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Concimazione e nutrizione

Concime: come scegliere quello giusto tra organici, minerali e idrosolubili

Scopri come scegliere il concime giusto per le tue piante, valutando nutrienti, tipologia di terreno e necessità specifiche per una crescita sana e rigogliosa.

MDMassimiliano Dal Pra15 Gennaio 2025 · 12 min di lettura
Concime: come scegliere quello giusto tra organici, minerali e idrosolubili

Scegliere il concime giusto è una delle decisioni che incidono di più su resa, qualità e costi di qualunque coltura, dall’orto familiare al vigneto professionale. Eppure capita spesso di acquistare concimi in base al nome commerciale, all’abitudine o al prezzo al sacco, senza chiedersi di cosa abbia davvero bisogno il terreno e in quale fase la coltura assorbirà gli elementi nutritivi. Il risultato sono apporti squilibrati: troppo azoto e poco potassio, fosforo distribuito su terreni che ne sono già ricchi, microelementi in forme che il suolo calcareo blocca in pochi giorni.

Un buon concime non esiste in assoluto: esiste il concime adatto a un certo terreno, a una certa coltura, in un determinato momento e con un certo metodo di distribuzione. Imparare a leggere l’etichetta, conoscere le differenze tra concimi minerali, organici e organo-minerali e partire da un’analisi del suolo permette di spendere meno e ottenere di più.

In sintesi: per scegliere il concime giusto si parte dall’analisi del terreno e dalle esigenze della coltura nelle diverse fasi, si sceglie la tipologia (organico, minerale, organo-minerale, idrosolubile, fogliare) in base al momento e al metodo di distribuzione, si legge il titolo NPK e la forma degli elementi in etichetta, e si dosano gli apporti sul bilancio tra fabbisogno e dotazione del suolo, rispettando le regole sui nitrati e, in biologico, l’elenco dei fertilizzanti ammessi.

In questa guida vediamo quali tipi di concimi esistono, come si legge un’etichetta, come si sceglie il concime in base al terreno, alla coltura e al metodo di distribuzione, quando conviene il concime organico e quando quello minerale, e quali sono gli errori più comuni da evitare.

Mani di agricoltore con concime granulare sopra un terreno coltivato a ortaggi: come scegliere il concime giusto - Agrimag, Corato (BA)
Il concime giusto si sceglie partendo da analisi del terreno, fabbisogno della coltura e metodo di distribuzione.

Concime e fertilizzante: le definizioni che servono

Nel linguaggio comune i termini concime e fertilizzante vengono usati come sinonimi, ma la normativa li distingue. Fertilizzante è la categoria generale, che comprende tutti i prodotti destinati a migliorare la nutrizione delle piante o le caratteristiche del suolo. Al suo interno si trovano i concimi, che apportano elementi nutritivi; gli ammendanti, che migliorano la struttura e la fertilità fisica e biologica del terreno, come il letame maturo e il compost; i correttivi, che modificano il pH; e i biostimolanti, che migliorano l’efficienza di assorbimento e la tolleranza agli stress. Per approfondire le differenze rimandiamo alla guida su qual è la differenza tra concime e fertilizzante.

In Italia la materia è disciplinata dal Decreto Legislativo 75/2010, mentre a livello europeo il Regolamento (UE) 2019/1009 ha introdotto le regole comuni per i prodotti fertilizzanti con marcatura CE, suddivisi in categorie funzionali. Per chi acquista un concime la conseguenza pratica è semplice: in etichetta devono comparire la denominazione del tipo, i titoli dichiarati e le forme chimiche degli elementi, ed è da lì che si parte per scegliere.

I tipi di concime: minerali, organici e organo-minerali

Concimi minerali

I concimi minerali, detti anche chimici o di sintesi, contengono elementi nutritivi in forma inorganica, generalmente solubile e prontamente disponibile. Possono essere semplici, quando apportano un solo elemento principale come l’urea per l’azoto o il solfato di potassio, oppure composti, quando contengono due o tre macroelementi, i cosiddetti binari e ternari NPK. Sono concentrati, precisi nel dosaggio e rapidi nell’effetto, ma non apportano sostanza organica e, se usati male, possono essere dilavati o aumentare la salinità del suolo.

Concimi organici

I concimi organici derivano da materiali di origine animale o vegetale, come pollina, cornunghia, farina di sangue, panelli vegetali, letame essiccato o estratti di alghe. Gli elementi nutritivi sono legati alla sostanza organica e vengono liberati gradualmente dall’attività dei microrganismi del suolo, in funzione di temperatura e umidità. Hanno un effetto più lento e meno prevedibile, ma nutrono anche la biologia del terreno e ne migliorano la struttura nel lungo periodo. Sono la base della concimazione in agricoltura biologica: una selezione è nella categoria dei concimi ammessi in agricoltura biologica, che comprende anche formulati come Organik Alga.

