Larice: caratteristiche, foglie e coltivazione dell’albero

Pubblicato il 20 Settembre 2023

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Da Massimiliano Dal Pra

Il larice è l’eccezione che smentisce una regola che tutti danno per scontata: è una conifera, ha gli aghi e produce pigne, eppure in autunno ingiallisce e resta completamente spoglia per tutto l’inverno. Questa singolarità non è un capriccio botanico ma una strategia di sopravvivenza precisa, che spiega anche perché lo si incontri là dove quasi nessun altro albero riesce a vivere. Il larice (Larix decidua) è l’unica conifera europea a foglie decidue: albero di prima grandezza tipico delle Alpi, cresce fino al limite superiore del bosco, perde gli aghi in autunno dopo averli portati al giallo oro e fornisce un legno fra i più durevoli fra le conifere europee.

Attorno a questa specie girano parecchie domande ricorrenti: perché il larice foglie le perde davvero e non è una pianta malata, quali sono le larice caratteristiche che lo distinguono da abete e pino, dove cresce spontaneamente in Italia e se abbia senso piantarlo in giardino o in pianura. Questa guida risponde a tutte, con un impianto forestale e agronomico: morfologia, ecologia, comportamento del legno, condizioni realistiche di coltivazione e quadro delle avversità che lo colpiscono.

Larice caratteristiche: come è fatto l’albero

Il larice appartiene alla famiglia delle Pinaceae, la stessa di pini, abeti e cedri. La specie europea è Larix decidua, presente sull’arco alpino; nelle piantagioni forestali si incontra anche Larix kaempferi, il larice giapponese, e i loro ibridi.

Portamento e dimensioni

È un albero larice di prima grandezza, a portamento inizialmente conico e slanciato che con l’età si fa più irregolare e aperto, con chioma rada e luminosa. È proprio la trasparenza della chioma a distinguerlo a colpo d’occhio da abete rosso e abete bianco: sotto un lariceto arriva molta luce al suolo, e per questo il sottobosco è ricco di erbe, arbusti e funghi simbionti, fra cui specie pregiate come il porcino, mentre sotto una peccata l’ombra è profonda. Le branche principali si dispongono in modo irregolare e i rametti dell’anno hanno spesso un caratteristico andamento pendulo.

Corteccia e fusto

Nei soggetti giovani la corteccia è liscia e grigiastra; con l’età diventa spessa, profondamente fessurata in placche, di colore bruno-rossastro. Questo ispessimento ha un significato funzionale importante: protegge il cambio dal calore e rende gli individui adulti relativamente resistenti agli incendi radenti di superficie.

Apparato radicale e longevità

Il larice sviluppa un apparato radicale robusto e ben ancorato, che lo rende poco sensibile agli schianti da vento rispetto ad altre conifere alpine con radicazione più superficiale. È una specie longeva: nei lariceti d’alta quota si trovano soggetti secolari, spesso con portamenti contorti modellati da vento e neve.

Larice foglie: perché ingialliscono e cadono

Questa è la domanda che porta la maggior parte delle persone a cercare informazioni su questa specie, spesso temendo che la pianta sia malata.

Come sono fatti gli aghi

Le larice foglie sono aghi sottili, morbidi e di colore verde chiaro, molto meno rigidi e pungenti di quelli di abeti e pini. La disposizione è caratteristica: sui rametti dell’anno gli aghi sono inseriti singolarmente e a spirale, mentre sui rametti più vecchi si raggruppano in ciuffi densi portati da brachiblasti, cioè da corti rametti a crescita ridottissima. Questo doppio schema di inserzione è uno dei caratteri diagnostici più rapidi da usare in campo.

Perché il larice è deciduo

Perdere le foglie ogni autunno, per una conifera, è un investimento costoso: significa doversi ricostruire l’intero apparato fotosintetico ogni primavera. Il vantaggio compensa il costo negli ambienti in cui il larice vive. Alle quote e nei climi continentali dove si spinge, l’inverno è lunghissimo, l’aria è secca e gelata e il suolo è congelato: una chioma sempreverde continuerebbe a traspirare senza poter assorbire acqua dalle radici, esponendo la pianta a un disseccamento invernale grave. Restando spoglia, la pianta azzera la traspirazione e riduce anche il carico di neve sui rami, che nelle conifere sempreverdi provoca frequenti rotture.

