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Concimazione e nutrizione

Granturco: semina, concimazione, difesa e raccolta

MDMassimiliano Dal Pra22 Giugno 2023 · 11 min di lettura
Granturco: semina, concimazione, difesa e raccolta

Il granturco — o granoturco, o più semplicemente mais — porta un nome che racconta un equivoco storico: la pianta non viene dalla Turchia ma dall’America centrale, e nell’italiano antico “turco” indicava genericamente ciò che era esotico. L’equivoco linguistico è innocuo, quello agronomico no: il granturco viene ancora coltivato da molti come se fosse un cereale qualsiasi, mentre è una pianta C4 monoica a impollinazione anemofila, e da queste due caratteristiche discende tutto ciò che serve sapere su semina, irrigazione, concimazione e difesa.

Essere C4 significa un’efficienza fotosintetica altissima con caldo e luce forte, e quindi una domanda idrica e azotata che nessun altro cereale a ciclo primaverile eguaglia. Essere monoica a impollinazione anemofila significa che i fiori maschili stanno nel pennacchio in cima e quelli femminili nella spiga a metà fusto, e che il polline viaggia col vento: un’unica fila di piante in un orto produce spighe mezze vuote, non per carenza di concime ma per difetto di impollinazione.

C’è poi un terzo tema che non si può eludere parlando di granturco in Italia: le micotossine. La loro gestione non è un capitolo separato dalla difesa fitosanitaria, ne è la conseguenza diretta, e chi tratta le due cose come indipendenti sbaglia proprio l’ordine delle priorità. In coda alla guida trovi cinque domande frequenti.

Terreno, clima e preparazione per il granturco

Il granturco predilige terreni profondi, di medio impasto, ben dotati di sostanza organica e con buona capacità di ritenzione idrica, ma soprattutto privi di ristagno: l’apparato radicale è fascicolato e superficiale rispetto alla taglia della pianta, e va rapidamente in sofferenza su suoli asfittici. Il pH ottimale si colloca nell’intervallo neutro-subacido, indicativamente fra 6 e 7.

La preparazione del letto di semina punta a due obiettivi: un profilo esplorabile in profondità, ottenuto con una lavorazione principale autunnale, e un affinamento superficiale sufficiente a garantire il contatto seme-terreno senza polverizzare la struttura. Un letto troppo fine si compatta alla prima pioggia battente e forma la crosta che impedisce l’emergenza; un letto troppo zolloso lascia il seme in vuoti d’aria e dà nascite irregolari.

Sul piano climatico il granturco richiede temperature elevate durante tutto il ciclo ed è sensibile al freddo in tutte le fasi: le gelate tardive danneggiano le piantine giovani, mentre temperature sopra i trentacinque gradi in fioritura compromettono la vitalità del polline. Questa doppia sensibilità restringe la finestra utile e rende la scelta dell’epoca di semina una decisione strategica più che di calendario.

La rotazione merita una nota specifica. Il ristoppio, cioè la ripetizione del mais sullo stesso appezzamento anno dopo anno, è la pratica che più di ogni altra favorisce l’accumulo di patogeni tellurici e soprattutto della diabrotica, le cui larve si sviluppano esclusivamente sulle radici di mais. Alternare con una coltura non ospite interrompe il ciclo in modo semplice ed economico.

Semina del granturco: epoca, profondità e densità

La semina del granturco si effettua quando il terreno ha raggiunto stabilmente i dieci-dodici gradi a profondità di semina, condizione che nelle diverse aree italiane si verifica indicativamente fra fine marzo e maggio. Seminare in terreno troppo freddo allunga la permanenza del seme nel suolo, espone agli attacchi di elateridi e marciumi e produce emergenze scalari che si trascinano per tutto il ciclo.

La profondità di riferimento è di quattro-sei centimetri, da aumentare leggermente su terreni sciolti e asciutti e da ridurre su terreni pesanti. La regola pratica è collocare il seme dove c’è umidità stabile senza superare la riserva energetica della cariosside, che deve portare il coleottile fino alla luce.

