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Piante e colture

Semina piselli: quando seminare, come coltivare e raccogliere

MMaximilian854 Settembre 2024 · 12 min di lettura
Semina piselli: quando seminare, come coltivare e raccogliere

La semina piselli viene quasi sempre programmata guardando il freddo: si aspetta che passi l’inverno, si teme la gelata, si rimanda a primavera inoltrata. È l’impostazione che produce i raccolti peggiori. Il pisello è una leguminosa microterma: germina già a cinque gradi e vegeta bene fra dieci e diciotto, ma sopra i venticinque in fioritura aborta i fiori e svuota i baccelli. La data di semina non si calcola a partire dal freddo, si calcola a ritroso dal caldo.

Da questa inversione discende tutto il calendario. Nelle regioni meridionali e insulari, dove le temperature superano i venticinque gradi già a maggio, la semina piselli va anticipata all’autunno o al primo inverno, fra ottobre e dicembre, perché una semina di marzo porterebbe la fioritura in piena ondata di calore. Nelle regioni settentrionali, dove i geli invernali sono più severi e la primavera è più lunga, la finestra corretta è fine inverno, fra febbraio e marzo.

Il secondo errore riguarda la concimazione. Il pisello è una leguminosa e fissa l’azoto atmosferico in simbiosi con i batteri del genere Rhizobium: concimarlo con azoto non solo è inutile, è controproducente, perché la pianta che trova azoto minerale disponibile smette di investire nella nodulazione. Questa guida affronta la semina piselli e l’intero ciclo colturale con criterio agronomico, dalla scelta varietale alla raccolta.

Semina piselli: tipologie da scegliere prima di seminare

Pisum sativum è una leguminosa annuale a ciclo breve, originaria del Vicino Oriente e coltivata in Europa da millenni. Ha fusto cavo e gracile, foglie composte con le foglioline apicali trasformate in viticci, stipole ampie e fotosinteticamente attive, e fiori papilionacei bianchi o violacei, tipicamente autogami: l’autofecondazione avviene a fiore ancora chiuso, ed è il motivo per cui le varietà si mantengono pure in orto anche coltivandone più di una.

Le tipologie coltivate sono tre e vanno distinte prima di procedere con la semina piselli, perché cambiano epoca di raccolta e destinazione.

I piselli da sgranare hanno baccello con endocarpo pergamenaceo non commestibile e si raccolgono per il seme. Si suddividono in varietà a seme liscio, più rustiche e resistenti al freddo, adatte alle semine autunnali, e a seme rugoso, più dolci e più delicate, adatte alle semine di fine inverno.

Le taccole, o piselli mangiatutto, hanno baccello privo di pergamena e si raccolgono interi, quando i semi sono ancora appena accennati. Il ciclo è più breve e la resa in peso commerciabile più alta.

I piselli tipo sugar snap hanno baccello carnoso e croccante che si consuma intero anche con i semi sviluppati: sono un compromesso fra le due categorie precedenti.

Trasversalmente, le varietà si distinguono in nane, che restano entro i cinquanta-sessanta centimetri e non richiedono sostegni, e rampicanti o mezzo-rampicanti, che superano il metro e mezzo e necessitano di rete o frasche.

Quando fare la semina piselli: il calcolo a ritroso

La regola operativa che risolve il problema del periodo di semina dei piselli è semplice: si stabilisce quando nella propria zona si superano stabilmente i venticinque gradi, si contano indietro i giorni del ciclo varietale, che vanno da settanta a centoventi secondo la varietà e l’andamento, e si ottiene la data limite per la semina piselli.

Applicando questo criterio si ottiene il calendario reale. Nel Sud e nelle isole la semina piselli si esegue da ottobre a dicembre, in pieno campo, con raccolta fra marzo e maggio: le piante superano l’inverno allo stadio di rosetta e ripartono con l’allungamento delle giornate. Nel Centro sono possibili entrambe le vie, con semina autunnale nelle zone costiere e di fine inverno nelle zone interne. Al Nord la semina si concentra fra febbraio e marzo, non appena il terreno è lavorabile, con eventuale anticipo sotto tunnel freddo; la semina autunnale è praticabile solo in situazioni riparate e con varietà a seme liscio.