Concimi organo-minerali

Gli organo-minerali nascono dalla reazione o dalla miscela di una matrice organica con concimi minerali. Uniscono una parte di nutrienti prontamente disponibili a una frazione a rilascio più graduale, protetta dalla matrice organica. Sono una scelta equilibrata per le concimazioni di fondo su colture arboree e orticole, soprattutto su terreni poveri di sostanza organica.

Concimi idrosolubili, fogliari e a lento rilascio

I concimi idrosolubili sono formulati cristallini o liquidi completamente solubili, pensati per la fertirrigazione e, in parte, per la concimazione fogliare. Permettono di frazionare gli apporti e di seguire con precisione le fasi della coltura. I concimi fogliari servono a correggere carenze puntuali o a sostenere fasi critiche come fioritura e allegagione, non a sostituire la concimazione al suolo. I concimi a lento o a rilascio controllato, infine, liberano l’azoto in modo graduale grazie a rivestimenti o a forme chimiche particolari, riducendo le perdite e il numero di interventi.

Come leggere l’etichetta di un concime

La prima informazione è il titolo, espresso da tre numeri che indicano nell’ordine la percentuale di azoto (N), di anidride fosforica (P2O5) e di ossido di potassio (K2O). Un concime 20-10-10 contiene quindi il 20% di azoto, il 10% di fosforo espresso come P2O5 e il 10% di potassio espresso come K2O. Spesso seguono altri elementi, come magnesio (MgO), zolfo (SO3) e microelementi.

La seconda informazione, spesso trascurata, è la forma degli elementi. L’azoto può essere nitrico, prontamente assorbito ma facilmente dilavabile; ammoniacale, più trattenuto dal terreno; ureico, che deve trasformarsi prima di essere assorbito; oppure organico, a rilascio lento. Il potassio può essere apportato come cloruro, più economico ma da evitare sulle colture sensibili al cloro come molte orticole, fragola, agrumi e tabacco, oppure come solfato o nitrato. Per il fosforo conta la solubilità, che indica quanto sarà realmente disponibile.

La terza informazione riguarda i microelementi: ferro, manganese, zinco e rame possono essere presenti come sali o come chelati. Tra i chelati del ferro, EDTA e DTPA sono stabili solo in terreni da acidi a neutri, mentre l’EDDHA resta efficace anche nei suoli calcarei con pH elevato. È una differenza decisiva per chi coltiva su terreni alcalini, come buona parte di quelli dell’Italia meridionale. Le soluzioni disponibili sono nelle categorie dei concimi a base di ferro e dei concimi a base di calcio.

Come scegliere il concime in base al terreno

Il punto di partenza per qualsiasi scelta seria è l’analisi del terreno. Un’analisi di base, da ripetere ogni quattro-cinque anni, fornisce tessitura, pH, calcare totale e attivo, sostanza organica, azoto totale, fosforo assimilabile, potassio scambiabile, capacità di scambio cationico e conducibilità. Con questi dati si capisce cosa manca davvero e cosa è già in eccesso.

Su un terreno ricco di potassio scambiabile, come accade spesso nei suoli argillosi, aggiungere grandi quantità di potassio non porta benefici. Su un suolo calcareo con pH sopra 8 il fosforo tende a insolubilizzarsi e il ferro diventa poco disponibile: servono concimi fosfatici ben solubili, distribuiti localizzati, e chelati di ferro stabili. Su un terreno sabbioso, con bassa capacità di trattenere gli elementi, conviene frazionare gli apporti azotati e preferire forme a lento rilascio, per ridurre le perdite per dilavamento. Su un terreno povero di sostanza organica il primo intervento non è un concime, ma un ammendante come letame maturo o compost.

Anche la salinità conta. Nei terreni e nelle acque irrigue con conducibilità elevata, frequenti nelle zone costiere, è meglio evitare concimi con indice salino alto, come il cloruro di potassio, e preferire formulati a basso contenuto di cloruri e sodio.

Come scegliere il concime in base alla coltura e alla fase

Ogni coltura ha esigenze diverse in quantità e in tempi. Le orticole a ciclo breve assorbono molto in poche settimane e richiedono elementi prontamente disponibili; le colture arboree come olivo, vite e agrumi hanno un fabbisogno distribuito sull’intera stagione e riserve accumulate negli organi legnosi. Per le singole colture rimandiamo alle guide dedicate, come quelle sul miglior concime per l’ulivo, sul concime per gli agrumi e sui concimi per l’orto.