Sulla densità la scelta dipende dalla classe di precocità dell’ibrido, dalla disponibilità idrica e dalla destinazione, se granella o trinciato. Il principio da tenere presente è che nel granturco ogni pianta produce di norma una sola spiga: a differenza dei cereali a paglia, non esiste accestimento che compensi una densità insufficiente, così come non esiste un meccanismo che eviti la competizione se la densità è eccessiva. La regolarità della distribuzione conta quindi quanto il numero: doppi e fallanze pesano direttamente sulla resa.

Per l’orto familiare vale un’indicazione diversa e spesso decisiva: il granturco va seminato a blocco, non in fila singola. Un blocco di almeno quattro-cinque file affiancate garantisce che il polline rilasciato dai pennacchi ricada sugli stimmi delle piante vicine. Una fila unica lungo il bordo dell’orto, per quanto ben concimata, darà spighe con file di cariossidi incomplete.

Un’ultima avvertenza per chi coltiva mais dolce: non va collocato vicino a mais da granella o da trinciato, perché l’impollinazione incrociata modifica direttamente le caratteristiche della cariosside e ne compromette la dolcezza. Servono distanza o sfasamento delle epoche di fioritura.

Nutrizione: perché il granturco chiede tanto azoto

Il granturco è fra le colture più esigenti in azoto dell’intero panorama agricolo italiano, e il motivo è la quantità di biomassa che produce in un ciclo breve. La conseguenza pratica non è però “dare di più”, bensì dare al momento giusto.

La curva di assorbimento è fortemente sbilanciata: nelle prime settimane la pianta assorbe poco, poi, nella fase di rapido accrescimento che precede la fioritura, la richiesta esplode. Distribuire tutto l’azoto prima della semina significa esporlo a dilavamento proprio quando la coltura non lo utilizza, con perdite economiche e ambientali. La strategia corretta è il frazionamento: una quota alla preparazione, una in copertura alla fase di sei-otto foglie, in concomitanza con la sarchiatura, ed eventualmente un completamento nelle situazioni più fertili in irriguo.

Fosforo e potassio si distribuiscono in pre-semina; il fosforo in particolare ha un ruolo importante nelle fasi iniziali, quando l’apparato radicale è ancora limitato e le temperature basse ne riducono la disponibilità: è la causa delle classiche colorazioni violacee sulle piantine giovani, che spesso non indicano una carenza reale del suolo ma una difficoltà temporanea di assorbimento. Utile anche lo zinco, microelemento a cui il mais è particolarmente sensibile.

I formulati si trovano nelle sezioni NPK solidi, concimi ad alto contenuto di azoto e concimi a base di zinco, con la gamma professionale SKL che copre granulari, idrosolubili e fogliari. Per orientarsi sui titoli sono utili le schede su come si usa il concime NPK e su a cosa serve il concime urea.

Va ricordato che nelle zone vulnerabili ai nitrati la distribuzione azotata è soggetta ai vincoli derivanti dalla Direttiva 91/676/CEE e ai relativi programmi d’azione regionali, che stabiliscono massimali ed epoche di spandimento.

Irrigazione: il periodo critico attorno alla fioritura

Se c’è un concetto da portare via da questa guida è il seguente: nel granturco lo stress idrico non pesa allo stesso modo in tutte le fasi. Esiste una finestra critica che si estende all’incirca dalle due settimane precedenti alla fioritura alle due settimane successive, durante la quale una carenza d’acqua produce danni sproporzionati rispetto alla sua durata.

Il meccanismo è preciso. Il pennacchio emette polline e la spiga emette gli stimmi sericei, i cosiddetti capelli, che sono in realtà gli stili dei fiori femminili: ogni stimma fecondato corrisponde a una cariosside. Lo stress idrico ritarda l’emissione degli stimmi senza ritardare altrettanto la fioritura maschile, per cui quando gli stimmi escono il polline è già stato in gran parte disperso. Il risultato sono spighe con la punta vuota o con file di cariossidi incomplete, un difetto che viene quasi sempre attribuito alla concimazione mentre dipende da un’asincronia fiorale.

Ne consegue che, in condizioni di disponibilità idrica limitata, l’acqua va concentrata su quella finestra piuttosto che distribuita uniformemente sul ciclo. I criteri di dimensionamento degli impianti sono trattati nella guida alla microirrigazione, mentre la gestione stagionale è approfondita nell’articolo sulla gestione dei campi di mais a giugno.

