Ferro Chelato: Guida 2026 per la Cura della Clorosi Ferrica

Pubblicato il 3 Febbraio 2023

l

Da Massimiliano Dal Pra

Il ferro chelato è il principale strumento agronomico per prevenire e curare la clorosi ferrica, una delle carenze nutrizionali più diffuse nelle colture italiane mediterranee, in particolare su agrumi, vite, pesco, kiwi, ornamentali e piante acidofile coltivate su terreni calcarei o alcalini. Pur essendo presente in abbondanza nei suoli italiani (1-5% del peso secco), il ferro è spesso poco disponibile per le piante a pH alto, dove forma rapidamente ossidi e idrossidi insolubili.

Solo l’uso di ferro chelato con agenti chelanti appropriati al pH del suolo – in particolare EDDHA per terreni calcarei – garantisce un assorbimento radicale efficace e duraturo, evitando il rapido sequestro del ferro nelle forme insolubili. Questa guida agronomica raccoglie le indicazioni operative aggiornate per scegliere il chelante corretto, calibrare le dosi per coltura, e integrare il ferro chelato nei programmi di nutrizione e fertirrigazione delle colture italiane, in coerenza con il Reg. UE 2019/1009 sui fertilizzanti e con i disciplinari di produzione integrata regionali.

La scelta tra EDTA, DTPA, EDDHA, EDDHMA e altri chelanti è basata sul pH del suolo, sul tipo di coltura e sulla via di somministrazione (radicale, fogliare, fertirrigazione). Conoscere la chimica dei chelanti e la fisiologia del ferro nella pianta è essenziale per ottimizzare l’investimento agronomico ed evitare interventi inefficaci.

Cos’è il ferro chelato

Il ferro chelato è un composto in cui lo ione ferro (Fe2+ o Fe3+) è legato a una molecola organica chiamata agente chelante, che protegge il metallo dalle reazioni di precipitazione con ossidrili, fosfati, carbonati e bicarbonati. Il termine deriva dal greco chele (chela, pinza) e indica appunto l’avvolgimento del catione metallico da parte della molecola organica.

Senza chelazione, il ferro introdotto come solfato ferroso (FeSO4) o cloruro ferrico (FeCl3) precipita rapidamente in suoli alcalini a pH > 7, rendendo l’apporto poco efficace. Il ferro chelato, al contrario, mantiene il ferro in soluzione e biodisponibile per assorbimento radicale anche in suoli calcarei con pH 7,5-8,5.

Tipologie di chelanti

I principali agenti chelanti del ferro impiegati in agricoltura sono: EDTA (acido etilendiamminotetraacetico), economico, stabile a pH 4-6,5, perde efficacia oltre pH 6,5; DTPA (acido dietilentriamminopentaacetico), stabile fino a pH 7,5, indicato per terreni con pH leggermente alcalino; EDDHA (acido etilendiamminodi-2-idrossifenilacetico), stabile fino a pH 9-10, è il chelante per eccellenza in terreni calcarei italiani; EDDHMA (acido etilendiamminodi-2-idrossi-4-metilfenilacetico), variante con stabilità simile a EDDHA; EDDHSA, varianti solfoniche; HEEDTA, EDDS, IDHA, NTA, varianti specifiche per applicazioni mirate.

L’importanza dell’isomero orto-orto in EDDHA

Il EDDHA esiste in tre forme isomeriche: orto-orto, orto-para e para-para. Solo l’isomero orto-orto è realmente efficace nel mantenere il ferro chelato in suoli alcalini. I prodotti commerciali di qualità dichiarano la percentuale di orto-orto in etichetta (tipicamente 3,0-4,8% sul totale di EDDHA): valori più alti indicano maggior efficacia. La percentuale di Fe-EDDHA orto-orto è il parametro più importante nella scelta del prodotto.

Fisiologia del ferro nella pianta

Il ferro è un micronutriente essenziale per tutte le piante. Partecipa alla sintesi della clorofilla (sebbene non sia un suo costituente), alla respirazione cellulare, alla sintesi degli amminoacidi e alle reazioni di ossidoriduzione enzimatiche. È elemento centrale dei citocromi della catena di trasporto degli elettroni e dei centri ferro-zolfo di numerose proteine.

Assorbimento e traslocazione

L’assorbimento radicale del ferro avviene principalmente come Fe2+ dopo riduzione a livello della rizosfera (strategia I, piante non graminacee) o come complesso fitosiderofori-Fe3+ (strategia II, graminacee). La traslocazione nella pianta avviene principalmente come complesso ferro-citrato nello xilema e come Fe-nicotianammina nel floema. Il ferro è elemento poco mobile nei tessuti vegetali: le carenze si manifestano sempre sulle foglie più giovani.

