Glifosato: come usare al meglio l’erbicida glifosate

Pubblicato il 3 Dicembre 2024

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Da Massimiliano Dal Pra

Il glifosato resta il principio attivo erbicida più diffuso al mondo e, allo stesso tempo, il più discusso. Chi lavora in campo non ha bisogno di posizioni ideologiche ma di risposte operative: come agisce davvero, in quali condizioni rende al massimo, quando conviene impiegarlo e quando invece è più razionale ricorrere ad altre strategie di diserbo. Il glifosato è un erbicida sistemico non selettivo del gruppo HRAC 9 che inibisce l’enzima EPSPS della via dello shikimato, presente nelle piante e in alcuni microrganismi ma assente negli animali: viene assorbito per via fogliare, traslocato nel floema fino ad apici vegetativi, rizomi e stoloni e porta a disseccamento completo dell’infestante nell’arco di sette-quindici giorni.

Questa singola caratteristica, la traslocazione sistemica completa, spiega perché il glifosato sia difficilmente sostituibile contro le perenni rizomatose come gramigna, convolvolo e sorghetta, e perché al tempo stesso richieda una tecnica di distribuzione molto più attenta di quanto si creda comunemente. Un trattamento eseguito su piante in stress idrico, con acqua dura o con volumi eccessivi, può ridurre l’efficacia anche del cinquanta per cento a parità di dose impiegata.

In questa guida operativa trovi il quadro completo: meccanismo d’azione, formulazioni e sali disponibili, qualità dell’acqua di miscela, volumi corretti, stadi fenologici delle principali infestanti, impieghi in vigneto, oliveto e frutteto, gestione delle resistenze ormai documentate anche in Italia, quadro normativo europeo e nazionale aggiornato al rinnovo del 2023 e alternative agronomiche realmente praticabili. Per il profilo tossicologico e chimico generale del principio attivo puoi consultare anche la nostra scheda dedicata al glifosate.

Che cos’è il glifosato e come agisce sulle infestanti

Il glifosato, chimicamente N-fosfonometil-glicina, è stato sintetizzato nel 1970 e introdotto sul mercato agricolo nel 1974. Appartiene al gruppo HRAC 9, un gruppo che comprende un solo meccanismo d’azione: l’inibizione della 5-enolpiruvil-shikimato-3-fosfato sintasi, abbreviata in EPSPS. Questo enzima governa la via dello shikimato, il percorso metabolico attraverso cui le piante sintetizzano gli amminoacidi aromatici fenilalanina, tirosina e triptofano, precursori indispensabili di proteine, lignina, flavonoidi e ormoni vegetali.

Bloccando EPSPS, il glifosato non provoca una necrosi rapida come farebbe un erbicida di contatto: interrompe la produzione di amminoacidi essenziali e la pianta muore per esaurimento progressivo delle riserve. È esattamente questo il motivo per cui i sintomi compaiono lentamente. Nelle graminacee annuali il primo ingiallimento dei tessuti giovani si osserva dopo quattro-sette giorni, il disseccamento completo dopo dieci-quattordici. Nelle perenni rizomatose i tempi si allungano ulteriormente perché il prodotto deve raggiungere gli organi di riserva sotterranei.

Perché la traslocazione è il vero punto critico

Il glifosato viaggia nel floema seguendo i flussi di assimilati, cioè si muove dalle foglie verso gli organi in accrescimento attivo, che rappresentano i pozzi metabolici della pianta. Se l’infestante è in piena attività vegetativa, il flusso è intenso e il prodotto raggiunge rizomi e gemme dormienti. Se invece la pianta è in stress idrico, in fioritura avanzata o già lignificata, il flusso rallenta e il principio attivo resta confinato nelle foglie trattate: si ottiene una bruciatura apparente seguita da ricaccio vigoroso poche settimane dopo. Questo è il singolo errore più frequente nell’impiego del diserbante glifosato.

Comportamento nel terreno

Una volta a contatto con il suolo, il glifosato viene adsorbito rapidamente e con forte energia dai colloidi minerali e organici, in particolare dagli ossidi di ferro e alluminio e dalle argille. Questo adsorbimento lo rende sostanzialmente privo di attività residuale: non impedisce le nuove emergenze da seme e non danneggia le radici delle colture arboree presenti, a condizione che non venga a contatto con corteccia verde o polloni. La degradazione microbica lo trasforma principalmente in AMPA, acido amminometilfosfonico, e successivamente in anidride carbonica e fosfato inorganico.

