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Insetti e parassiti

Afidi (Aphididae): riconoscimento, danni e difesa biologica e chimica

MMaximilian8526 Aprile 2024 · 14 min di lettura
Afidi (Aphididae): riconoscimento, danni e difesa biologica e chimica

Gli afidi, che in campagna tutti chiamano pidocchi delle piante, sono il gruppo di insetti fitofagi con cui ogni orticoltore, frutticoltore e cerealicoltore italiano si confronta ogni primavera. Colonie verdi, nere, grigie o rosate sui germogli, foglie accartocciate, melata appiccicosa e formiche che salgono sul fusto: il quadro è noto. Meno noto è perché gli afidi esplodano così rapidamente e perché tanti trattamenti risultino deludenti.

Gli afidi della famiglia Aphididae vincono sulla velocità: si riproducono per partenogenesi e partoriscono figlie vive che contengono già la generazione successiva, per cui una colonia può raddoppiare in pochi giorni; la difesa efficace si gioca quindi su monitoraggio precoce, nemici naturali e scelta del momento, non sul numero di trattamenti.

C’è poi un secondo aspetto che separa una difesa ragionata da una difesa d’abitudine: su molte colture il danno più grave non è la suzione di linfa ma la trasmissione di virus, e per alcuni virus nessun insetticida arriva in tempo. In questa guida vediamo la biologia degli afidi, le specie più importanti in Italia, come riconoscere i danni, come monitorare, quali strumenti biologici e chimici sono disponibili e come combinarli secondo i principi della difesa integrata previsti dal D.Lgs. 150/2012.

Afidi (Aphididae) in colonia su un germoglio di coltura orticola con coccinella predatrice - Agrimag, Corato (BA)
Colonia di afidi su un germoglio tenero, con una coccinella: il predatore naturale da tutelare prima di ogni trattamento.

Afidi: cosa sono e perché si moltiplicano così in fretta

Gli afidi sono insetti dell’ordine Hemiptera, sottordine Sternorrhyncha, riuniti nella famiglia Aphididae. Sono piccoli, da 1 a 4 mm, con corpo molle a forma di pera, antenne lunghe e un apparato boccale pungente-succhiante, lo stiletto, con cui raggiungono i vasi floematici della pianta. Quasi tutte le specie portano sull’addome due tubuli caratteristici, i sifoni, da cui emettono sostanze di allarme e difesa: la loro forma e il loro colore sono tra i caratteri usati per il riconoscimento.

Partenogenesi e generazioni telescopiche

Per gran parte dell’anno le colonie di afidi sono composte solo da femmine, che si riproducono senza accoppiamento e partoriscono neanidi già formate. In molte specie l’embrione dentro la madre contiene a sua volta l’embrione della generazione successiva: si parla di generazioni telescopiche. Il risultato pratico è un tempo di generazione di una settimana o poco più con temperature miti, e una crescita esponenziale delle colonie. Un intervento tempestivo su poche colonie vale molto più di un trattamento su una coltura già invasa.

Atteri, alati e cambi di ospite

Finché la pianta è buona da mangiare, le colonie producono individui atteri, senza ali, che non si spostano. Quando la colonia diventa sovraffollata o la pianta indurisce i tessuti, compaiono gli individui alati, che colonizzano nuove piante. Molte specie sono eteroiche: svernano come uovo su un ospite legnoso primario e in primavera migrano su ospiti erbacei secondari, comprese le colture orticole. In autunno ritornano sull’ospite primario, dove compaiono maschi e femmine sessuate che depongono le uova svernanti. Nelle zone a inverno mite molte specie saltano la fase sessuata e restano attive tutto l’anno.

Questa biologia spiega due cose che si osservano in campo: le infestazioni primaverili arrivano “dal nulla” con i voli delle alate, e in estate piena le popolazioni spesso crollano da sole per il caldo, l’indurimento dei tessuti e l’azione dei nemici naturali.

Le specie di afidi più importanti in Italia

Le specie di afidi presenti in Italia sono diverse centinaia, ma quelle di interesse agrario sono un gruppo ristretto. Conoscerle permette di prevedere su quali colture compariranno e con quali comportamenti.

