Pianta lenticchie: morfologia, coltivazione e raccolta

Pubblicato il 22 Aprile 2023

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Da Massimiliano Dal Pra

La pianta lenticchie è una delle colture più antiche del bacino del Mediterraneo e, dal punto di vista agronomico, una delle più utili: chiude il ciclo dell’azoto, prepara il terreno alla coltura successiva e produce una granella ad alto valore con costi di input molto contenuti. Lens culinaris è una leguminosa annuale erbacea alta venticinque-cinquanta centimetri, con fusti sottili e semi-eretti, foglie composte terminanti in un viticcio, fiori piccoli bianchi o azzurro pallido e baccelli appiattiti contenenti uno o due semi lenticolari: fissa azoto atmosferico in simbiosi con Rhizobium leguminosarum e per questo non va concimata con azoto.

È proprio questa caratteristica a determinare tutto il resto della tecnica colturale. Somministrare azoto a una lenticchia significa inibire la nodulazione, spingere la pianta sulla vegetazione, favorire allettamento e malattie fungine e ridurre la resa in granella. Molte coltivazioni fallite in orti e piccole aziende hanno esattamente questa origine.

In questa guida vediamo la morfologia e il ciclo della pianta, quali terreni le si addicono, come e quando seminare, come gestire nutrizione e infestanti, quali avversità presidiare, quando e come raccogliere e come conservare la granella senza perderla a causa del tonchio.

Com è fatta la pianta di lenticchie

La pianta di lenticchie appartiene alla famiglia delle Fabaceae. Ha portamento cespuglioso ma poco robusto: i fusti sono sottili, angolosi e tendono a coricarsi con il carico dei baccelli o dopo piogge intense, motivo per cui la scelta varietale e la densità di semina incidono molto sulla facilità di raccolta.

Le foglie sono composte paripennate, formate da quattro-sette paia di foglioline ovali e terminanti in un viticcio semplice o ramificato, che consente alle piante di aggrapparsi fra loro e sostenersi a vicenda. Il colore della vegetazione è verde-glauco, con una leggera pruina che riduce la traspirazione.

I fiori sono piccoli, papilionacei, bianchi, lilla o azzurro pallido, riuniti in racemi di due-quattro elementi all’ascella fogliare. L’autofecondazione è la regola: la fecondazione incrociata è molto limitata, il che rende la specie facile da riprodurre in azienda mantenendo la purezza varietale.

Il baccello è appiattito, romboidale, lungo poco più di un centimetro e contiene uno o due semi. Il seme, lenticolare e biconvesso, varia per colore, dal verde al bruno al rossastro fino al nero, e soprattutto per pezzatura: le varietà micro sperme, con diametro sotto i cinque millimetri, sono tipiche delle produzioni italiane di montagna e collina.

Radici e nodulazione

L’apparato radicale è fittonante ma poco profondo, con radichette laterali su cui si sviluppano i noduli radicali che ospitano i batteri azotofissatori. Un nodulo attivo, sezionato, presenta interno rosato per la presenza di leghemoglobina: è il test di campo più semplice per verificare che la simbiosi funzioni. Noduli bianchi o verdastri indicano simbiosi inefficiente.

Nei terreni dove la lenticchia non è mai stata coltivata, la popolazione di rizobi specifici può essere insufficiente: in questi casi l’inoculo del seme con preparati a base di Rhizobium leguminosarum biovar viciae è un intervento a basso costo e ad alto ritorno. Il funzionamento generale delle simbiosi radicali è approfondito nella nostra guida alle micorrize.

Terreno, clima e rotazione

La lenticchia è una coltura da terreni poveri. Predilige suoli sciolti o di medio impasto, ben drenati, anche sassosi e poco fertili, con reazione da subacida ad alcalina: tollera bene i terreni calcarei, come quelli dell’altopiano murgiano. Ciò che non tollera in nessun caso è il ristagno idrico, che provoca asfissia radicale e apre la strada ai marciumi del colletto.

È rustica al freddo negli stadi giovanili e resiste bene alla siccità in fase vegetativa, mentre soffre gli eccessi idrici in fioritura e maturazione. Le produzioni italiane più note nascono non a caso in ambienti di altopiano e collina: la Lenticchia di Castelluccio di Norcia IGP in Umbria, la Lenticchia di Altamura IGP sulla Murgia pugliese, e le produzioni di Santo Stefano di Sessanio, Colfiorito, Ustica, Villalba e Onano.

Rotazione

La lenticchia è una eccellente precessione per i cereali autunno-vernini, ai quali lascia azoto e una struttura del terreno migliorata. Al contrario, non va mai fatta seguire a se stessa o ad altre leguminose a distanza ravvicinata: gli agenti di stanchezza del terreno, in particolare fusariosi e marciumi radicali, si accumulano rapidamente. L’intervallo minimo raccomandato è di quattro anni, meglio cinque. La successione classica delle aree cerealicole del Sud alterna frumento duro, leguminosa da granella e nuovamente cereale.

