I concimi per ulivo sono il capitolo su cui si concentra il maggior numero di dubbi in olivicoltura, e la domanda viene quasi sempre posta nella forma sbagliata. Si cerca un numero, un quantitativo fisso per pianta valido ovunque, e invece la risposta tecnica corretta parte da un’altra grandezza: quanto quella pianta ha prodotto e quanto ci si aspetta che produca. I concimi per ulivo non si dosano a forfait, si dosano sugli asporti.
L’olivo è una specie spiccatamente potassiofila: asporta più potassio che azoto, e la maggior parte degli errori di concimazione in olivicoltura nasce dall’uso di formulati sbilanciati sull’azoto, che spingono vegetazione a scapito della differenziazione a fiore e peggiorano l’alternanza di produzione.
Questo ribalta il ragionamento più diffuso. L’azoto è l’elemento che si vede, perché produce getti lunghi e foglie verdi, e per questo viene considerato il segnale di una buona concimazione. Ma l’elemento che determina la produzione, il riempimento della drupa e l’accumulo di olio è il potassio, e l’elemento che decide l’allegagione è il boro.
Questa guida affronta la concimazione dell’olivo in modo operativo: come si calcolano le quantità partendo dagli asporti, quali elementi contano e perché, quando intervenire nel corso dell’anno, che differenza fa il tipo di terreno e quali vincoli normativi vanno rispettati.
Concimi per ulivo: come si calcola davvero la quantità
La quantità di concimi per ulivo da distribuire si determina con un bilancio, non con una regola fissa. Il bilancio confronta quanto la coltura asporta con quanto il terreno è in grado di fornire.
Il primo termine è l’asporto, cioè la quantità di elementi che escono dal campo con la raccolta e con la potatura. In letteratura tecnica olivicola gli ordini di grandezza indicati per ogni tonnellata di olive prodotte si collocano intorno a dieci o dodici chilogrammi di azoto, due o tre chilogrammi di anidride fosforica e dodici o quindici chilogrammi di ossido di potassio, con variazioni sensibili fra cultivar, sistemi di allevamento e regimi idrici. Il dato più utile che si ricava da questi numeri non è la cifra in sé, ma il rapporto: il potassio è richiesto in quantità pari o superiore all’azoto.
Il secondo termine è la dotazione del terreno, che si conosce solo con un’analisi. Un suolo ben dotato in potassio scambiabile richiede restituzioni molto inferiori rispetto a un suolo sabbioso e dilavato. Senza analisi, qualsiasi calcolo resta una stima grossolana.
Il terzo termine è l’efficienza d’uso: non tutto ciò che si distribuisce viene assorbito. L’azoto in forma nitrica è soggetto a dilavamento, il fosforo si retrograda rapidamente nei suoli calcarei, il potassio può essere fissato dalle argille. Per questo le quantità da distribuire sono sempre superiori all’asporto netto, con coefficienti che dipendono dal terreno e dalla modalità di distribuzione.
Il risultato pratico è che una pianta adulta in impianto tradizionale, in asciutto e con produzione contenuta, ha esigenze molto diverse da una pianta in impianto intensivo irriguo ad alta produzione. Riferimenti specifici per i diversi casi sono raccolti nelle schede su quanti kg di concime per pianta di olivo, su quanto concime NPK per olivo e su quanto concime per ogni pianta di olivo.
Concimi per ulivo: perché il potassio conta più dell’azoto
La scelta dei concimi per ulivo dovrebbe partire dal ruolo fisiologico degli elementi, e nell’olivo il potassio ha un peso sproporzionato rispetto a quanto gli viene generalmente riconosciuto.
Il potassio regola l’apertura stomatica e quindi l’efficienza dell’uso dell’acqua, aspetto decisivo in una coltura che in gran parte dell’Italia meridionale vive in asciutto. Interviene nel trasporto degli zuccheri verso i frutti, e quindi nel riempimento della drupa e nell’accumulo di olio. Aumenta la resistenza della pianta agli stress idrici e termici e la consistenza dei tessuti.
La carenza di potassio si legge sulle foglie più vecchie, che manifestano ingiallimento e necrosi a partire dall’apice e dai margini, con successiva filloptosi. È frequente nei suoli sabbiosi dilavati e negli oliveti che non hanno mai ricevuto restituzioni potassiche adeguate perché si è sempre concimato con prodotti azotati.
