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Malattie delle piante

Ossicloruro di rame: quando usarlo, su quali colture e con quali limiti

L'ossicloruro di rame si usa per prevenire malattie fungine e batteriche su piante, come vite, pomodoro e agrumi, applicandolo in fase preventiva.

MMaximilian8523 Gennaio 2025 · 12 min di lettura
Ossicloruro di rame: quando usarlo, su quali colture e con quali limiti

L’ossicloruro di rame è uno dei fungicidi più usati nell’agricoltura italiana, in convenzionale come in biologico. Protegge la vite dalla peronospora, l’olivo da occhio di pavone e rogna, il pomodoro e la patata dalla peronospora, le drupacee e le pomacee da batteriosi, cancri e bolla. È un prodotto di copertura, multisito, che non seleziona resistenze e ha un costo contenuto. Proprio per questa diffusione, però, viene spesso usato male: nel momento sbagliato, in dosi eccessive o con aspettative che non può soddisfare, come la cura di un’infezione già in atto.

Capire quando usare l’ossicloruro di rame significa conoscere il suo meccanismo d’azione. Il rame agisce solo per contatto, all’esterno dei tessuti, e impedisce la germinazione delle spore e la moltiplicazione dei batteri sulla superficie della pianta. Non penetra, non viene traslocato e non protegge la vegetazione che si forma dopo il trattamento. Per questo funziona se è già presente sulla pianta quando arriva l’infezione.

In sintesi: l’ossicloruro di rame si usa in modo preventivo, prima delle piogge infettanti o subito dopo eventi che creano ferite, come potatura, grandine e caduta delle foglie; agisce per contatto e non cura le infezioni in corso, va rinnovato dopo piogge dilavanti e con la crescita di nuova vegetazione, si distribuisce con una copertura uniforme e nel rispetto dell’etichetta e del limite europeo di rame per ettaro.

In questa guida vediamo come agisce l’ossicloruro di rame, quando usarlo sulle principali colture, come distribuirlo correttamente, in cosa differisce da idrossido di rame e poltiglia bordolese, come comportarsi con le miscele e i concimi fogliari e quali sono i limiti normativi da rispettare.

Foglie di vite con deposito azzurro-verde di ossicloruro di rame dopo il trattamento in un vigneto italiano - Agrimag, Corato (BA)
Il deposito di ossicloruro di rame protegge la vegetazione per contatto: va rinnovato dopo piogge dilavanti e con la crescita dei germogli.

Ossicloruro di rame: cos’è e come agisce

L’ossicloruro di rame è un sale di rame poco solubile in acqua, che si presenta come polvere di colore verde-azzurro. Nei formulati commerciali, in polvere bagnabile, granuli idrodispersibili o sospensione concentrata, viene dichiarato il contenuto di rame metallo, che è il dato da usare per calcolare gli apporti. Una panoramica di base sulla sostanza si trova nella guida su cos’è l’ossicloruro di rame.

Distribuito sulla vegetazione, l’ossicloruro forma un deposito che, a contatto con il velo d’acqua di pioggia o rugiada, rilascia gradualmente ioni rame. Gli ioni rame sono tossici per le spore dei funghi e per i batteri, perché agiscono su numerosi enzimi e strutture cellulari contemporaneamente: è il motivo per cui il rame è classificato come fungicida multisito e non dà problemi di resistenza. Lo stesso meccanismo spiega anche i suoi limiti: il rame agisce solo dove si deposita, solo prima che il patogeno penetri nei tessuti e solo finché il deposito resta sulla foglia.

Va chiarito un equivoco frequente: il rame sistemico non esiste. Alcuni formulati associano il rame a sostanze attive sistemiche o citotropiche, come il cimoxanil in Capitol SL, che aggiungono un’azione all’interno dei tessuti, ma il rame in sé resta un prodotto di copertura.

Quando usare l’ossicloruro di rame: la regola della prevenzione

La regola generale è semplice: l’ossicloruro di rame va distribuito prima che si verifichino le condizioni di infezione. Per i patogeni che infettano con la pioggia, come peronospora, occhio di pavone e molte batteriosi, il momento giusto è prima di una pioggia prevista, in modo che il deposito sia già asciutto sulla vegetazione quando arriva l’acqua. Trattare dopo una pioggia infettante, quando le spore sono già germinate e penetrate, è molto meno efficace.