Sintomi di carenza

La clorosi ferrica si manifesta con ingiallimento internervale delle foglie giovani: la lamina assume colorazione giallo-verdastra mentre le nervature mantengono colore verde scuro. Nelle fasi avanzate il giallume diventa più intenso (giallo zolfo), le foglie possono diventare biancastre (clorosi completa) e disseccare ai margini. La crescita si arresta, la produzione cala drasticamente, la qualità dei frutti peggiora.

Quando usare il ferro chelato

Il ferro chelato è indicato in tutte le situazioni in cui il ferro presente nel suolo è poco disponibile per la pianta, oppure quando si vogliono prevenire carenze su colture suscettibili.

Terreni calcarei e alcalini

I terreni con calcare attivo > 5-8% e pH > 7,5 sono i contesti tipici di clorosi ferrica. In Italia sono particolarmente diffusi in Puglia, Sicilia, Sardegna, Marche, Abruzzo, dorsale appenninica e zone collinari di tutto il paese. In queste condizioni, l’apporto di solfato ferroso al terreno è inefficace e si rende indispensabile il ferro chelato con EDDHA o EDDHMA.

Colture suscettibili

Le colture più sensibili alla clorosi ferrica sono: vite (soprattutto su portinnesto 1103P, Berlandieri x Rupestris), agrumi (limone, arancio, mandarino, clementine), kiwi (Actinidia chinensis e deliciosa), pesco, nettarine, fragola, ortive come pomodoro e melanzana, ornamentali acidofile (azalea, camelia, rododendro, ortensia, gardenia). Su queste piante l’apporto di ferro chelato è di routine in molte aree italiane.

Come scegliere il chelante giusto

La scelta del chelante è il fattore principale per garantire l’efficacia del ferro chelato. La regola generale: a pH più alto, chelante più stabile.

Tabella di scelta del chelante per pH

Per pH del suolo 4,0-6,5 (terreni acidi): EDTA economico ed efficace. Per pH 6,5-7,5 (neutri/leggermente alcalini): DTPA o HEEDTA. Per pH 7,5-9,0 (alcalini/calcarei italiani tipici): EDDHA o EDDHMA con elevata percentuale di isomero orto-orto. Per fertirrigazione: EDDHA orto-orto al 4,8% per terreni calcarei, DTPA per terreni neutri. Per nutrizione fogliare: EDTA o IDHA in quanto agiscono per via fogliare e non interagiscono con il pH del suolo.

Concentrazione di ferro chelato

I prodotti commerciali contengono in genere il 6% di ferro chelato totale, con varianti dal 4,8% al 7,5%. Il dato più importante per i prodotti EDDHA è la percentuale di Fe chelato in forma orto-orto: il rapporto Fe-EDDHA/EDDHA totale deve essere maggiore del 70% per garantire elevata efficacia in suoli calcarei.

Dosaggi e applicazione

Le dosi di ferro chelato variano significativamente in base alla coltura, alla gravità della clorosi, al tipo di chelante e alla modalità di applicazione.

Dosi indicative al suolo (chelato EDDHA 6% Fe)

Su vite: 30-80 g/pianta in pre-vegetazione o 5-15 kg/ha localizzati lungo il filare. Su agrumi: 50-150 g/pianta su agrumi adulti, ripartiti in 2-3 applicazioni nell’arco vegetativo. Su kiwi: 80-200 g/pianta, particolarmente in pre-fioritura. Su pesco e nettarine: 40-100 g/pianta, ripartiti in 2 applicazioni. Su fragola: 5-10 g/m² in pre-trapianto e successiva manutenzione fertirrigua. Le dosi vanno sempre calibrate in base all’analisi del terreno, alla diagnostica fogliare e alla risposta delle piante.

Modalità di applicazione

Il ferro chelato al suolo si applica localizzando il prodotto a 5-15 cm di profondità, a corona attorno al tronco o lungo il filare. È fondamentale evitare di esporre il chelato direttamente alla luce solare (degradazione fotochimica) e irrigare immediatamente dopo l’applicazione per favorire la diffusione del prodotto nel volume radicale.

In fertirrigazione il ferro chelato è particolarmente efficace perché viene veicolato direttamente in zona radicale con dosaggi frazionati durante il ciclo. Concentrazioni indicative: 5-20 mg/L di Fe chelato in soluzione, con frequenza settimanale o quindicinale.

Fertilizzazione fogliare con ferro chelato

La nutrizione fogliare con ferro chelato (EDTA, IDHA, o ferro-amminoacidico) è una soluzione di emergenza per la cura di carenze in atto. Dosi tipiche: 100-200 g di prodotto per 100 L di acqua (concentrazione Fe 200-400 mg/L), con 1-3 applicazioni a distanza di 7-14 giorni. La nutrizione fogliare offre risultati rapidi ma non sostituisce la correzione al suolo per la prevenzione di lungo periodo.

