Ci sono bulbose che chiedono attenzioni continue e bulbose che, una volta messe a dimora, lavorano da sole per decenni. I muscari appartengono senza dubbio alla seconda categoria. Il muscari è una geofita bulbosa rustica che si pianta in autunno, fiorisce a fine inverno o inizio primavera e si naturalizza spontaneamente, moltiplicandosi per bulbilli e per autodissemina fino a formare macchie stabili che non richiedono né irrigazione estiva né rinnovo dell’impianto. È questa autosufficienza, più ancora del blu intenso della fioritura, la ragione per cui i muscari sono fra le bulbose più impiegate nella naturalizzazione dei prati e nelle bordure a bassa manutenzione.
Attorno al muscari esistono però due equivoci ricorrenti. Il primo riguarda il fogliame, che nella maggior parte delle specie emerge in autunno e attraversa l’inverno: chi non lo sa pensa a un errore di gestione o a una anomalia climatica, e in qualche caso arriva a recidere le foglie, compromettendo la fioritura successiva. Il secondo riguarda l’identità della pianta: sotto il nome muscari si raccolgono specie molto diverse fra loro, e una di queste, il lampascione, è un ortaggio tradizionale della Puglia con un uso alimentare documentato da secoli.
Questa guida affronta il muscari dal punto di vista agronomico: identificazione e specie principali, epoca e profondità di impianto dei bulbi, ciclo fenologico completo, gestione del dopo-fioritura, che è il momento che decide la fioritura dell’anno successivo, concimazione, naturalizzazione e moltiplicazione, coltivazione del muscari in vaso, avversità e loro prevenzione. Uno spazio specifico è dedicato al lampascione, cioè al muscari commestibile.
Muscari: che pianta è e come si riconosce
Il genere Muscari raccoglie geofite bulbose della famiglia delle Asparagaceae, sottofamiglia Scilloideae; nelle classificazioni più datate lo si trova collocato fra le Liliaceae o le Hyacinthaceae, ed è utile saperlo per orientarsi fra testi di epoche diverse. L’areale naturale comprende il bacino del Mediterraneo, l’Anatolia e l’Asia sud-occidentale: diverse specie di muscari sono spontanee anche in Italia, dove colonizzano incolti, margini di coltivi, oliveti e prati aridi.
La pianta è inconfondibile. Il bulbo è tunicato, di dimensioni contenute, e produce foglie nastriformi, spesso ripiegate a doccia, che partono direttamente dalla base. Lo scapo fiorale è eretto e porta un racemo denso e conico di fiori piccolissimi, urceolati, cioè a forma di orcio con apertura ristretta e bordo spesso di colore diverso dal resto della corolla. È proprio questa forma a grappolo compatto ad aver generato i nomi comuni: giacinto d’uva, in inglese grape hyacinth, e in molte parlate locali nomi che richiamano il grappolo.
Il colore dominante è il blu, dal celeste all’azzurro cobalto fino al violaceo, ma esistono specie e cultivar bianche e forme bicolori con racemo sfumato dal chiaro allo scuro. La fioritura dei muscari si colloca fra la fine dell’inverno e la primavera, secondo la specie e l’areale, e dura diverse settimane. Un dettaglio utile: molte specie sono profumate, con una fragranza dolce che ricorda vagamente il muschio, e da qui deriva il nome del genere.
Le specie di muscari più diffuse
Muscari armeniacum è la specie più coltivata e quella che si trova comunemente in commercio come bulbo da giardino. Ha racemi conici blu intenso con dentelli bianchi all’apice dei fiori, è estremamente rustica, sopporta il gelo senza protezioni e si naturalizza con grande facilità. È il muscari blu per eccellenza e la scelta di partenza per chi vuole macchie ampie e durature.
Muscari botryoides è spontaneo in Italia, con racemi più corti e tondeggianti e fiori azzurro-celesti; esiste anche nella forma a fiore bianco. Muscari azureum ha corolle più aperte e un azzurro chiaro con striatura più scura. Muscari neglectum, anch’esso spontaneo nella penisola, ha racemi blu molto scuro, quasi nerastri nella parte inferiore, ed è il muscari che si incontra più spesso negli oliveti e nei coltivi abbandonati del Sud.