Il secondo momento chiave è dopo gli eventi che creano ferite, vie d’ingresso per funghi e batteri: potatura, grandinate, gelate, raccolta per bacchiatura, caduta delle foglie in autunno. Il terzo riguarda il rinnovo della copertura: il deposito va ripristinato dopo piogge abbondanti, che lo dilavano, e quando la pianta ha prodotto molta vegetazione nuova non protetta. Per sapere quanto resta attivo un trattamento rimandiamo alla guida su quanto dura l’ossicloruro di rame.

Il rame va evitato, o usato con grande attenzione, nelle fasi e sulle colture sensibili. Durante la fioritura può interferire con l’allegagione; su pesco in vegetazione e su alcune varietà di melo e pero può causare fitotossicità e rugginosità dei frutti; con temperature basse e umidità persistente il rischio di danni aumenta. L’etichetta di ciascun formulato indica colture, epoche e limitazioni.

Ossicloruro di rame sulle principali colture

Vite

Sulla vite l’ossicloruro di rame è uno strumento centrale contro la peronospora, soprattutto in agricoltura biologica. Il primo trattamento si posiziona in vista delle prime piogge infettanti di primavera: tra i viticoltori è diffusa come riferimento indicativo la cosiddetta regola dei tre dieci, che associa il rischio di infezioni primarie a temperature di almeno 10 °C, piogge di almeno 10 mm e germogli di circa 10 cm, da integrare con i bollettini e i modelli previsionali. Durante la stagione il rame si alterna o si associa ad altri antiperonosporici; in fase di pre-chiusura del grappolo e dopo l’invaiatura è utile anche per l’effetto indurente sulla buccia.

Olivo

Sull’olivo l’ossicloruro di rame si usa contro occhio di pavone, rogna e lebbra. I momenti principali sono la fine dell’inverno, dopo la potatura, per proteggere le ferite dalla rogna, e l’autunno, con le prime piogge, quando l’occhio di pavone riprende le infezioni. Dopo grandinate e dopo la raccolta, che lascia ferite sui rametti, è utile un ulteriore intervento. Le indicazioni operative sono nella guida su quando fare il trattamento al rame sull’olivo e nella scheda sulla rogna dell’olivo.

Pomodoro e patata

Su pomodoro e patata il rame è il prodotto di riferimento contro la peronospora in biologico e un partner importante nelle strategie convenzionali. Si interviene in via preventiva quando le condizioni diventano favorevoli alla malattia, con notti umide e piogge o irrigazioni a pioggia, rinnovando la copertura con la crescita della vegetazione. Approfondiamo il tema nella guida su quando dare l’ossicloruro di rame ai pomodori.

Drupacee, pomacee e agrumi

Su pesco, albicocco, ciliegio e susino il rame si usa soprattutto in autunno, alla caduta delle foglie, per proteggere le cicatrici fogliari da batteriosi e cancri, e a fine inverno, prima della ripresa vegetativa, contro bolla del pesco e corineo. In vegetazione il pesco è sensibile e i trattamenti vanno limitati a quanto previsto in etichetta. Su melo e pero il rame è usato nei trattamenti invernali e di inizio primavera contro cancri, batteriosi e ticchiolatura. Sugli agrumi protegge da allupatura e marciumi dei frutti, in particolare in autunno con le prime piogge.

Come usare l’ossicloruro di rame correttamente

La dose da impiegare è quella riportata in etichetta per ciascuna coltura e avversità, espressa in grammi o chilogrammi di formulato per ettolitro o per ettaro. Va sempre controllato il titolo in rame metallo del prodotto, perché formulati diversi, ad esempio al 32% o al 50%, apportano quantità di rame diverse a parità di dose. Sul catalogo Agrimag sono disponibili formulati a base di ossicloruro come Okyram 50 WDG e Verdram Hi Bio, da usare esclusivamente secondo etichetta.

La qualità della distribuzione conta quanto la dose. Il rame deve coprire in modo uniforme tutta la vegetazione da proteggere, comprese la pagina inferiore delle foglie e, sulla vite, i grappoli. Si tratta in assenza di vento, nelle ore fresche, lasciando asciugare il deposito prima di eventuali piogge. Le attrezzature vanno tarate per evitare sovradosaggi e gocciolamenti. Le indicazioni pratiche sono raccolte nella guida su come si usa l’ossicloruro di rame.

