Concime: che cos’è, tipi e come si sceglie

Pubblicato il 15 Gennaio 2025

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Da Massimiliano Dal Pra

Nel linguaggio quotidiano si chiama concime qualsiasi cosa si dia alle piante per farle crescere meglio, dal letame al fondo di caffè. La normativa però è molto più precisa, e la distinzione ha conseguenze pratiche su cosa si acquista e su cosa ci si può ragionevolmente aspettare. Un concime è un prodotto la cui funzione principale è apportare alle piante uno o più elementi nutritivi in forma disponibile, e che per questo dichiara in etichetta i titoli garantiti degli elementi contenuti.

Se un prodotto non dichiara titoli, o se il suo effetto principale è migliorare la struttura del suolo anziché nutrire, allora non è un concime ma qualcos’altro: un ammendante, un correttivo o un biostimolante. Confondere le categorie è la ragione per cui molti acquisti deludono le aspettative.

Questa guida chiarisce che cosa si intende per concime secondo il quadro normativo vigente, quali elementi nutritivi esistono e a cosa servono, come si classificano i concimi minerali, organici e organo-minerali, come si legge l’etichetta e come si sceglie il prodotto giusto in funzione di coltura, terreno e sistema di distribuzione.

Che cosa si intende per concime

Un concime è un fertilizzante la cui funzione principale è fornire elementi nutritivi alle piante. La definizione oggi di riferimento è quella del Regolamento UE 2019/1009 sui prodotti fertilizzanti, che ha armonizzato la materia a livello europeo; sul piano nazionale resta applicabile il D.Lgs. 75/2010, che disciplina i fertilizzanti immessi sul mercato italiano e stabilisce le denominazioni ammesse e i titoli minimi.

Il punto che qualifica un concime è proprio questo: il titolo dichiarato. Ogni concime deve indicare in etichetta la percentuale in peso di ciascun elemento nutritivo, e quel valore è garantito e verificabile con controlli analitici. È la differenza sostanziale rispetto a un prodotto generico o a una preparazione casalinga, il cui contenuto è ignoto e variabile.

Il termine fertilizzante è più ampio di concime e comprende quattro famiglie: i concimi in senso stretto, gli ammendanti, i correttivi e i prodotti a effetto specifico come i biostimolanti e gli inibitori. Quando si dice concime si sta quindi indicando una sola di queste famiglie.

Concime, ammendante, correttivo e biostimolante

La distinzione è funzionale e vale la pena fissarla bene.

Il concime nutre. Apporta azoto, fosforo, potassio, mesoelementi o microelementi in forme che la pianta può assorbire, e il suo effetto si misura sulla crescita e sulla produzione.

L’ammendante migliora il suolo. Compost, letame maturo, torba e materiali analoghi agiscono sulla struttura, sulla porosità, sulla capacità di ritenzione idrica e sull’attività biologica del terreno. Apportano anche nutrienti, ma in quantità modeste e con cessione lenta: il loro valore è agronomico prima che nutrizionale.

Il correttivo modifica la reazione del suolo. I calcari e i dolomitici alzano il pH nei terreni acidi, mentre lo zolfo elementare e i solfati acidificanti lo abbassano nei terreni alcalini. Non nutrono: correggono una condizione chimica che impedisce ai nutrienti già presenti di essere assorbiti.

Il biostimolante non nutre e non corregge: agisce sui processi fisiologici della pianta migliorandone l’efficienza nell’uso dei nutrienti, la tolleranza agli stress abiotici o le caratteristiche qualitative della produzione. Rientrano in questa famiglia gli estratti di alghe, gli idrolizzati proteici, gli acidi umici e fulvici e i microrganismi utili.

Sul sito queste famiglie sono separate nelle categorie concimi, concimi organici, biostimolanti e prodotti per il suolo.

Gli elementi nutritivi contenuti in un concime

Gli elementi che le piante assorbono dal suolo si distinguono in base alla quantità richiesta, non alla loro importanza: una carenza di un microelemento blocca la produzione esattamente come una carenza di azoto.

I macroelementi principali sono tre. L’azoto è il motore della crescita vegetativa e costituisce amminoacidi, proteine e clorofilla. Il fosforo interviene nel trasferimento di energia, nello sviluppo radicale e nella fioritura. Il potassio regola l’apertura stomatica e l’equilibrio idrico, favorisce la traslocazione degli zuccheri e determina in larga misura la qualità del prodotto raccolto.

