Sapere quando trattare con ossicloruro di rame conta più che sapere quanto darne. L’ossicloruro di rame è un fungicida di copertura a sola azione preventiva: forma una pellicola di microparticelle sulla superficie della pianta e uccide le spore prima che germinino, ma non penetra nei tessuti e non ferma un’infezione già avvenuta. Il trattamento deve quindi precedere l’evento infettante, non seguirlo.
È questa la ragione per cui molti interventi risultano inefficaci: vengono fatti quando le macchie sono già comparse, cioè quando il fungo è dentro la foglia e nessun rame può più raggiungerlo. A quel punto il trattamento serve soltanto a proteggere la vegetazione ancora sana dalle infezioni successive.
In questa guida trovi il criterio con cui si decide il momento dell’intervento, le finestre operative sulle principali colture italiane, la gestione del dilavamento, le condizioni in cui il rame diventa fitotossico e i vincoli quantitativi e normativi da rispettare.
Che cosa fa l’ossicloruro di rame
L’ossicloruro di rame è un sale basico di rame praticamente insolubile in acqua, formulato come polvere bagnabile o sospensione concentrata. Distribuito sulla pianta non si scioglie: si deposita in microparticelle che aderiscono alla superficie di foglie, germogli e frutti.
L’attività si esercita attraverso lo ione rame, che viene liberato lentamente ogni volta che il deposito si bagna, con la rugiada, la pioggia leggera o l’umidità di condensa. Lo ione rame denatura le proteine del patogeno e ne blocca i sistemi enzimatici agendo su molti bersagli contemporaneamente. Questa azione multisito spiega perché il rame non selezioni resistenze specifiche e sia considerato dalle strategie FRAC un partner di alternanza prezioso.
Il rame fungicida ha però due limiti strutturali. Non è sistemico, quindi non protegge la vegetazione emessa dopo il trattamento: i germogli nuovi crescono scoperti. E non è curativo, quindi non elimina il micelio già insediato. Da questi due limiti discende tutto il ragionamento sul quando.
Il criterio del timing: anticipare l’infezione
Il momento dell’intervento non si decide a calendario ma sulle condizioni che rendono possibile l’infezione. I patogeni fungini e batterici che il rame controlla hanno bisogno di tre condizioni: presenza dell’inoculo, tessuto suscettibile e un periodo di bagnatura sufficiente a temperature adatte.
La regola operativa è quindi anticipare la pioggia. Il trattamento va eseguito quando le previsioni indicano un evento piovoso in arrivo e la vegetazione è in una fase suscettibile, lasciando alla miscela il tempo di asciugare e di aderire prima che l’acqua arrivi. Un intervento eseguito dopo la pioggia, sulla vegetazione già infettata, arriva tardi.
A questo si aggiungono due elementi di valutazione. Il primo è la crescita della coltura: in fase di accrescimento rapido la superficie protetta viene diluita in pochi giorni dai nuovi tessuti, quindi gli intervalli si accorciano. Il secondo è la pressione dell’inoculo, che dipende dalla stagione precedente, dalla gestione dei residui e dalla presenza di focolai vicini.
È esattamente il tipo di decisione che i modelli previsionali supportano meglio: il sistema di supporto decisionale Agrimag DSS, sviluppato da Spagro Srl, integra previsioni meteo localizzate sull’appezzamento e modelli per le principali fitopatie italiane, segnalando le finestre di rischio prima che l’infezione si verifichi.
Ossicloruro di rame: quando usarlo coltura per coltura
Olivo
Sull’olivo il rame è lo strumento principale contro l’occhio di pavone, causato da Spilocaea oleagina, e contro la rogna, provocata dal batterio Pseudomonas savastanoi. Le due finestre classiche sono autunnale e di fine inverno, quando l’umidità e le temperature miti favoriscono le infezioni fogliari e quando la pianta presenta ferite da grandine, vento o potatura.
Un trattamento subito dopo la potatura è particolarmente importante, perché i tagli sono la via d’ingresso della rogna. Va abbinato alla disinfezione degli attrezzi, che è la misura preventiva più efficace in assoluto contro questa batteriosi. Il trattamento post-raccolta protegge inoltre le cicatrici dei peduncoli.
Vite
Sulla vite il bersaglio è la peronospora, Plasmopara viticola. Gli interventi partono dalla fase di germoglio di alcuni centimetri e proseguono lungo tutta la fase di maggiore suscettibilità, che va dalla pre-fioritura alla chiusura del grappolo. La peronospora è la malattia in cui il concetto di anticipo è più stringente in assoluto: dopo un’infezione primaria innescata da pioggia e temperature adeguate, il rame non serve più su quella vegetazione.
In fioritura va usata prudenza, perché il rame può interferire con l’allegagione. Il rame ha un’azione collaterale utile anche sul marciume nero, la black rot, e contribuisce a irrobustire i tessuti.
