Occhio di Pavone Olivo: Guida 2026 Difesa Biologica e Chimica

Pubblicato il 6 Luglio 2022

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Da simone

Occhio di Pavone dell’Olivo: Guida 2026 alla Difesa Biologica e Chimica

L’occhio di pavone dell’olivo è una micosi causata dall’ascomicete Venturia oleaginea (sin. Spilocaea oleagina, Cycloconium oleaginum) che si manifesta con macchie circolari concentriche sulle foglie e provoca defogliazioni gravi capaci di ridurre la produzione di olio dell’oliveto fino al 30-40% in annate piovose, in particolare sulle cultivar suscettibili come Frantoio, Coratina, Picual e Moraiolo.

Diffuso in tutti gli areali olivicoli del Mediterraneo, l’occhio di pavone è la principale malattia fungina dell’olivo italiano e richiede una difesa integrata che combini scelta varietale, gestione agronomica della chioma, trattamenti rameici nei momenti decisivi e una nutrizione minerale equilibrata che rafforzi le difese naturali della pianta. Questa guida tecnica Agrimag aggiorna al 2026 il quadro completo sul cicloconio dell’olivo: biologia di Venturia oleaginea, epidemiologia, sintomi, strategie di lotta biologica e chimica, principi attivi ammessi e calendario fitosanitario stagionale.

Biologia di Venturia oleaginea

L’occhio di pavone dell’olivo, conosciuto anche come cicloconio o piombatura, è causato dal fungo ascomicete Venturia oleaginea, nome attuale del patogeno noto in letteratura come Spilocaea oleagina e Cycloconium oleaginum. Il fungo è altamente specializzato sull’olivo (Olea europaea) e si conserva da un’annata all’altra come micelio nelle lesioni sulle foglie infette ancora attaccate all’albero o cadute al suolo, costituendo la sorgente di inoculo primario per le infezioni stagionali.

La sporulazione asessuale produce conidi piriformi, brunastri, che si liberano dal feltro sulle macchie fogliari e vengono dispersi da pioggia e vento. La germinazione richiede acqua libera persistente per 12-24 ore e temperature comprese tra 14 e 22°C: in queste condizioni i conidi formano appressori che penetrano la cuticola fogliare e generano le caratteristiche macchie concentriche dopo un periodo di incubazione di 30-90 giorni a seconda della temperatura.

Le condizioni epidemiologicamente più pericolose sono l’autunno e la primavera mediterranei, con piogge frequenti e temperature miti. Estati calde e secche bloccano l’attività del patogeno ma le lesioni latenti tornano produttive con le prime piogge settembrine.

Sintomi e identificazione in campo

I sintomi tipici dell’occhio di pavone si manifestano sulla pagina superiore delle foglie con macchie circolari di 2-10 mm di diametro, dapprima verdi-olivastre poi brune e infine grigio-cenere al centro, circondate da uno o più aloni concentrici giallastri che ricordano il disegno della coda di pavone. Le macchie sono spesso bordate da un anello esterno bruno scuro e da un alone clorotico.

Le foglie colpite sono prevalentemente quelle della porzione bassa e interna della chioma, dove il microclima umido favorisce la persistenza di acqua libera. Le lesioni avanzate ingialliscono l’intera lamina fogliare e provocano la caduta anticipata della foglia. La defogliazione, che nelle annate piovose può superare il 50% della massa fogliare, compromette la fotosintesi, indebolisce l’albero e contrae la produzione dell’annata successiva.

Una diagnosi precoce con il test della soda è semplice e affidabile: immergendo le foglie sospette in soluzione acquosa di NaOH al 5% per 2-3 minuti a temperatura ambiente, le lesioni latenti — invisibili a occhio nudo — compaiono come macchie nerastre sulla pagina superiore. Questa diagnosi è fondamentale per stimare la pressione epidemica reale.

Suscettibilità varietale e fattori predisponenti

La risposta delle cultivar di olivo all’occhio di pavone è molto variabile. Le varietà altamente suscettibili includono Frantoio, Moraiolo, Leccio del Corno, Coratina e Picual; tra le tolleranti spiccano Leccino, Pendolino, Maurino, Carolea e Picholine. La scelta varietale è particolarmente importante nei nuovi impianti, soprattutto in areali umidi del centro-nord Italia e nelle zone collinari interne.

I fattori predisponenti che amplificano la suscettibilità includono la chioma fitta e scarsamente areata, la presenza di ristagni idrici nel suolo, gli impianti in versanti settentrionali, gli eccessi di azoto in concimazione e le carenze di calcio, boro e potassio.