Ossicloruro, idrossido di rame e poltiglia bordolese: le differenze

I diversi sali di rame si distinguono soprattutto per la velocità con cui rilasciano gli ioni rame e per la persistenza sulla vegetazione. L’idrossido di rame libera ioni rame più rapidamente: ha un’azione pronta e richiede in genere dosi di rame metallo inferiori, ma il deposito si esaurisce prima. L’ossicloruro ha un rilascio più graduale e una buona persistenza, con un equilibrio tra prontezza d’azione e durata. La poltiglia bordolese, ottenuta da solfato di rame e calce, ha un rilascio lento, buona adesività e lunga persistenza, ma un’azione meno pronta.

Nella pratica, l’idrossido è preferito quando serve un’azione rapida con poco rame, l’ossicloruro come prodotto di copertura versatile, la poltiglia nei trattamenti invernali e nei periodi in cui si vuole una protezione duratura. Le differenze sono descritte nel dettaglio nelle guide sulla differenza tra idrossido di rame e ossicloruro e sulla differenza tra ossicloruro e poltiglia bordolese.

Ossicloruro di rame e concime fogliare: miscele e compatibilità

Molti agricoltori cercano di risparmiare un passaggio miscelando l’ossicloruro di rame con concimi fogliari o con altri fitosanitari. È possibile in molti casi, ma con alcune cautele. Il rame è sensibile al pH della miscela: soluzioni acide aumentano la quantità di rame solubile e quindi il rischio di fitotossicità. Per questo vanno evitate le miscele con prodotti a reazione acida e con alcuni concimi fogliari, se non espressamente indicate come compatibili. Prima di miscelare in botte conviene verificare l’etichetta di entrambi i prodotti e fare una prova in un piccolo contenitore, controllando che non si formino precipitati o grumi.

Un altro equivoco riguarda i concimi a base di rame. I prodotti della categoria dei concimi a base di rame servono a correggere carenze nutrizionali di questo microelemento e sono fertilizzanti, non fungicidi: non sono autorizzati per la difesa delle colture e non sostituiscono un formulato fitosanitario a base di ossicloruro.

Limiti di impiego del rame e normativa

Il rame è un metallo che non si degrada e si accumula nel terreno, con effetti sulla fertilità biologica del suolo e sugli organismi che lo abitano. Per questo l’Unione europea ha fissato un limite di impiego: il Regolamento di esecuzione (UE) 2018/1981 ha rinnovato l’approvazione dei composti di rame stabilendo un massimo di 28 kg di rame metallo per ettaro in sette anni, pari in media a 4 kg per ettaro all’anno, con la possibilità di distribuire le quantità in modo diverso tra le annate. Il rame è inoltre classificato tra le sostanze candidate alla sostituzione.

L’ossicloruro di rame è ammesso anche in agricoltura biologica, dove rappresenta uno dei pochi strumenti contro peronospora e batteriosi, nel rispetto dello stesso limite. Per stare dentro i limiti è utile tenere un registro preciso dei trattamenti, preferire formulati a basso dosaggio di rame metallo, intervenire solo quando il rischio è reale e sfruttare modelli previsionali e bollettini. L’autorizzazione di ciascun prodotto si verifica nella banca dati dei prodotti fitosanitari del Ministero della Salute, mentre le valutazioni sul rischio dei composti di rame sono pubblicate dall’EFSA.

Ossicloruro di rame: sicurezza e tempi di carenza

Come ogni prodotto fitosanitario, l’ossicloruro di rame va manipolato con i dispositivi di protezione indicati in etichetta e nella scheda di sicurezza, in particolare guanti, occhiali e indumenti adeguati durante la preparazione della miscela, che è la fase di maggiore esposizione per l’operatore. Il rame è tossico per gli organismi acquatici: la miscela non va preparata vicino a pozzi e corsi d’acqua, vanno rispettate le fasce di rispetto previste e i contenitori vuoti vanno bonificati e smaltiti secondo le norme.

Ogni formulato riporta in etichetta l’intervallo di sicurezza, cioè il numero minimo di giorni tra l’ultimo trattamento e la raccolta, diverso a seconda della coltura. Va rispettato anche il tempo di rientro nell’area trattata. Per gli utilizzatori professionali l’acquisto e l’impiego dei prodotti richiedono il certificato di abilitazione e la registrazione dei trattamenti nel quaderno di campagna.

Gli errori più comuni con l’ossicloruro di rame

Il primo errore è usare l’ossicloruro di rame come se fosse curativo, trattando quando i sintomi sono già evidenti: il rame non ferma un’infezione già penetrata nei tessuti, può solo proteggere la vegetazione sana. Il secondo è trattare troppo spesso e a dosi elevate, superando i limiti e accumulando rame nel terreno senza un reale beneficio. Il terzo è trascurare il rinnovo della copertura dopo piogge abbondanti o in fasi di crescita rapida, lasciando scoperta proprio la vegetazione più sensibile.