Muscari comosum, oggi spesso classificato come Leopoldia comosa, è morfologicamente il più singolare: il racemo porta nella parte bassa fiori fertili bruno-verdastri e nella parte alta un ciuffo di fiori sterili violacei portati da peduncoli lunghi, che gli è valso il nome di muscari col ciuffo. È la specie del lampascione, trattata nel paragrafo successivo.
Esistono infine numerose cultivar selezionate per il colore, dal bianco puro alle forme a doppio tono, e alcune a fioritura più tardiva. La scelta fra le specie di muscari non è puramente estetica: le specie spontanee italiane sono generalmente più adatte alla naturalizzazione in ambiente secco, mentre le cultivar da giardino danno fioriture più uniformi e vistose ma talvolta si moltiplicano con minore vigore.
Il lampascione: il muscari che si mangia
In Puglia, in Basilicata e in parte della Calabria il bulbo di Muscari comosum è un ortaggio tradizionale conosciuto come lampascione, lampagione o cipollaccio col fiocco. Si raccoglie scavando in profondità, perché il bulbo si approfondisce nel terreno anno dopo anno, e si consuma dopo ammollo e lessatura ripetuta, operazione necessaria a ridurre il sapore amaro caratteristico. La preparazione più diffusa è sott’olio, ma è comune anche in frittata e stufato.
Vale la pena sottolineare due aspetti agronomici. Il primo è che il lampascione è a tutti gli effetti un muscari, e chi coltiva questa specie a scopo alimentare applica le stesse regole colturali descritte in questa guida, con l’unica differenza che la raccolta del bulbo interrompe il ciclo. Il secondo è che la raccolta spontanea nei terreni non propri richiede il rispetto delle norme regionali sulla raccolta dei prodotti del sottobosco e della flora spontanea, che variano da regione a regione e in alcuni casi prevedono limiti quantitativi.
Per Agrimag, che ha sede a Corato nella Murgia barese, il lampascione non è una curiosità esotica ma un elemento del paesaggio agrario locale: cresce spontaneo negli oliveti e nei seminativi della zona, e la sua presenza nelle interfile è un indicatore di suoli non eccessivamente lavorati.
Quando e come piantare i bulbi di muscari
L’epoca di impianto dei muscari va da settembre a novembre, con l’obiettivo di dare al bulbo il tempo di radicare prima del freddo. Rimandare a dicembre o gennaio è possibile nelle regioni miti ma comporta una fioritura più tardiva e meno abbondante nel primo anno. I bulbi vanno scelti sodi, privi di muffe e di lesioni, e messi a dimora appena possibile: il bulbo di muscari non tollera lunghe conservazioni a secco quanto quello di tulipano.
La profondità di impianto si aggira su tre volte l’altezza del bulbo, indicativamente fra sette e dieci centimetri, con la punta rivolta verso l’alto. La distanza fra i bulbi dipende dall’effetto desiderato: per macchie dense si sta stretti, cinque o sei centimetri, mentre per la naturalizzazione conviene distribuire i bulbi in modo irregolare, evitando allineamenti geometrici che tradiscono l’artificio. Un metodo pratico consiste nel lanciare i bulbi sull’area e piantarli dove cadono.
Il terreno deve essere sciolto e ben drenato. I muscari tollerano suoli poveri e sassosi, anzi li preferiscono a suoli ricchi e umidi, ma non sopportano il ristagno idrico, che è la prima causa di marciume del bulbo. Sui terreni argillosi conviene lavorare la buca aggiungendo sabbia grossolana o pomice. L’esposizione ideale è in pieno sole o a mezz’ombra luminosa; sotto le chiome caducifoglie i muscari si comportano bene, perché fioriscono quando gli alberi sono ancora spogli. Le indicazioni su epoca e profondità per altre bulbose si trovano nelle guide su quando piantare i bulbi di tulipano e su quando piantare i bulbi di giacinto.
Il ciclo dei muscari: perché le foglie spuntano in autunno
Questo è il punto che genera più dubbi. Nella maggior parte delle specie di muscari, e in particolare in M. armeniacum, le foglie emergono in autunno, poco dopo l’impianto o poco dopo le prime piogge, e attraversano tutto l’inverno restando verdi. Non è un errore, non è un effetto del clima anomalo e non è una fioritura anticipata mancata: è il ciclo normale della pianta, adattato a un ambiente mediterraneo dove la stagione favorevole è quella umida e fresca e l’estate è il periodo sfavorevole.
