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Piante e colture

Pianta di ananas: coltivazione in vaso, fioritura e cura

MDMassimiliano Dal Pra24 Aprile 2023 · 13 min di lettura
Pianta di ananas: coltivazione in vaso, fioritura e cura

Chi cerca informazioni su una pianta di ananas parte quasi sempre da un’immagine mentale sbagliata, e le ricerche più frequenti lo dimostrano: albero di ananas, palma ananas, ananas albero. La pianta di ananas non è né un albero né una palma: è una bromeliacea erbacea perenne, una rosetta di foglie che sta a terra e che porta il frutto al centro, su un peduncolo corto, a meno di un metro dal suolo.

Da questo equivoco iniziale discende una lunga serie di errori pratici, a partire dal secondo fraintendimento più diffuso: l’idea che la pianta, una volta prodotto il frutto, possa rifiorire l’anno successivo. Non accade. La rosetta madre di una pianta di ananas fruttifica una volta sola e poi esaurisce il proprio ciclo: la continuità produttiva è affidata ai getti basali e ai polloni che emette prima e durante la fruttificazione. La domanda su come farla rifiorire è quindi mal posta; quella corretta riguarda come gestire i polloni.

Il terzo equivoco riguarda l’acqua. Trattandosi di una specie tropicale, si tende a irrigarla abbondantemente. Ananas comosus è però una pianta a metabolismo CAM, che apre gli stomi di notte e ha un’efficienza nell’uso dell’acqua straordinariamente alta: soffre molto più il ristagno della siccità. Questa guida affronta la coltivazione della pianta di ananas con criterio agronomico, dalla propagazione all’induzione fiorale, dalla nutrizione fogliare alla difesa e alla raccolta.

Che cos’è davvero la pianta di ananas

Ananas comosus appartiene alla famiglia delle Bromeliaceae, la stessa di guzmania, billbergia e tillandsia, ed è originaria dell’area compresa fra il Brasile meridionale e il Paraguay. È l’unica bromeliacea di rilievo economico coltivata per il frutto.

La pianta di ananas si presenta come una rosetta compatta di trenta-ottanta foglie lunghe, rigide, canalicolate, spesso con margine spinoso, alta e larga fra i sessanta e i centoventi centimetri a maturità. Al centro della rosetta si sviluppa l’infiorescenza, che porta da cento a duecento fiori individuali. Il parentela con le bromeliacee ornamentali è approfondita nelle schede su bromelia, guzmania e billbergia.

Il frutto è un’infruttescenza, non un frutto

Quello che si raccoglie da una pianta di ananas è tecnicamente una sorosi: i singoli fiori, una volta fecondati o più spesso partenocarpici nelle cultivar commerciali, si saldano fra loro insieme all’asse fiorale e alle brattee, formando un corpo unico. Gli esagoni visibili sulla superficie non sono squame ma i singoli frutticini fusi.

La conseguenza operativa è netta: l’ananas è un frutto non climaterico. Non prosegue la maturazione dopo la raccolta. Un ananas raccolto acerbo diventerà più morbido e meno acido con il tempo, ma non accumulerà un grammo di zucchero in più. Questo è il motivo per cui il prodotto trasportato via nave e raccolto verde non raggiunge mai il livello organolettico del prodotto maturato in pianta.

La bromelina

La polpa contiene bromelina, un complesso di enzimi proteolitici che degrada le proteine. Spiega tre fenomeni familiari: la sensazione di pizzicore sulla lingua e sulle mucose dopo averne mangiato in quantità, l’impiego dell’ananas come intenerente per le carni, e il fatto che una gelatina preparata con ananas fresco non rapprenda, perché la bromelina demolisce il collagene. L’ananas cotto o in scatola non dà questi effetti, perché il calore denatura gli enzimi.

Clima, luce e limiti in Italia

La pianta di ananas richiede temperature comprese fra i venti e i trenta gradi per una crescita attiva. Sotto i quindici gradi la crescita si arresta; intorno ai cinque gradi compaiono danni ai tessuti; il gelo è letale. Non esiste quindi in Italia alcuna possibilità di coltivazione in piena aria: la pianta di ananas si coltiva in vaso, con ricovero invernale in ambiente luminoso e mantenuto sopra i quindici gradi, oppure in serra riscaldata.