Il colore autunnale

Prima della caduta gli aghi virano a un giallo oro intenso che dura alcune settimane e che rende i lariceti autunnali uno degli spettacoli più riconoscibili del paesaggio alpino. È un processo fisiologico normale, non un sintomo: la pianta riassorbe gli elementi mobili, in particolare l’azoto, prima di lasciar cadere le foglie. Nella successiva primavera la ripresa vegetativa è precocissima e la nuova chioma di un verde tenero è uno dei primi segnali della stagione in quota.

Fiori, coni e riproduzione

Il larice è monoico: porta sulla stessa pianta strutture riproduttive maschili e femminili distinte. I coni maschili sono piccoli, tondeggianti e giallastri, e rilasciano il polline in primavera. I coni femminili, allo stadio giovanile, sono piccoli e vivacemente colorati sulle tonalità del rosa e del rosso, tanto che vengono chiamati comunemente rose di larice.

A maturità si trasformano in pigne ovoidali di dimensioni contenute, decisamente più piccole di quelle della maggior parte dei pini, che restano attaccate al ramo anche per anni dopo la disseminazione. È un altro carattere utile per il riconoscimento invernale: un albero spoglio, con aghi assenti ma piccole pigne persistenti sui rami, è quasi certamente un larice. La disseminazione è anemocora, affidata al vento grazie ai semi alati.

Dove cresce il larice in Italia

La distribuzione naturale di questa specie in Italia è nettamente circoscritta e conoscerla evita molti errori di piantagione.

L’areale alpino

Il larice è un albero delle Alpi, dove costituisce boschi puri o misti con l’abete rosso e, alle quote più alte, con il pino cembro. Si spinge fino al limite superiore della vegetazione arborea, dove forma popolamenti radi che sfumano nelle praterie d’alta quota. Sull’Appennino non è specie autoctona: quando lo si incontra si tratta di impianti artificiali realizzati in passato a scopo di rimboschimento.

Ecologia: una specie pioniera e eliofila

Due caratteri ne spiegano il comportamento. Il primo è l’eliofilia estrema: il larice non tollera l’ombra, e i suoi semenzali non si affermano sotto copertura. Il secondo è il carattere pioniero: colonizza rapidamente le superfici aperte, i pascoli abbandonati, le frane stabilizzate e le radure. La conseguenza pratica è che, nei lariceti dove il pascolo è cessato, il larice viene gradualmente sostituito dall’abete rosso, che rinnova bene all’ombra: il lariceto puro è in molti casi un ecosistema che dipende dalla gestione tradizionale del territorio.

Suolo e clima

È poco esigente in fatto di suolo e vegeta bene sia su substrati silicei sia su calcarei, purché non asfittici. Richiede invece un clima con inverni freddi e una netta escursione stagionale, e soffre nei climi miti e umidi delle zone di pianura: le caratteristiche generali di adattamento delle specie arboree sono trattate nella guida sugli alberi.

Il legno di larice e i suoi impieghi

Fra le conifere europee il legno di larice è quello con la migliore durabilità naturale, e questo ne ha determinato gli usi tradizionali in tutto l’arco alpino.

Perché dura

Il durame, cioè la porzione interna e più scura del fusto, è ricco di sostanze estrattive e resinose che lo rendono resistente all’attacco di funghi e insetti xilofagi molto più dell’alburno chiaro che lo circonda. Da qui l’impiego storico per elementi esposti alle intemperie: rivestimenti esterni, scandole di copertura, serramenti, strutture di balconi e fienili, palificate. Con l’esposizione all’aperto la superficie assume la classica patina grigio-argentea, che è un fenomeno estetico e non un degrado strutturale.

Cosa aspettarsi in opera

È un legno resinoso, con nodi frequenti e ben visibili, dalla tessitura marcata e dal colore che vira al bruno-rossastro con il tempo. È più pesante e duro della maggior parte delle conifere impiegate in edilizia leggera. Va detto con chiarezza che durabilità naturale non significa immunità: il legno di larice esposto al contatto continuo con il terreno o con acqua stagnante degrada come qualunque altro, e la buona progettazione dei dettagli costruttivi conta più della specie utilizzata.

Larice pianta in giardino: si può coltivare?

La domanda ricorre spesso, e la risposta onesta è che dipende quasi interamente da dove ci si trova.

