La domanda su quanti chili di concime dare a ogni pianta di olivo è la più frequente in assoluto fra gli olivicoltori, e purtroppo è anche quella formulata nel modo meno utile. La quantità di concimi per ulivo non si stabilisce a pianta ma a partire dalle asportazioni della produzione attesa, dalla dotazione del terreno rilevata con l’analisi e dalla diagnostica fogliare: due oliveti vicini possono richiedere apporti molto diversi a parità di età e sesto d’impianto.
Chi cerca una risposta secca in chilogrammi finisce quasi sempre per sovraconcimare in azoto e sottostimare il potassio, che è l’elemento più asportato dall’olivo in produzione. Il risultato è vegetazione lussureggiante, maggiore sensibilità all’occhio di pavone e alla mosca, e un’alternanza produttiva più marcata.
Questa guida spiega come si ragiona in modo corretto sui concimi per ulivo: quali elementi servono e in che proporzione, come si calcola il fabbisogno partendo dalle asportazioni, quando frazionare gli apporti lungo il ciclo, quale ruolo hanno letame e stallatico, come si gestisce l’alternanza di produzione e quali carenze sono tipiche dei suoli calcarei dell’Italia meridionale.
Perché la domanda sui kg a pianta è mal posta
Una pianta di olivo non ha un fabbisogno fisso. Il consumo di elementi nutritivi dipende dalla quantità di olive prodotte, dalla crescita vegetativa dell’anno, dalla dotazione del suolo, dal pH, dal tenore di calcare attivo, dalla disponibilità idrica e dalla presenza o meno di irrigazione.
Un olivo secolare in asciutta con sesto molto ampio, che produce poche decine di chilogrammi di olive, ha esigenze completamente diverse da un impianto intensivo irriguo condotto a forte carico produttivo. Applicare la stessa dose a entrambi significa sprecare concime nel primo caso e restare sotto il fabbisogno nel secondo.
Il metodo corretto parte da tre informazioni. La prima è l’analisi del terreno, che va rifatta ogni tre o quattro anni e restituisce pH, calcare totale e attivo, sostanza organica, fosforo assimilabile, potassio scambiabile, capacità di scambio cationico e rapporti fra i cationi. La seconda è la produzione attesa, da cui si ricavano le asportazioni. La terza è la diagnostica fogliare, che si esegue prelevando foglie dalla parte mediana dei getti dell’anno nel periodo di riposo estivo, indicativamente a luglio, e che fotografa lo stato nutrizionale reale della pianta anziché quello teorico del terreno.
Gli elementi che servono all’olivo
L’azoto governa lo sviluppo vegetativo, la formazione delle nuove strutture fruttifere e la differenziazione a fiore. È l’elemento più delicato: in difetto la pianta emette getti corti e riduce la fioritura, in eccesso produce vegetazione tenera e acquosa, ritarda la lignificazione, aumenta la suscettibilità all’occhio di pavone e rende la drupa più attrattiva per la mosca delle olive. L’azoto va quindi dosato con misura e mai concentrato in un unico intervento.
Il potassio è l’elemento più asportato dall’olivo in produzione e il più spesso sottovalutato. Regola l’apertura stomatica e quindi l’efficienza idrica, partecipa alla traslocazione degli zuccheri e all’accumulo di olio nella drupa, e migliora la resistenza agli stress idrici e termici, tema tutt’altro che secondario nelle estati pugliesi. Un oliveto in carenza di potassio mostra necrosi apicali e marginali sulle foglie più vecchie e produce drupe piccole con resa in olio inferiore.
Il fosforo è richiesto in quantità molto inferiori e nei suoli italiani è spesso già presente in dotazione sufficiente. Va comunque verificato con l’analisi, perché nei terreni fortemente calcarei tende a essere bloccato in forme poco assimilabili.
Fra i mesoelementi il calcio raramente manca nei suoli del Sud, mentre il magnesio può essere carente per antagonismo quando il potassio viene somministrato in dosi elevate: il rapporto fra i due va tenuto sotto controllo.
Il boro merita un discorso a parte perché la sua carenza è frequente proprio nei terreni calcarei e alcalini della Murgia e dell’entroterra barese. Il boro è indispensabile per la germinazione del polline e la crescita del tubetto pollinico: una carenza si traduce direttamente in cattiva allegagione, quindi in mancata produzione, anche in presenza di una fioritura abbondante. I sintomi fogliari sono la scopazzatura dei getti e la deformazione delle foglie apicali. La finestra utile per l’intervento fogliare è quella che precede la fioritura.