Difesa del granturco: piralide, diabrotica e non solo

Sul fronte dei fitofagi il quadro italiano è dominato da due specie, con alcune presenze emergenti.

La piralide è il fitofago chiave. Le larve penetrano nel culmo e nella spiga, provocano rotture del fusto, danni diretti alla granella e, soprattutto, aprono le ferite da cui entrano i funghi produttori di micotossine. Il controllo si basa sul monitoraggio dei voli con trappole a feromoni per posizionare l’intervento sulla schiusura delle uova, sulla trinciatura e l’interramento accurato dei residui colturali dove la larva sverna, e sull’impiego di prodotti registrati o di ausiliari. Il quadro completo è nella guida alla piralide del mais; le trappole si trovano nelle sezioni monitoraggio e feromoni, mentre per le strategie di confusione sessuale esiste una linea dedicata.

La diabrotica ha una caratteristica che ne rende semplice il controllo agronomico: le larve si sviluppano esclusivamente sulle radici di mais e non sopravvivono se nella parcella viene coltivata un’altra specie. L’avvicendamento colturale è quindi lo strumento principale, di gran lunga più efficace e meno costoso di qualunque trattamento, e il ristoppio prolungato è il presupposto che rende il problema grave. L’approfondimento è nella scheda sulla diabrotica virgifera.

Completano il quadro gli elateridi, le cui larve attaccano il seme e la piantina soprattutto nei terreni ricchi di sostanza organica e nelle semine anticipate in suolo freddo, gli afidi, e le specie di più recente diffusione trattate nella scheda su Spodoptera frugiperda. Le soluzioni disponibili sono raccolte nelle sezioni insetticidi e insetticidi bio, con impiego secondo etichetta e nel rispetto del D.Lgs. 150/2012. Un calendario indicativo degli interventi è nella guida ai trattamenti fitosanitari per il mais a maggio.

Sul fronte del diserbo, la concorrenza delle infestanti è dannosa soprattutto nelle prime settimane, quando la coltura non ha ancora chiuso l’interfila. Gli interventi si collocano in pre-emergenza o in post-emergenza precoce, con prodotti registrati della sezione erbicidi e diserbanti e con l’alternanza dei meccanismi d’azione secondo la classificazione HRAC.

Raccolta, essiccazione e gestione delle micotossine

Il legame fra difesa e sicurezza alimentare è il punto in cui la coltivazione del granturco smette di essere solo una questione di resa.

I funghi dei generi Fusarium e Aspergillus colonizzano la spiga e possono produrre micotossine, per le quali la normativa europea fissa tenori massimi negli alimenti e limiti di riferimento negli alimenti per animali. I fattori che ne favoriscono l’accumulo sono ben identificati: le ferite da piralide, che aprono la via all’infezione; lo stress idrico e termico in fase di riempimento; la raccolta ritardata, che prolunga la permanenza in campo di spighe già colonizzate; e l’essiccazione lenta dopo la trebbiatura.

Ne discendono quattro indicazioni operative, tutte agronomiche prima che chimiche. Controllare la piralide è la prima misura di prevenzione delle micotossine, non un obiettivo separato. Raccogliere al momento giusto, senza rinviare per guadagnare punti di umidità, riduce l’esposizione. Portare rapidamente la granella al di sotto della soglia di umidità di conservazione blocca l’attività fungina. Pulire e mantenere asciutti stoccaggi e mezzi di trasporto evita le ricontaminazioni.

La raccolta per granella avviene a maturazione fisiologica raggiunta, con umidità che va poi abbassata mediante essiccazione; quella per trinciato integrale si colloca in una finestra diversa e più stretta, guidata dallo stadio della cariosside e dal tenore di sostanza secca dell’intera pianta, perché da esso dipende la qualità della fermentazione in trincea. Informazioni sui limiti e sulle valutazioni di rischio sono pubblicate dall’EFSA e la normativa è consultabile su EUR-Lex; approfondimenti agronomici e varietali sono disponibili presso il CREA.

Domande frequenti sul granturco

Quando si semina il granturco?