Come coltivare lenticchie: semina e gestione

La scelta dell’epoca di semina è la prima decisione tecnica e dipende dal clima.

Nelle aree a inverno mite del Centro-Sud e nelle zone costiere si pratica la semina autunnale, fra fine ottobre e novembre. La coltura sfrutta le piogge invernali, sviluppa un apparato radicale più profondo, anticipa la fioritura e sfugge in parte alla siccità terminale, con rese generalmente superiori. Nelle aree interne e di montagna, dove le gelate sono intense e prolungate, si semina invece a fine inverno o inizio primavera, fra febbraio e marzo, non appena il terreno è transitabile.

Il letto di semina va preparato fine e ben livellato, perché il seme è piccolo e la profondità di deposizione deve restare contenuta, indicativamente tre-quattro centimetri. Semine troppo profonde riducono drasticamente l’emergenza.

La densità si ragiona in piante per metro quadrato e non in chilogrammi per ettaro, perché la pezzatura del seme varia enormemente fra varietà micro sperme e macrosperme: a parità di piante obiettivo, la quantità di seme può più che raddoppiare. Il riferimento operativo corretto è il peso di mille semi della partita utilizzata, indicato sul cartellino, insieme alla germinabilità dichiarata.

Nutrizione: cosa dare e cosa non dare

La regola principale è già stata detta: niente azoto, salvo eventualmente una quota minima di avviamento nelle semine su terreni molto poveri di sostanza organica e freddi, dove la nodulazione parte in ritardo. Quantità elevate di azoto inibiscono la formazione dei noduli e riducono la resa.

Servono invece fosforo, che sostiene lo sviluppo radicale e la nodulazione stessa, e potassio, che regola l’efficienza idrica e il riempimento del seme, entrambi da distribuire in presemina in base all’analisi del terreno. Fra i mesoelementi conta lo zolfo, mentre fra i micro sono determinanti molibdeno e boro: il molibdeno è cofattore dell’enzima nitrogenasi e la sua carenza blocca la fissazione dell’azoto anche in presenza di noduli ben formati. La sezione concimi e la linea professionale SKL comprendono formulati fosfo-potassici e microelementi adatti alle leguminose da granella; il ragionamento sull’elemento limitante è illustrato nella legge di Liebig.

Le infestanti sono il vero fattore limitante

La lenticchia ha bassa capacità competitiva: taglia contenuta, copertura del suolo lenta e apparato fogliare ridotto. Un’infestazione non controllata può azzerare la resa e, cosa altrettanto grave, rendere impossibile la raccolta meccanica per l’ingombro della vegetazione estranea.

Le strategie efficaci partono dall’agronomia: falsa semina, cioè preparazione anticipata del letto seguita da un intervento distruttivo sulle emergenze prima della semina vera; scelta di appezzamenti puliti; rotazione che alterni colture con capacità di soffocamento diverse; sarchiature meccaniche nelle semine a file distanziate. Gli interventi chimici sono limitati dalle poche sostanze attive autorizzate sulla coltura e vanno verificati sulle etichette dei prodotti registrati per la lenticchia. Il quadro delle principali specie problematiche è nella guida sulle erbe infestanti.

Avversità della lenticchia

Fra le malattie fungine, l’antracnosi causata da Colletotrichum provoca lesioni scure su fusti e foglie con disseccamenti a chiazze; l’ascochitosi produce macchie circolari con bordo scuro su foglie e baccelli, con ripercussioni sulla qualità della granella; la ruggine si manifesta con pustole brune su foglie e steli; le fusariosi determinano avvizzimenti e imbrunimenti vascolari, tipici delle successioni troppo ravvicinate. La botrite compare in fioritura in condizioni umide. La difesa è prima di tutto preventiva: seme sano, rotazione ampia, densità non eccessiva, drenaggio. I formulati impiegabili vanno verificati fra quelli autorizzati sulla coltura nella sezione fungicidi.

Fra i fitofagi, il tonchio della lenticchia è il più temuto: le femmine depongono sui baccelli in campo e le larve completano lo sviluppo dentro il seme, che risulta forato e declassato. Gli afidi, in particolare l’afide del pisello, provocano danni diretti e trasmettono virosi; il quadro generale è nella guida sugli afidi delle piante. Gli Sitona adulti erodono i margini fogliari con caratteristiche tacche semicircolari, mentre le larve danneggiano i noduli radicali, riducendo la fissazione dell’azoto.

Raccolta e conservazione

La maturazione è scalare e questo complica la scelta del momento di raccolta. Il riferimento pratico è la colorazione dei baccelli: si interviene quando circa due terzi hanno virato al bruno-paglierino e il seme è duro alla pressione dell’unghia. Attendere la maturazione completa di tutti i baccelli significa perdere per deiscenza quelli maturati per primi.