L’esigenza di luce è elevata ma non estrema. In piena estate all’aperto una pianta di ananas non abituata gradualmente subisce scottature fogliari, riconoscibili come macchie biancastre secche sulla porzione più esposta della lamina. L’ambientamento va fatto in due o tre settimane. In appartamento, una posizione davanti a una finestra molto luminosa è il minimo indispensabile; con meno luce la rosetta si allunga, le foglie perdono rigidità e la fruttificazione diventa impossibile.

Substrato e nutrizione: il fatto che cambia tutto

La pianta di ananas è acidofila e richiede un pH compreso fra 4,5 e 6,5. Il substrato ideale è leggero, molto drenante e privo di componenti calcaree: una miscela di torba acida, corteccia fine, perlite o pomice in proporzioni tali da garantire una porosità elevata. Terricci generici e acque molto dure portano rapidamente a clorosi, come descritto nella guida sulla clorosi ferrica; la correzione richiede un chelato stabile in ambiente alcalino, cioè ferro EDDHA, argomento trattato nella scheda sul ferro chelato e nella categoria concimi a base di ferro. Il quadro generale della gestione dei suoli acidi è nell’articolo su terreno acido.

La particolarità agronomica più rilevante riguarda però l’assorbimento. Come molte bromeliacee, la pianta di ananas assorbe acqua e nutrienti anche attraverso le ascelle fogliari, dove si raccoglie un piccolo invaso d’acqua, e attraverso squame specializzate presenti sulla lamina. Nelle piantagioni commerciali questo si traduce in una nutrizione prevalentemente fogliare, con soluzioni distribuite sulla rosetta.

Per il coltivatore significa che la concimazione al terreno da sola sfrutta metà delle possibilità della pianta. Una soluzione nutritiva diluita distribuita sulla rosetta, nei mesi di crescita attiva, produce risposte molto più rapide della sola somministrazione radicale. Le formulazioni adatte sono quelle della categoria concimi fogliari e della linea SKL, dove HydroBlend 20-20-20 copre la fase vegetativa e Multimicro L Complex il corredo di microelementi. Le regole generali della concimazione fogliare sono nella scheda concime fogliare e in quella sul concime fogliare 20-20-20.

Una nota pratica importante: l’acqua che ristagna nelle ascelle fogliari va rinnovata e non lasciata stagnare per mesi, perché diventa sede di marciumi e di sviluppo larvale di ditteri.

Irrigazione: meno di quanto si pensi

Il metabolismo CAM rende la pianta di ananas notevolmente resistente alla carenza idrica. Gli stomi si aprono di notte, quando il gradiente di vapore è minimo, e l’anidride carbonica viene fissata e accumulata come acido malico per essere utilizzata di giorno a stomi chiusi. Il risultato è una traspirazione bassissima rispetto a una pianta C3 di pari superficie fogliare.

In pratica si irriga quando il substrato è asciutto in profondità, bagnando in modo completo e poi lasciando asciugare. Le foglie coriacee e cerose trattengono acqua, e la rosetta stessa funziona da riserva. Il ristagno idrico è invece il primo fattore di mortalità in coltivazione domestica: provoca marciume del colletto e della base delle foglie, che si staccano con estrema facilità tirandole delicatamente. Le logiche generali sono raccolte nella guida su irrigazione.

Propagazione della pianta di ananas

La pianta di ananas si propaga esclusivamente per via vegetativa nella pratica colturale. Esistono quattro tipi di materiale, con tempi di entrata in produzione molto diversi.

Il ciuffo, o corona

È la rosetta di foglie che sormonta il frutto, ed è la via accessibile a chiunque abbia acquistato un ananas. Si stacca con una rotazione decisa oppure si recide lasciando un paio di centimetri di polpa, si eliminano le foglioline più basse scoprendo un tratto di fusto, e si lascia asciugare all’aria per due o tre giorni. Questo passaggio è il più trascurato ed è il più importante: la superficie di taglio deve cicatrizzare, altrimenti marcisce. Si interra poi per due-tre centimetri in substrato drenante appena umido, a venticinque gradi. La radicazione richiede quattro-otto settimane e la fruttificazione arriva in due-tre anni.