L’azoto resta ovviamente indispensabile, ma va gestito con misura. L’eccesso produce getti lunghi e sottili, ritarda la lignificazione, aumenta la sensibilità alle gelate e agli attacchi parassitari, e soprattutto sposta l’equilibrio della pianta verso l’attività vegetativa, riducendo la differenziazione delle gemme a fiore per l’anno successivo. In un anno di carica, in particolare, l’azoto in eccesso accentua l’alternanza anziché correggerla. Approfondimenti sulla scelta dei formulati sono disponibili nelle schede su che tipo di concime per gli ulivi e su qual è il miglior concime per l’olivo.
Boro e microelementi: cosa manca nei concimi per ulivo più diffusi
Fra i concimi per ulivo il fosforo compare sempre, ma è richiesto in quantità modeste rispetto ad azoto e potassio, ma la sua disponibilità nei suoli calcarei italiani è spesso bassa per retrogradazione. Interviene nello sviluppo radicale e nei processi energetici, e le restituzioni si concentrano di norma nella concimazione di fondo e in quella post raccolta.
Il caso del boro merita un paragrafo a sé perché è l’elemento che più frequentemente limita la produzione senza che il problema venga riconosciuto. Il boro è indispensabile per la germinazione del granulo pollinico e per la crescita del tubetto pollinico: in sua carenza la fioritura appare normale ma l’allegagione è scarsa, con cascola precoce e produzione deludente su piante apparentemente sane.
La carenza di boro è frequente nei suoli calcarei e a pH elevato, nei suoli sabbiosi soggetti a dilavamento e nelle annate siccitose, perché l’elemento è poco mobile e viene assorbito con il flusso traspiratorio. Il sintomo fogliare classico è la deformazione e la clorosi apicale delle foglie giovani, con disseccamento del germoglio terminale e successiva emissione di getti laterali a scopa. L’intervento più efficace è l’applicazione fogliare in pre fioritura, ripetuta se necessario.
Fra gli altri microelementi, il ferro è quello che dà i problemi più visibili sui suoli calcarei, con clorosi internervale sulle foglie giovani: su questi terreni sono efficaci solo i chelati stabili ad alto pH, del tipo EDDHA, mentre le forme EDTA si degradano rapidamente. Il manganese e lo zinco seguono la stessa logica di disponibilità legata al pH. La linea professionale SKL distribuita da Agrimag comprende formulati a base di boro, chelati di ferro per suoli calcarei, complessi di microelementi e prodotti ad alto titolo potassico per fertirrigazione e applicazione fogliare; criteri e modalità di impiego dei fogliari in olivicoltura sono descritti nella scheda su quando dare il concime fogliare agli ulivi.
Quando concimare gli ulivi: il calendario dei quattro momenti
La distribuzione dei concimi per ulivo nel corso dell’anno segue la fenologia della pianta, e sbagliare il momento vanifica anche la scelta del formulato più corretto.
Fine inverno, alla ripresa vegetativa. È l’intervento principale al terreno. Si distribuisce la quota maggiore di azoto insieme a fosforo e potassio, con l’obiettivo di sostenere l’emissione dei nuovi getti e la fase di sviluppo delle infiorescenze. Il concime granulare va interrato con una lavorazione superficiale o distribuito prima di una pioggia prevista: senza acqua non si solubilizza e resta inutilizzato in superficie.
Pre fioritura. È il momento della concimazione fogliare, con boro come elemento chiave per allegagione e germinazione del polline, eventualmente associato ad azoto a pronto effetto e ad aminoacidi. Si interviene quando le mignole sono formate e prima dell’apertura dei fiori, nelle ore fresche della giornata.
Indurimento del nocciolo. In piena estate, dopo l’allegagione, si concentra l’apporto potassico, che sostiene il riempimento della drupa e la sintesi dell’olio. In impianti irrigui questo si realizza al meglio in fertirrigazione, con frazionamenti su più turni. In asciutto l’apporto fogliare potassico è un’alternativa parziale ma utile.
Post raccolta. È il momento più sottovalutato. La pianta sta già differenziando le gemme che daranno la produzione dell’anno successivo, e ha appena esaurito le riserve con la raccolta. Si distribuiscono sostanza organica, fosforo e potassio, e si ricostituisce la dotazione del terreno. Va invece evitato l’azoto in autunno inoltrato, che oltre a essere dilavato è soggetto a limitazioni normative nelle zone vulnerabili ai nitrati. Approfondimenti sul momento dell’intervento sono raccolti nelle schede su quanti kg di concime per ogni pianta di olivo e su quanti grammi di concime per pianta.
Alternanza di produzione: come i concimi per ulivo la accentuano o la attenuano
L’alternanza, cioè il susseguirsi di annate di carica e di scarica, è il problema economico principale dell’olivicoltura, e la scelta dei concimi per ulivo vi incide più di quanto si creda.