Erbicida glifosate: formulazioni, sali e concentrazioni

In commercio l erbicida glifosate non si trova mai come acido libero, poco solubile, ma sotto forma di sali: isopropilammonico, potassico, ammonico, dimetilammonico. Il sale influenza la solubilità, la velocità di penetrazione cuticolare e la compatibilità con l’acqua di miscela. Le concentrazioni più diffuse nei formulati liquidi SL vanno dai 360 ai 480 grammi di equivalente acido per litro, mentre esistono anche formulazioni granulari idrosolubili a concentrazione più elevata.

Il dato da leggere sempre in etichetta è la quantità di equivalente acido, non quella di sale: due prodotti dichiarati entrambi come glifosate 30,4 per cento possono contenere quantità diverse di sostanza attiva reale. Il confronto corretto fra formulati commerciali si fa esclusivamente su questo parametro, insieme al tipo e alla quantità di tensioattivi presenti, che determinano la bagnabilità della lamina fogliare e la velocità di assorbimento nelle prime ore dopo il trattamento.

Nel catalogo Agrimag i formulati a base di glifosate sono raccolti nella sezione erbicidi e diserbanti, con schede tecniche ed etichette ministeriali sempre consultabili prima dell’acquisto. La scelta fra un 360 e un 480 non è mai puramente economica: cambia il volume di prodotto da movimentare, la dose per ettaro e spesso anche la finestra di reingresso in campo.

Come usare il glifosato: acqua, volumi e condizioni di trattamento

La qualità dell’acqua di miscela è il fattore che più spesso compromette il risultato. Il glifosato è una molecola anionica che si lega con facilità ai cationi bivalenti e trivalenti presenti nelle acque dure, in particolare calcio, magnesio, ferro e alluminio. Il complesso che si forma non viene assorbito dalla cuticola fogliare e il principio attivo diventa inattivo prima ancora di raggiungere la pianta. In molte aree della Puglia e del Sud Italia le acque di pozzo superano ampiamente i trecento milligrammi per litro di durezza totale, con perdite di efficacia rilevanti.

La correzione standard prevede l’aggiunta di solfato ammonico in vasca prima del glifosato: lo ione ammonio sequestra i cationi antagonisti e forma con il glifosato un sale più facilmente assorbibile. In alternativa si utilizzano condizionatori commerciali che combinano acidificazione, sequestro dei cationi e azione bagnante. L’ordine di immissione conta: acqua, condizionatore, agitazione, poi erbicida.

Volumi di acqua: meno è meglio

A differenza dei fungicidi di copertura, il glifosato lavora meglio con volumi contenuti. Aumentare il volume significa diluire il principio attivo sulla superficie fogliare e ridurre la concentrazione del deposito che governa la penetrazione cuticolare. Nelle applicazioni interfilari e su tappeto erboso spontaneo i volumi bassi, tipicamente compresi fra cento e duecento litri per ettaro, danno risultati superiori agli alti volumi a parità di dose. Gli ugelli a specchio o a fessura antideriva con pressioni moderate producono gocce medio-grosse che limitano l’evaporazione e la deriva.

Finestra meteorologica

Il trattamento va eseguito su vegetazione asciutta, con umidità relativa medio-alta e temperature comprese tra dieci e venticinque gradi. Sopra i trenta gradi l’evaporazione della goccia è troppo rapida e la cuticola si ispessisce come risposta allo stress: l’assorbimento crolla. Le prime ore del mattino e il tardo pomeriggio sono le finestre migliori. Il periodo di resistenza al dilavamento indicato dalla maggior parte delle etichette è di quattro-sei ore: una pioggia precoce impone la ripetizione dell’intervento.

Dosi

Le dosi variano in funzione della flora presente, dello stadio fenologico e della concentrazione del formulato, e vanno lette esclusivamente sull’etichetta del prodotto acquistato, che ha valore di legge. Come principio generale, le infestanti annuali a foglia larga in stadio giovanile richiedono le dosi minime di etichetta, mentre le perenni rizomatose e le specie a cuticola cerosa richiedono le dosi massime autorizzate. Frazionare la dose su due passaggi ravvicinati non aumenta l’efficacia sulle perenni e favorisce la selezione di biotipi resistenti.

