alla caduta foglie che riduce l’inoculo svernante. Quinto: sottovalutare la nutrizione della pianta, che paga in tolleranza primaverile e capacità di rivegetare dopo eventuali defogliazioni.

Domande frequenti sulla bolla del pesco

Quali sono i primi sintomi della bolla del pesco?

I primi sintomi della bolla del pesco compaiono in primavera all’apertura delle gemme, con foglie giovani che si presentano deformate, ispessite e di colore variabile dal verde chiaro al rosa salmone fino al rosso vinoso. Dopo 8-14 giorni le foglie infette mostrano una caratteristica patina pulverulenta biancastra sulla pagina superiore, costituita dagli aschi del fungo Taphrina deformans, e cadono prematuramente. Riconoscere precocemente l’ispessimento bolloso del lembo è fondamentale per distinguere la malattia da gelate tardive, fitotossicità rameiche o danni da afidi. Una volta comparsi i sintomi non è più possibile intervenire in modo curativo: la difesa va programmata l’anno successivo con i trattamenti di rottura gemme.

Quando trattare il pesco contro la bolla?

I trattamenti contro la bolla del pesco devono essere preventivi e seguire tre finestre fenologiche precise. Il primo intervento si esegue in autunno alla caduta foglie (fenofase 97 BBCH) con rameici per ridurre l’inoculo svernante. Il secondo intervento, il più importante, si colloca a fine inverno nella fase di gemma ingrossata-rottura gemme (fenofasi 53-54 BBCH), subito prima dell’apertura delle perule. Un terzo trattamento di rinforzo in pre o post-fioritura (fenofasi 55-65 BBCH) è consigliato nelle annate piovose o sulle varietà più suscettibili come Redhaven, Royal Glory e Big Top. Negli ambienti del Centro-Sud Italia con primavere precoci, anticipare il trattamento di rottura gemme già a fine gennaio è spesso necessario.

Qual è il miglior trattamento biologico contro la bolla del pesco?

In agricoltura biologica i due principi attivi più efficaci contro la bolla del pesco sono i sali di rame (idrossido, ossicloruro, solfato tribasico, ossido) e il polisolfuro di calcio. La strategia consolidata prevede un trattamento di rame alla caduta foglie con 300-400 g di metallo per ettaro, un secondo intervento decisivo con poltiglia bordolese o idrossido di rame in fenofase di rottura gemme, e un eventuale trattamento di rinforzo con polisolfuro di calcio in primavera. Tutti gli interventi vanno fatti nel rispetto del limite di 28 kg di rame metallo per ettaro nei 7 anni stabilito dal Reg. UE 2018/848. Affiancare alla difesa una corretta nutrizione fogliare con alghe Ascophyllum (Extr 99 WP SKL) e calcio (Calcio Complex SKL) migliora la tolleranza della pianta.

La bolla del pesco si trasmette ad altri alberi?

Taphrina deformans è un patogeno specifico delle drupacee del genere Prunus. Si trasmette per via aerea attraverso le ascospore e le blastospore prodotte sulle foglie infette, che vengono trasportate dal vento e dalle piogge sui rametti circostanti, dove svernano sulle perule delle gemme. La diffusione è quindi soprattutto intra-frutteto: un pesco non trattato può alimentare l’inoculo dell’intero impianto. Verso altre specie il rischio è basso: alcune varianti del patogeno colpiscono il mandorlo (T. deformans var. amygdali) e occasionalmente il ciliegio, ma non vi è trasmissione su pomacee (melo, pero) o su altre fruttifere. La gestione sanitaria del singolo pescheto, completata dalla rimozione dei residui di potatura, è quindi sufficiente a contenere la diffusione.

Si può mangiare la frutta di un pesco con bolla del pesco?