Il calendario completo del muscari è quindi il seguente. In autunno il bulbo radica ed emette le foglie. Durante l’inverno la pianta accumula riserve sfruttando la luce che negli ambienti aperti e sotto le caducifoglie è abbondante. A fine inverno o inizio primavera emerge lo scapo fiorale e si ha la fioritura. Dopo la fioritura le foglie restano attive per alcune settimane, durante le quali il bulbo ricostituisce le riserve per l’anno successivo. In tarda primavera il fogliame ingiallisce e dissecca e la pianta entra in riposo estivo, condizione in cui il bulbo resta asciutto nel terreno fino all’autunno.
Da questo discende la regola più importante nella gestione dei muscari: le foglie non vanno mai recise finché non sono completamente ingiallite e secche. Tagliarle verdi, per ragioni estetiche o per uniformare uno sfalcio, significa interrompere la ricostituzione delle riserve e ottenere l’anno successivo una fioritura scarsa o assente. Nei prati naturalizzati con muscari, di conseguenza, il primo sfalcio va rimandato al completo disseccamento del fogliame.
Cure dei muscari: irrigazione, concimazione e dopo-fioritura
Sull’irrigazione i muscari chiedono poco e la richiesta è concentrata nel periodo sbagliato rispetto alle abitudini di chi innaffia. Durante l’autunno e l’inverno le piogge sono normalmente sufficienti; in caso di stagione particolarmente asciutta si può intervenire con bagnature moderate. Durante il riposo estivo l’irrigazione va invece sospesa completamente: un bulbo di muscari tenuto umido in estate marcisce. È il motivo per cui le macchie di muscari inserite in aiuole irrigate a tappeto tendono a diradarsi negli anni, mentre quelle collocate in aree asciutte prosperano.
La concimazione non è indispensabile su terreni discreti, ma migliora la persistenza e la taglia dell’infiorescenza sulle macchie mature, dove la competizione fra bulbi aumenta. Un apporto di sostanza organica ben matura all’impianto, e successivamente una concimazione a base di fosforo e potassio distribuita a fine inverno, sostengono la fioritura e l’accumulo di riserve. L’azoto va usato con parsimonia: in eccesso allunga il fogliame, lo rende tenero e favorisce i marciumi, senza migliorare la fioritura. Le linee utili sono i concimi organici per la dotazione di fondo e quelli ad alto contenuto di potassio per la fase di ricostituzione del bulbo; un inquadramento generale è nella guida su cosa si intende per concime e in quella su come scegliere il concime giusto.
Il dopo-fioritura è la fase che decide l’anno successivo. Gli scapi sfioriti possono essere recisi alla base, sia per motivi estetici sia per evitare che la pianta investa risorse nella produzione dei semi, a meno che non si voglia favorire l’autodissemina. Il fogliame, come detto, si lascia. Nessuna necessità di estrarre i bulbi: i muscari restano in terra e non temono il gelo.
Naturalizzazione e moltiplicazione dei muscari
La naturalizzazione è la vocazione principale dei muscari. Una volta insediata, la macchia si espande per due vie parallele. La prima è la moltiplicazione vegetativa: il bulbo produce bulbilli laterali che nel giro di due o tre stagioni raggiungono la taglia fiorale, infittendo progressivamente il gruppo. La seconda è l’autodissemina: i semi maturi cadono a terra e germinano, dando piante che fioriscono dopo alcuni anni ma che colonizzano aree anche distanti dalla macchia originaria.
Chi vuole una espansione rapida può favorire entrambe le vie: lasciare gli scapi sfioriti fino alla maturazione dei semi e, ogni tre o quattro anni, dividere le macchie più fitte. La divisione si esegue a riposo vegetativo, in estate o inizio autunno, estraendo il gruppo di bulbi, separando i bulbilli e ripiantandoli subito alla profondità corretta. È anche l’occasione per verificare lo stato sanitario dei bulbi ed eliminare quelli molli o ammuffiti.