Altri errori frequenti sono trattare in fioritura o con temperature basse su colture sensibili, miscelare il rame con prodotti acidi e non controllare il titolo in rame metallo del formulato. Il rame resta uno strumento prezioso: usato al momento giusto, con dosi ragionate e una buona distribuzione, protegge le colture con un ottimo rapporto tra costo ed efficacia.

Domande frequenti sull’ossicloruro di rame

Quando si usa l’ossicloruro di rame?

L’ossicloruro di rame si usa in modo preventivo, prima che si verifichino le condizioni di infezione. Il momento migliore è prima delle piogge previste, perché il deposito deve essere asciutto sulla vegetazione quando arriva l’acqua, e subito dopo eventi che creano ferite, come potatura, grandine, gelate, raccolta e caduta delle foglie in autunno. La copertura va rinnovata dopo piogge abbondanti e quando la pianta ha prodotto molta vegetazione nuova. Va evitato in fioritura e su colture sensibili in vegetazione, come il pesco, se non previsto in etichetta.

L’ossicloruro di rame è curativo?

No, l’ossicloruro di rame non è curativo. Agisce solo per contatto sulla superficie della pianta, impedendo la germinazione delle spore e la moltiplicazione dei batteri prima che penetrino nei tessuti. Quando l’infezione è già in corso e i sintomi sono visibili, il rame non può fermarla: può solo proteggere la vegetazione ancora sana. Il rame sistemico non esiste; alcuni formulati associano il rame a sostanze attive sistemiche o citotropiche, che aggiungono un’azione interna. Per questo il rame va posizionato prima delle piogge infettanti e non come rimedio d’emergenza.

Che differenza c’è tra idrossido di rame e ossicloruro di rame?

La differenza principale riguarda la velocità di rilascio degli ioni rame. L’idrossido di rame libera il rame più rapidamente: ha un’azione più pronta e in genere richiede dosi di rame metallo inferiori, ma il deposito dura meno. L’ossicloruro ha un rilascio più graduale e una buona persistenza, con un equilibrio tra prontezza e durata. La poltiglia bordolese è ancora più lenta e persistente. La scelta dipende dalla situazione: idrossido per un’azione rapida con poco rame, ossicloruro come copertura versatile, poltiglia per protezioni prolungate e trattamenti invernali.

Si può miscelare l’ossicloruro di rame con il concime fogliare?

In molti casi è possibile, ma con cautela. Il rame è sensibile al pH: miscele acide aumentano la quantità di rame solubile e quindi il rischio di fitotossicità. Vanno evitate le miscele con prodotti a reazione acida e con concimi fogliari non dichiarati compatibili in etichetta. Prima di miscelare conviene leggere le etichette di entrambi i prodotti e fare una prova in un piccolo contenitore, verificando che non si formino precipitati. I concimi a base di rame sono fertilizzanti per correggere carenze e non sostituiscono un fungicida a base di ossicloruro autorizzato.

Quanto rame si può usare in un anno?

Il Regolamento di esecuzione UE 2018/1981 ha fissato un limite di 28 kg di rame metallo per ettaro in sette anni, pari in media a 4 kg per ettaro all’anno, con la possibilità di distribuire le quantità in modo diverso tra le annate. Il limite vale anche in agricoltura biologica. Per rispettarlo bisogna calcolare il rame metallo effettivamente distribuito, considerando il titolo del formulato e la dose, tenere un registro dei trattamenti, preferire formulati a basso dosaggio e intervenire solo quando il rischio di infezione è reale, aiutandosi con bollettini e modelli previsionali.

Agrimag, con sede a Corato (BA), propone formulati a base di ossicloruro, idrossido e solfato di rame per la difesa di vite, olivo, orticole e fruttiferi, affiancati dalla linea di nutrizione professionale SKL e dal sistema di supporto decisionale Agrimag DSS sviluppato da Spagro Srl, con meteo localizzato, modelli previsionali per peronospora e occhio di pavone e strumenti per il quaderno di campagna utili a posizionare i trattamenti rameici e a controllare il rame distribuito. Spediamo in tutta Italia, anche su bancale per le quantità professionali.


MScritto daMaximilian85 Dubbi? Chiedi a un tecnico

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