Il vincolo climatico

La larice pianta chiede inverni freddi, aria non troppo umida e, soprattutto, piena luce. Nelle zone di collina e montagna del Nord Italia si comporta bene anche in ambiente di giardino. In pianura padana, e ancor più nel Centro-Sud e nelle aree costiere, le estati calde e afose e gli inverni miti costituiscono un ambiente lontano dalle sue esigenze: i soggetti messi a dimora vegetano stentatamente, si spogliano precocemente e diventano rapidamente sensibili alle avversità. Non è una specie da forzare fuori dal suo ambiente, e nelle aree mediterranee esistono conifere ornamentali molto più adatte, come il cedro del Libano.

Impianto e prime cure

Dove le condizioni sono idonee, l’impianto si esegue nel periodo di riposo vegetativo, con materiale in zolla o in contenitore, in posizione pienamente soleggiata e con ampio spazio a disposizione, perché si tratta di un albero destinato a dimensioni notevoli. Il terreno deve essere profondo e drenato: il larice tollera suoli poveri ma non i ristagni. Nei primi anni dopo la messa a dimora servono irrigazioni di sostegno nei periodi siccitosi e una pacciamatura che mantenga fresco il suolo, tenuta staccata dal colletto.

Nutrizione

Non è una specie esigente e, in ambiente forestale, non si concima affatto. In giardino ha senso un apporto di fondo a base organica al momento dell’impianto e, in seguito, interventi mirati solo se compaiono sintomi di sofferenza nutrizionale. Un eccesso di azoto produce germogli lunghi e teneri, più esposti ai freddi tardivi e agli attacchi di insetti. I riferimenti utili nel catalogo Agrimag sono i concimi organici per l’impianto, i concimi della linea professionale SKL e i biostimolanti nella fase di attecchimento.

Potatura

Il larice non richiede potature di formazione: lasciato libero costruisce da solo una struttura equilibrata. Gli interventi si limitano all’asportazione dei rami secchi e di quelli danneggiati, eseguita nel periodo di riposo con tagli netti e attrezzatura disinfettata. Le potature drastiche sulle conifere non sono reversibili, perché il legno vecchio non riemette getti come fanno molte latifoglie.

Avversità del larice: insetti e patogeni

Anche una specie rustica come questa ha un quadro fitosanitario ben definito, e il riconoscimento del sintomo è il primo passo.

La minatrice degli aghi

Coleophora laricella è forse il fitofago più caratteristico. Le larve scavano gallerie all’interno degli aghi, che ingialliscono e disseccano: il risultato, su scala di popolamento, è un imbrunimento anticipato della chioma in piena estate, che a distanza si confonde con la colorazione autunnale. Il danno è raramente letale, ma ripetuto negli anni riduce l’accrescimento.

La tortrice grigia del larice

Zeiraphera griseana è nota per le sue gradazioni cicliche: nelle valli alpine dà pullulazioni che si ripetono a intervalli di alcuni anni e che possono defogliare estesamente interi versanti. Gli alberi, essendo decidui, reagiscono ricostruendo la chioma, ma la successione di annate di attacco intenso lascia segni evidenti sugli accrescimenti. È un fenomeno naturale ampiamente studiato dalla ricerca forestale, in Italia anche dal CREA.

Il cancro del larice

Lachnellula willkommii provoca cancri sui rami e sul fusto, con depressioni della corteccia, essudati resinosi e disseccamento della porzione distale. È favorito dagli ambienti umidi e dalle stazioni poco idonee: è uno dei motivi per cui gli impianti realizzati fuori areale, in condizioni climatiche non adatte, mostrano problemi che nei lariceti alpini sono marginali.

Marciumi radicali e scolitidi

L’armillaria attacca gli apparati radicali degli alberi già indeboliti, portando a deperimento progressivo e caduta. Gli scolitidi, fra cui Ips cembrae, colonizzano piante stressate o materiale abbattuto lasciato in bosco: la prevenzione consiste nella tempestiva rimozione del legname schiantato e nel non lasciare cataste di tondame non scortecciato durante il periodo di volo.

Il principio generale

Su una specie forestale gli interventi diretti sono raramente praticabili e quasi mai economicamente sostenibili. La difesa reale del larice consiste nel piantarlo dove le condizioni ecologiche gli sono favorevoli, nel mantenere popolamenti sufficientemente radi da garantirgli la luce di cui ha bisogno, condizione che favorisce anche le simbiosi micorriziche tipiche di questi boschi e nell’eliminare tempestivamente il materiale legnoso che può fare da focolaio. Nelle piante ornamentali in giardino, dove un intervento è possibile, la scelta va fatta fra i fungicidi e gli insetticidi autorizzati per l’impiego su ornamentali, sempre verificando l’etichetta.