Le pesche prodotte da un albero affetto da bolla del pesco sono commestibili in sé, perché il fungo Taphrina deformans colpisce prevalentemente foglie e germogli e non altera la salubrità alimentare del frutto. Tuttavia gli alberi gravemente colpiti producono frutti meno numerosi, di calibro ridotto, con possibili pustole verrucose sulla buccia e maggiore predisposizione a cracking e cascola. La qualità commerciale e organolettica risulta quindi compromessa anche se il consumo è sicuro. Su frutta destinata alla vendita è necessario rispettare gli intervalli di sicurezza dei trattamenti effettuati: i rameici hanno generalmente un PHI breve, mentre captano, dodina e altri fungicidi di sintesi hanno tempi di carenza più lunghi, indicati in etichetta e nei disciplinari regionali.

Difesa, nutrizione e supporto decisionale: l’approccio Agrimag

La gestione della bolla del pesco nei pescheti italiani richiede oggi un’integrazione tra difesa rameica/fungicida, nutrizione fogliare professionale e supporto decisionale meteo-climatico. Agrimag, con sede a Corato (BA), affianca al catalogo SKL di nutrizione professionale (Calcio Complex, Boro Complex, Extr 99 WP, Protein Top, Base Gold) il DSS Agrimag sviluppato da Spagro Srl (Milano), con modelli previsionali specifici per Taphrina deformans, peronospora vite, ticchiolatura melo, monilia, mosca olivo e principali fitopatie italiane. La distribuzione è nazionale, con bancale dedicato alle aziende professionali e supporto agronomico continuativo.

Scritto da simone

commenti

6 Commenti

  1. la bolla del pesco puo colpire una siepe di lauro nobilis ??( alloro )

    o le deformazioni delle foglie sono un attacco di psilla?!? grazie

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    • Ciao Paolo, grazie per il tuo commento. La bolla del pesco è una malattia specifica che colpisce principalmente gli alberi di pesco e non è nota per infettare la siepe di lauro nobilis. Le deformazioni delle foglie sul lauro potrebbero effettivamente essere causate da un attacco di psilla, che è un insetto parassita diverso dalla causa della bolla del pesco. Ti consiglierei di controllare la presenza di questi piccoli insetti e di trattare la siepe con un insetticida specifico se confermi che si tratta di un attacco di psilla. Spero che queste informazioni ti siano d’aiuto.

      Rispondi
    • Ciao,
      I miei peschi sono devastati dalla bolla, come anche gli albicocchi. Cosa posso fare adesso, mentre i frutti sono ancora piccoli?

      Rispondi
      • Ciao Cinzia,

        Mi dispiace sentire che i tuoi peschi e albicocchi sono colpiti dalla bolla del pesco. In questo momento, quando i frutti sono ancora piccoli, è importante agire per limitare i danni e prevenire ulteriori infezioni. Ecco alcuni consigli che potrebbero aiutarti:

        1. **Rimuovi le foglie infette**: Se possibile, elimina manualmente le foglie deformate e infette per ridurre la quantità di spore fungine.

        2. **Trattamenti a base di rame**: Anche se i trattamenti più efficaci sono quelli preventivi da fare in inverno, puoi utilizzare prodotti a base di rame per cercare di contenere l’infezione.

        3. **Irrigazione corretta**: Evita di bagnare le foglie durante l’irrigazione per non favorire la diffusione del fungo. È meglio innaffiare al mattino presto o nel tardo pomeriggio.

        4. **Nutrizione delle piante**: Mantieni le piante sane con una buona fertilizzazione, in modo da renderle più resistenti agli attacchi fungini.

        In bocca al lupo e spero che questi suggerimenti possano aiutarti a salvare i tuoi frutti!

        Un saluto,

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  2. chiedo , i frutti del pesco colpito dalla bolla delle foglie sono commestibili?

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    • Ciao Fabrizio, grazie per la tua domanda. Sì, i frutti del pesco colpiti dalla bolla delle foglie possono essere commestibili se l’infezione non è grave e se il frutto stesso non presenta segni di deterioramento o malattia. Tuttavia, è importante notare che la presenza della malattia può influenzare la qualità e il sapore del frutto. Pertanto, si consiglia di valutare attentamente il frutto prima di consumarlo e, se possibile, di trattare la pianta per prevenire ulteriori danni. Ricorda di lavare sempre bene la frutta prima di mangiarla.

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