Polloni basali e cacchi

Sono i getti che la pianta madre emette alla base e sul peduncolo, e rappresentano il materiale di propagazione usato in coltivazione professionale. Si prelevano quando hanno raggiunto un terzo dell’altezza della madre, si lasciano asciugare come il ciuffo e si trapiantano. Il vantaggio è la rapidità: un pollone ben sviluppato porta al frutto in dodici-diciotto mesi, perché parte da una riserva di sostanze già accumulata.

Poiché la rosetta madre non rifiorisce, la gestione dei polloni è la gestione della coltura. Se ne conservano uno o due per pianta, eliminando gli altri per non disperdere risorse, e si lascia che si sviluppino sulla madre finché questa non è esaurita.

Da seme

Le cultivar commerciali sono partenocarpiche e in condizioni di monocoltura non producono semi vitali. La via seminale non ha alcun interesse pratico.

Induzione fiorale: perché la pianta di ananas non fa il frutto

È la domanda ricorrente di chi ha radicato un ciuffo e si ritrova dopo tre anni con una bella rosetta e nessun frutto. La differenziazione fiorale nella pianta di ananas è governata dall’etilene, e avviene naturalmente quando la pianta ha raggiunto una massa sufficiente e riceve stimoli ambientali adeguati, in particolare giornate corte e abbassamenti termici notturni.

Nelle piantagioni commerciali l’induzione non è lasciata al caso: si forza con composti che liberano etilene, ottenendo fioriture sincronizzate e raccolte programmate. È il motivo per cui l’ananas è disponibile tutto l’anno.

In coltivazione domestica si ottiene lo stesso effetto con un metodo semplice e perfettamente razionale: si racchiude la pianta in un sacchetto trasparente insieme a una o due mele mature per una settimana, in ambiente non soleggiato direttamente. Le mele emettono etilene in quantità sufficiente a innescare la differenziazione. La condizione necessaria è che la pianta abbia dimensioni adeguate, indicativamente almeno venticinque-trenta foglie ben sviluppate: forzare una rosetta immatura produce un’infiorescenza stentata e un frutto minuscolo. Dalla comparsa dell’infiorescenza alla raccolta passano cinque-sei mesi.

La logica dei regolatori di crescita in frutticoltura è la stessa descritta nella scheda sui fitoregolatori.

Difesa: le avversità che contano davvero

Sulla pianta di ananas in coltivazione protetta italiana il quadro sanitario è semplice e dominato da pochi organismi.

Le cocciniglie sono il problema principale, in particolare le forme farinose che si insediano nelle ascelle fogliari e alla base della rosetta, dove l’umidità è costante e il controllo visivo è difficile. Producono melata, che induce fumaggine e attira formiche. L’intervento più efficace è l’olio minerale nelle fasi di riposo, descritto nella scheda sull olio bianco, insieme alla rimozione manuale nelle infestazioni localizzate. Il quadro completo è nella guida su come eliminare la cocciniglia, e le soluzioni sono raccolte nelle categorie insetticidi ammessi in biologico e acaricidi.

Gli acari compaiono negli ambienti caldi e secchi, in particolare in serra d’estate, e si manifestano con punteggiature clorotiche e decolorazioni lungo le nervature. L’innalzamento dell’umidità relativa è la prima contromisura.

Sul fronte fungino e batterico il rischio è quasi interamente legato all’acqua: marciume del cuore e marciume basale sono conseguenza di ristagno nel substrato o di acqua stagnante nella rosetta in ambiente freddo. La prevenzione è agronomica, non chimica: substrato drenante, irrigazioni distanziate, rinnovo dell’acqua nelle ascelle, temperature invernali non troppo basse. Gli impieghi rameici e i relativi limiti sono descritti nella scheda su quando trattare con ossicloruro di rame.

Fra le fisiopatie, le scottature da esposizione improvvisa e le punte fogliari secche da aria eccessivamente asciutta sono le più comuni e non richiedono interventi oltre alla correzione della causa.