Il meccanismo è questo: l’olivo differenzia le gemme a fiore nell’anno precedente alla fioritura, e la presenza di frutti in accrescimento inibisce questa differenziazione, in larga parte per competizione sulle riserve e per segnali ormonali prodotti dal seme. In un’annata di forte carica, la pianta consuma tutto per i frutti e differenzia poche gemme per l’anno dopo.
La concimazione può attenuare o aggravare il fenomeno. In un’annata di carica conviene rinforzare il potassio e mantenere l’azoto moderato, sostenere la pianta con apporti frazionati e non lasciarla arrivare esaurita alla raccolta. Aumentare l’azoto in questa fase, nella convinzione di aiutare la pianta, spinge la vegetazione in competizione con i frutti e peggiora il bilancio.
In un’annata di scarica la pianta ha poche drupe e tende a produrre vegetazione abbondante. Qui l’azoto va contenuto ulteriormente, per non ottenere getti lunghi e poco fertili, mentre resta utile garantire una buona dotazione di potassio e microelementi in vista della differenziazione.
A questo si aggiungono le leve agronomiche non nutrizionali, in primo luogo la potatura e, dove possibile, il diradamento dei frutti. La concimazione da sola non elimina l’alternanza, ma una nutrizione sbilanciata sull’azoto la rende sicuramente più marcata.
Terreno, sostanza organica e pH: il contesto che rende efficaci i concimi per ulivo
Nessun programma basato sui concimi per ulivo funziona su un terreno che non è in grado di trattenere e cedere gli elementi. In olivicoltura questo aspetto è particolarmente critico perché molti oliveti insistono su suoli poveri, calcarei, in pendenza e con dotazioni di sostanza organica bassissime.
La sostanza organica è la prima leva. Aumenta la capacità di scambio cationico, quindi la capacità di trattenere potassio, calcio e magnesio; migliora struttura e infiltrazione; sostiene l’attività microbica che rende disponibili gli elementi. Le vie sono il letame maturo, i compost, gli ammendanti, i sovesci nell’interfila e l’inerbimento controllato con trinciatura in loco. Sono interventi che danno risultati su scala pluriennale, non stagionale.
Il pH governa la disponibilità: su suoli calcarei, con pH superiore a otto, fosforo, ferro, manganese, zinco e boro diventano poco disponibili anche se presenti. Su questi terreni l’apporto fogliare e l’uso di forme chelate e complessate non sono un lusso ma l’unica via efficace.
Il regime idrico chiude il quadro: gli elementi si muovono in soluzione, e in assenza di acqua non raggiungono le radici. In asciutto le distribuzioni vanno collocate in prossimità delle piogge; in irriguo la fertirrigazione consente un’efficienza d’uso molto più alta a parità di unità fertilizzanti.
Va infine ricordato il quadro normativo. La Direttiva europea sui nitrati, recepita con i programmi d’azione regionali, fissa limiti all’apporto di azoto nelle zone vulnerabili e prevede periodi di divieto di distribuzione; il testo è consultabile su EUR-Lex. Per la produzione biologica il riferimento è il Regolamento UE 2018/848, mentre dati agronomici e ricerche sull’olivicoltura italiana sono pubblicati dal CREA.
Errori frequenti nell’uso dei concimi per ulivo
Raccogliendo quanto detto, gli errori che ricorrono più spesso nell’impiego dei concimi per ulivo sono cinque, e sono tutti evitabili.
Il primo è concimare a dose fissa, uguale ogni anno e uguale per tutte le piante, senza tenere conto della produzione attesa né dell’analisi del terreno. Produce sottoconcimazione negli impianti produttivi e sovraconcimazione in quelli poco produttivi.
Il secondo è privilegiare l’azoto, perché è l’elemento che dà il segnale visivo più immediato. È l’errore che alimenta l’alternanza e aumenta la sensibilità agli attacchi parassitari, con conseguenze anche sulla difesa, come si osserva nella gestione della difesa dell’olivo.
Il terzo è distribuire in assenza di acqua. Un granulare lasciato sulla superficie in piena estate, senza irrigazione né pioggia, è un costo senza ritorno, con perdite di azoto per volatilizzazione.
Il quarto è concimare a ridosso del tronco, dove le radici assorbenti sono scarse. La distribuzione corretta dei concimi per ulivo è in proiezione della chioma.
Il quinto è ignorare i microelementi, in particolare il boro sui calcarei, e attribuire poi la scarsa allegagione al clima o alla cultivar. Una diagnosi fogliare prima della fioritura costa poco e cambia il risultato della stagione.
Domande frequenti sui concimi per ulivo
Qual è il miglior concime per l’olivo?