Quando trattare: stadi fenologici e finestre stagionali

Il momento del trattamento pesa più della dose. Per le annuali, il bersaglio ideale è lo stadio di tre-cinque foglie vere per le dicotiledoni e di due-quattro foglie per le graminacee: la superficie fogliare è già sufficiente a intercettare il prodotto ma le riserve radicali sono minime. Dopo l’inizio della fioritura l’efficacia cala nettamente e i semi prodotti restano vitali.

Per le perenni rizomatose il ragionamento si ribalta. Gramigna, sorghetta da rizoma e convolvolo vanno trattate quando il flusso di assimilati è diretto verso il basso, cioè in piena attività vegetativa avanzata o alla fine dell’estate, dopo la formazione dell’apparato fogliare completo e prima dell’ingiallimento autunnale. Trattare una gramigna appena ricacciata a marzo significa colpire una pianta che sta esportando riserve verso l’alto, con traslocazione minima verso i rizomi.

Calendario operativo semplificato

In tardo inverno e inizio primavera si interviene sulle annuali svernanti e sulle crucifere prima della levata. In tarda primavera si gestisce il flush principale di annuali estive. In estate si evitano le ore centrali e i periodi di stress idrico marcato. In fine estate e inizio autunno si colloca il trattamento più redditizio contro le perenni. Il sistema di supporto decisionale Agrimag DSS, sviluppato da Spagro Srl, aiuta a incrociare dati meteorologici, stadio fenologico della coltura e finestra di trattamento, riducendo gli interventi eseguiti fuori tempo.

Diserbante glifosato in vigneto, oliveto e frutteto

Nelle colture arboree il glifosato si impiega sul sottofila, la fascia lungo il filare dove la lavorazione meccanica danneggerebbe le radici superficiali. La regola tecnica non negoziabile è una sola: il prodotto non deve entrare in contatto con corteccia verde, polloni, succhioni o foglie della coltura. Il glifosato viene assorbito anche attraverso la corteccia non lignificata delle piante giovani e provoca fitotossicità sistemica con deformazioni fogliari a ventaglio e clorosi apicale nell’anno successivo.

In vigneto questo significa scortecciare e lignificare bene la zona basale prima dei trattamenti, usare barre schermate e regolare l’altezza degli ugelli. Nei nuovi impianti conviene proteggere il fusto con shelter fino alla completa lignificazione. Trovi un approfondimento specifico nella nostra guida al diserbo del vigneto, e una panoramica delle specie più problematiche nell’articolo sulle erbe infestanti.

In oliveto la gestione dell’interfila con inerbimento controllato e sottofila diserbato rappresenta oggi lo standard nelle aziende professionali: riduce l’erosione, migliora la portanza dei mezzi e limita la competizione idrica nel periodo critico di indurimento del nocciolo. Sul piano nutrizionale, dopo il diserbo del sottofila la fertilizzazione localizzata diventa più efficiente perché non viene intercettata dalla flora spontanea: la linea SKL di concimi professionali, disponibile nella sezione SKL, offre formulati NPK e microelementi pensati proprio per questa logica.

Resistenze al glifosato: riconoscerle e gestirle

La resistenza al glifosato non è più un fenomeno esotico. In Italia sono documentati biotipi resistenti di Conyza canadensis e Conyza bonariensis, particolarmente diffusi nei vigneti e nei frutteti dove il glifosato è stato usato da solo per molti anni consecutivi, e di Lolium rigidum. I meccanismi coinvolti comprendono la mutazione del sito bersaglio EPSPS, l’amplificazione genica dell’enzima e la ridotta traslocazione della molecola verso i tessuti meristematici.

Come riconoscere un caso sospetto

Il segnale tipico è la sopravvivenza di individui della stessa specie in un appezzamento trattato correttamente, mentre le altre specie disseccano regolarmente. Le piante sopravvissute mostrano spesso una fase iniziale di clorosi seguita da ripresa vegetativa dal colletto. Prima di parlare di resistenza vanno però escluse le cause tecniche: acqua dura, stadio fenologico troppo avanzato, dose sottodimensionata, dilavamento, copertura insufficiente della barra.

Strategia antiresistenza

La gestione si fonda su tre pilastri. Alternare meccanismi d’azione diversi nell’arco della stagione, evitando due applicazioni consecutive di soli inibitori EPSPS. Integrare il controllo meccanico, con sfalcio, spollonatura o lavorazione superficiale del sottofila, così da eliminare i sopravvissuti prima che vadano a seme. Impedire la produzione di seme dei soggetti scampati, perché una sola pianta di Conyza può liberare oltre centomila acheni trasportati dal vento per centinaia di metri.

