Nel linguaggio comune pesticidi e fitofarmaci vengono usati come sinonimi, ma non lo sono e la distinzione ha conseguenze pratiche precise. Pesticidi è il termine generico e più ampio, che comprende tutte le sostanze destinate a combattere organismi nocivi in qualunque contesto; fitofarmaci, o più correttamente prodotti fitosanitari, indica soltanto quelli autorizzati per proteggere le piante e i prodotti vegetali in agricoltura.
Chi lavora in campo incontra la differenza ogni volta che legge un’etichetta, compila un quaderno di campagna o acquista un formulato. Un insetticida per zanzare destinato all’ambiente domestico e un insetticida per la difesa del pomodoro possono contenere la stessa sostanza attiva, ma appartengono a due mondi normativi separati, con autorizzazioni, limiti e responsabilità diverse.
Questa guida chiarisce il significato dei termini, spiega come si classificano i prodotti per bersaglio e per meccanismo d’azione, distingue la sostanza attiva dal formulato commerciale e riassume gli obblighi che ricadono su chi acquista e impiega questi prodotti in agricoltura, dal patentino al tempo di carenza.
Pesticidi e fitofarmaci: perché i termini si confondono
La parola pesticida deriva dall’inglese pesticide, composto da pest, che indica l’organismo nocivo, e dal suffisso che esprime l’azione di uccidere. È un termine descrittivo e generico: comprende insetticidi, fungicidi, erbicidi, acaricidi, nematocidi, rodenticidi, molluschicidi e qualunque altra sostanza impiegata per contrastare un organismo indesiderato, in agricoltura come in ambito civile, industriale o veterinario.
Il termine fitofarmaco, letteralmente farmaco per le piante, restringe il campo. Il fitofarmaco significato corretto è quello di prodotto destinato alla protezione dei vegetali, e nella terminologia normativa italiana ed europea la definizione ufficiale è prodotto fitosanitario. È questa l’espressione che compare sulle etichette, nei decreti di autorizzazione e nei registri ministeriali.
La confusione nasce anche dal fatto che nel linguaggio giornalistico pesticida ha assunto una connotazione negativa, mentre fitofarmaco viene percepito come più neutro. Sul piano tecnico, però, la scelta del termine non cambia la sostanza del prodotto: cambia l’ambito di applicazione e il quadro giuridico di riferimento.
Va aggiunta una precisazione importante: non tutti i prodotti fitosanitari sono sostanze di sintesi. Rientrano nella stessa definizione anche il rame, lo zolfo, gli oli minerali, i piretrine naturali, i microrganismi antagonisti come Bacillus thuringiensis e i feromoni per la confusione sessuale. L’equazione fitofarmaco uguale chimico di sintesi è sbagliata.
Che cosa dice la normativa
Il riferimento europeo è il Regolamento CE 1107/2009, che disciplina l’immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari e ne definisce le finalità: proteggere i vegetali da organismi nocivi, influire sui processi vitali delle piante come fanno i fitoregolatori, conservare i prodotti vegetali, distruggere vegetali indesiderati o parti di essi, frenarne o impedirne la crescita.
Accanto a questo esiste un secondo regime, quello dei biocidi, disciplinato dal Regolamento UE 528/2012. I biocidi sono i prodotti destinati a combattere organismi nocivi al di fuori dell’ambito agricolo: disinfettanti, insetticidi per uso domestico e civile, prodotti per la disinfestazione ambientale, conservanti per materiali. È qui che sta la distinzione operativa più utile: la stessa sostanza attiva, per essere usata su una coltura, deve avere un’autorizzazione come prodotto fitosanitario per quella specifica coltura e per quella specifica avversità. Usare un prodotto biocida su una coltura agricola è irregolare, anche se il principio attivo è lo stesso.
Sul piano nazionale, la Direttiva 2009/128/CE sull’uso sostenibile è stata recepita in Italia con il D.Lgs. 150/2012, che ha istituito il Piano di Azione Nazionale, il PAN. Da qui derivano gli obblighi che riguardano direttamente l’agricoltore: il certificato di abilitazione all’acquisto e all’impiego, il controllo funzionale periodico delle macchine irroratrici, la tenuta del registro dei trattamenti e l’applicazione dei principi della difesa integrata.
