La botrite (Botrytis cinerea) è una malattia fungina polifaga che colpisce oltre 200 specie vegetali coltivate, con perdite di prodotto fino al 50% su vite, fragola, pomodoro e ortive da foglia se la difesa integrata non viene programmata in modo tempestivo. Nota anche come muffa grigia per il caratteristico micelio cinereo che ricopre i tessuti colpiti, la botrite trova condizioni ottimali tra 15 e 22°C in presenza di bagnatura fogliare prolungata e tessuti feriti. Il patogeno si conserva da una stagione all’altra come micelio sui residui colturali e come sclerozi nel terreno, garantendosi un inoculo primario costante.
La difesa moderna contro la botrite non si esaurisce nel trattamento fungicida di emergenza. Richiede un approccio sistemico che integra prevenzione agronomica, biocontrollo, induttori di resistenza nutrizionali e fungicidi sintetici utilizzati in modo strategico per evitare la selezione di ceppi resistenti. La normativa europea (Reg. UE 2018/848 sul biologico e D.Lgs. 150/2012 sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari) impone scelte tecniche più rigorose rispetto al passato, con limitazioni progressive sui principi attivi convenzionali.
In questa guida 2026 trovi il quadro tecnico aggiornato per riconoscere i sintomi della botrite sulle colture più sensibili, programmare la difesa secondo i principi della lotta integrata, valutare le soluzioni di biocontrollo disponibili e gestire la rotazione dei principi attivi nel rispetto delle indicazioni FRAC. La sezione finale risponde alle domande più ricorrenti rivolte dagli agricoltori al servizio tecnico Agrimag.
Cos’è la botrite (Botrytis cinerea): biologia e ciclo del patogeno
La botrite è causata da Botrytis cinerea, fungo ascomicete della famiglia Sclerotiniaceae, classificato secondo l’FRAC come patogeno ad alto rischio di resistenza per la spiccata variabilità genetica e la riproduzione mista sessuata e asessuata. Il fungo produce conidi pluricellulari dispersi dal vento e dalla pioggia, capaci di germinare in 4-6 ore in presenza di acqua libera sui tessuti vegetali. La penetrazione avviene preferenzialmente attraverso ferite, lesioni causate da insetti, microfessurazioni da grandine o cavillature naturali sui frutti in maturazione.
Il ciclo biologico della botrite si compone di tre fasi distinte. La fase di sopravvivenza invernale prevede la formazione di sclerozi neri di 2-7 mm nel terreno e sui residui di potatura, organi di resistenza in grado di sopravvivere oltre tre anni anche in condizioni climatiche avverse. La fase di infezione primaria parte in primavera con la produzione di conidiofori e conidi che colonizzano fiori, frutticini e parti senescenti. La fase epidemica si attiva durante il periodo di maturazione dei frutti, con cicli secondari brevi (5-7 giorni) che permettono una progressione esponenziale dell’infezione quando le condizioni meteo sono favorevoli.
Una caratteristica peculiare di Botrytis cinerea è la sua capacità di vivere come saprofita su residui organici e di trasformarsi in patogeno aggressivo non appena la pianta entra in fase di stress fisiologico. Questo doppio comportamento spiega perché la sola difesa chimica difficilmente risulta sufficiente: la riduzione dell’inoculo passa necessariamente da una gestione attenta dei residui colturali, dalla potatura sanitaria e dal controllo del microclima della chioma.
Sintomi della botrite su vite, fragola, pomodoro e colture orticole
I sintomi della botrite variano in funzione dell’ospite, della fase fenologica e dell’organo colpito, ma condividono alcuni elementi diagnostici comuni. Sulle foglie compaiono macchie idropiche bruno-grigiastre che evolvono in necrosi a margini sfumati, talvolta con anellature concentriche. Su fiori e infiorescenze si osserva un imbrunimento rapido seguito da disseccamento; su frutti e bacche la sintomatologia è la più tipica, con tessuti molli, depressi e rapidamente ricoperti dal caratteristico feltro grigio sporulante.
