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Articolo aggiornato il 2 Novembre 2022 da Massimiliano Del Pra

Come cambia il suolo agrario tra Integrato, Biologico e Biodinamico?

Le tecniche di analisi del suolo sono strumenti molto precisi, che permettono lo studio e la conoscenza dei suoli agrari.

Con il passare degli anni le conoscenze in questo settore sono aumentate sempre più a livello scientifico, in maniera tale da riuscire a correlare la composizione biochimica, direttamente con il tipo di utilizzo del suolo agrario.

Ciò che più influisce con la componente Organica, con il contenuto degli elementi nutritivi e con il profilo microbiologico, sono le lavorazioni adottate in campo e l’utilizzo spropositato di fertilizzanti chimici e agrofarmaci.

L’agricoltura tradizionale oltre ad essere inquinante, porta i terreni ad impoverirsi sempre più, necessitando di apporti di concimi sempre più consistenti per sostenere le stesse produzioni.

Un elemento spesso molto sottovalutato è la componente microbiologica dei suoli, che è fortemente influenzata dai concimi chimici utilizzata e che da sola, da un forte impulso alle colture, migliorando la quantità e la qualità delle produzioni.

Gli studi scientifici, attualmente, sono in grado di misurare con estrema accuratezza quali che sono gli effetti che le pratiche agricole convenzionali causano al profilo chimico e biologico di un terreno.

Il ruolo dell’Azoto nel suolo agrario

Lo studio di seguito riportato “Chemical and Microbiological Characterization of Soil under Different Agronomical Use and Practical: First Focus on Nitrogen Cycles” condotto dal National Research Council (CNR), Water Research Institute, Bari, Italy ci spiega gli effetti che le pratiche agricole hanno sulla componente chimica, microbiologica del suolo, relativa al ciclo di un importantissimo elemento nutritivo del suolo, l’Azoto.

Lo studio scientifico condotto dal CNR ha esaminato diversi campioni di terreno agrario, utilizzati per differenti usi e caratterizzati da diverse pratiche agricole.

Come vedremo in seguito, lo studio ha evidenziato una notevole differenza nella composizione e nella concentrazione di Sostanza Organica presente nel terreno.

Attraverso una analisi PCR Real Time, il CNR è riuscito a fotografare la situazione completa del profilo microbiologico dei campioni di suolo analizzati.

 

Il Suolo Agrario – un elemento molto sottovalutato

 

Il Suolo Agrario è una risorsa non rinnovabile che è anno per anno indebolita da parte dell’uomo, attraverso errate e invasive pratiche agricole e dai cambiamenti climatici.

Gli studi scientifici negli ultimi anni sono sempre più mirati e rivolti verso la sostenibilità ambientale e questo know how, permette alla comunità scientifica di fornirci chiare indicazioni sugli effetti che tutte le pratiche agricoli hanno sui suoli, non tralasciando l’effetto economico (fertilità terreno e quindi produzione finale).

Uno studio scientifico “Biofertilizers Market Size, Share & Trends Analysis Report by Product (Nitrogen Fixing, Phosphate Solubilizing), by Application (Seed Treatment, Soil Treatment), and Segment Forecasts.” ha rivelato che solo nel 2016, la spesa totale per i Concimi Chimici è stata di 787 milioni di Dollari.

Questo studio ha scatenato una forte presa di posizione dei governi e delle Organizzazioni Ambientali, che hanno iniziato ad attuare iniziative politiche ed economiche mirate alla conversione di azienda agricole condotte in Integrato, al passaggio al Biologico e al Biodinamico.

Un’ulteriore forma di corretta pratica agricola che sta prendendo sempre più piede, è l’utilizzo dei microrganismi simbionti, con lo scopo di ravvivare il profilo microbiologico del terreno e rendere disponibili molti elementi nutritivi, altrimenti non disponibili da parte delle radici delle piante.

L’impatto delle pratiche agricole o Biologiche hanno registrato una forte aumento del Carbonio Organico del terreno e degli elementi nutritivi assimilabili, oltre all’arricchimento del profilo microbiologico del terreno.

 

Cosa intendiamo per fertilità del terreno?

L’aumento della fertilità del suolo è direttamente proporzionale alla produttività di un terreno agrario, stimata di almeno il 20% sia nelle colture erbacee che arboree.

L’aumento della fertilità del terreno è strettamente legato al contenuto di Sostanza Organica.

Ottimi risultati sono stati rilevati attraverso l’utilizzo di Compost Organici e Biomassa, che deriva sa residui agricoli, deiezioni animali, residui agroindustriali e rifiuti organici domestici.

L’utilizzo del Compost e degli Ammendanti, oltre ad essere una corretta gestione delle risorse Organiche riciclabili, è un ottimo metodo per arricchire i suoli agrari, soprattutto se consideriamo terreni sabbiosi poco fertili e poveri di sostanza organica.

 

Cosa intendiamo per i Microrganismi del terreno?

Il profilo Microbiologico del terreno è fortemente influenzato dal tipo di colture presenti e dal tipo di Agricoltura (Biodinamica, Biologica e Integrata).