Pomodoro e orticole
Sul pomodoro il rame contrasta la peronospora, Phytophthora infestans, l’alternariosi e le batteriosi. Il primo intervento si colloca dopo il trapianto e la ripresa vegetativa, poi si prosegue in funzione dell’andamento climatico, con particolare attenzione nei periodi di sbalzi termici fra giorno e notte e con rugiade abbondanti. Sulle cucurbitacee e sulle solanacee da orto vale lo stesso principio. Va sempre verificato in etichetta il tempo di carenza, che su colture a raccolta scalare come il pomodoro condiziona la programmazione degli interventi.
Drupacee e pomacee
Su pesco il rame è il riferimento contro la bolla, Taphrina deformans, e la finestra decisiva è quella che precede la rottura delle gemme: un trattamento eseguito quando le foglie sono già bollose non ha alcun effetto. Sulle drupacee in generale il rame agisce contro corineo, monilia sui rami e cancri rameali, con interventi alla caduta delle foglie e al risveglio. Su melo e pero contribuisce al contenimento della ticchiolatura e del colpo di fuoco batterico. Sull’actinidia è impiegato contro la batteriosi Psa.
Agrumi
Sugli agrumi il rame interviene contro il mal secco, la gommosi e le maculature fogliari, con trattamenti autunnali e di fine inverno, e come protezione delle ferite dopo la potatura o dopo eventi grandinigeni.
Dilavamento: quando ripristinare la copertura
Poiché il rame agisce solo dove è depositato, la protezione dura finché il deposito resta sulla superficie. La pioggia lo asporta progressivamente, e oltre una certa quantità cumulata la copertura non è più sufficiente.
Il ripristino va quindi valutato su due parametri: la quantità di pioggia caduta dal trattamento e la vegetazione emessa nel frattempo. Una pioggia battente di forte intensità dilava molto più di una pioggia leggera della stessa entità, e una fase di crescita rapida può rendere insufficiente la copertura anche in assenza di piogge.
L’adesività dipende anche dalla formulazione e dall’eventuale impiego di coadiuvanti bagnanti e adesivanti, che migliorano la distribuzione sulla lamina e la resistenza al dilavamento. Nella linea SKL questa funzione è svolta da Base Gold, bagnante a base di pinolene; l’assortimento è nella categoria coadiuvanti.
Preparazione della miscela e distribuzione
L’ossicloruro non si scioglie, si disperde. La miscela va preparata riempiendo la botte a metà, avviando l’agitatore, aggiungendo il prodotto lentamente e completando poi con acqua. L’agitazione deve restare attiva per tutta la distribuzione, altrimenti il prodotto sedimenta e la parte finale della botte risulta priva di principio attivo.
La bagnatura deve essere uniforme e coprire anche la pagina inferiore delle foglie, dove si insediano molti patogeni. Un volume d’acqua adeguato alla massa vegetativa e una taratura corretta dell’attrezzatura contano quanto il prodotto scelto.
Le ore migliori sono quelle fresche del mattino o del tardo pomeriggio, evitando le ore centrali con temperature elevate, che aumentano il rischio di fitotossicità, e le giornate ventose, che provocano deriva. La miscela va utilizzata in giornata e non conservata.
Sulla compatibilità va usata cautela: il rame ha reazione tendenzialmente basica e non va miscelato con prodotti acidi o con formulati che ne sconsigliano l’associazione. La regola è verificare sempre l’etichetta prima di preparare una miscela estemporanea.
Quando non trattare: fitotossicità e controindicazioni
L’ossicloruro è tollerato dalla vegetazione alle dosi di etichetta, ma esistono situazioni in cui il rischio di danno supera il beneficio.
La fioritura è la fase più delicata su quasi tutte le colture: il rame può interferire con l’allegagione e provocare cascola. Le basse temperature e l’umidità persistente aumentano la permanenza dello ione rame in forma solubile sulla superficie e quindi il rischio di ustioni. Le temperature molto elevate durante l’applicazione producono lo stesso effetto per una via diversa. Alcune cultivar sono notoriamente sensibili e sviluppano rugginosità sui frutti, aspetto che sulle pomacee da mensa ha ricadute commerciali dirette.
Va inoltre ricordato che il residuo azzurro visibile sulla vegetazione e sui frutti è un tema da valutare in prossimità della raccolta, e che il tempo di carenza indicato in etichetta è vincolante.
Limiti di legge sul rame
L’ossicloruro di rame è un prodotto fitosanitario a tutti gli effetti, non un rimedio naturale di libero impiego. L’acquisto e l’utilizzo per uso professionale richiedono il certificato di abilitazione previsto dal D.Lgs. 150/2012, la registrazione degli interventi nel quaderno di campagna e il rispetto delle prescrizioni di etichetta.
Sul piano quantitativo vige il limite europeo di quattro chilogrammi di rame metallo per ettaro all’anno, verificabile come media su un periodo di sette anni. Il conteggio riguarda il rame metallo e non il peso del formulato: due prodotti con titoli diversi apportano quantità di rame differenti a parità di chilogrammi impiegati, ed è per questo che il titolo dichiarato in etichetta è il dato su cui fare i calcoli.