Nella semina piselli la resistenza al freddo della pianta è buona: sopporta gelate fino a circa meno cinque o meno sei gradi allo stadio vegetativo, con differenze fra varietà. Il punto critico non è la pianta ma la fioritura: un fiore o un baccello giovane esposto a una gelata tardiva è perduto. Il tema dell’anticipo delle semine invernali è trattato anche nelle guide su semina delle fave a novembre e cosa seminare a novembre, e l’approfondimento specifico è nella scheda su quando seminare i piselli.

Semina piselli: preparazione del terreno e tecnica

Il pisello preferisce terreni di medio impasto, freschi, ben drenati, con pH fra 6,0 e 7,5. Non tollera il ristagno, che nelle semine autunnali è il principale fattore di fallimento: su suoli pesanti la semina va eseguita su prose rialzate o baulate. Sui terreni argillosi valgono le indicazioni della guida sul terreno argilloso.

La semina piselli si esegue sempre direttamente a dimora. È un punto su cui insistere: la radice del pisello è fittonante e mal sopporta la manipolazione, quindi il trapianto da alveolo penalizza sempre lo sviluppo. Quando si vuole anticipare, si usano contenitori profondi e si trapianta molto giovane, con il pane di terra integro.

La profondità della semina piselli è di tre-cinque centimetri, maggiore nelle semine autunnali e sui terreni sciolti. Le distanze dipendono dal portamento: per le varietà nane si semina a postarella con due-tre semi ogni quindici-venti centimetri sulla fila e quaranta-cinquanta centimetri fra le file; per le rampicanti si adottano file binate ai lati della rete di sostegno, con trenta-quaranta centimetri fra le due file e ottanta-cento fra le coppie.

Il sostegno va predisposto prima o subito dopo la semina, non quando le piante sono già allungate: i viticci devono trovare l’appoggio nel momento in cui lo cercano, altrimenti le piante si aggrovigliano fra loro e restano coricate, con perdita di illuminazione e aumento dei marciumi.

Semina piselli e concimazione: perché non si usa azoto

Il pisello stabilisce una simbiosi con batteri azotofissatori del genere Rhizobium, che colonizzano le radici formando i noduli visibili come piccoli rigonfiamenti rosati. All’interno dei noduli l’azoto atmosferico viene ridotto e reso disponibile alla pianta.

La conseguenza pratica è netta e viene ignorata con grande regolarità: un apporto azotato disponibile deprime la nodulazione, perché la pianta, trovando azoto già pronto, riduce l’investimento energetico nella simbiosi. Il risultato è vegetazione abbondante, tenera, più esposta a oidio e afidi, e una fioritura ritardata.

Nella semina piselli la concimazione corretta è di fondo e riguarda fosforo e potassio, che sostengono radicazione e riempimento del baccello, più il calcio dove il suolo è povero. In terreni con storico assente di leguminose l’inoculo di rizobi specifici al momento della semina migliora sensibilmente la nodulazione. Le linee di riferimento sono nelle categorie concimi ad alto contenuto di fosforo, concimi ad alto contenuto di potassio e concimi organici, con il quadro generale nella guida su che cosa si intende per concime. Nella linea SKL la fase di riempimento è coperta dai formulati ad alto titolo di potassio, mentre Boro Complex sostiene l’allegagione nelle primavere con sbalzi termici.

C’è un corollario che vale la pena sfruttare: la coltura lascia nel terreno azoto residuo e migliora la struttura grazie all’apparato radicale. Il pisello è quindi un’ottima precessione per le colture esigenti in azoto, cavoli, cucurbitacee e mais in particolare, e i residui vanno trinciati e interrati anziché asportati.

Dopo la semina piselli: irrigazione e gestione del ciclo

Dopo la semina piselli autunnale o di fine inverno il fabbisogno idrico è in gran parte coperto dalle piogge, e si interviene solo nelle annate anomale. Le due fasi in cui l’acqua è determinante sono la fioritura e il riempimento del baccello: uno stress idrico in questi momenti provoca cascola dei fiori e baccelli con semi piccoli e irregolari.

Il metodo va scelto con attenzione. L’aspersione bagna la vegetazione e favorisce peronospora, oidio e marciumi in una coltura già molto sensibile all’umidità della chioma; la manichetta a goccia è nettamente preferibile. Le logiche generali sono nella guida su irrigazione.

La rincalzatura alla base delle piante nelle prime fasi migliora l’ancoraggio e riduce il coricamento, mentre una pacciamatura leggera contiene le infestanti nelle prime settimane, quando il pisello è poco competitivo, come spiegato nella scheda sulla pacciamatura.