Il legame tra una particolare comunità microbica e un particolare tipo di coltura è stato oggetto di studio dalla comunità scientifica, in modo da capire al meglio quali i sono i microrganismi che meglio riescono a formare simbiosi con le colture agrarie. Questi esperimenti vengono condotti coltivando le piante in isolamento.

In passato l’Agricoltura Convenzionale considerava il suolo come un substrato quasi del tutto inerme, dove solo gli elementi nutritivi contenuti erano presi in considerazione per stabilire se un terreno fosse fertile o meno.

La concentrazione e il profilo microbiologico del terreno è stato in considerazione dalla nascita dell’idea di un’Agricoltura più sana e sostenibile.

Concetti che sono stati trasformati in realtà con l’Agricoltura Biologica a Biodinamica.

L’attenzione sempre più crescente verso il rispetto della Sostanza Organica e delle comunità microbiologiche del terreno ha messo in evidenza la complessità del sistema suolo. Ancora più complesso considerando il sistema suolo-pianta.

 

Il suolo agrario è attualmente considerato come il sistema che contiene più specie microbiche, il più diversificato in assoluto, con i microrganismi attori di importanti funzioni biochimiche e processi geochimici.

La loro azione può essere riassunta in:

  • nutrizione e simbiosi con le piante
  • ricostituzione fertilità del terreno
  • migliore disponibilità e assimilazione elementi nutritivi
  • copertura “spazio vitale” per patogeni fungini terricoli

 

La caratterizzazione del DNA dei microrganismi del suolo ha permesso lo sviluppo di numerosi studi scientifici sull’argomento, che hanno permesso di capire quali microrganismi sono più presenti in un suolo dove una particolare coltura è coltivata e quali sono gli effetti benefici riscontrati.

L’attuale livello di risoluzione e specificità di queste analisi, permette la valutazione delle potenzialità dei microrganismi in modo da meglio comprendere e sfruttare la loro azione sul ciclo dei nutrienti nel suolo agrario, soprattutto per quanto riguarda l’Azoto.

 

Quali sono stati i risultati di questo Studio?

 

Questa analisi condotta dal CNR ha portato alla luce diversi risultati interessanti.

I terreni condotti con pratiche Biodinamiche hanno evidenziato un contenuto di Sostanza Organica 4 volte superiore rispetto ai terreni condotti in regime convenzionale/integrato.

Queste condizioni tendono ad assottigliarsi a seconda dell’arco di anni in cui le pratiche Biologiche e Biodinamiche vengono condotte. Sotto la soglia degli 8 anni (dal passaggio da Integrato a Biologico/Biodinamico) la differenza nel contenuto di Sostanza Organica del suolo è meno evidente.

A partire dai 10 anni di pratiche agronomiche Biodinamiche e Biologiche conservative, la differenza comincia ad essere più netta. Questo indica l’importanza delle concimazioni organiche e soprattutto l’importanza della costanza nell’effettuarle.

In secondo luogo, l’attuazione delle pratiche agricole conservative (minime lavorazione, sovescio, letamazioni, etc.) hanno lo scopo di conservare e rigenerare la Sostanza Organica applicata o presente nel terreno agrario.

Oltre alla Sostanza Organica, anche l’Azoto in forma Organica segue lo stesso andamento, con i terreni condotti in Biologico e Biodinamico ad avere altissime concentrazioni di Azoto in forma Organica. Questa forma Azotata è molto più duratura nel terreno, più stabile e meno dilavabile.

Ma questi risultati non premiano solo gli elementi Organici. Azoto in Integrato, questi elementi vengono applicati continuamente con le consuete e regolari concimazioni minerali e chimiche.

 

Il contenuto di DNA nei terreni (che stima il contenuto Organico di un suolo) ha messo in evidenza questi dati:

  • Vigneto Biodinamico 4800 ng DNA/g di terreno asciutto.
  • Vigneto Biologico 2000 ng DNA/g di terreno asciutto

 

Interessante il profilo microbiologico registrato nelle varie analisi. I suoli condotti in Biodinamico hanno registrato il portfolio più completo dei microrganismi attivi nel ciclo dell’Azoto. Il numero si riduce sempre più passando da Biologico all’Integrato.

Questo dato si è accentuato molto nella zona di Gallipoli, primo focolare del batterio Xylella.

 

Quali sono le conclusioni di questo studio?

 

Questo studio ha fatto registrare un’ampia variabilità nella concentrazione e soprattutto nella composizione della comunità microbiologica nei terreni.

Se tra i terreni Biodinamici e Biologici, la differenza è evidente, pur rimanendo in valori ottimali, nei terreni in Integrato o Convenzionale, la differenza è abissale.

I terreni condotti in Biodinamico da più di 10 anni sono quelli che hanno registrato la più alta concentrazione di Carbonio e Azoto Organico in assoluto. Lo studio ha potuto concludere che 10 è il numero di anni minimo per avere grandi risultati sulla fertilità di un terreno agrario.

Per quando riguarda il contenuto di DNA dei suoli esaminati, si segue lo stesso trend: i terreni condotti in Biodinamica hanno una concentrazione più elevata (entro limiti comunque buoni) rispetto al Biologico. i terreni in Integrato hanno registrato una scarsa presenza di DNA rispetto ai primi due.

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