Botrite della vite
Sulla vite la botrite del grappolo è la forma economicamente più rilevante. L’infezione parte sui fiori durante la fioritura, rimane latente sui frutticini in allegagione e si manifesta in modo esplosivo dall’invaiatura alla vendemmia, quando i tessuti dell’acino accumulano zuccheri e diventano più permeabili. Le cultivar a grappolo compatto (Pinot grigio, Sangiovese, Garganega) sono particolarmente sensibili. Va segnalato che in particolari condizioni climatiche di fine stagione lo stesso fungo può produrre la cosiddetta “muffa nobile”, fenomeno valorizzato in alcune produzioni enologiche specializzate ma da considerare patologico nella viticoltura ordinaria.
Botrite della fragola
Sulla fragola la botrite è tra i principali fattori limitanti la conservazione post-raccolta. L’infezione inizia in fioritura con colonizzazione di petali e stami; il patogeno rimane quiescente sul ricettacolo e si attiva alla maturazione. Frutti apparentemente sani al momento della raccolta possono manifestare marciume grigio nelle 48-72 ore successive in cella o sul punto vendita, fenomeno noto come marciume di magazzino.
Botrite del pomodoro e delle ortive da foglia
Sul pomodoro in serra la botrite colpisce fusto, peduncoli e frutti. Tipiche le lesioni cancerose sul fusto con essudato bruno, lo “ghost spot” sulle bacche (anellature biancastre attorno al punto di infezione) e il marciume del calice. Su lattughe, valeriana, rucola e altre baby leaf la botrite genera marciumi del colletto e disseccamenti che possono compromettere intere partite di prodotto pronto al consumo.
Fattori predisponenti: clima, ferite, eccessi di azoto
La comparsa della botrite è sempre il risultato dell’interazione tra inoculo presente, ospite suscettibile e condizioni ambientali favorevoli. Il triangolo della malattia è ben documentato dalla letteratura fitopatologica, ma sul campo il fattore che più spesso fa la differenza è il microclima della coltura. Una bagnatura fogliare continua di almeno 8-12 ore, accompagnata da temperature comprese tra 15 e 22°C e da umidità relativa sopra il 90%, costituisce la finestra critica entro cui il patogeno completa l’infezione.
Tra i fattori predisponenti più rilevanti vanno considerati: gli eccessi di concimazione azotata, che producono tessuti teneri e ricchi di amminoacidi liberi facilmente colonizzabili; le ferite di potatura non protette o tagliate in condizioni umide; le lesioni da grandine, vento o insetti masticatori; la fessurazione dei frutti per squilibri idrici durante la maturazione; e una architettura della chioma troppo fitta, che impedisce la rapida asciugatura post-pioggia. Anche le carenze di calcio e di boro indeboliscono le pareti cellulari e aumentano la sensibilità al patogeno, motivo per cui la nutrizione di precisione è oggi considerata parte integrante della difesa.
Il Decision Support System Agrimag DSS, sviluppato da Spagro Srl Milano, integra le previsioni meteo locali con i modelli epidemiologici della botrite e segnala le finestre di rischio in tempo utile per programmare gli interventi. L’adozione di un DSS specifico per la botrite riduce mediamente del 25-30% il numero di trattamenti rispetto a un calendario fisso, mantenendo o migliorando l’efficacia complessiva.
Lotta integrata contro la botrite: prevenzione agronomica
La prevenzione agronomica resta la base imprescindibile di ogni strategia di difesa contro la botrite, anche quando si dispone di fungicidi efficaci. Le pratiche colturali agiscono su tutti e tre i vertici del triangolo della malattia, riducendo l’inoculo, irrobustendo l’ospite e modificando il microclima a sfavore del patogeno. Una gestione agronomica curata può ridurre la pressione di malattia del 40-60% e abbassare proporzionalmente il numero di interventi fungicidi necessari per portare la coltura in raccolta.
Le pratiche più rilevanti sono:
- Potatura verde e gestione della chioma: defogliazione in zona grappolo sulla vite, palizzamento del pomodoro in serra, scelta di sesti d’impianto che favoriscano la circolazione d’aria. L’obiettivo è ridurre i tempi di asciugatura dopo pioggia o irrigazione e diminuire l’umidità relativa all’interno della vegetazione.
- Asportazione e distruzione dei residui colturali: i tessuti necrotici lasciati in campo sono la principale fonte di inoculo per la stagione successiva. La trinciatura e l’interramento dei residui accelerano la mineralizzazione e riducono la sopravvivenza degli sclerozi.