Normativa: cosa dice la legge sul glifosato in Italia e in UE

L’approvazione europea del glifosato è stata rinnovata con il Regolamento di esecuzione (UE) 2023/2660 della Commissione del 28 novembre 2023, che ne ha prorogato l’approvazione fino al 15 dicembre 2033 subordinandola a una serie di condizioni e misure di mitigazione che gli Stati membri devono applicare in fase di autorizzazione dei singoli prodotti fitosanitari. Il testo integrale è consultabile su EUR-Lex.

Il rinnovo è arrivato dopo la valutazione scientifica coordinata dall’EFSA, conclusa nel luglio 2023, che non ha individuato aree critiche di preoccupazione tali da impedire l’approvazione, e dopo il parere del Comitato di valutazione dei rischi dell’ECHA del 2022, che ha confermato la classificazione del glifosato come sostanza che provoca gravi lesioni oculari e tossica per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata, senza classificarlo come cancerogeno, mutageno o tossico per la riproduzione. Resta distinta la valutazione della IARC che nel 2015 aveva collocato la molecola nel gruppo 2A come probabile cancerogeno per l’uomo: le due valutazioni rispondono a domande diverse, pericolo intrinseco per la IARC e rischio nelle condizioni d’uso previste per le agenzie regolatorie europee.

Le restrizioni italiane

In Italia il Decreto del Ministero della Salute del 9 agosto 2016 ha introdotto vincoli specifici tuttora vigenti: divieto di impiego nelle aree frequentate dalla popolazione o da gruppi vulnerabili come parchi, giardini pubblici, campi sportivi, aree ricreative, cortili e aree verdi di plessi scolastici, aree gioco per bambini e aree adiacenti alle strutture sanitarie; divieto di impiego in pre-raccolta al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura, la cosiddetta essiccazione; divieto dei prodotti contenenti il coformulante ammina di sego polietossilata. Si applicano inoltre le disposizioni del D.Lgs. 150/2012 e del Piano di Azione Nazionale sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari.

Patentino e obblighi dell’utilizzatore

L’acquisto e l’impiego dei prodotti fitosanitari destinati a uso professionale richiedono il certificato di abilitazione all’acquisto e all’utilizzo, comunemente chiamato patentino, oltre alla taratura periodica delle attrezzature e alla tenuta del registro dei trattamenti. Chi deve mettersi in regola trova nella sezione prodotti per utilizzatori con patentino l’elenco dei formulati acquistabili solo con abilitazione.

Alternative e integrazione: oltre il diserbo chimico

Ridurre la dipendenza dal glifosato non significa rinunciare al controllo delle infestanti, ma costruire un sistema in cui il diserbo chimico sia una delle leve e non l’unica. Le strategie realmente efficaci in campo aperto sono poche e ben note.

La gestione meccanica del sottofila con lame interceppo, spazzole o organi rotanti a tastatore idraulico consente di eliminare la flora spontanea senza residui, a costo di un maggiore consumo di gasolio e di un rischio di lesioni al colletto. L’inerbimento controllato dell’interfila con miscugli di graminacee e leguminose a bassa taglia riduce la ricolonizzazione da parte delle specie problematiche e migliora la struttura del suolo. La pacciamatura, organica con paglia e cippato o con teli biodegradabili, resta insostituibile nei nuovi impianti e nelle colture orticole. Il diserbo termico a fiamma libera o vapore trova impiego nelle superfici limitate e nelle aree a divieto di uso di erbicidi.

Sul fronte dei prodotti, gli acidi organici come l’acido pelargonico offrono un’azione disseccante di contatto, rapida ma priva di traslocazione: eccellente sulle annuali giovani, inefficace sulle perenni rizomatose. Chi cerca soluzioni domestiche trova una valutazione tecnica onesta di limiti e possibilità nel nostro articolo sul diserbante fai da te. Un suolo biologicamente attivo, sostenuto da micorrize e da concime organico, favorisce inoltre una coltura più competitiva verso la flora spontanea.

Domande frequenti sul glifosato

Il glifosato è cancerogeno?