Chi invece teme una espansione eccessiva deve saperlo in anticipo: in condizioni favorevoli i muscari, e in particolare M. armeniacum, possono diventare invadenti e colonizzare aiuole limitrofe. La contromisura è recidere gli scapi subito dopo la fioritura, impedendo la produzione di semi, e contenere le macchie con bordure interrate.
Muscari in vaso e in fioriera
Coltivare i muscari in vaso dà ottimi risultati e ha il vantaggio di poter avvicinare la fioritura a un ingresso o a un davanzale, sfruttando anche il profumo. Serve un contenitore con foro di drenaggio efficace, un substrato sciolto alleggerito con sabbia o pomice e una collocazione luminosa. I bulbi si piantano in autunno, fitti, alla stessa profondità indicata per la piena terra, e il vaso va tenuto all’aperto durante l’inverno: i muscari hanno bisogno del freddo e forzarli in ambiente riscaldato produce piante filate e fioriture deludenti.
Nel muscari in vaso la gestione dell’acqua è più delicata che in piena terra, perché il volume ridotto oscilla rapidamente fra eccesso e carenza. La regola resta la stessa: umidità moderata durante il ciclo vegetativo, sospensione completa durante il riposo estivo. Terminata la fioritura si può lasciare il vaso in un angolo riparato e asciutto fino all’autunno, oppure trapiantare i bulbi in piena terra, dove daranno il meglio negli anni successivi. La concimazione in vaso va frazionata e leggera, perché il substrato si impoverisce ma i muscari non gradiscono eccessi.
Problemi e avversità dei muscari
I muscari sono fra le bulbose meno problematiche, e la maggior parte dei loro inconvenienti ha origine nella gestione dell’acqua più che in patogeni specifici. Il marciume del bulbo, causato da funghi del suolo che agiscono in condizioni di asfissia, è di gran lunga il problema più frequente: si previene con drenaggio, profondità corretta e sospensione dell’irrigazione estiva, e non si cura una volta manifestato. I bulbi molli, con tuniche annerite e odore sgradevole, vanno eliminati e non ripiantati.
Meno frequenti sono le maculature fogliari fungine, che compaiono in inverni molto piovosi e si contengono migliorando la circolazione dell’aria e diradando le macchie troppo fitte; i prodotti eventualmente utilizzabili si trovano nella sezione fungicidi e vanno impiegati secondo etichetta e secondo i principi di difesa integrata del D.Lgs. 150/2012. Sul piano degli animali, i bulbi possono essere predati da roditori e talpe: nelle situazioni critiche si ricorre a ceste interrate di rete metallica. Gli afidi compaiono occasionalmente sugli scapi in primavera e raramente richiedono interventi specifici.
Un ultimo problema è la mancata fioritura, che nella pratica ha quasi sempre tre cause: bulbi piantati troppo tardi o troppo superficiali, fogliame reciso prima del disseccamento nell’anno precedente, oppure macchia troppo infittita e in competizione, situazione che si risolve con la divisione. Prima di ipotizzare carenze nutrizionali conviene verificare questi tre punti.
Domande frequenti sui muscari
Quando si piantano i bulbi di muscari?
L’epoca corretta va da settembre a novembre, così che il bulbo abbia il tempo di radicare prima del freddo. Nelle regioni miti si può ritardare fino a dicembre, ma la fioritura del primo anno risulterà più tardiva e meno abbondante. I bulbi vanno interrati a una profondità pari a circa tre volte la loro altezza, indicativamente sette-dieci centimetri, con la punta verso l’alto, in terreno sciolto e ben drenato. Per un effetto naturale conviene distribuirli in modo irregolare anziché in file. I bulbi di muscari non sopportano lunghe conservazioni a secco: si acquistano e si piantano nel giro di poco tempo.
Perché i muscari fanno le foglie in autunno?
Perché è il loro ciclo normale e non un’anomalia. Il muscari è adattato al clima mediterraneo, dove la stagione favorevole è quella umida e fresca: emette le foglie in autunno, resta verde tutto l’inverno accumulando riserve, fiorisce fra fine inverno e primavera, poi ingiallisce e va in riposo estivo. La conseguenza pratica è importante: le foglie non vanno mai tagliate finché non sono completamente secche, perché è dopo la fioritura che il bulbo ricostituisce le riserve per l’anno successivo. Nei prati naturalizzati il primo sfalcio va quindi rimandato al disseccamento completo del fogliame.