Classificazione dei pesticidi per bersaglio
La classificazione più immediata dei pesticidi è quella per organismo bersaglio, ed è quella che si ritrova in etichetta e nella struttura dei cataloghi.
Gli insetticidi agiscono sugli insetti dannosi. Gli acaricidi sono specifici per gli acari, che non sono insetti e che spesso non vengono controllati dagli insetticidi. I fungicidi, detti anche anticrittogamici, contrastano i funghi patogeni responsabili di peronospora, oidio, ticchiolatura, monilia e molte altre malattie. I battericidi agiscono sui batteri fitopatogeni, un gruppo in cui il rame ha ancora un ruolo centrale.
Gli erbicidi, o diserbanti, eliminano le piante infestanti, e si distinguono in totali e selettivi, in residuali e di post-emergenza. I nematocidi controllano i nematodi galligeni e cisticoli del terreno. I molluschicidi sono destinati a lumache e limacce. I rodenticidi ai roditori, e ricadono spesso nella normativa biocida.
A questi si aggiungono categorie che non uccidono nulla ma rientrano comunque fra i prodotti fitosanitari: i fitoregolatori, che intervengono sui processi fisiologici della pianta, e i coadiuvanti e bagnanti, che migliorano la distribuzione e l’adesione della miscela. Nel catalogo Agrimag queste famiglie si ritrovano nelle categorie insetticidi, fungicidi, erbicidi e diserbanti, acaricidi, nematocidi e fitoregolatori.
Classificazione per meccanismo d’azione
Esiste una seconda classificazione, meno nota a chi non è del mestiere ma decisiva sul piano tecnico: quella per meccanismo d’azione, che raggruppa le sostanze attive in base al bersaglio biochimico che colpiscono all’interno dell’organismo nocivo.
Se ne occupano tre organismi internazionali. Il FRAC per i fungicidi, l’HRAC per gli erbicidi e l’IRAC per gli insetticidi e acaricidi. Ciascuno assegna a ogni sostanza attiva un codice di gruppo, che compare sulle etichette dei prodotti.
Serve a una cosa sola, ma fondamentale: evitare la resistenza. Ripetere trattamenti con sostanze appartenenti allo stesso gruppo seleziona nelle popolazioni gli individui insensibili, che nel giro di poche stagioni possono diventare dominanti rendendo inefficace l’intero gruppo. Alternare prodotti con codici diversi è la strategia che mantiene efficaci le sostanze disponibili. Le sostanze multisito come il rame e lo zolfo, che colpiscono contemporaneamente molti bersagli, sono al riparo da questo fenomeno e per questo hanno un ruolo strategico come partner di alternanza.
Sostanza attiva, coformulanti e formulato commerciale
Un prodotto fitosanitario non è mai composto solo dalla sostanza attiva. Il formulato commerciale contiene la sostanza attiva in una determinata concentrazione, indicata in etichetta, e una serie di coformulanti: solventi, tensioattivi, disperdenti, antischiuma, coloranti, antideriva. I coformulanti non sono inerti dal punto di vista tossicologico e concorrono alla classificazione di pericolo del prodotto finito.
La stessa sostanza attiva può quindi esistere in formulazioni molto diverse: polvere bagnabile, granuli idrodispersibili, sospensione concentrata, concentrato emulsionabile, microincapsulato. La formulazione cambia la facilità di miscelazione, la persistenza, il rischio di deriva e la tollerabilità da parte della coltura.
Il dato che conta operativamente è sempre quello riportato in etichetta: colture autorizzate, avversità, dose per ettaro o per ettolitro, numero massimo di interventi per stagione, tempo di carenza, intervallo di rientro e prescrizioni ambientali come le fasce di rispetto dai corpi idrici. L’etichetta è un documento giuridicamente vincolante, non un consiglio del produttore.
I pesticidi in agricoltura: obblighi per chi li impiega
Chi acquista e impiega prodotti fitosanitari per uso professionale è soggetto a una serie di adempimenti che discendono dal D.Lgs. 150/2012.