Non esiste un formulato valido in assoluto, perché la scelta dipende da analisi del terreno, produzione attesa, disponibilità di irrigazione e sistema di gestione. Esiste però un criterio generale solido: l’olivo asporta potassio in quantità pari o superiore all’azoto, quindi i formulati adatti hanno rapporto potassico elevato e azoto contenuto, non il contrario. Su suoli poveri di sostanza organica conviene affiancare un ammendante organico, che migliora struttura e capacità di scambio. Sui calcarei servono chelati di ferro stabili ad alto pH. In pre fioritura è quasi sempre utile un apporto fogliare di boro. La regola pratica è scegliere il concime sul rapporto fra gli elementi e sul terreno, non sul titolo complessivo.
Quanti kg di concime servono per ogni pianta di olivo?
La quantità per pianta non è un dato universale e va ricavata da un bilancio. Il punto di partenza sono gli asporti: in letteratura tecnica si indicano ordini di grandezza intorno a dieci o dodici chilogrammi di azoto, due o tre di anidride fosforica e dodici o quindici di ossido di potassio per ogni tonnellata di olive prodotte. Si stima la produzione attesa dell’appezzamento, si calcolano gli asporti complessivi, si sottrae quanto il terreno può fornire secondo l’analisi e si applica un coefficiente di efficienza che tiene conto delle perdite. Il risultato si divide poi per il numero di piante. Una pianta adulta in asciutto e a bassa produzione ha esigenze molto diverse da una pianta in impianto irriguo intensivo.
Quando concimare gli ulivi durante l’anno?
Il calendario si articola su quattro momenti. A fine inverno, alla ripresa vegetativa, si distribuisce la quota principale di azoto insieme a fosforo e potassio, interrando o irrigando per favorire la solubilizzazione. In pre fioritura si interviene per via fogliare con boro ed eventualmente azoto a pronto effetto, per sostenere allegagione e fioritura. Alla fase di indurimento del nocciolo, in piena estate, si concentra l’apporto potassico, che sostiene riempimento della drupa e accumulo di olio. Dopo la raccolta si distribuiscono sostanza organica, fosforo e potassio, perché la pianta sta già differenziando le gemme per l’anno successivo. Va evitato l’azoto in autunno inoltrato, soggetto a dilavamento e limitato dalla normativa nelle zone vulnerabili.
Come si concima l’olivo in agricoltura biologica?
In regime biologico valgono le regole del Regolamento UE 2018/848, che ammette solo i mezzi tecnici inseriti negli elenchi previsti dalla normativa. La base della fertilità è la sostanza organica: letame maturo, compost, ammendanti compostati, sovesci di leguminose e graminacee interrati in primavera, inerbimento controllato dell’interfila. A questa si affiancano concimi organici azotati come i derivati proteici e i panelli, e fonti minerali ammesse per potassio e microelementi, fra cui solfati e forme complessate consentite. Il punto critico in biologico è la lentezza della mineralizzazione, che richiede di anticipare gli apporti e di ragionare su cicli pluriennali anziché sulla singola stagione.
Come si distribuisce concretamente il concime all’olivo?
La distribuzione deve raggiungere la zona in cui si concentrano le radici assorbenti, che nell’olivo si trova nei primi quaranta centimetri di terreno e in proiezione della chioma, non a ridosso del tronco. In asciutto il concime granulare si distribuisce a spaglio sotto la chioma e si interra con una lavorazione superficiale, oppure si distribuisce prima di una pioggia prevista, perché senza acqua non si solubilizza e resta inefficace. In impianti irrigui la fertirrigazione consente frazionamenti più precisi e una efficienza d’uso più alta, distribuendo piccole quantità a ogni turno. La concimazione fogliare è complementare e serve per i microelementi e per interventi rapidi, non per sostituire gli apporti al terreno.
Agrimag, con sede a Corato in provincia di Bari, nel cuore di uno dei principali comprensori olivicoli italiani, distribuisce in tutta Italia la linea di nutrizione professionale SKL, che copre l’intera gamma dei concimi per ulivo con NPK idrosolubili per fertirrigazione, formulati ad alto titolo potassico, chelati di ferro EDDHA per suoli calcarei, boro e complessi di microelementi, ammendanti umici e biostimolanti a base di idrolizzati proteici e di alghe. Al catalogo si affianca il sistema di supporto decisionale Agrimag DSS sviluppato da Spagro Srl di Milano, con previsioni meteo localizzate sull’appezzamento, modelli previsionali per le principali fitopatie dell’olivo e database aggiornato dei principi attivi ammessi per coltura e fase fenologica. Le forniture sono disponibili anche a bancale per le quantità professionali.