  • Afide verde del pesco (Myzus persicae): estremamente polifago, sverna sul pesco e colonizza orticole, patata, tabacco e floricole. È il principale vettore di virus e una delle specie con più resistenze agli insetticidi.
  • Afide del cotone (Aphis gossypii): piccolo, di colore variabile dal giallo al verde scuro, dannoso su cucurbitacee, agrumi e colture in serra.
  • Afide nero della fava (Aphis fabae): forma colonie dense e nere sugli apici di fava, fagiolo, barbabietola e molte infestanti.
  • Afide ceroso del cavolo (Brevicoryne brassicae): colonie grigie e farinose sulle brassicacee, spesso nascoste nel cuore delle piante.
  • Afide grigio del melo (Dysaphis plantaginea): provoca accartocciamenti marcati e deformazione dei frutticini.
  • Afide lanigero (Eriosoma lanigerum): coperto di cera bianca cotonosa, forma galle su rami e radici del melo.
  • Afidi dei cereali (Rhopalosiphum padi, Sitobion avenae): importanti soprattutto come vettori del virus del nanismo giallo dell’orzo.
  • Afidi degli agrumi (Toxoptera aurantii, Aphis spiraecola e A. gossypii): colpiscono le vegetazioni primaverili e autunnali.

Chi osserva colonie chiare e cerose su piante ornamentali e orticole può approfondire con la scheda sugli afidi bianchi, mentre una panoramica più divulgativa è nella guida agli afidi delle piante.

Danni degli afidi: suzione, melata e trasmissione di virus

I danni degli afidi si dividono in diretti e indiretti, e il peso relativo cambia molto da coltura a coltura.

Danni diretti

La suzione di linfa elaborata sottrae zuccheri e amminoacidi alla pianta. Con la saliva molte specie iniettano sostanze che provocano accartocciamento delle foglie, deformazione dei germogli, arresto di crescita e, nei fruttiferi, frutticini deformati. Le foglie accartocciate proteggono le colonie dai trattamenti e dai predatori, per questo gli interventi tardivi funzionano male.

Melata e fumaggine

Gli afidi assumono molta più linfa di quanta ne utilizzino ed espellono lo zucchero in eccesso come melata. Sulla melata crescono funghi neri saprofiti, la fumaggine, che riducono la fotosintesi e deprezzano frutti e ortaggi. La melata è anche il motivo per cui le formiche allevano e difendono le colonie di afidi.

Trasmissione di virus

È il danno più grave su molte orticole, sulla patata da seme e sui cereali. I virus trasmessi dagli afidi si comportano in due modi opposti:

  • virus non persistenti (come il virus del mosaico del cetriolo e molti potyvirus): l’afide li acquisisce e li trasmette in pochi secondi con punture di assaggio, anche su piante che non colonizzerà. Un insetticida non è abbastanza rapido da impedire la trasmissione: servono barriere fisiche, reti, pacciamature riflettenti, eliminazione delle fonti di inoculo e oli minerali;
  • virus persistenti (come quelli del nanismo giallo dei cereali e dell’accartocciamento fogliare della patata): richiedono ore di alimentazione per essere acquisiti e trasmessi, e in questo caso il controllo tempestivo dei vettori riduce davvero la diffusione.

Capire quale dei due casi riguarda la propria coltura cambia completamente la strategia di difesa.

Monitoraggio degli afidi: quando preoccuparsi

La difesa dagli afidi inizia con l’osservazione, non con l’irroratrice. Il monitoraggio ha tre obiettivi: intercettare i primi voli, stimare l’infestazione reale e verificare la presenza di nemici naturali.

Trappole cromotropiche gialle

Gli afidi alati sono attratti dal colore giallo. Le trappole adesive gialle posizionate all’altezza della vegetazione segnalano l’inizio dei voli e la loro intensità. Non servono a controllare la popolazione, ma a capire quando iniziare i controlli visivi più frequenti. Le trovi nella categoria monitoraggio.

Campionamento visivo

Il metodo più usato nei disciplinari di produzione integrata è il conteggio della percentuale di germogli o piante infestate su un campione rappresentativo dell’appezzamento, ripetuto ogni settimana nei periodi critici. Le soglie di intervento variano per coltura, fase fenologica e regione: vanno lette nei disciplinari regionali in vigore, che sono il riferimento tecnico per le aziende in difesa integrata.

Cosa guardare oltre agli afidi

Una colonia con mummie bronzee o color paglia, larve di sirfide, uova di crisopa o coccinelle attive è una colonia già sotto attacco. In questi casi il trattamento immediato rischia di eliminare più nemici naturali che afidi. Le formiche che salgono in fila sul tronco sono invece un segnale di allarme: difendono le colonie dai predatori e ne favoriscono la crescita.