Il vincolo nasce dal fatto che il rame non si degrada e si accumula negli strati superficiali del suolo, dove a concentrazioni elevate risulta tossico per la fauna edafica, in particolare per i lombrichi, e per la microflora. Il limite si applica anche in agricoltura biologica, dove il rame resta ammesso ai sensi del Reg. UE 2018/848 ma è contingentato allo stesso modo.
Tutti i formulati rameici sono infine pericolosi per gli organismi acquatici: vanno rispettate le fasce di rispetto dai corpi idrici e i residui di miscela non vanno mai dispersi in fognatura o nei fossi.
Domande frequenti sull’ossicloruro di rame
Quando trattare con ossicloruro di rame?
Si tratta prima dell’evento infettante e non dopo, perché l’ossicloruro di rame è un fungicida di copertura a sola azione preventiva: agisce sulle spore che si depositano sulla pellicola rameica e non raggiunge il micelio già insediato nei tessuti. Il criterio operativo è anticipare la pioggia, intervenendo quando le previsioni indicano un evento piovoso in arrivo e la vegetazione è in fase suscettibile, lasciando alla miscela il tempo di asciugare e aderire. Vanno considerate anche la velocità di crescita della coltura, perché i germogli nuovi restano scoperti, e la pressione dell’inoculo legata alla stagione precedente e alla gestione dei residui.
Ossicloruro di rame: quando usarlo sulle diverse colture?
Sull’olivo si interviene in autunno e a fine inverno contro occhio di pavone e rogna, e subito dopo la potatura per proteggere i tagli. Sulla vite si parte dal germoglio di pochi centimetri e si prosegue fino alla chiusura del grappolo contro la peronospora, con prudenza in fioritura. Sul pomodoro il primo intervento segue trapianto e ripresa vegetativa, poi si prosegue in funzione del clima. Sul pesco la finestra decisiva contro la bolla precede la rottura delle gemme. Su melo e pero il rame contribuisce contro ticchiolatura e colpo di fuoco, sugli agrumi contro mal secco e gommosi con trattamenti autunnali e di fine inverno.
L’ossicloruro di rame cura le malattie già visibili?
No. Il rame fungicida non penetra nei tessuti vegetali e non ha alcuna azione curativa: quando le macchie sono visibili il patogeno è già all’interno della foglia e nessun trattamento rameico può raggiungerlo. Un intervento eseguito in quel momento serve soltanto a proteggere la vegetazione ancora sana dalle infezioni successive, il che ha comunque senso, ma non risana ciò che è già colpito. Va aggiunto che il rame non è sistemico e quindi non protegge i germogli emessi dopo il trattamento: in fase di crescita rapida la copertura si diluisce in pochi giorni e va ripristinata.
Dopo quanta pioggia va rifatto il trattamento?
Dipende da due fattori, non solo dalla pioggia. Il primo è la quantità e l’intensità delle precipitazioni cadute dal trattamento: una pioggia battente dilava molto più di una pioggia leggera di pari entità. Il secondo è la vegetazione emessa nel frattempo, che essendo priva di deposito rameico resta scoperta anche in assenza di piogge. L’adesività dipende inoltre dalla formulazione impiegata e dall’eventuale aggiunta di coadiuvanti bagnanti e adesivanti, che migliorano la distribuzione sulla lamina fogliare e la resistenza al dilavamento. La verifica visiva del deposito residuo sulla vegetazione è un buon riscontro pratico.
Quanto ossicloruro di rame si può usare per ettaro?
Il limite europeo è di quattro chilogrammi di rame metallo per ettaro all’anno, con possibilità di verificarne il rispetto come media su sette anni. Il calcolo va fatto sul rame metallo e non sul peso del formulato, quindi occorre leggere il titolo dichiarato in etichetta. La restrizione dipende dal fatto che il rame non si degrada e si accumula nello strato superficiale del suolo, risultando a concentrazioni elevate tossico per lombrichi e microflora. Il limite vale anche in agricoltura biologica. Restano inoltre obbligatori il certificato di abilitazione per l’uso professionale, la registrazione nel quaderno di campagna e il rispetto del tempo di carenza.
Agrimag distribuisce fungicidi a base di rame e prodotti per la difesa integrata e biologica, e affianca al catalogo il sistema di supporto decisionale Agrimag DSS sviluppato da Spagro Srl, con previsioni meteo localizzate, modelli previsionali per le principali fitopatie italiane, database dei principi attivi ammessi per coltura e fase fenologica e strumenti per il quaderno di campagna. Dalla sede di Corato, in provincia di Bari, la distribuzione copre tutto il territorio nazionale, con formati da bancale per le quantità professionali. I formulati sono nelle categorie fungicidi, fungicidi bio e prodotti a base di rame.
Argomenti collegati: solfato di rame e ossicloruro a confronto, come si usa l’ossicloruro di rame, ossicloruro sui pomodori, trattamento rame sull’olivo, poltiglia bordolese e dosi e pesticidi e fitofarmaci.
I riferimenti normativi sono su EUR-Lex e nella Gazzetta Ufficiale; le valutazioni sulle sostanze attive sono pubblicate dall’EFSA.




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