Coltivazione in vaso: la sintesi operativa

Il contenitore di una pianta di ananas adulta deve essere largo più che profondo, perché l’apparato radicale è ridotto e superficiale: venticinque-trenta centimetri di diametro sono sufficienti per una pianta in fruttificazione. Il drenaggio deve essere eccellente e il sottovaso va svuotato dopo ogni irrigazione.

Il rinvaso si esegue ogni due anni all’inizio della primavera. Durante l’estate la pianta può stare all’aperto in posizione luminosa, previo ambientamento graduale; il rientro va anticipato rispetto alle prime notti fresche, non atteso fino al freddo. In inverno si riduce drasticamente l’irrigazione e si sospende la concimazione.

Chi desidera confrontare l’approccio con altre specie tropicali in contenitore trova indicazioni nelle guide su papaya e avocado, mentre approfondimenti specifici sull’ananas sono disponibili nelle schede pianta ananas e coltivazioni di ananas.

Raccolta e riconoscimento della maturazione

Poiché il frutto non è climaterico, riconoscere il momento giusto è decisivo. Gli indicatori affidabili sono tre e vanno considerati insieme: il viraggio del colore della buccia dal verde al giallo-dorato a partire dalla base, l’appiattimento e l’arrotondamento degli occhielli esagonali, e soprattutto il profumo intenso e dolce percepibile alla base del frutto. Il metodo di tirare le foglioline della corona è poco affidabile e varia con la cultivar.

La raccolta si esegue recidendo il peduncolo con una lama pulita, lasciando due o tre centimetri. Il frutto si conserva alcuni giorni a temperatura ambiente e circa una settimana in frigorifero, meglio se non sotto i sette-otto gradi, perché temperature inferiori provocano danni da freddo con imbrunimento interno.

Riferimenti

Per i dati di produzione e commercio mondiale dell’ananas il riferimento è la FAO; per le linee di ricerca sulle colture tropicali e sulla difesa integrata in Italia sono disponibili i materiali del CREA; la normativa europea sui prodotti fitosanitari e sui limiti massimi di residuo è consultabile su EUR-Lex.

Domande frequenti sulla pianta di ananas

Come si coltiva una pianta di ananas dal ciuffo?

Si stacca la corona con una rotazione decisa oppure la si recide lasciando due centimetri di polpa, si eliminano le foglioline più basse scoprendo un tratto di fusto e si lascia asciugare all’aria per due o tre giorni. Questo passaggio è il più trascurato e il più importante: la superficie di taglio deve cicatrizzare, altrimenti marcisce nel substrato. Si interra poi per due-tre centimetri in un substrato leggero e drenante, appena umido, mantenendo circa venticinque gradi. La radicazione richiede da quattro a otto settimane e si verifica con una leggera trazione. Dalla radicazione alla fruttificazione passano due-tre anni: se si dispone di un pollone basale prelevato da una pianta madre, il tempo scende a dodici-diciotto mesi.

Perché la pianta di ananas non produce il frutto?

Quasi sempre per due ragioni. La prima è la dimensione: la differenziazione fiorale richiede una rosetta con almeno venticinque-trenta foglie ben sviluppate, e forzare una pianta immatura produce un’infiorescenza stentata. La seconda è la mancanza dello stimolo, perché nella pianta di ananas la fioritura è governata dall’etilene. In coltivazione domestica si induce racchiudendo la pianta in un sacchetto trasparente insieme a una o due mele mature per circa una settimana, in posizione non direttamente soleggiata: le mele liberano etilene in quantità sufficiente a innescare la differenziazione. Dalla comparsa dell’infiorescenza alla raccolta passano cinque-sei mesi. La luce insufficiente è l’altro fattore che impedisce del tutto la fruttificazione.

La pianta di ananas rifiorisce dopo aver fatto il frutto?