Controllo biologico degli afidi

Il controllo biologico degli afidi non è un’alternativa romantica alla chimica: in pieno campo è il meccanismo che, nella maggior parte delle annate, tiene le popolazioni sotto la soglia di danno. Il compito dell’agricoltore è non distruggerlo e, quando possibile, potenziarlo.

Predatori

  • Coccinelle: adulti e larve sono voraci predatori di afidi. La larva di coccinella, grigio-nerastra con macchie arancioni, viene spesso scambiata per un parassita. Sul loro ciclo è utile la scheda quanto vive una coccinella.
  • Crisope: le larve, chiamate leoni degli afidi, sono predatori generalisti molto efficaci e sono disponibili anche per lanci in serra.
  • Sirfidi: gli adulti sembrano piccole vespe e si nutrono di nettare e polline, le larve si nutrono di afidi. Per questo le fasce fiorite ai margini dei campi aumentano la loro presenza.
  • Cecidomie predatrici, come Aphidoletes aphidimyza, usate soprattutto in coltura protetta.

Parassitoidi

Piccoli imenotteri dei generi Aphidius, Lysiphlebus e Aphelinus depongono un uovo dentro l’afide. La larva si sviluppa all’interno e trasforma l’afide in una mummia rigonfia e color bronzo, da cui esce il nuovo adulto con un foro circolare. Aphelinus mali è il parassitoide di riferimento dell’afide lanigero del melo. In serra i lanci di Aphidius colemani contro afide del cotone e afide verde del pesco sono una pratica consolidata.

Funghi entomopatogeni

In condizioni di elevata umidità le colonie possono essere decimate da funghi entomopatogeni naturali. Alcuni ceppi, come quelli di Beauveria bassiana, sono formulati come prodotti fitosanitari microbiologici.

Come favorire i nemici naturali

Siepi, fasce fiorite, inerbimenti gestiti, riduzione dei trattamenti ad ampio spettro e controllo delle formiche con barriere collanti sul tronco sono le leve principali. Approfondimenti pratici si trovano nelle guide sugli insetti utili nelle colture estive e sui predatori biologici degli afidi.

Prevenzione agronomica: azoto, irrigazione e barriere

Esiste una relazione diretta tra nutrizione azotata e afidi. Una pianta con eccesso di azoto ha nel floema più amminoacidi liberi, cioè proprio la risorsa che limita la riproduzione degli afidi. Le concimazioni azotate abbondanti e frazionate male aumentano la fecondità degli afidi e la durata delle infestazioni. Un apporto equilibrato con potassio, calcio e microelementi produce tessuti più consistenti e meno appetibili.

Altre misure preventive efficaci:

  • reti antinsetto sulle colture protette e sui semenzai, indispensabili contro i virus non persistenti;
  • eliminazione delle infestanti ospiti ai margini, dove gli afidi si moltiplicano prima di passare alla coltura;
  • scelta delle epoche di semina e trapianto per evitare il picco di volo delle alate;
  • irrigazione regolare: le piante sotto stress idrico concentrano gli zuccheri nella linfa e diventano più attraenti.

Rimedi contro gli afidi ammessi in agricoltura biologica

In biologico, secondo il Reg. (UE) 2018/848, e nell’orto familiare, gli strumenti contro gli afidi sono principalmente prodotti di contatto. Questo ha una conseguenza pratica precisa: devono raggiungere fisicamente gli afidi, quindi bagnatura accurata della pagina inferiore delle foglie, intervento prima dell’accartocciamento e ripetizione secondo etichetta.

  • Sali potassici di acidi grassi (sapone molle): agiscono sulla cuticola e sulle membrane dell’insetto, con impatto limitato sugli ausiliari una volta asciutti.
  • Azadiractina, estratta dai semi di neem: agisce come regolatore di crescita e antinutrizionale, con effetto più lento ma prolungato. Sugli usi dell’olio di neem puoi leggere la nostra guida all’olio di neem per piante.
  • Piretrine naturali: abbattenti rapide ma non selettive, colpiscono anche coccinelle e sirfidi; da usare solo quando i nemici naturali non bastano e mai in fioritura.
  • Oli vegetali ed essenziali, come l’olio essenziale di arancio dolce, e maltodestrine, che agiscono per azione fisica di soffocamento.
  • Oli minerali paraffinici: in inverno contro le uova svernanti sui fruttiferi, in vegetazione anche per ridurre la trasmissione di virus non persistenti.
  • Beauveria bassiana: fungo entomopatogeno, efficace con umidità elevata.