Avversità del pisello dopo la semina

Nelle settimane successive alla semina piselli il quadro sanitario è dominato dalle malattie dell’apparato radicale e dai fitofagi che colpiscono il seme in formazione.

Il mal del piede e la rotazione

Il complesso del mal del piede, sostenuto da Fusarium, Rhizoctonia, Pythium e Aphanomyces, provoca imbrunimenti del colletto, deperimento e morte delle piante in chiazze. È un problema di terreno e la difesa è quasi interamente preventiva: drenaggio, semina su prose rialzate, evitare investimenti troppo fitti e soprattutto rotazione lunga, di quattro-cinque anni, senza altre leguminose. Far seguire piselli a fave, fagioli, ceci o lenticchie sullo stesso appezzamento è il modo più efficace per accumulare inoculo. Le indicazioni sulle altre leguminose sono nelle guide su fagioli e fagiolini.

Oidio e peronospora

L’oidio compare tipicamente nella fase finale del ciclo, con l’aumento delle temperature e forti escursioni termiche, e si manifesta come feltro biancastro sulle foglie e sugli steli. Poiché arriva a fine ciclo, spesso non richiede interventi se la raccolta è vicina, e resta invece un argomento a favore delle semine anticipate, che chiudono il ciclo prima. Le strategie generali sono descritte nella scheda su oidio e i mezzi tecnici nelle categorie fungicidi ammessi in biologico e corroboranti.

La peronospora del pisello si sviluppa invece con clima fresco e umido e colpisce le semine più precoci, con macchie clorotiche sulla pagina superiore e muffa grigio-violacea su quella inferiore.

Afide del pisello e tonchio

L’afide del pisello, Acyrthosiphon pisum, colonizza gli apici in primavera provocando deformazioni e arresto dell’accrescimento, ma il danno principale è indiretto, perché è vettore di virosi. Va monitorato dall’inizio della fioritura. Le strategie sono raccolte nelle schede afidi e rimedi naturali e controllo con predatori, e le formulazioni nelle categorie insetticidi ammessi in biologico e monitoraggio.

Il tonchio del pisello, Bruchus pisorum, depone le uova sui baccelli giovani e la larva si sviluppa dentro il seme: il danno si scopre a raccolta avvenuta, o peggio l’anno successivo quando i semi conservati risultano forati. Sulle produzioni destinate alla semina conviene conservare il seme in freezer per alcuni giorni, operazione che azzera gli stadi svernanti.

Raccolta: una finestra stretta che parte dalla semina piselli

Il momento di raccolta dipende dalla tipologia scelta al momento della semina piselli. Le taccole si raccolgono quando il baccello è lungo e piatto e i semi sono appena percepibili al tatto; i piselli da sgranare quando il baccello è pieno e turgido ma ancora di un verde vivo, prima che la superficie diventi opaca e la punta ingiallisca; i sugar snap quando il baccello è carnoso e croccante.

La raccolta è scalare e procede dal basso verso l’alto, seguendo la fioritura, e va eseguita ogni due-tre giorni. Come nel fagiolino, lasciare maturare i baccelli sulla pianta segnala la conclusione del ciclo riproduttivo e riduce la formazione di nuovi fiori.

C’è infine un fatto poco noto e molto rilevante per la qualità. Nel pisello da sgranare gli zuccheri iniziano a convertirsi in amido immediatamente dopo il distacco, con una velocità che a temperatura ambiente è dell’ordine di alcune ore. È la ragione per cui il pisello dell’orto ha un sapore che il prodotto fresco del banco non raggiunge mai, e la ragione per cui l’industria surgela entro poche ore dalla raccolta. Chi coltiva in orto dovrebbe sgranare e consumare o congelare in giornata: qualsiasi attesa è una perdita netta di dolcezza.

Errori ricorrenti nella semina piselli

Il primo è una semina piselli troppo tardiva, che porta la fioritura sotto il caldo. Il secondo è la concimazione azotata, che deprime la nodulazione e favorisce le fungine. Il terzo è il trapianto da alveolo, penalizzante per un apparato fittonante. Il quarto è la posa tardiva dei sostegni. Il quinto è la rotazione stretta con altre leguminose. Il sesto è la raccolta diradata nel tempo, che riduce sia la qualità sia la produzione complessiva.