Il primo è il certificato di abilitazione all’acquisto e all’utilizzo, comunemente chiamato patentino, rilasciato dalle Regioni dopo un corso e un esame e soggetto a rinnovo periodico. Senza di esso non si possono acquistare né impiegare i prodotti destinati a uso professionale.
Il secondo è il registro dei trattamenti, parte del quaderno di campagna, dove vanno annotati coltura, superficie, data, prodotto impiegato, dose e avversità. È il documento su cui si basano i controlli e la tracciabilità della produzione.
Il terzo è il controllo funzionale periodico delle attrezzature per l’irrorazione, che verifica l’assenza di perdite, l’uniformità della barra e la corretta taratura. Una macchina non tarata distribuisce dosi diverse da quelle previste in etichetta, con effetti sia sull’efficacia sia sul residuo.
Il quarto riguarda i dispositivi di protezione individuale e la corretta gestione dei contenitori vuoti, che vanno bonificati con tripla risciacquatura e conferiti secondo le disposizioni vigenti, mai riutilizzati.
Va infine ricordato il deposito: i prodotti fitosanitari vanno conservati in locale chiuso a chiave, areato, separato da alimenti e mangimi, con il materiale assorbente per gli sversamenti a disposizione.
Residui, tempo di carenza e sicurezza alimentare
Il tempo di carenza, o intervallo di sicurezza, è il numero di giorni che devono trascorrere fra l’ultimo trattamento e la raccolta. Non è un margine prudenziale generico: è calcolato in modo che, a quella distanza di tempo, il residuo nel prodotto raccolto risulti al di sotto del limite massimo consentito.
I limiti massimi di residuo, gli LMR, sono fissati a livello europeo dal Regolamento CE 396/2005 per ciascuna combinazione di sostanza attiva e prodotto agricolo. Vengono stabiliti sulla base delle valutazioni tossicologiche condotte dall’EFSA e sono mantenuti al livello più basso ragionevolmente ottenibile con le buone pratiche agricole.
Va distinta un’altra scadenza, spesso trascurata: l’intervallo di rientro, cioè il tempo che deve passare prima che una persona possa accedere all’area trattata senza dispositivi di protezione. Riguarda la sicurezza degli operatori e non quella del consumatore.
Difesa integrata e alternative
La difesa integrata, obbligatoria in Italia dal 2014 per tutti gli utilizzatori professionali, non vieta l’uso dei prodotti fitosanitari: impone di ricorrervi quando gli altri strumenti non bastano e di sceglierli con il minor impatto possibile.
Gli strumenti che vengono prima sono la prevenzione agronomica, con rotazioni, varietà resistenti, sesti e concimazioni equilibrate; il monitoraggio con trappole a feromoni e controlli visivi; le soglie di intervento, che stabiliscono quando il danno atteso giustifica il trattamento; i metodi biologici e biotecnici, dagli antagonisti naturali alla confusione sessuale. Sul sito sono raccolte nelle categorie confusione sessuale, monitoraggio, biopesticidi e corroboranti.
In agricoltura biologica, disciplinata dal Reg. UE 2018/848, l’impiego dei prodotti fitosanitari è consentito solo per le sostanze espressamente ammesse, fra cui rame, zolfo, piretrine, oli minerali e vegetali, microrganismi e alcuni estratti vegetali. Anche in biologico restano validi gli obblighi di etichetta, tempo di carenza e registrazione.
Domande frequenti su pesticidi e fitofarmaci
Che differenza c’è tra pesticidi e fitofarmaci?
Pesticidi è il termine generico e più ampio: comprende tutte le sostanze impiegate per combattere organismi nocivi, in qualunque contesto, dall’agricoltura all’ambito domestico, industriale o veterinario. Fitofarmaci, o più correttamente prodotti fitosanitari, indica soltanto quelli autorizzati per proteggere le piante e i prodotti vegetali in agricoltura, disciplinati dal Regolamento CE 1107/2009. Ogni fitofarmaco è quindi un pesticida, ma non ogni pesticida è un fitofarmaco. La distinzione non è formale: un prodotto autorizzato come biocida per uso domestico non può essere impiegato su una coltura agricola, neppure se contiene la stessa sostanza attiva.