No. La rosetta madre fruttifica una sola volta e poi esaurisce il proprio ciclo, deperendo progressivamente. La continuità produttiva è affidata ai getti basali e ai cacchi sul peduncolo, che la pianta emette prima e durante la fruttificazione. La gestione corretta consiste nel conservare uno o due polloni per pianta, eliminando gli altri per non disperdere risorse, e lasciarli sviluppare sulla madre finché questa non è esaurita; si prelevano quando hanno raggiunto circa un terzo dell’altezza della pianta madre, si lasciano asciugare come il ciuffo e si trapiantano. Un pollone ben sviluppato arriva al frutto in dodici-diciotto mesi, molto prima di un ciuffo radicato.

Quanta acqua vuole una pianta di ananas?

Molto meno di quanto suggerisca la sua origine tropicale. Ananas comosus ha metabolismo CAM: apre gli stomi di notte, fissa l’anidride carbonica come acido malico e la utilizza di giorno a stomi chiusi, con una traspirazione bassissima rispetto a una pianta C3 di pari superficie fogliare. In pratica si irriga solo quando il substrato è asciutto in profondità, bagnando in modo completo e poi lasciando asciugare, e si svuota sempre il sottovaso. Il ristagno idrico è il primo fattore di mortalità in coltivazione domestica e provoca marciume del colletto, riconoscibile perché le foglie basali si staccano con estrema facilità. In inverno l’irrigazione va ridotta drasticamente.

Come si capisce che l’ananas è maturo e si può raccogliere?

L’ananas è un frutto non climaterico: non prosegue la maturazione dopo il distacco e un frutto raccolto acerbo non accumulerà zuccheri. Riconoscere il momento giusto è quindi decisivo e si basa su tre indicatori da valutare insieme: il viraggio del colore della buccia dal verde al giallo-dorato a partire dalla base, l’appiattimento e l’arrotondamento degli occhielli esagonali, e soprattutto il profumo intenso e dolce percepibile alla base del frutto. Il metodo di tirare le foglioline della corona è poco affidabile e varia con la cultivar. La raccolta si esegue recidendo il peduncolo con una lama pulita; il frutto si conserva alcuni giorni a temperatura ambiente e circa una settimana in frigorifero, non sotto i sette-otto gradi.

Agrimag, con sede a Corato in provincia di Bari, distribuisce su tutto il territorio nazionale la linea di nutrizione professionale SKL e affianca al catalogo il sistema di supporto decisionale Agrimag DSS, sviluppato da Spagro Srl di Milano. Il DSS mette a disposizione previsioni meteo localizzate sull appezzamento, modelli previsionali per le principali fitopatie italiane e il database aggiornato dei principi attivi ammessi per coltura e fase fenologica, insieme agli strumenti per il quaderno di campagna e la documentazione PAN. Per le forniture professionali è disponibile la consegna a bancale, mentre per la nutrizione delle specie acidofile in contenitore sono utili le linee fogliare, concimi con microelementi e biostimolanti.


MDScritto daMassimiliano Dal Pra Dubbi? Chiedi a un tecnico

2 commenti

    1. Ciao!

      Sì, una volta che la tua pianta di ananas ha sviluppato radici ben formate nell’acqua, è sicuramente il momento di trapiantarla in un vaso. Ecco alcuni passi da seguire:

      Scegli un vaso adeguato: Opta per un vaso di almeno 20-25 cm di diametro con buoni fori di drenaggio.

      Terra: Usa un terriccio ben drenante. Una miscela ideale potrebbe essere 1 parte di terriccio universale, 1 parte di sabbia grossolana e 1 parte di torba.

      Pianta l’ananas: Fa un buco al centro del vaso e posiziona l’ananas, assicurandoti che le radici siano ben stese. Riempire con la terra senza premerla troppo, per permettere alle radici di respirare.

      Acqua: Innaffia leggermente la pianta subito dopo averla trapiantata. Successivamente, assicurati di annaffiare quando il terriccio è asciutto al tatto, evitando di inzuppare troppo le radici.

      Posizionamento: La pianta di ananas ama la luce, ma è meglio evitare l’esposizione diretta al sole nelle ore più calde del giorno. Scegli un luogo luminoso per il tuo vaso.

      Buona coltivazione e spero che la tua ananas cresca forte e sana! Se hai altre domande, non esitare a chiedere.

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