Le agenzie regolatorie europee non lo classificano come cancerogeno. Il Comitato di valutazione dei rischi dell’ECHA nel 2022 ha confermato la classificazione del glifosato come sostanza che provoca gravi lesioni oculari e tossica per gli organismi acquatici, escludendo la classificazione come cancerogeno, mutageno o tossico per la riproduzione. L’EFSA nel luglio 2023 non ha individuato aree critiche di preoccupazione. Diversa la posizione della IARC che nel 2015 ha inserito la molecola nel gruppo 2A dei probabili cancerogeni per l’uomo: la IARC valuta il pericolo intrinseco, cioè la capacità teorica di causare danno, mentre le agenzie europee valutano il rischio nelle condizioni d’uso autorizzate, tenendo conto di dosi ed esposizione reali. Le due conclusioni non sono contraddittorie perché rispondono a domande scientifiche differenti.

Quanto tempo impiega il glifosato ad agire?

I primi sintomi visibili, ingiallimento e arresto dell’accrescimento dei tessuti giovani, compaiono generalmente dopo quattro-sette giorni sulle infestanti annuali. Il disseccamento completo richiede dieci-quattordici giorni. Sulle perenni rizomatose come gramigna, sorghetta e convolvolo i tempi si allungano fino a venti-trenta giorni, perché il principio attivo deve prima essere traslocato negli organi di riserva sotterranei. Temperature basse, stress idrico e vegetazione già lignificata rallentano ulteriormente il processo. Un disseccamento troppo rapido, entro due o tre giorni, è in genere il segnale di una bruciatura di contatto senza traslocazione e prelude a un ricaccio nelle settimane successive.

Dopo quanto tempo si può seminare dopo un trattamento con glifosato?

Il glifosato viene adsorbito con forte energia dai colloidi del terreno e perde rapidamente disponibilità per le radici, quindi non esercita attività residuale sulle semine successive. Le etichette dei formulati indicano tempi di attesa molto brevi prima della semina o del trapianto, spesso limitati ad alcuni giorni, ma il dato vincolante è sempre quello riportato sull’etichetta del prodotto impiegato. È buona pratica attendere comunque che le infestanti trattate abbiano completato il disseccamento, così da poter valutare l’effettiva efficacia dell’intervento prima di preparare il letto di semina.

Perché il glifosato non ha funzionato sulla gramigna?

Nella grande maggioranza dei casi la causa non è la resistenza ma un errore di tecnica. Le tre cause più frequenti sono l’acqua di miscela troppo dura, che inattiva la molecola prima che raggiunga la pianta e si corregge con solfato ammonico o condizionatori specifici; il momento sbagliato, perché la gramigna va trattata quando trasloca verso i rizomi, in piena attività vegetativa avanzata o a fine estate, e non sui primi ricacci primaverili; la dose ridotta o i volumi d’acqua troppo elevati, che diluiscono il deposito sulla foglia. Solo dopo aver escluso questi fattori ha senso sospettare la presenza di biotipi resistenti.

Si può usare il glifosato nell’orto di casa o in giardino?

I prodotti a base di glifosato destinati a uso professionale richiedono il certificato di abilitazione all’acquisto e all’utilizzo. Esistono formulati per impieghi non professionali, con concentrazioni e confezioni diverse, il cui uso resta comunque vincolato alle indicazioni di etichetta e ai divieti introdotti dal Decreto ministeriale del 9 agosto 2016 per le aree frequentate dalla popolazione. Nell’orto domestico, dove le superfici sono contenute e le colture ravvicinate, il rapporto costo-beneficio è quasi sempre a favore delle soluzioni meccaniche e della pacciamatura, che eliminano il rischio di deriva sulle colture adiacenti.

Agrimag affianca al catalogo di erbicidi, fungicidi e insetticidi autorizzati la linea SKL di concimi professionali e il sistema di supporto decisionale Agrimag DSS sviluppato da Spagro Srl, pensato per collocare correttamente ogni intervento nel calendario colturale. Dalla sede di Corato, in provincia di Bari, serviamo aziende agricole e rivenditori su tutto il territorio nazionale, con disponibilità di forniture a bancale per i quantitativi professionali e assistenza tecnica agronomica sulla scelta dei formulati.


Scritto da Massimiliano Dal Pra

Mi chiamo Massimiliano Dal Prà e sono specializzato in marketing digitale, automazioni AI, funnel e crescita eCommerce con WooCommerce. Gestisco personalmente ogni risposta ai commenti e ogni strategia di crescita su questo blog, che oggi conta oltre 300.000 visite mensili. Il mio obiettivo è aiutare le aziende a ottenere risultati concreti online, combinando tecnologia, strategia e automazione.

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