- Irrigazione razionale: privilegiare manichette gocciolanti rispetto all’aspersione, soprattutto in fase di maturazione. Su fragola e ortive da foglia è preferibile programmare l’irrigazione nelle ore del mattino in modo che le piante asciughino prima della notte.
- Concimazione bilanciata: evitare gli eccessi di azoto ammoniacale e nitrico, integrare con calcio, magnesio, potassio e boro per rinforzare la parete cellulare. Visita la categoria concimi Agrimag per le formulazioni adatte alle varie fasi fenologiche.
- Scelta varietale: dove disponibili, selezionare cultivar con grappoli o frutti meno compatti e con buccia più resistente alla cavillatura.
Su vite la defogliazione precoce in pre-fioritura, applicata su uno o due lati della parete vegetativa, ha mostrato in numerose sperimentazioni del CREA una riduzione significativa della botrite del grappolo, con effetti positivi anche sull’accumulo di antociani e zuccheri. Su fragola in tunnel l’adozione di ventilatori orizzontali sopra la vegetazione abbatte l’umidità superficiale e contribuisce a contenere il marciume grigio.
Difesa biologica e biocontrollo della botrite
Il biocontrollo della botrite ha conosciuto negli ultimi dieci anni un’evoluzione importante, con il consolidamento di principi attivi microbiologici registrati in Italia per le principali colture sensibili. La logica del biocontrollo è competitiva e antagonistica: organismi non patogeni colonizzano i siti di infezione (fiori, ferite, tessuti senescenti) prima che il fungo possa stabilirsi, sottraendogli nicchia e nutrienti.
Microrganismi antagonisti
I principali agenti di biocontrollo registrati o in fase di registrazione contro la botrite sono Trichoderma harzianum e T. atroviride, Bacillus subtilis e B. amyloliquefaciens, Aureobasidium pullulans e Pythium oligandrum. L’efficacia in pieno campo dipende fortemente dal corretto posizionamento: i biofungicidi vanno applicati in modo preventivo durante le fasi di rischio (fioritura, post-grandinata, pre-chiusura grappolo) e ripetuti con cadenza ravvicinata in funzione della pressione di malattia.
Sostanze di base e prodotti per l’agricoltura biologica
Rientrano nella difesa ammessa in regime biologico anche alcune sostanze di base ai sensi del Reg. UE 2018/848, come bicarbonato di sodio, lecitina vegetale, equiseto, salicilato di calcio. La loro efficacia è spesso parziale ma diventa significativa in strategia integrata con biocontrollo microbiologico e gestione agronomica. Approfondisci la difesa biologica nel catalogo biologico Agrimag.
Induttori di resistenza e biostimolanti
Una linea di intervento di crescente interesse riguarda l’uso di induttori di resistenza che attivano le difese naturali della pianta (Systemic Acquired Resistance e Induced Systemic Resistance). La linea SKL di Spagro Srl mette a disposizione formulati a base di calcio, boro e silicio che, oltre al ruolo nutrizionale, contribuiscono a rinforzare la cuticola e la parete cellulare riducendo la suscettibilità all’infezione fungina. Il SKL Calcio Complex AHA e il SKL Boro Complex sono comunemente inseriti nei programmi di nutrizione di precisione su vite, fragola e pomodoro, posizionati nelle fasi fenologiche critiche.
Difesa chimica contro la botrite: principi attivi e gestione resistenze
Quando la pressione di malattia è elevata o il valore della coltura non consente perdite, la difesa chimica resta uno strumento decisivo. I principi attivi registrati contro Botrytis cinerea appartengono a diverse classi chimiche con meccanismi di azione differenti, e la corretta rotazione è essenziale per evitare la selezione di ceppi resistenti che ne comprometterebbe l’efficacia a lungo termine.
Le principali famiglie di fungicidi anti-botrite e i relativi codici FRAC sono:
- Anilinopirimidine (FRAC 9): pirimetanil, ciprodinil, mepanipirim. Buon profilo anti-botrite ma rischio di resistenza medio-alto se utilizzati ripetutamente.