I macroelementi secondari, o mesoelementi, sono calcio, magnesio e zolfo. Il calcio dà rigidità alle pareti cellulari e la sua mancanza localizzata provoca fisiopatie ben note come il marciume apicale del pomodoro e il tip-burn delle lattughe. Il magnesio è l’atomo centrale della molecola di clorofilla. Lo zolfo entra negli amminoacidi solforati ed è oggi più limitante che in passato, perché le deposizioni atmosferiche si sono ridotte.

I microelementi sono ferro, manganese, zinco, rame, boro, molibdeno e cloro. Servono in quantità minime ma sono indispensabili: il ferro per la sintesi della clorofilla, il boro per la germinazione del polline e la fecondazione, il molibdeno come cofattore della nitrogenasi nelle leguminose, lo zinco per la sintesi degli ormoni di crescita. Nei terreni calcarei e alcalini, molto diffusi nel Sud Italia, ferro, zinco e manganese risultano poco disponibili anche quando sono presenti nel suolo: la soluzione non è aumentare la dose ma ricorrere alle forme chelate, come il ferro EDDHA, o all’applicazione fogliare. La gamma è raccolta nelle categorie concimi a base di ferro e microelementi complessati.

I tipi di concimi: minerali, organici e organo-minerali

I concimi minerali, chiamati anche concimi chimici per agricoltura, contengono gli elementi in forma inorganica, generalmente ad alta concentrazione e a pronta disponibilità. Si suddividono in semplici, quando apportano un solo elemento principale, come urea, nitrato ammonico, perfosfato, solfato di potassio e nitrato di potassio, e in composti o complessi, quando ne apportano due o tre, come gli NPK. Il vantaggio è la precisione: si sa esattamente quanto si sta distribuendo e in quale forma. Lo svantaggio è che non apportano sostanza organica e che, se mal gestiti, si prestano a perdite per lisciviazione o volatilizzazione.

I concimi organici derivano da matrici di origine vegetale o animale, come i borlande, gli idrolizzati proteici, il sangue secco, la farina di ossa, il pellettato di letame. Cedono gli elementi in modo graduale, attraverso la mineralizzazione operata dai microrganismi del suolo, e apportano contemporaneamente carbonio organico. Il titolo è più basso e l’effetto meno immediato, ma il beneficio sul terreno si accumula negli anni.

I concimi organo-minerali combinano le due matrici: la quota minerale garantisce la disponibilità iniziale, la quota organica sostiene la nutrizione nel tempo e migliora l’efficienza dell’assorbimento. Sono una soluzione di compromesso spesso adatta alle colture arboree.

Una menzione a parte meritano i concimi a cessione controllata, in cui il granulo è rivestito da una membrana che rallenta il rilascio in funzione di temperatura e umidità. Riducono le perdite e il numero di passaggi, a fronte di un costo per unità di elemento superiore.

Come si legge l’etichetta di un concime

L’etichetta è il documento tecnico che consente il confronto fra prodotti, e va letta in quattro punti.

Il primo è la denominazione di legge, che indica la tipologia esatta del prodotto e non è il nome commerciale. Il secondo è il titolo, cioè la sequenza di numeri come 20-20-20 oppure 8-24-24, che esprime nell’ordine le percentuali di azoto totale, anidride fosforica e ossido di potassio. Un sacco da venticinque chilogrammi di un 20-20-20 contiene quindi cinque chilogrammi di azoto, e non venti.

Il terzo punto sono le forme degli elementi, che l’etichetta specifica sotto il titolo. L’azoto può essere nitrico, a pronta disponibilità e mobile nel suolo, ammoniacale, trattenuto dal complesso di scambio, o ureico, che deve essere idrolizzato prima di diventare assimilabile. Il fosforo può essere solubile in acqua o solubile in citrato ammonico, con disponibilità molto diverse nei terreni calcarei. Questa parte dell’etichetta è quella che distingue un acquisto consapevole da uno fatto solo sul prezzo.

Il quarto punto sono le prescrizioni e i limiti: solubilità, presenza di cloro, contenuto in sodio, eventuali limitazioni d’uso e l’idoneità all’impiego in agricoltura biologica, che deve essere esplicitamente dichiarata secondo il Reg. UE 2018/848.

Concimi solidi, liquidi e idrosolubili

La forma fisica non è un dettaglio commerciale: determina come e quando il prodotto può essere impiegato.