Lo zinco e il manganese completano il quadro dei microelementi da monitorare, sempre più critici all’aumentare del pH.
Come si calcolano i concimi per ulivo partendo dalle asportazioni
Il ragionamento corretto è quello del bilancio. Si stima quanto la coltura porta via e si restituisce quella quota, corretta in base a ciò che il terreno è già in grado di fornire e all’efficienza reale della concimazione.
Le asportazioni si compongono di due voci. La prima è la produzione: ogni quintale di olive raccolte allontana dal campo una quantità definita di azoto, fosforo e potassio, con il potassio in netta prevalenza. La seconda è la crescita vegetativa, cioè i nuovi getti, le foglie e l’incremento di legno, che vengono in parte restituiti al terreno se i residui di potatura sono trinciati e lasciati in campo, e in parte allontanati se vengono bruciati o asportati. Trinciare i residui di potatura è quindi una scelta agronomica che riduce concretamente il fabbisogno di concimi per ulivo e migliora nel tempo il tenore di sostanza organica.
Al risultato del bilancio va applicato un coefficiente di efficienza, perché non tutto ciò che viene distribuito arriva alla pianta: parte dell’azoto si perde per lisciviazione e volatilizzazione, il fosforo si retrograda nei suoli calcarei, il potassio può essere fissato dalle argille. L’efficienza è nettamente più alta in fertirrigazione rispetto alla distribuzione al suolo in asciutta.
È questo il motivo per cui non ha senso pubblicare un numero di chilogrammi valido per tutti. Le tabelle di asportazione per unità di prodotto sono disponibili nei disciplinari di produzione integrata regionali, che riportano anche i massimali di azoto ammessi per l’olivo: sono quelli i riferimenti da usare, perché tengono conto delle condizioni pedoclimatiche locali e sono vincolanti per chi aderisce alle misure agroambientali.
Quando concimare l’olivo: il frazionamento lungo il ciclo
Un unico intervento annuale è la pratica più diffusa ed è anche la meno efficiente. L’olivo assorbe in momenti precisi e distribuire tutto in una volta espone alle perdite.
La fase di risveglio vegetativo, fra fine inverno e inizio primavera, richiede azoto per sostenere l’emissione dei nuovi getti e la differenziazione delle infiorescenze. È il momento in cui si colloca la quota principale dell’azoto.
La fase pre-fioritura è quella degli interventi fogliari mirati, in particolare con boro e con formulati a base di aminoacidi o estratti algali che sostengono l’allegagione. È una finestra breve e il ritardo la rende inutile.
La fase di post-allegagione e indurimento del nocciolo richiede un supporto equilibrato, con l’ingresso del potassio.
La fase di inolizione, dalla fine dell’estate all’invaiatura, è quella in cui il potassio diventa dominante: è ora che si costruisce la resa in olio. Un apporto tardivo di azoto in questa fase è controproducente, perché ritarda la maturazione e allunga il periodo di suscettibilità alla mosca.
La fase post-raccolta, con la pianta ancora in attività prima del riposo, è il momento giusto per la sostanza organica e per ricostituire le riserve, oltre che per gli apporti di fosforo e di correttivi.
Negli oliveti irrigui tutto questo si realizza al meglio in fertirrigazione, frazionando in molti apporti piccoli. Nel catalogo SKL gli NPK idrosolubili HydroBlend nei diversi equilibri coprono le fasi a prevalenza azotata e quelle a prevalenza potassica, mentre Boro Complex risponde all’esigenza pre-fiorale e Huminal Combi apporta sostanze umiche per migliorare l’assorbimento nei suoli calcarei. La gamma completa è nelle categorie prodotti per olivo, fertirrigazione e nutrizione.
Letame, stallatico e sostanza organica
Il letame maturo e lo stallatico per olivo hanno una funzione che i concimi minerali non possono sostituire: apportano sostanza organica, migliorano la struttura del terreno, aumentano la capacità di ritenzione idrica e alimentano l’attività microbica. Nei suoli poveri e battenti del Sud questo effetto vale quanto l’apporto nutritivo.
Vanno però conosciuti i limiti. Il titolo in elementi è basso e molto variabile, e la cessione dell’azoto è lenta e legata alla mineralizzazione, quindi dipende da temperatura e umidità: non è una fonte con cui si può governare con precisione una fase fenologica. Il letame deve essere ben maturo, perché quello fresco provoca fermentazioni, immobilizzazione temporanea dell’azoto e rischio di fitotossicità. La distribuzione va fatta in autunno, con interramento superficiale nella zona esplorata dalle radici e mai a contatto con il colletto.