- Idrossianilidi (FRAC 17): fenexamide. Selettivo, ottimo profilo eco-tossicologico, indicato in viticoltura nelle fasi a residuo controllato.
- Fenilpirroli (FRAC 12): fludioxonil. Spesso utilizzato in miscela con ciprodinil per ampliare lo spettro e gestire il rischio di resistenza.
- SDHI (FRAC 7): boscalid, fluopiram, fluxapiroxad, isofetamid. Famiglia in crescita, da gestire con rotazione attenta data l’ampiezza di utilizzo anche su altri patogeni.
- QoI / strobilurine (FRAC 11): di limitato impiego specifico su botrite per via dei livelli di resistenza diffusa, restano talvolta utili in miscela.
- Ditiocarbammati: in fase di progressiva revoca o riduzione degli usi a livello UE, da verificare sempre lo status normativo aggiornato.
La regola pratica per la gestione delle resistenze prevede: non utilizzare più di due interventi consecutivi con lo stesso codice FRAC; alternare con principi attivi a meccanismo d’azione differente; integrare con biofungicidi nei timing di basso rischio; rispettare scrupolosamente le dosi di etichetta e i tempi di carenza. La normativa di riferimento è il D.Lgs. 150/2012 sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, che impone l’adozione dei principi della difesa integrata obbligatoria.
Tutti i fungicidi vanno impiegati esclusivamente in conformità con quanto riportato in etichetta, nel rispetto delle dosi, dei tempi di rientro, dei tempi di carenza e dei vincoli di smaltimento delle confezioni. Il servizio tecnico Agrimag fornisce supporto sulla scelta del principio attivo più coerente con la coltura, lo stadio fenologico e la sensibilità del patogeno locale.
Nutrizione equilibrata come strumento di difesa contro la botrite
La nutrizione equilibrata è un capitolo della difesa fitosanitaria spesso sottovalutato. Piante con tessuti ben lignificati, pareti cellulari rinforzate da calcio e boro, equilibrio osmotico stabile grazie a potassio adeguato sono significativamente meno suscettibili alla botrite rispetto a piante in eccesso di azoto o in carenza di microelementi. La sensibilità del tessuto a Botrytis cinerea dipende infatti in larga misura dallo stato fisiologico e dalla composizione della parete cellulare.
Gli interventi nutrizionali più efficaci nel ridurre l’impatto della botrite sono:
- Calcio: rinforza la lamella mediana e la parete cellulare, riducendo la fragilità del frutto e la cavillatura. Applicato per via fogliare nelle fasi di accrescimento del frutto migliora la conservabilità post-raccolta.
- Boro: cofattore essenziale per la sintesi delle pareti cellulari e per la stabilità delle membrane. Carenze marcate aumentano sensibilità a botrite e marciumi secondari.
- Potassio: regola l’equilibrio idrico e la chiusura stomatica, migliora lo spessore della cuticola e la qualità commerciale di uve, fragole e pomodori.
- Silicio: contribuisce alla formazione di una barriera meccanica nei tessuti epidermici e induce l’espressione di geni di difesa.
- Microelementi (Mn, Zn, Cu): cofattori di enzimi coinvolti nei pathway di difesa della pianta.
La linea SKL distribuita da Agrimag include SKL Protein Top (idrolizzato proteico biostimolante per ridurre lo stress in fioritura e maturazione), SKL Calcio Complex AHA (calcio con acidi alfa-idrossiacidi per favorire l’assorbimento), SKL Boro Complex (boro complessato per applicazione fogliare in pre-fioritura) e SKL Base Gold (ammendante organico di fondo per migliorare la struttura del suolo). I dosaggi e i tempi di impiego vanno definiti caso per caso secondo etichetta e in base alle condizioni standard di impiego della coltura.
Per chi desidera un approccio basato sui dati, il Decision Support System Agrimag DSS sviluppato da Spagro Srl Milano integra analisi del suolo, monitoraggio fenologico e dati meteo locali per costruire piani di nutrizione personalizzati. Approfondisci il sistema sulla pagina Agrimag DSS o richiedi una consulenza tecnica agronomica gratuita per la tua azienda.
Domande frequenti sulla botrite
Cosa è la botrite delle piante e perché viene chiamata muffa grigia?