I concimi granulari solidi si distribuiscono al suolo con spandiconcime e sono la scelta per le concimazioni di fondo e per gli apporti di base in pieno campo. Richiedono acqua, di pioggia o di irrigazione, per solubilizzarsi e raggiungere le radici: distribuiti in asciutta assoluta restano inerti in superficie.

I concimi idrosolubili sono studiati per la fertirrigazione. Devono sciogliersi completamente e lasciare un residuo minimo, per non intasare filtri e gocciolatori. Consentono di frazionare gli apporti seguendo la curva di assorbimento della coltura e di cambiare l’equilibrio NPK lungo il ciclo. Nella linea SKL rientrano in questa categoria gli NPK HydroBlend, il fosfato monopotassico MKP 52-34, l’urea fosfata Up 18-44 e i microelementi complessati; il catalogo è nella sezione fertirrigazione.

I concimi fogliari sono formulati per essere assorbiti direttamente dalla lamina fogliare. Non sostituiscono la nutrizione radicale, perché le quantità in gioco sono limitate, ma sono lo strumento più rapido ed efficace per correggere carenze di microelementi e per intervenire in fasi fenologiche critiche, come la pre-fioritura. Si trovano nella categoria concimi fogliari.

Come scegliere il concime giusto

La scelta si costruisce in quattro passaggi, nell’ordine.

Il primo è conoscere il terreno. L’analisi restituisce pH, calcare attivo, sostanza organica, dotazione dei principali elementi, capacità di scambio cationico e rapporti fra i cationi. Senza questo dato ogni scelta è una scommessa. Nei terreni alcalini, per esempio, sono da preferire concimi a reazione acidificante e forme chelate dei microelementi; in quelli acidi si valuta prima un correttivo calcareo.

Il secondo è conoscere la coltura e la fase. Le esigenze cambiano lungo il ciclo: prevalenza di fosforo nell’insediamento radicale, di azoto nello sviluppo vegetativo, di potassio nell’ingrossamento e nella maturazione del frutto. Un unico equilibrio NPK per tutta la stagione è quasi sempre una semplificazione eccessiva.

Il terzo è considerare il sistema di distribuzione disponibile. Con un impianto a goccia si punta su prodotti idrosolubili e su molti apporti frazionati; in asciutta con spandiconcime si privilegiano granulari a cessione controllata e concimazioni concentrate nei momenti in cui è prevedibile la disponibilità idrica.

Il quarto è verificare il regime produttivo. In agricoltura biologica sono ammessi solo i prodotti espressamente consentiti e dichiarati tali in etichetta: la categoria concimi ammessi in biologico raccoglie le opzioni disponibili.

Errori frequenti nella scelta e nell’uso dei concimi

Il primo errore è confrontare i prodotti sul prezzo al sacco anziché sul costo per unità di elemento. Un sacco più economico con titolo dimezzato costa di più a parità di azoto distribuito.

Il secondo è concentrare tutto in un solo intervento. Il frazionamento migliora l’efficienza e riduce le perdite, e nelle zone vulnerabili ai nitrati è anche un obbligo derivante dalla Direttiva 91/676/CEE.

Il terzo è ignorare le forme dell’azoto. Distribuire urea in superficie con temperature elevate e senza interramento comporta perdite rilevanti per volatilizzazione ammoniacale.

Il quarto è confondere l’ammendante con il concime, aspettandosi da qualche quintale di compost la stessa risposta di una concimazione minerale mirata.

Il quinto è affidarsi ai preparati casalinghi come unica fonte nutritiva. Fondi di caffè, gusci d’uovo e bucce di banana apportano quantità irrisorie e non misurabili di elementi: possono avere un ruolo marginale come materiale organico, non come nutrizione.

Domande frequenti sul concime

Che cosa si intende per concime?

Per concime si intende un fertilizzante la cui funzione principale è apportare alle piante uno o più elementi nutritivi in forma assorbibile, dichiarandone in etichetta i titoli garantiti. È questa dichiarazione, verificabile analiticamente, a distinguere un concime da un prodotto generico o da una preparazione casalinga di contenuto ignoto. La disciplina di riferimento è il Regolamento UE 2019/1009 sui prodotti fertilizzanti, affiancato in Italia dal D.Lgs. 75/2010. Il termine fertilizzante è più ampio e comprende, oltre ai concimi, anche ammendanti, correttivi e prodotti a effetto specifico come i biostimolanti.