Riferimenti

Per le linee tecniche sulle leguminose da granella e da orto e per la difesa integrata il riferimento è il CREA; i dati mondiali di produzione sono pubblicati dalla FAO; la normativa europea sui prodotti fitosanitari e sui limiti massimi di residuo è consultabile su EUR-Lex.

Domande frequenti sulla semina piselli

Quando si seminano i piselli in Italia?

La data non si calcola a partire dal freddo ma a ritroso dal caldo, perché il pisello è microterma: germina a cinque gradi, vegeta bene fra dieci e diciotto, ma sopra i venticinque in fioritura aborta i fiori e svuota i baccelli. Si stabilisce quando nella propria zona si superano stabilmente i venticinque gradi, si contano indietro i giorni del ciclo varietale, da settanta a centoventi, e si ottiene la data limite. In pratica al Sud e nelle isole la semina piselli si esegue da ottobre a dicembre, con raccolta fra marzo e maggio; al Centro sono possibili sia la semina autunnale sulla costa sia quella di fine inverno nelle zone interne; al Nord ci si concentra fra febbraio e marzo, appena il terreno è lavorabile.

I piselli si concimano con l’azoto?

No, ed è l’errore più diffuso. Il pisello stabilisce una simbiosi con batteri azotofissatori del genere Rhizobium che colonizzano le radici formando noduli visibili come piccoli rigonfiamenti rosati, all’interno dei quali l’azoto atmosferico viene reso disponibile alla pianta. Un apporto azotato prontamente disponibile deprime la nodulazione, perché la pianta trovando azoto già pronto riduce l’investimento nella simbiosi: il risultato è vegetazione abbondante e tenera, più esposta a oidio e afidi, con fioritura ritardata. La concimazione corretta è di fondo e riguarda fosforo e potassio, che sostengono radicazione e riempimento del baccello. Dove non si sono mai coltivate leguminose, l’inoculo di rizobi specifici alla semina migliora sensibilmente la nodulazione.

Si possono trapiantare i piselli o vanno seminati a dimora?

Vanno seminati direttamente a dimora. La radice del pisello è fittonante e mal sopporta la manipolazione, quindi il trapianto da alveolo penalizza sempre lo sviluppo successivo e ritarda l’entrata in produzione. Quando si vuole anticipare la coltura in zone fredde, si usano contenitori profondi anziché alveoli piccoli e si trapianta molto giovane, mantenendo il pane di terra perfettamente integro. La profondità di semina è di tre-cinque centimetri, maggiore nelle semine autunnali e sui terreni sciolti. Va inoltre ricordato che il sostegno per le varietà rampicanti si predispone prima o subito dopo la semina, non quando le piante sono già allungate, perché i viticci devono trovare l’appoggio nel momento in cui lo cercano.

Ogni quanto si raccolgono i piselli e perché conviene consumarli subito?

La raccolta è scalare, procede dal basso verso l’alto seguendo la fioritura e va eseguita ogni due-tre giorni: lasciare maturare i baccelli sulla pianta segnala la conclusione del ciclo riproduttivo e riduce la formazione di nuovi fiori, con perdita di produzione complessiva. Sul consumo c’è un fatto poco noto e molto rilevante: nel pisello da sgranare gli zuccheri iniziano a convertirsi in amido immediatamente dopo il distacco, con una velocità che a temperatura ambiente è dell’ordine di alcune ore. È il motivo per cui il pisello dell’orto ha un sapore che il prodotto del banco non raggiunge, e per cui l’industria surgela entro poche ore. Conviene quindi sgranare e consumare o congelare in giornata.

Quali sono le malattie più frequenti dei piselli e come si prevengono?

Il problema principale è il complesso del mal del piede, sostenuto da Fusarium, Rhizoctonia, Pythium e Aphanomyces, che provoca imbrunimenti del colletto, deperimento e morte delle piante in chiazze. È un problema di terreno e la difesa è quasi interamente preventiva: drenaggio, semina su prose rialzate, investimenti non troppo fitti e soprattutto rotazione lunga di quattro-cinque anni senza altre leguminose, perché far seguire i piselli a fave, fagioli, ceci o lenticchie accumula inoculo. Seguono l’oidio, che compare a fine ciclo con l’aumento delle temperature ed è un argomento a favore delle semine anticipate, e la peronospora del pisello, favorita da clima fresco e umido sulle semine più precoci.

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MScritto daMaximilian85 Dubbi? Chiedi a un tecnico

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