La botrite è una malattia fungina causata da Botrytis cinerea, ascomicete polifago che colpisce oltre 200 specie vegetali. Il nome comune muffa grigia deriva dal caratteristico micelio cinereo che si forma sui tessuti colpiti, costituito da conidiofori ramificati che producono enormi quantità di conidi. La malattia interessa fiori, foglie, fusti e soprattutto frutti in maturazione, manifestandosi con marciumi molli ricoperti dal feltro grigio sporulante. È una delle patologie più comuni in vigneti, frutteti, orticole da serra e da campo aperto, con perdite economiche rilevanti se non gestita correttamente.
Come si combatte la botrite in modo efficace?
La difesa efficace contro la botrite si basa sull’integrazione di più strumenti: prevenzione agronomica (gestione della chioma, irrigazione razionale, asportazione residui), biocontrollo con microrganismi antagonisti come Trichoderma e Bacillus, nutrizione equilibrata con apporto adeguato di calcio, boro e potassio, e fungicidi sintetici utilizzati in rotazione secondo i codici FRAC per evitare resistenze. Nessun singolo strumento è sufficiente in condizioni di alta pressione: la strategia integrata, programmata con il supporto di un DSS, consente di ridurre il numero di interventi mantenendo l’efficacia complessiva.
Quali sono i sintomi della botrite sull’uva?
Sulla vite la botrite del grappolo si manifesta con imbrunimento e rammollimento degli acini, comparsa del caratteristico feltro grigio sporulante e in fase avanzata disgregazione del grappolo con percolazione di succo. I sintomi iniziano spesso da acini feriti per cavillatura, attacchi di tignola o oidio, e si diffondono rapidamente in condizioni di umidità elevata. Le cultivar a grappolo compatto come Pinot grigio, Sangiovese e Garganega sono particolarmente sensibili. Va distinto il marciume volgare patologico dalla cosiddetta muffa nobile, fenomeno controllato che interessa specifiche produzioni enologiche.
La botrite si può curare con rimedi naturali?
Esistono diverse soluzioni di difesa naturale contro la botrite, ma vanno applicate in modo preventivo e integrato. I biofungicidi a base di Bacillus subtilis, Trichoderma harzianum e Aureobasidium pullulans sono registrati per la difesa biologica e mostrano buona efficacia se posizionati prima dell’infezione. Le sostanze di base ammesse dal Reg. UE 2018/848 (bicarbonato di sodio, equiseto, lecitina) possono integrare la strategia. Anche minerali come gel di silice, zeolite e bentonite vengono impiegati per modificare il microclima e ridurre l’umidità superficiale. In condizioni di alta pressione di malattia i rimedi naturali da soli possono però risultare insufficienti.
Quando trattare contro la botrite della vite e della fragola?
Il posizionamento dei trattamenti contro la botrite segue le fasi fenologiche critiche dell’ospite. Su vite gli interventi tradizionali sono: A (fine fioritura), B (pre-chiusura grappolo), C (invaiatura) e D (pre-raccolta), modulati in funzione del rischio reale segnalato dai modelli previsionali. Su fragola la finestra critica copre l’intera fase di fioritura ed estende fino a raccolta, con interventi cadenzati secondo il modello epidemiologico locale. L’uso di un Decision Support System come Agrimag DSS permette di evitare trattamenti calendariali superflui e concentrare gli interventi nei momenti di reale rischio epidemico.
Agrimag: catalogo, supporto tecnico e consegna nazionale
Agrimag accompagna l’agricoltore nella scelta degli strumenti più coerenti per la difesa dalla botrite, dalla nutrizione equilibrata alla difesa fitosanitaria fino al monitoraggio fenologico. Il catalogo include la linea SKL di concimi professionali, biostimolanti, induttori di resistenza, sostanze di base ammesse in biologico e prodotti fitosanitari di sintesi distribuiti per le principali coltivazioni italiane. Per quantitativi professionali è possibile concordare la spedizione su bancale in tutta Italia. Il Decision Support System Agrimag DSS, sviluppato da Spagro Srl Milano, supporta le decisioni di campo con modelli previsionali calibrati sulle specifiche colture. Per ogni necessità tecnica è attivo il servizio di consulenza agronomica gratuita.





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