All’interno della stessa coltura cambiano anche gli equilibri tra elementi. Nelle fasi iniziali di crescita vegetativa servono soprattutto azoto e fosforo, quest’ultimo importante per lo sviluppo delle radici. In fioritura e allegagione diventano decisivi microelementi come boro e zinco e un buon equilibrio di calcio. Durante l’ingrossamento e la maturazione dei frutti il potassio sostiene pezzatura, colore, zuccheri e conservabilità. È per questo che esistono formulati idrosolubili con titoli diversi, ad alto azoto per la fase vegetativa, come HydroBlend 20-10-10, oppure ad alto potassio per la maturazione, come HydroBlend 7-0-48.

Concime organico o minerale: quale scegliere

La domanda se sia meglio un concime organico o uno minerale non ha una risposta unica, perché i due tipi svolgono funzioni diverse e spesso complementari. Il concime organico è insostituibile per mantenere e aumentare la sostanza organica, migliorare la struttura del terreno, la ritenzione idrica e l’attività biologica. Rilascia gli elementi lentamente e riduce il rischio di perdite, ma è poco adatto quando la coltura ha bisogno di una risposta rapida.

Il concime minerale garantisce precisione e rapidità: si sa esattamente quanto azoto, fosforo e potassio si distribuiscono e la coltura li trova subito disponibili. È lo strumento migliore per correggere carenze, seguire le fasi critiche e gestire la fertirrigazione. Il limite è che non apporta sostanza organica e, se sovradosato, aumenta le perdite e la salinità.

Nella pratica agronomica la soluzione più efficace è spesso una combinazione: sostanza organica e concimi organici o organo-minerali come base, concimi minerali o idrosolubili per gli interventi mirati nel corso della stagione. Chi conduce in biologico deve invece scegliere solo tra i fertilizzanti ammessi dalla normativa sul biologico.

Quanto concime distribuire: il bilancio nutritivo

La quantità corretta di concime si calcola con un bilancio semplice nella logica, anche se richiede qualche dato: il fabbisogno della coltura, legato alla produzione attesa e agli asporti, meno la dotazione del terreno e gli apporti da altre fonti, come residui colturali, letame e acqua irrigua, corretto per l’efficienza con cui la coltura utilizza il concime. Le schede dei disciplinari di produzione integrata regionali forniscono per ogni coltura i valori di riferimento e i massimali di azoto ammessi.

Nelle zone vulnerabili ai nitrati il bilancio non è solo una buona pratica ma un obbligo. La Direttiva 91/676/CEE, recepita a livello nazionale e regionale, fissa limiti agli apporti di azoto da effluenti zootecnici e impone periodi di divieto di distribuzione. Prima di programmare la concimazione conviene verificare se l’appezzamento ricade in una zona vulnerabile.

Metodo di distribuzione: granulare, fertirrigazione o fogliare

Il metodo di distribuzione influenza la scelta quanto il titolo. I concimi granulari si distribuiscono a spaglio o localizzati e sono adatti alle concimazioni di fondo e di copertura; vanno interrati o seguiti da una pioggia o un’irrigazione per portare gli elementi alle radici. La fertirrigazione, con concimi idrosolubili sciolti nell’acqua dell’impianto a goccia, permette di frazionare gli apporti in molte piccole dosi, seguendo il ritmo di assorbimento della coltura e riducendo le perdite: è il sistema più efficiente per orticole, frutteti e vigneti irrigui.

La concimazione fogliare, infine, è utile per correggere rapidamente carenze di microelementi o per sostenere fasi critiche, ma le quantità assorbite dalle foglie sono limitate: integra la concimazione al suolo, non la sostituisce. I fogliari vanno distribuiti nelle ore fresche, evitando concentrazioni eccessive che possono causare ustioni.

Gli errori più comuni nella scelta del concime

Il primo errore è concimare senza analisi, ripetendo ogni anno la stessa formula: nel tempo si accumulano gli elementi in eccesso e si aggravano le carenze. Il secondo è l’eccesso di azoto, che produce vegetazione rigogliosa ma tenera, più sensibile a malattie e parassiti, ritarda la maturazione e peggiora la conservabilità dei frutti. Il terzo è scegliere il concime in base al prezzo per sacco invece che al costo per unità di elemento nutritivo utile: un concime più concentrato o in forma più efficiente spesso costa meno per chilo di nutriente assorbito.