Che differenza c’è tra concime, ammendante e correttivo?

Il concime nutre la pianta, apportando elementi nutritivi in forma disponibile, e il suo effetto si misura su crescita e produzione. L’ammendante migliora il suolo: compost, letame maturo e torba agiscono su struttura, porosità, ritenzione idrica e attività biologica, apportando nutrienti solo in quantità modeste e a cessione lenta. Il correttivo modifica la reazione del terreno, alzando il pH con calcari e dolomitici nei suoli acidi o abbassandolo con zolfo e solfati in quelli alcalini, senza nutrire. Il biostimolante non nutre né corregge, ma agisce sulla fisiologia della pianta migliorandone l’efficienza nutrizionale e la tolleranza agli stress.

Quali sono i tipi di concimi?

I concimi si dividono in tre grandi famiglie. I concimi minerali, o concimi chimici per agricoltura, contengono gli elementi in forma inorganica ad alta concentrazione e pronta disponibilità, e si suddividono in semplici come urea, perfosfato e nitrato di potassio e in composti NPK. I concimi organici derivano da matrici vegetali o animali, cedono gli elementi gradualmente attraverso la mineralizzazione e apportano carbonio organico, con titoli più bassi. I concimi organo-minerali combinano le due matrici, unendo disponibilità iniziale e nutrizione prolungata. A queste si affiancano i concimi a cessione controllata, con granulo rivestito.

Che cosa significa il titolo NPK di un concime?

Il titolo esprime nell’ordine le percentuali in peso di azoto totale, anidride fosforica e ossido di potassio. Un concime 20-20-20 contiene quindi il venti per cento di ciascuno dei tre: in un sacco da venticinque chilogrammi ci sono cinque chilogrammi di azoto, non venti. Sotto al titolo l’etichetta specifica le forme degli elementi, ed è la parte più importante: l’azoto può essere nitrico, subito disponibile e mobile, ammoniacale, trattenuto dal complesso di scambio, o ureico, che va prima idrolizzato; il fosforo può essere solubile in acqua oppure in citrato ammonico, con disponibilità molto diverse nei terreni calcarei.

Come si sceglie il concime giusto?

Si procede in quattro passaggi. Primo, conoscere il terreno tramite analisi, che restituisce pH, calcare attivo, sostanza organica, dotazione degli elementi e capacità di scambio: nei suoli alcalini servono formulati acidificanti e microelementi chelati, in quelli acidi va valutato prima un correttivo. Secondo, individuare coltura e fase fenologica, perché il fabbisogno di azoto, fosforo e potassio cambia lungo il ciclo. Terzo, tenere conto del sistema di distribuzione: idrosolubili e apporti frazionati con la goccia, granulari a cessione controllata in asciutta. Quarto, verificare il regime produttivo, perché in biologico sono ammessi solo i prodotti espressamente dichiarati idonei.

Agrimag distribuisce concimi minerali, organici e organo-minerali per l’agricoltura professionale, fra cui la linea di nutrizione SKL, e affianca al catalogo il sistema di supporto decisionale Agrimag DSS sviluppato da Spagro Srl, con previsioni meteo localizzate, modelli previsionali per le principali fitopatie italiane e strumenti per il quaderno di campagna. Dalla sede di Corato, in provincia di Bari, la distribuzione copre tutto il territorio nazionale, con formati da bancale per le quantità professionali.

Argomenti collegati: come scegliere il concime giusto, quale concime contiene azoto, fosforo e potassio, azoto per le piante, concimi a base di fosforo e potassio, ferro chelato e fondi di caffè come concime.

I testi normativi sono consultabili su EUR-Lex per il Reg. UE 2019/1009 e nella Gazzetta Ufficiale per il D.Lgs. 75/2010; approfondimenti agronomici indipendenti sono disponibili presso il CREA.


Scritto da Massimiliano Dal Pra

Mi chiamo Massimiliano Dal Prà e sono specializzato in marketing digitale, automazioni AI, funnel e crescita eCommerce con WooCommerce. Gestisco personalmente ogni risposta ai commenti e ogni strategia di crescita su questo blog, che oggi conta oltre 300.000 visite mensili. Il mio obiettivo è aiutare le aziende a ottenere risultati concreti online, combinando tecnologia, strategia e automazione.

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