Che cosa significa fitofarmaco?
Il significato di fitofarmaco è letteralmente farmaco per le piante, cioè prodotto destinato alla protezione dei vegetali. La denominazione ufficiale nella normativa italiana ed europea è prodotto fitosanitario, ed è quella che compare sulle etichette e nei decreti di autorizzazione. Rientrano nella definizione i prodotti che proteggono le piante dagli organismi nocivi, quelli che influiscono sui processi vitali come i fitoregolatori, quelli che conservano i prodotti vegetali e quelli che eliminano o frenano la crescita di vegetali indesiderati. Non sono necessariamente sostanze di sintesi: rame, zolfo, piretrine, oli minerali e microrganismi antagonisti sono a tutti gli effetti prodotti fitosanitari.
Come si classificano i pesticidi?
I pesticidi si classificano in due modi. Il primo è per organismo bersaglio: insetticidi, acaricidi, fungicidi o anticrittogamici, battericidi, erbicidi o diserbanti, nematocidi, molluschicidi e rodenticidi; a questi si affiancano i fitoregolatori e i coadiuvanti, che pur non essendo letali rientrano fra i prodotti fitosanitari. Il secondo criterio, più tecnico, è quello per meccanismo d’azione, gestito a livello internazionale da FRAC per i fungicidi, HRAC per gli erbicidi e IRAC per gli insetticidi. Ogni sostanza attiva riceve un codice di gruppo che serve ad alternare correttamente i prodotti ed evitare la comparsa di resistenze.
Che cosa serve per usare i pesticidi in agricoltura?
Servono quattro cose. Il certificato di abilitazione, il cosiddetto patentino, rilasciato dalla Regione dopo corso ed esame e soggetto a rinnovo periodico, necessario sia per acquistare sia per impiegare i prodotti a uso professionale. Il registro dei trattamenti all’interno del quaderno di campagna, con coltura, data, prodotto, dose e avversità. Il controllo funzionale periodico dell’attrezzatura per l’irrorazione, che ne verifica taratura e uniformità. Infine i dispositivi di protezione individuale, un deposito chiuso a chiave e separato da alimenti e mangimi, e la corretta gestione dei contenitori vuoti con tripla risciacquatura.
Che cos’è il tempo di carenza?
Il tempo di carenza è il numero di giorni che devono trascorrere fra l’ultimo trattamento e la raccolta, indicato in etichetta per ciascuna combinazione di prodotto e coltura. Non è un margine prudenziale generico: è calcolato perché a quella distanza il residuo risulti inferiore al limite massimo consentito, fissato a livello europeo dal Regolamento CE 396/2005 sulla base delle valutazioni tossicologiche dell’EFSA. Va distinto dall’intervallo di rientro, che indica invece quanto tempo deve passare prima che una persona possa accedere all’area trattata senza dispositivi di protezione, e riguarda la sicurezza dell’operatore anziché quella del consumatore.
Agrimag affianca al catalogo di fitosanitari, concimi e mezzi tecnici il sistema di supporto decisionale Agrimag DSS, sviluppato da Spagro Srl, che integra previsioni meteo localizzate, modelli previsionali per le principali fitopatie italiane, il database aggiornato dei principi attivi ammessi per coltura e fase fenologica e gli strumenti per il quaderno di campagna e la documentazione PAN. Dalla sede di Corato, in provincia di Bari, la distribuzione copre tutto il territorio nazionale, con formati da bancale per le quantità professionali.
Argomenti collegati: che cosa sono i fitofarmaci, che cosa sono i pesticidi, pesticidi naturali, differenza fra fertilizzanti e pesticidi, guida agli insetticidi e solfato di rame e ossicloruro.
I testi normativi sono consultabili su EUR-Lex per il Regolamento CE 1107/2009 e nella Gazzetta Ufficiale per il D.Lgs. 150/2012; le valutazioni sulle sostanze attive sono pubblicate dall’EFSA.




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