Strategie agronomiche preventive

La prevenzione agronomica riduce significativamente la pressione del fungo. La potatura di sfoltimento annuale apre la chioma, favorisce l’ingresso di luce e aria e riduce il tempo di bagnatura fogliare. La gestione del suolo con drenaggio dei ristagni, inerbimento dell’interfilare con essenze a basso sviluppo e allontanamento o trinciatura dei residui di potatura riduce l’inoculo svernante. La nutrizione equilibrata con apporti azotati frazionati e integrazione di K, Ca e B rafforza le pareti cellulari. Una corretta concimazione dell’olivo è una pietra angolare della strategia integrata contro l’occhio di pavone.

Lotta biologica e prodotti ammessi in biologico

In regime biologico ai sensi del Reg. UE 2018/848 la difesa dell’olivo contro l’occhio di pavone si basa principalmente sui fungicidi rameici: idrossido di rame, ossicloruro di rame, solfato di rame tribasico, poltiglia bordolese. I rameici hanno azione preventiva di copertura e devono rispettare il limite di 28 kg/ha di rame in 7 anni introdotto dal Regolamento UE 2018/1981.

Le epoche di applicazione più importanti sono: fine autunno (ottobre-novembre, dopo le prime piogge) per proteggere le foglie dalla sporulazione del fungo svernante; fine inverno-inizio primavera (febbraio-marzo) prima della ripresa vegetativa, per proteggere le nuove foglie in emissione.

Tra i biofungicidi compatibili con la difesa biologica si segnalano i formulati a base di Bacillus subtilis, Aureobasidium pullulans, idrogenocarbonato di potassio, propoli e biostimolanti a base di acidi fulvici. Questi prodotti integrano l’azione del rame e permettono di ridurre i dosaggi cumulativi.

Difesa chimica integrata: principi attivi e FRAC

In olivicoltura integrata la difesa chimica si avvale di una gamma più ampia di fungicidi, da impiegare nel rispetto dei meccanismi d’azione FRAC. Tra i principali principi attivi autorizzati: dodina (FRAC U12), molto efficace e di lunga tradizione; ditianon (FRAC M9), multisito di contatto; tebuconazolo e difenoconazolo (FRAC 3, triazoli IBE), con azione sistemica curativa; kresoxim-metile (FRAC 11, strobilurine), con buona attività preventiva ed eradicante.

I trattamenti chimici si posizionano nelle stesse finestre dei rameici (autunno e fine inverno) ma con maggiore flessibilità sull’epoca. È fondamentale rispettare gli intervalli di sicurezza pre-raccolta, le rotazioni FRAC e i limiti dei disciplinari regionali. Si raccomanda di consultare sempre l’elenco aggiornato dei prodotti fitosanitari autorizzati.

Calendario fitosanitario per l’oliveto

Fase 1 — Settembre-Ottobre: diagnosi con test della soda, trattamento autunnale con rame o dodina alla prima pioggia significativa.

Fase 2 — Inverno (dicembre-gennaio): potatura di sfoltimento, allontanamento o trinciatura dei residui infetti, eventuale rame in annate molto piovose.

Fase 3 — Fine inverno-primavera (febbraio-aprile): trattamento di pre-fioritura con rame o triazolo per proteggere le foglie in emissione.

Fase 4 — Primavera-estate (maggio-luglio): in annate piovose, ulteriore trattamento con tebuconazolo o ditianon nel rispetto degli intervalli di sicurezza.

Nutrizione per la resistenza dell’olivo

Il calcio rafforza pareti cellulari e cuticola fogliare. Il potassio migliora la resistenza generale e l’efficienza idrica. Il boro è essenziale per fioritura e allegagione e supporta la resistenza ai patogeni. La fertirrigazione con NPK a basso titolo di azoto e alti tenori di K e Ca, integrata con applicazioni fogliari di Ca-B-K nei momenti chiave (pre-fioritura, post-allegagione, post-raccolta), è la pratica più adottata negli oliveti specializzati moderni.

Domande frequenti sull’occhio di pavone dell’olivo

Cos’è l’occhio di pavone dell’olivo e da cosa è causato?

L’occhio di pavone dell’olivo è una micosi causata da Venturia oleaginea (sinonimi Spilocaea oleagina e Cycloconium oleaginum). Si manifesta con macchie circolari concentriche sulla pagina superiore delle foglie di olivo. Il fungo sverna come micelio nelle foglie infette e si diffonde con conidi trasportati da pioggia e vento. Le condizioni epidemiologicamente più favorevoli sono autunno e primavera con piogge frequenti e temperature di 14-22°C.

Come riconoscere l’occhio di pavone in campo?

Le macchie sono circolari, di 2-10 mm di diametro, dapprima verde-olivastre poi brune e grigio-cenere al centro, con aloni concentrici giallastri che ricordano la coda di pavone. Si concentrano sulla parte bassa e interna della chioma. Una diagnosi precoce delle lesioni latenti si effettua con il test della soda: immergendo le foglie in soluzione di NaOH al 5% per 2-3 minuti, le lesioni nascoste appaiono come macchie nerastre.