Domande frequenti sul larice

Perché il larice perde le foglie se è una conifera?

Perché è l’unica conifera europea a comportamento deciduo, e questa caratteristica è un adattamento ai climi freddi e continentali di alta quota in cui vive. Durante l’inverno alpino il suolo è gelato e le radici non possono assorbire acqua: una chioma sempreverde continuerebbe a traspirare, esponendo la pianta a un grave disseccamento. Restando completamente spoglia, la pianta azzera le perdite d’acqua e riduce anche il carico di neve sui rami, che nelle conifere sempreverdi provoca frequenti rotture. Prima della caduta gli aghi virano al giallo oro perché la pianta riassorbe gli elementi mobili, in particolare l’azoto.

Quali sono le caratteristiche che distinguono il larice da abete e pino?

I caratteri più rapidi sono tre. Il primo è la caduta invernale degli aghi, che nessun’altra conifera europea presenta. Il secondo è la disposizione delle foglie: aghi morbidi e chiari, inseriti singolarmente e a spirale sui rametti dell’anno ma raggruppati in ciuffi densi su corti rametti chiamati brachiblasti sui rami più vecchi. Il terzo è la chioma, rada e trasparente, che lascia passare molta luce al suolo, a differenza dell’ombra profonda di una peccata. Le pigne, piccole e ovoidali, restano attaccate ai rami anche per anni dopo la disseminazione.

Dove cresce il larice in Italia?

Il suo areale naturale in Italia è l’arco alpino, dove forma boschi puri o misti con abete rosso e, alle quote più alte, con il pino cembro, spingendosi fino al limite superiore della vegetazione arborea. Sull’Appennino non è specie autoctona: i popolamenti che vi si incontrano derivano da impianti artificiali di rimboschimento. È una specie pioniera ed estremamente eliofila, che colonizza le superfici aperte, i pascoli abbandonati e le radure ma non rinnova sotto copertura, e viene infatti gradualmente sostituita dall’abete rosso dove il pascolo tradizionale è cessato.

Si può piantare il larice in giardino o in pianura?

In collina e montagna, nelle zone a inverno freddo del Nord Italia, il larice si comporta bene anche come pianta ornamentale, purché disponga di piena luce, di terreno profondo e ben drenato e di ampio spazio, perché diventa un albero di grandi dimensioni. In pianura padana e ancora di più nel Centro-Sud e nelle aree costiere le estati calde e afose e gli inverni miti sono lontani dalle sue esigenze: i soggetti vegetano stentatamente, si spogliano precocemente e diventano sensibili alle avversità. Fuori areale è preferibile orientarsi su conifere ornamentali adatte al clima mediterraneo.

Il legno di larice è davvero resistente all’esterno?

Il durame del larice, cioè la parte interna e più scura del fusto, è fra i legni di conifera europei con la migliore durabilità naturale, grazie alle sostanze estrattive e resinose che contiene, e per questo è stato tradizionalmente impiegato per rivestimenti esterni, scandole, serramenti e strutture esposte alle intemperie. All’aperto la superficie assume una patina grigio-argentea che è un fenomeno estetico e non un degrado strutturale. Durabilità naturale non significa però immunità: a contatto continuo con il terreno o con acqua stagnante anche il larice degrada, e la corretta progettazione dei dettagli costruttivi conta più della specie scelta.

Agrimag affianca al catalogo di concimi, prodotti per la difesa e mezzi tecnici per il verde e l’arboricoltura il sistema di supporto decisionale Agrimag DSS sviluppato da Spagro Srl, che aiuta a impostare gli interventi sulla base delle condizioni reali dell’impianto. Dalla sede di Corato, in provincia di Bari, serviamo tutta Italia con spedizioni anche su bancale per le quantità professionali, affiancando alla fornitura la consulenza tecnica su nutrizione e difesa delle specie arboree.


Scritto da Massimiliano Dal Pra

Mi chiamo Massimiliano Dal Prà e sono specializzato in marketing digitale, automazioni AI, funnel e crescita eCommerce con WooCommerce. Gestisco personalmente ogni risposta ai commenti e ogni strategia di crescita su questo blog, che oggi conta oltre 300.000 visite mensili. Il mio obiettivo è aiutare le aziende a ottenere risultati concreti online, combinando tecnologia, strategia e automazione.

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