Puoi trovare queste soluzioni nelle categorie insetticidi bio, biopesticidi e oli essenziali ed estratti vegetali. Altre opzioni a basso impatto sono descritte nella guida ai rimedi contro gli afidi.

Un chiarimento sui rimedi casalinghi: aceto, bicarbonato e macerati improvvisati non hanno un’efficacia dimostrata sugli afidi e l’aceto può essere fitotossico sui germogli teneri. Il getto d’acqua sulle colonie, invece, è un intervento meccanico utile sulle piccole piante.

Difesa chimica dagli afidi: principi attivi e resistenze

Nelle aziende professionali la difesa chimica degli afidi resta necessaria in molte situazioni, soprattutto su fruttiferi e orticole da reddito. Va però impostata con criteri molto diversi da quelli di vent’anni fa.

Il quadro normativo è cambiato

Gli insetticidi neonicotinoidi più usati in passato, come imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam, sono stati vietati in pieno campo dall’Unione europea con i Regolamenti di esecuzione del 2018, tra cui il Reg. (UE) 2018/783, per i rischi sulle api. Altre sostanze non sono state rinnovate negli anni successivi. Prima di ogni acquisto è quindi indispensabile verificare lo stato di autorizzazione del formulato e gli impieghi registrati sulla banca dati dei prodotti fitosanitari del Ministero della Salute, oltre alle valutazioni dell’EFSA.

Selettività prima di tutto

Gli aficidi oggi disponibili si dividono, semplificando, in prodotti ad ampio spettro, come i piretroidi, e prodotti più selettivi, che colpiscono gli afidi rispettando in buona parte coccinelle, crisope e parassitoidi. In difesa integrata la regola è chiara: si preferiscono i prodotti selettivi, che lasciano lavorare gli ausiliari dopo il trattamento. Un piretroide in primavera può eliminare i nemici naturali e provocare una reinfestazione più forte nelle settimane seguenti.

Resistenze e rotazione dei modi d’azione

Myzus persicae e Aphis gossypii hanno sviluppato resistenze a diverse famiglie chimiche. La strategia di prevenzione è la stessa raccomandata dall’IRAC: alternare principi attivi con modo d’azione diverso, non superare il numero di interventi indicato in etichetta, non ripetere lo stesso gruppo sulla stessa generazione di afidi. Un buon bagnante migliora la copertura e la penetrazione nelle colonie: nella linea SKL è disponibile Base Gold, coadiuvante a base di pinolene, mentre altri prodotti sono nella categoria coadiuvanti.

Regole di impiego

Ogni intervento deve rispettare dosi, colture e intervalli di sicurezza riportati in etichetta, il divieto di trattare in fioritura con prodotti tossici per le api e, per l’uso professionale, l’obbligo di abilitazione all’acquisto e all’impiego previsto dal D.Lgs. 150/2012. L’elenco dei formulati disponibili è nella categoria insetticidi.

Strategia integrata contro gli afidi, coltura per coltura

Mettendo insieme biologia, monitoraggio e strumenti, la strategia contro gli afidi si può riassumere così:

  • Fruttiferi: olio minerale a fine inverno contro le uova svernanti, monitoraggio dalla ripresa vegetativa, intervento selettivo solo al superamento della soglia e prima dell’accartocciamento, tutela di Aphelinus mali sul melo.
  • Orticole in pieno campo: azoto equilibrato, gestione delle infestanti di bordo, rimedi di contatto sui primi focolai, intervento chimico mirato solo se la presenza di ausiliari è insufficiente.
  • Orticole protette e semenzai: reti antinsetto, trappole gialle, lanci di parassitoidi e predatori; sono le colture dove il controllo biologico dà i risultati migliori.
  • Cereali e patata da seme: il bersaglio è il virus, non l’afide; contano l’epoca di semina, il monitoraggio dei voli e, nella patata da seme, la distruzione precoce della vegetazione.