Quali sono i rimedi biologici contro l’occhio di pavone?

I rimedi biologici si basano sui fungicidi rameici (idrossido di rame, ossicloruro, poltiglia bordolese) nei limiti di 28 kg/ha di rame in 7 anni del Reg. UE 2018/1981. Trattamenti a fine autunno e a fine inverno. Tra i biofungicidi efficaci: Bacillus subtilis, Aureobasidium pullulans, idrogenocarbonato di potassio. Le pratiche agronomiche fondamentali sono potatura di sfoltimento, drenaggio del suolo, nutrizione equilibrata con Ca-K-B e scelta di cultivar tolleranti come Leccino, Pendolino e Maurino.

Quando trattare l’olivo contro l’occhio di pavone?

I momenti chiave sono quattro: fine autunno (settembre-ottobre) con rame o dodina; inverno con potatura ed eventuale rame; fine inverno-primavera con rame o triazolo prima dell’emissione delle nuove foglie; primavera-estate in annate piovose con tebuconazolo o ditianon nel rispetto degli intervalli di sicurezza.

Quali cultivar di olivo resistono meglio all’occhio di pavone?

Le cultivar più tolleranti sono Leccino, Pendolino, Maurino, Carolea e Picholine, mentre le più suscettibili sono Frantoio, Moraiolo, Leccio del Corno, Coratina e Picual. La scelta varietale è particolarmente importante nei nuovi impianti soprattutto in areali umidi del centro-nord Italia e in zone collinari interne con frequenti nebbie autunnali.

Soluzioni Agrimag per la difesa dell’olivo

Agrimag affianca l’olivicoltore italiano con un catalogo specialistico di nutrizionali a marchio SKL e con il sistema di supporto decisionale Agrimag DSS sviluppato da Spagro Srl Milano, che integra dati meteo locali e modelli previsionali per occhio di pavone. Per il riequilibrio nutrizionale segnaliamo SKL Calcio Complex AHA, SKL Boro Complex, SKL Protein Top biostimolante amminoacidico per la ripresa post-defogliazione, e SKL Base Gold coadiuvante. La copertura logistica nazionale consente consegne in tutta Italia anche su bancale; il team agronomico Agrimag è a disposizione per consulenze tecniche personalizzate sul singolo oliveto.

Scritto da simone

commenti

4 Commenti

  1. quanto verderame in scaglie per 1 lt d’acqua contro l’occhio di pavone dell’0livo

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    • Gentile Giuseppe,

      la dose di verderame in scaglie dipende dalla formulazione commerciale e dalla percentuale di rame metallo contenuta nel prodotto. Per questo motivo è sempre necessario attenersi alle indicazioni riportate in etichetta.

      In linea generale, per i trattamenti contro l’occhio di pavone dell’olivo, molti formulati rameici vengono impiegati a dosaggi compresi tra 3 e 5 grammi per litro d’acqua, ma la dose corretta può variare sensibilmente da un prodotto all’altro.

      Se mi indica il nome commerciale del verderame che utilizza oppure la percentuale di rame riportata sulla confezione, posso aiutarla a calcolare con precisione il dosaggio per litro o per la quantità di soluzione che deve preparare.

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  2. salve per l occhio di pavone non sono sufficienti ne rame ne dodina …. a febbraio marzo caduta totale delle foglie e mancata fioritura. Grazie

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    • Salve Zecchini Romano, mi dispiace sentire che non hai avuto successo nel trattamento dell’occhio di pavone utilizzando rame e dodina. È importante notare che l’occhio di pavone può essere una malattia complessa da gestire, e le soluzioni possono variare in base alle condizioni specifiche delle piante e all’ambiente circostante.

      La caduta totale delle foglie e la mancata fioritura in febbraio e marzo potrebbero essere indicazioni di un problema più ampio o di altre malattie che potrebbero colpire le piante. In questi casi, potrebbe essere utile consultare un esperto o un agronomo per una diagnosi accurata e raccomandazioni specifiche.

      In ogni caso, è sempre una buona idea adottare un approccio integrato per il controllo delle malattie delle piante. Questo può includere la pulizia e l’eliminazione delle foglie infette, la potatura delle parti colpite, l’uso di prodotti fitosanitari consigliati e la promozione di buone pratiche culturali come l’irrigazione adeguata e la nutrizione delle piante.

      Spero che queste informazioni ti siano utili e ti auguro buona fortuna nel risolvere il problema dell’occhio di pavone. Se hai ulteriori domande, sarò felice di aiutarti. Grazie per il tuo commento.

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