Altri errori frequenti sono distribuire il concime nel momento sbagliato, quando la coltura non può assorbirlo o il terreno è saturo d’acqua, usare cloruro di potassio su colture sensibili, distribuire chelati di ferro non adatti al pH del suolo e trascurare la sostanza organica. Un catalogo ampio, come quello della categoria concimi di Agrimag, è utile solo se la scelta parte dalle esigenze reali del terreno e della coltura.

Domande frequenti sui concimi

Come si sceglie il concime giusto?

Il concime giusto si sceglie partendo da tre informazioni. La prima è l’analisi del terreno, che indica pH, calcare, sostanza organica e dotazione di fosforo e potassio. La seconda sono le esigenze della coltura nelle diverse fasi: più azoto e fosforo all’inizio, microelementi in fioritura, potassio durante l’ingrossamento dei frutti. La terza è il metodo di distribuzione, granulare, fertirrigazione o fogliare. Con questi dati si sceglie la tipologia di concime, si confronta il titolo NPK in etichetta e la forma chimica degli elementi e si calcola la dose sul bilancio tra fabbisogno e dotazione del suolo.

Cosa significano i tre numeri sul sacco del concime?

I tre numeri indicano il titolo del concime, cioè la percentuale in peso dei tre macroelementi principali, sempre nello stesso ordine: azoto (N), fosforo espresso come anidride fosforica (P2O5) e potassio espresso come ossido di potassio (K2O). Un concime 20-10-10 contiene quindi il 20% di azoto, il 10% di P2O5 e il 10% di K2O; in un sacco da 25 kg ci sono 5 kg di azoto. Eventuali numeri successivi si riferiscono ad altri elementi come magnesio e zolfo. In etichetta vanno lette anche le forme chimiche, ad esempio azoto nitrico, ammoniacale o ureico, perché ne determinano velocità d’azione e perdite.

È meglio il concime organico o quello minerale?

Concime organico e minerale svolgono funzioni diverse e spesso complementari. Il concime organico apporta sostanza organica, migliora struttura del terreno, ritenzione idrica e attività biologica e rilascia gli elementi gradualmente, ma agisce lentamente. Il concime minerale è preciso e rapido, ideale per correggere carenze e seguire le fasi critiche della coltura, ma non migliora il terreno e, se sovradosato, aumenta perdite e salinità. Nella maggior parte dei casi la scelta migliore è una base organica o organo-minerale integrata da apporti minerali mirati. In agricoltura biologica si usano solo i fertilizzanti ammessi.

Quando si concima il terreno?

Il momento della concimazione dipende dalla coltura e dal tipo di concime. I concimi organici e gli ammendanti si distribuiscono di solito in autunno o a fine inverno, con un certo anticipo, perché devono essere mineralizzati dai microrganismi del suolo. Le concimazioni di fondo con fosforo e potassio si eseguono prima dell’impianto o alla ripresa vegetativa delle arboree. L’azoto va invece distribuito vicino ai momenti di massimo assorbimento e frazionato, per limitare le perdite. Vanno evitate le distribuzioni su terreno saturo d’acqua o gelato e, nelle zone vulnerabili ai nitrati, i periodi di divieto previsti dalle norme regionali.

Quali sono i concimi più usati in agricoltura?

Tra i concimi più usati in agricoltura ci sono i minerali semplici, come urea, nitrato ammonico e solfato di potassio, i concimi composti NPK granulari per le concimazioni di fondo, gli organo-minerali e i concimi organici a base di pollina, cornunghia e panelli vegetali. Nelle colture irrigue specializzate sono sempre più diffusi i concimi idrosolubili per fertirrigazione, con titoli diversi per le varie fasi, e i chelati di microelementi, in particolare di ferro, sui terreni calcarei. A questi si affiancano ammendanti come letame e compost e biostimolanti a base di alghe o aminoacidi.

Agrimag, con sede a Corato (BA), propone un catalogo completo di concimi organici, minerali, organo-minerali e idrosolubili, con la linea di nutrizione professionale SKL che comprende NPK idrosolubili, chelati di microelementi e biostimolanti, e il sistema di supporto decisionale Agrimag DSS sviluppato da Spagro Srl, con meteo localizzato e strumenti per il quaderno di campagna utili a programmare concimazioni e irrigazioni. Spediamo in tutta Italia, anche su bancale per le quantità professionali.


MDScritto daMassimiliano Dal Pra Dubbi? Chiedi a un tecnico

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