Errori comuni nella gestione del ferro

I principali errori da evitare nella gestione del ferro chelato sono: utilizzare EDTA o solfato ferroso su terreni con pH > 7 (il ferro precipita rapidamente e l’apporto è inefficace); somministrare il chelato in superficie senza interramento o irrigazione (degradazione fotochimica); ignorare la percentuale di isomero orto-orto nei prodotti EDDHA (valori bassi rendono il prodotto poco efficace); sovradosare il ferro fogliare causando bruciature e fitotossicità; trattare con ferro senza prima correggere altri squilibri (eccesso di fosforo, calcare attivo elevato, ristagni idrici); non bilanciare il ferro con altri micronutrienti (Mn, Zn) creando antagonismi.

Integrazione con la nutrizione complessiva

Una nutrizione bilanciata riduce la dipendenza dal ferro chelato. Pratiche utili includono: correzione del pH con apporto di sostanza organica e zolfo elementare in suoli alcalini; uso di concimi azotati a reazione fisiologica acida (solfato ammonico) per acidificare la rizosfera; gestione corretta dell’irrigazione per evitare ristagni che peggiorano la disponibilità di ferro; impiego di portinnesti tolleranti la clorosi (Fercal su vite, Citrumelo o citrange Carrizo su agrumi); rotazioni con sovesci di leguminose che migliorano la struttura e la chelazione naturale del ferro.

Nella gamma SKL distribuita da Agrimag, soluzioni utili per la gestione del ferro includono Seyfer 320 EDDHA (chelato di ferro 6% con elevato contenuto di isomero orto-orto, indicato per terreni calcarei italiani), Protein Top (idrolizzato proteico vegetale che migliora la chelazione naturale e la disponibilità di micronutrienti), Boro Complex e Calcio Complex AHA (per nutrizione equilibrata che riduce il fabbisogno aggiuntivo di ferro), Base Gold (bagnante a base di Pinolene per ottimizzare l’efficacia dei trattamenti fogliari).

Domande frequenti sul ferro chelato

A cosa serve il ferro chelato?

Il ferro chelato serve a prevenire e curare la clorosi ferrica, ingiallimento internervale delle foglie giovani che indica carenza di ferro biodisponibile. In suoli calcarei o alcalini con pH superiore a 7, il ferro presente nel terreno si lega rapidamente a carbonati e idrossidi formando precipitati insolubili. Il ferro chelato è invece protetto dall agente chelante (EDDHA per terreni calcarei italiani) e rimane in soluzione, biodisponibile per l assorbimento radicale. È utilizzato su vite, agrumi, kiwi, pesco, fragola, pomodoro e ornamentali acidofile.

Quale ferro chelato è migliore per terreni calcarei?

Per terreni calcarei italiani (pH 7,5-8,5 con calcare attivo > 5%) il ferro chelato migliore è quello a base di EDDHA o EDDHMA con elevata percentuale di isomero orto-orto. Questo isomero è l unica forma chimica realmente efficace nel mantenere il ferro disponibile in suoli alcalini. Si raccomanda di scegliere prodotti con almeno il 4,5-4,8% di orto-orto sul totale di EDDHA (in etichetta dichiarato come Fe-EDDHA orto-orto). Prodotti EDTA o DTPA non sono efficaci su questi terreni e l apporto risulterebbe sprecato.

Quando si applica il ferro chelato?

Il ferro chelato si applica preferibilmente in pre-vegetazione (fine inverno-inizio primavera) sulle colture arboree, ripartendo eventuali dosi elevate in 2-3 applicazioni. Sui frutteti gli interventi possono essere ripetuti in post-allegagione e dopo la raccolta. In fertirrigazione si dosa in modo frazionato (5-20 mg/L di Fe) durante tutto il ciclo vegetativo. La nutrizione fogliare con chelati EDTA o IDHA si esegue ai primi sintomi di clorosi (1-3 applicazioni a 7-14 giorni di distanza). Mai esporre il chelato alla luce diretta senza irrigare subito per evitare degradazione fotochimica.

Quanto ferro chelato dare alle piante?

Le dosi indicative di ferro chelato EDDHA al 6% di Fe sono: vite 30-80 g/pianta o 5-15 kg/ha lungo il filare; agrumi adulti 50-150 g/pianta in 2-3 applicazioni; kiwi 80-200 g/pianta in pre-fioritura; pesco e nettarine 40-100 g/pianta; fragola 5-10 g/m² in pre-trapianto. Per piante ornamentali in vaso si raccomandano 1-3 g per ogni 10 L di vaso, ogni 6-8 settimane. Le dosi vanno sempre calibrate sulla base dell analisi del terreno, della gravità della clorosi e della diagnostica fogliare. È preferibile sotto-dosare e ripetere piuttosto che sovra-dosare.