Quando il terreno ha raggiunto stabilmente i dieci-dodici gradi alla profondità di semina, condizione che nelle diverse aree italiane si verifica indicativamente fra fine marzo e maggio. Il riferimento non è la data ma la temperatura del suolo, perché seminare in terreno ancora freddo allunga la permanenza del seme, lo espone agli attacchi di elateridi e ai marciumi e produce emergenze scalari che si trascinano per tutto il ciclo, complicando anche la gestione dei trattamenti. La profondità di riferimento è quattro-sei centimetri, leggermente maggiore su terreni sciolti e asciutti, minore su terreni pesanti. Va inoltre considerato il rischio di gelate tardive, alle quali le piantine giovani sono sensibili.

Perché le spighe di granturco hanno la punta vuota?

Quasi sempre per un problema di impollinazione, non di concimazione. Il granturco è monoico: i fiori maschili stanno nel pennacchio in cima, quelli femminili nella spiga, e ogni stimma sericeo fecondato corrisponde a una cariosside. Uno stress idrico nella finestra critica attorno alla fioritura ritarda l’emissione degli stimmi senza ritardare altrettanto la fioritura maschile, per cui quando gli stimmi escono il polline è già stato in gran parte disperso: il risultato sono punte vuote e file incomplete. Nell’orto familiare la causa più frequente è invece la semina in fila singola anziché a blocco, che riduce drasticamente la quantità di polline che raggiunge le piante vicine.

Quanto azoto serve al granturco e quando darlo?

Il granturco è fra le colture più esigenti in azoto, ma il punto non è la quantità assoluta bensì il momento della distribuzione. La curva di assorbimento è sbilanciata: nelle prime settimane la pianta assorbe poco, poi la richiesta esplode nella fase di rapido accrescimento che precede la fioritura. Distribuire tutto l’azoto prima della semina significa esporlo a dilavamento proprio quando la coltura non lo utilizza. La strategia corretta è il frazionamento: una quota alla preparazione del terreno e una in copertura alla fase di sei-otto foglie, in concomitanza con la sarchiatura. Nelle zone vulnerabili ai nitrati vanno rispettati i massimali e le epoche fissati dai programmi d’azione regionali.

Come si previene la diabrotica del mais?

Con la rotazione, che in questo caso è lo strumento principale e non un complemento. Le larve di diabrotica si sviluppano esclusivamente sulle radici di mais e non sopravvivono se nella parcella viene coltivata una specie diversa: basta interrompere la successione per azzerare la popolazione larvale del ciclo seguente. È il motivo per cui il ristoppio prolungato, cioè la ripetizione del mais sullo stesso appezzamento anno dopo anno, è il presupposto che rende il problema grave, mentre un avvicendamento anche semplice lo ridimensiona. L’avvicendamento ha inoltre il vantaggio di ridurre l’accumulo di patogeni tellurici, a costo praticamente nullo rispetto a qualunque intervento chimico.

Come si riducono le micotossine nel mais?

Agendo sulle cause, che sono in gran parte agronomiche. La prima misura è il controllo della piralide: le ferite che le larve aprono nel culmo e nella spiga sono la via d’ingresso dei funghi produttori di micotossine, per cui difesa fitosanitaria e sicurezza alimentare sono lo stesso obiettivo, non due obiettivi distinti. La seconda è limitare lo stress idrico e termico nella fase di riempimento della cariosside. La terza è raccogliere al momento giusto, senza rinviare per guadagnare punti di umidità, perché la permanenza in campo di spighe già colonizzate aumenta l’accumulo. La quarta è un’essiccazione rapida sotto la soglia di conservazione e la pulizia di stoccaggi e mezzi di trasporto per evitare ricontaminazioni.

Il supporto tecnico Agrimag

Agrimag affianca al catalogo di concimi NPK, azotati, microelementi, trappole di monitoraggio e fitosanitari il sistema di supporto decisionale Agrimag DSS, sviluppato da Spagro Srl, pensato per collocare concimazioni e trattamenti sulla fase fenologica reale della coltura. La linea professionale SKL copre la nutrizione granulare, idrosolubile e fogliare, comprese le formulazioni ammesse in agricoltura biologica. Distribuzione nazionale, fornitura a bancale per i quantitativi professionali e assistenza tecnica su richiesta.


MDScritto daMassimiliano Dal Pra Dubbi? Chiedi a un tecnico

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