Il letame di pecora, molto usato negli oliveti pugliesi, è più concentrato e a cessione più rapida di quello bovino, e per questo va dosato con maggiore attenzione. In alternativa esistono i letami pellettati e i concimi organo-minerali, che offrono un titolo dichiarato e una distribuzione più agevole: si trovano nelle categorie concimi organici e organo-minerali.
Alternanza di produzione e concimi per ulivo
L’olivo è una specie tipicamente alternante: a un’annata di carica segue un’annata di scarica. Il meccanismo è fisiologico e dipende dal fatto che la presenza di molte drupe in accrescimento inibisce la differenziazione a fiore delle gemme che porteranno la produzione dell’anno successivo.
La nutrizione non elimina l’alternanza ma la attenua in modo significativo, a condizione che sia impostata correttamente. Nell’annata di carica la pianta è sotto sforzo e va sostenuta soprattutto in potassio, per non compromettere l’inolizione e per non svuotare le riserve. Nell’annata di scarica si riduce l’azoto, perché la pianta non ha molti frutti da nutrire e un eccesso produrrebbe solo vegetazione, e si punta a ricostituire le riserve di carboidrati e a favorire la differenziazione fiorale.
Accanto alla nutrizione agiscono la potatura, che deve essere annuale e moderata anziché drastica e saltuaria, e il diradamento dei frutti negli impianti dove è praticabile.
Errori più comuni nella concimazione dell’oliveto
Il primo errore è concimare senza analisi. È l’equivalente di prescrivere una terapia senza esami: si finisce per aggiungere ciò che è già abbondante e per trascurare ciò che manca davvero.
Il secondo è ragionare solo in azoto. È l’elemento che dà la risposta visiva più evidente, e per questo viene sovradosato, mentre il potassio, che è il vero limitante della produzione di olio, resta indietro.
Il terzo è distribuire il concime a spaglio sull’intera superficie in un oliveto a sesto ampio e non irriguo. Le radici assorbenti si concentrano nella proiezione della chioma e appena oltre: il concime distribuito fuori da quella fascia in gran parte non viene intercettato.
Il quarto è ignorare il pH e il calcare attivo. Nei terreni fortemente calcarei fosforo, ferro, zinco e manganese diventano poco disponibili qualunque sia la dose applicata, e la risposta corretta passa dalle forme chelate e dall’applicazione fogliare, non dall’aumento della quantità.
Il quinto è concimare in asciutta assoluta. Senza acqua nel profilo gli elementi non si spostano in soluzione e non raggiungono le radici: il concime resta inerte in superficie fino alla prima pioggia utile.
Domande frequenti sui concimi per ulivo
Quanti kg di concime servono per una pianta di olivo?
Non esiste una dose valida per tutti, e cercarla è l’errore di partenza. Il fabbisogno dipende dalla produzione attesa, dalla dotazione del terreno, dal pH e dal calcare attivo, dalla disponibilità idrica e dall’età dell’impianto: un olivo secolare in asciutta e un impianto intensivo irriguo hanno esigenze molto diverse. Il metodo corretto parte dall’analisi del terreno da ripetere ogni tre o quattro anni, dalla stima delle asportazioni legate alla produzione e dalla diagnostica fogliare eseguita a luglio sulle foglie mediane dei getti dell’anno. I disciplinari di produzione integrata regionali riportano le tabelle di asportazione e i massimali di azoto da usare come riferimento.
Qual è l’elemento più importante per l’olivo?
Il potassio è l’elemento più asportato dall’olivo in produzione ed è quello più spesso sottodosato. Regola l’apertura stomatica e quindi l’efficienza nell’uso dell’acqua, partecipa alla traslocazione degli zuccheri e all’accumulo di olio nella drupa e migliora la tolleranza agli stress idrici e termici. L’azoto resta indispensabile per la crescita vegetativa e la differenziazione a fiore, ma va dosato con misura perché in eccesso produce vegetazione tenera, ritarda la lignificazione e aumenta la suscettibilità all’occhio di pavone e alla mosca delle olive. Nei suoli calcarei del Sud va inoltre sorvegliato il boro, la cui carenza compromette direttamente l’allegagione.
Quando si concima l’olivo?