Si può usare il ferro chelato in agricoltura biologica?

L uso del ferro chelato in agricoltura biologica è regolamentato dal Reg. UE 2018/848 e dalle relative liste positive degli ingredienti ammessi. I chelati EDDHA e EDDHMA non sono generalmente ammessi in agricoltura biologica perché sono molecole di sintesi. Sono invece ammessi chelati naturali come ferro complessato con lignosolfonati, ferro-amminoacidico, ferro citrato e gluconato di ferro. Per le aziende biologiche su suoli calcarei la gestione della clorosi ferrica è più complessa e richiede un approccio agronomico integrato (correzione pH, sostanza organica, portinnesti tolleranti). Verificare sempre con l ente di certificazione la lista dei prodotti ammessi.

Agrimag: catalogo SKL e DSS per la nutrizione delle colture

Agrimag, con sede a Corato (BA), distribuisce in tutta Italia la linea professionale SKL di Spagro Srl, comprendente Seyfer 320 EDDHA (chelato di ferro per terreni calcarei), Hydroblend NPK idrosolubili, biostimolanti e micronutrienti complessati per la nutrizione di precisione. Affianca al catalogo il sistema di supporto decisionale Agrimag DSS, sviluppato da Spagro Srl (Milano), con strumenti di analisi del terreno, calcolo della dose ottimale di ferro chelato e database aggiornato dei prodotti ammessi per coltura. Consegna in tutto il territorio nazionale, anche su bancale per quantità professionali.


Scritto da Massimiliano Dal Pra

Mi chiamo Massimiliano Dal Prà e sono specializzato in marketing digitale, automazioni AI, funnel e crescita eCommerce con WooCommerce. Gestisco personalmente ogni risposta ai commenti e ogni strategia di crescita su questo blog, che oggi conta oltre 300.000 visite mensili. Il mio obiettivo è aiutare le aziende a ottenere risultati concreti online, combinando tecnologia, strategia e automazione.

commenti

2 Commenti

  1. mi e’ stato consigliato ,dagli operatori della mia agraria di riferimento ,di trattare le parti legnose delle mie piante da frutto con prodotto a base ferro chelato , come coadiuvante alla lotta contro problemi fungicidi, ( tratto nel periodo invernale e primaverile con prodotti rameici e su drupacee in primavera /estate con bicarbonati.) In questi anni non ho mai riscontrato fenomeni di clorosi ferrica e questa indicazione mi ha lasciato un pò perplesso, sicuramente il trattamento non darà problemi, ma mi chiedo quali reali vantaggi allalotta fungicida. Potreste essere cosi cortesi da illuminarmi sulle modalità ed effetti positivi.

    Grazie Ugo Margarita

    Rispondi
    • Ciao Ugo, è interessante sentire che gli operatori della tua agraria ti abbiano consigliato di utilizzare il ferro chelato come coadiuvante nella lotta contro i problemi fungicidi sulle parti legnose delle tue piante da frutto. Il ferro chelato è un composto che fornisce ferro alle piante, essenziale per la fotosintesi e altre funzioni vitali. Se hai riscontrato risultati positivi nel prevenire la clorosi ferrica utilizzando questo trattamento, potrebbe essere considerato un vantaggio aggiuntivo nella lotta contro i funghi.

      Il ferro chelato può aiutare le piante a sviluppare un sistema immunitario più forte, rendendole più resistenti alle infezioni fungine. Poiché i funghi spesso si sviluppano meglio in condizioni di carenza di ferro, fornire alle piante una fonte di ferro chelato potrebbe aiutare a prevenire la proliferazione dei funghi stessi. Tuttavia, è importante notare che il ferro chelato da solo potrebbe non essere sufficiente per combattere completamente i problemi fungicidi. È necessario combinare il trattamento con altri metodi, come l’utilizzo di prodotti rameici e bicarbonati, come hai menzionato.

      Per quanto riguarda le modalità di utilizzo e gli effetti positivi del trattamento con ferro chelato, potrebbe essere utile consultare ulteriormente gli operatori della tua agraria di riferimento o esperti in campo agricolo. Possono fornirti informazioni specifiche sul dosaggio corretto, il momento ideale per l’applicazione e gli effetti che puoi aspettarti di ottenere. Ricorda di seguire sempre le istruzioni del produttore e di fare attenzione a eventuali controindicazioni o effetti collaterali.

      Spero che queste informazioni possano aiutarti a comprendere meglio i vantaggi del trattamento con ferro chelato nella lotta contro i problemi fungicidi. Se hai ulteriori domande, sarò felice di aiutarti. Buona fortuna con le tue piante da frutto!

      Rispondi

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Post correlati

0