La raccolta si esegue nelle ore fresche del mattino, quando l’umidità atmosferica riduce la fragilità dei baccelli e le perdite per sgranatura. Su piccole superfici resta praticata la falciatura con successivo essiccamento in andane e battitura. La granella va portata a umidità di conservazione, indicativamente intorno al tredici per cento, prima dello stoccaggio.

Contro il tonchio nella granella conservata, il metodo più semplice e privo di residui è il trattamento a freddo: mantenere il seme a temperature negative per alcuni giorni devitalizza le forme presenti all’interno. In alternativa si ricorre allo stoccaggio in contenitori a chiusura ermetica, che crea condizioni di anossia. La pulizia dei locali e dei contenitori prima dell’immagazzinamento riduce l’inoculo residuo da una campagna all’altra.

Domande frequenti sulla pianta di lenticchie

Come è fatta la pianta delle lenticchie?

È una leguminosa annuale erbacea alta venticinque-cinquanta centimetri, con fusti sottili, angolosi e semi-eretti che tendono a coricarsi sotto il peso dei baccelli. Le foglie sono composte paripennate, con quattro-sette paia di foglioline ovali, e terminano in un viticcio che permette alle piante di sostenersi a vicenda. I fiori sono piccoli, papilionacei, bianchi o azzurro pallido, riuniti in racemi di due-quattro elementi. Il baccello è appiattito e romboidale, lungo poco più di un centimetro, e contiene uno o due semi lenticolari biconvessi. L’apparato radicale è fittonante ma superficiale e porta i noduli che ospitano i batteri azotofissatori.

Quando si seminano le lenticchie?

Dipende dal clima. Nelle aree a inverno mite del Centro-Sud e nelle zone costiere si semina in autunno, fra fine ottobre e novembre: la coltura sfrutta le piogge invernali, sviluppa radici più profonde, anticipa la fioritura e sfugge in parte alla siccità di fine ciclo, con rese generalmente superiori. Nelle aree interne, collinari e di montagna, dove le gelate sono intense, si semina a fine inverno o inizio primavera, fra febbraio e marzo, appena il terreno è transitabile. In entrambi i casi la profondità di semina resta contenuta, intorno ai tre-quattro centimetri, su letto di semina fine e ben livellato.

Le lenticchie vanno concimate con azoto?

No. La lenticchia fissa azoto atmosferico grazie alla simbiosi con Rhizobium leguminosarum biovar viciae, che si insedia nei noduli radicali. Apporti di azoto minerale inibiscono la nodulazione, spingono la pianta sulla vegetazione a scapito della granella, favoriscono allettamento e malattie fungine. Vanno invece garantiti fosforo e potassio in presemina, sulla base dell’analisi del terreno, insieme a zolfo e ai microelementi molibdeno e boro: il molibdeno in particolare è cofattore dell’enzima nitrogenasi e la sua carenza blocca la fissazione anche quando i noduli sono ben formati. Nei terreni dove la lenticchia non è mai stata coltivata è utile l’inoculo del seme con rizobi specifici.

Si possono coltivare le lenticchie in vaso o in casa?

La germinazione dei semi su cotone umido, quella che si fa tradizionalmente a dicembre, non è coltivazione ma solo germogliazione: le piantine consumano le riserve del seme e non arrivano mai a produrre baccelli. Una coltivazione reale in contenitore è possibile ma richiede vasi profondi almeno trenta centimetri, substrato molto drenante e povero, esposizione in pieno sole per l’intera giornata e uno spazio sufficiente a ospitare diverse piante, dato che ciascuna produce pochi grammi di granella. Ha senso come esperienza didattica o per riprodurre seme, non come produzione alimentare.

Quando si raccolgono le lenticchie?

Quando circa due terzi dei baccelli hanno virato al bruno-paglierino e il seme resiste alla pressione dell’unghia. La maturazione è scalare, quindi attendere che tutti i baccelli siano maturi comporta la perdita per deiscenza di quelli maturati per primi. La raccolta va eseguita nelle ore fresche del mattino, quando l’umidità atmosferica rende i baccelli meno fragili e riduce le perdite per sgranatura. Dopo la raccolta la granella va portata a umidità di conservazione, indicativamente intorno al tredici per cento, e stoccata in locali puliti; contro il tonchio è efficace il trattamento a freddo del seme per alcuni giorni oppure lo stoccaggio in contenitori ermetici.

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Scritto da Massimiliano Dal Pra

Mi chiamo Massimiliano Dal Prà e sono specializzato in marketing digitale, automazioni AI, funnel e crescita eCommerce con WooCommerce. Gestisco personalmente ogni risposta ai commenti e ogni strategia di crescita su questo blog, che oggi conta oltre 300.000 visite mensili. Il mio obiettivo è aiutare le aziende a ottenere risultati concreti online, combinando tecnologia, strategia e automazione.

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