Il frazionamento è più efficace di un unico intervento annuale. Al risveglio vegetativo, fra fine inverno e inizio primavera, si colloca la quota principale di azoto per sostenere getti e differenziazione fiorale. Prima della fioritura si interviene per via fogliare con boro ed eventuali biostimolanti, in una finestra breve che il ritardo rende inutile. Dopo l’allegagione e durante l’indurimento del nocciolo serve un apporto equilibrato con l’ingresso del potassio. Nella fase di inolizione, da fine estate all’invaiatura, il potassio diventa dominante mentre l’azoto va evitato. Dopo la raccolta si distribuiscono sostanza organica, fosforo e correttivi.
Lo stallatico per olivo è sufficiente?
Il letame maturo e lo stallatico per olivo apportano sostanza organica, migliorano struttura e ritenzione idrica del terreno e alimentano l’attività microbica: una funzione che i concimi minerali non possono sostituire, particolarmente utile nei suoli poveri e battenti del Mezzogiorno. Hanno però titolo basso e variabile e cedono l’azoto lentamente, in funzione della mineralizzazione, quindi non permettono di governare con precisione una fase fenologica. Il letame deve essere ben maturo, va distribuito in autunno con interramento superficiale nella zona esplorata dalle radici e mai a contatto con il colletto. Il letame ovino è più concentrato di quello bovino e va dosato con maggiore cautela.
La concimazione riduce l’alternanza di produzione dell’olivo?
L’alternanza è un fenomeno fisiologico: le drupe in accrescimento inibiscono la differenziazione a fiore delle gemme che porteranno la produzione successiva. La concimazione non la elimina ma la attenua sensibilmente. Nell’annata di carica la pianta va sostenuta soprattutto in potassio, per non compromettere l’inolizione e per non esaurire le riserve. Nell’annata di scarica si riduce l’azoto, che in assenza di frutti produrrebbe solo vegetazione, e si lavora sulla ricostituzione delle riserve di carboidrati e sulla differenziazione fiorale. Vanno associate una potatura annuale moderata anziché drastica e saltuaria e, dove praticabile, il diradamento dei frutti.
Agrimag, con sede a Corato in provincia di Bari, nel cuore di uno dei principali comprensori olivicoli italiani, affianca al catalogo di concimi e prodotti per la difesa il sistema di supporto decisionale Agrimag DSS, sviluppato da Spagro Srl: previsioni meteo localizzate sull’appezzamento, modelli previsionali per le principali fitopatie italiane compresa la mosca dell’olivo, database dei principi attivi ammessi per coltura e fase fenologica e strumenti per il quaderno di campagna. La distribuzione copre tutto il territorio nazionale, con formati da bancale per le quantità professionali.
Argomenti collegati: quanto NPK per olivo, che tipo di concime usare per l’ulivo, concime fogliare sugli ulivi, potatura dell’ulivo, innestare l’ulivo e trattamento rame sull’olivo.
I riferimenti tecnici sulle asportazioni e sui massimali sono contenuti nei disciplinari di produzione integrata regionali e nelle pubblicazioni del CREA; per i vincoli sull’azoto nelle zone vulnerabili si veda la Direttiva Nitrati su EUR-Lex.




ho piantato 62 talee di koroneiki ad ottobre può fornire il piano di concimazione annuale grazie
Buongiorno Leonardo,
62 talee di Koroneiki piantate a ottobre sono in fase di radicamento attivo, e i primi due anni richiedono un piano nutrizionale leggero ma equilibrato per costruire l’apparato radicale senza forzare la vegetazione.
Linee guida indicative per il primo anno:
1. Fine inverno (febbraio-marzo): NPK bilanciato granulare tipo 12-12-17 o organo-minerale a basso titolo, 80-150 g/pianta distribuiti in fascia sotto chioma, integrato con un ammendante organico (compost o stallatico pellettato 1-2 kg/pianta) per migliorare la sostanza organica del suolo mediterraneo.
2. Pre-fioritura (aprile-maggio): se le piante mostrano fioritura, fogliare con boro (200-300 g/hl) per favorire l’allegagione. Su olivi giovani la fruttificazione va comunque limitata per favorire la crescita.
3. Stress estivo: biostimolanti a base di estratti di alghe (Ascophyllum nodosum) ogni 20-30 giorni, particolarmente utili in superintensivo Koroneiki dove gli stress idrici sono frequenti.
4. Post-raccolta o autunno: chelato di ferro EDDHA su suoli calcarei per prevenire clorosi ferrica.
Dal terzo anno le dosi si raddoppiano e si entra in produzione stabile. Su https://www.agrimag.it/categoria-prodotto/per-olivo/ trova i prodotti consigliati per olivicoltura.
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Staff Agrimag