Per le aziende che vogliono legare queste decisioni a dati oggettivi, Agrimag DSS, il sistema di supporto decisionale sviluppato da Spagro Srl, integra meteo localizzato, modelli previsionali e quaderno di campagna, così da registrare monitoraggi e interventi secondo le regole del PAN.

Domande frequenti

Come si eliminano gli afidi in modo naturale?

Gli afidi si eliminano in modo naturale combinando prevenzione e prodotti di contatto. Prima di tutto si riduce l’azoto, che rende la linfa più nutriente per gli afidi, e si favoriscono coccinelle, crisope, sirfidi e parassitoidi con siepi e fasce fiorite. Sulle prime colonie si interviene con sali potassici di acidi grassi, cioè sapone molle, con azadiractina da neem o con oli vegetali, bagnando bene la pagina inferiore delle foglie. Le piretrine naturali vanno usate solo come ultima risorsa, perché colpiscono anche gli insetti utili. Su piccole piante un getto d’acqua deciso rimuove buona parte delle colonie. Aceto e bicarbonato non hanno efficacia dimostrata.

Perché gli afidi tornano sempre?

Gli afidi tornano perché hanno una biologia adatta a ricolonizzare in fretta. Le femmine si riproducono senza accoppiamento e partoriscono figlie già formate, quindi poche sopravvissute ricostruiscono una colonia in pochi giorni. Inoltre le forme alate arrivano dalle piante vicine, dalle infestanti e dagli ospiti di svernamento, anche a distanza. Altri motivi frequenti sono l’eccesso di concimazione azotata, la presenza di formiche che difendono le colonie e i trattamenti ad ampio spettro che eliminano coccinelle e parassitoidi, lasciando campo libero alla reinfestazione. Per interrompere il ciclo servono monitoraggio regolare, nutrizione equilibrata e tutela dei nemici naturali.

Le formiche sono legate agli afidi?

Sì, tra formiche e afidi esiste un rapporto di mutualismo. Gli afidi producono melata, un liquido zuccherino di cui le formiche si nutrono, e le formiche in cambio difendono le colonie da coccinelle, larve di sirfide e parassitoidi, arrivando a spostare gli afidi su nuovi germogli. Per questo una fila di formiche che sale sul tronco o sul fusto è un indizio affidabile della presenza di afidi o di cocciniglie. Interrompere il passaggio delle formiche con bande collanti sul tronco degli alberi è un intervento indiretto ma efficace: i nemici naturali tornano a lavorare e le colonie di afidi si riducono senza trattamenti sulla chioma.

Quali insetti mangiano gli afidi?

Gli afidi sono predati da molti insetti utili. I più noti sono le coccinelle, sia adulte sia allo stadio di larva, le larve di crisopa, le larve di sirfide e alcune cecidomie predatrici come Aphidoletes aphidimyza. A questi si aggiungono i parassitoidi, piccoli imenotteri come Aphidius e Aphelinus, che depongono le uova dentro l’afide trasformandolo in una mummia rigonfia color bronzo. Anche ragni, forbicine e alcuni uccelli contribuiscono al controllo. In serra predatori e parassitoidi si acquistano e si liberano in modo programmato, mentre in pieno campo si favoriscono riducendo i trattamenti ad ampio spettro e mantenendo fioriture ai margini.

Gli afidi possono trasmettere malattie alle piante?

Sì, e su molte colture è il danno più grave. Gli afidi sono i principali vettori di virus vegetali, come il virus del mosaico del cetriolo, numerosi potyvirus delle orticole, i virus della patata e il virus del nanismo giallo dei cereali. Alcuni virus vengono trasmessi in pochi secondi durante una semplice puntura di assaggio, per cui l’insetticida non fa in tempo a evitare il contagio: in questi casi servono reti antinsetto, oli minerali, eliminazione delle piante infette e delle infestanti ospiti. Altri virus richiedono un’alimentazione prolungata, e allora il controllo tempestivo degli afidi riduce davvero la diffusione della malattia.

Agrimag, con sede a Corato (BA), distribuisce in tutta Italia insetticidi, prodotti per l’agricoltura biologica, coadiuvanti e la linea di nutrizione professionale SKL, affiancati dal sistema di supporto decisionale Agrimag DSS sviluppato da Spagro Srl. Per aziende agricole e contoterzisti sono disponibili formati professionali e spedizioni su bancale.


MScritto daMaximilian85 Dubbi? Chiedi a un tecnico

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