I muscari si moltiplicano da soli?
Sì, e con notevole facilità. La moltiplicazione avviene per due vie contemporanee: il bulbo produce bulbilli laterali che raggiungono la taglia fiorale in due o tre stagioni, infittendo la macchia, e i semi maturi cadono a terra dando origine a nuove piante anche a distanza. In condizioni favorevoli i muscari, in particolare Muscari armeniacum, possono diventare invadenti. Per accelerare l’espansione si lasciano gli scapi sfioriti fino alla maturazione dei semi e si dividono le macchie ogni tre o quattro anni in estate; per contenerla, al contrario, si recidono gli scapi subito dopo la fioritura.
Il lampascione è un muscari?
Sì. Il lampascione, ortaggio tradizionale di Puglia, Basilicata e Calabria, è il bulbo di Muscari comosum, oggi spesso classificato come Leopoldia comosa e chiamato anche cipollaccio col fiocco per il caratteristico ciuffo di fiori sterili violacei in cima al racemo. Si raccoglie scavando in profondità, perché il bulbo si approfondisce nel terreno negli anni, e si consuma dopo ammollo e lessature ripetute che riducono l’amaro caratteristico, tipicamente sott’olio. Dal punto di vista colturale segue le stesse regole delle altre specie di muscari.
Perché i miei muscari non fioriscono?
Nella pratica le cause sono quasi sempre tre. La prima è un impianto tardivo o troppo superficiale, che non permette al bulbo di radicare e accumulare a sufficienza. La seconda, la più frequente, è la recisione del fogliame prima del completo disseccamento nell’anno precedente: senza quel periodo di attività fogliare post-fioritura il bulbo non ricostituisce le riserve. La terza è l’eccessivo infittimento della macchia, che mette i bulbi in competizione e si risolve dividendo il gruppo in estate e ripiantando i bulbilli. Solo dopo aver escluso questi tre punti ha senso ipotizzare una carenza nutrizionale o un problema di ristagno.
Agrimag affianca al catalogo di concimi, fertilizzanti e prodotti per la difesa il sistema di supporto decisionale Agrimag DSS sviluppato da Spagro Srl, utile per impostare piani di concimazione coerenti con la coltura e con l’andamento stagionale. Per la nutrizione delle colture ornamentali e da bulbo sono disponibili le formulazioni professionali a marchio SKL e l’intera gamma concimi, con spedizione su tutto il territorio nazionale e possibilità di acquisto a bancale per i quantitativi professionali. Per approfondimenti sulla flora spontanea italiana e sulla biodiversità agraria sono utili i portali di ISPRA e del CREA.




Salve quando il fiore secco a i seme quando posso impiantare i semi per averli altri fiori?quanto ci mette dall’ seme a fare fiori?
Ciao Sabrina,
Grazie per la tua domanda! Quando i fiori di Muscari sono secchi, è il momento giusto per raccogliere i semi. Puoi impiantare i semi in autunno, preferibilmente tra settembre e ottobre, per dare loro il tempo di stabilirsi prima dell’inverno.
Per quanto riguarda la crescita, dal momento in cui pianti i semi, di solito ci vogliono circa 2-3 anni perché i Muscari fioriscano. È un processo un po’ lungo, ma ne vale la pena per la bellezza dei fiori che otterrai.
Spero che queste informazioni ti siano utili e ti auguro buona fortuna con la coltivazione dei tuoi Muscari!
Una volta finita la fioritura il bulbi del Muscari e dei Narcisi si possono lasciare nel vaso o vanno tolti e in questo caso dove tenerli prima di reimpiantarli in autunno?
Ciao Maria Francesca Zara, grazie per la tua domanda. Dopo la fioritura, i bulbi di Muscari e Narcisi possono essere lasciati nel vaso o nel terreno se hai intenzione di farli fiorire nello stesso posto l’anno successivo. Se desideri spostarli, puoi estrarre i bulbi delicatamente, lasciarli asciugare in un luogo fresco e asciutto, e poi conservarli in una scatola di cartone o in sacchetti di tessuto traspirante fino al momento della reimpiantatura in autunno. È importante controllare periodicamente i bulbi durante il periodo di riposo per assicurarsi che non si formino muffe o marciumi. Spero che queste informazioni ti siano utili!