Irrigazione: sistemi, metodi e quando irrigare

Pubblicato il 13 Marzo 2024

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Da Maximilian85

L’irrigazione è l’apporto artificiale di acqua alla coltura per integrare le piogge quando queste non coprono il fabbisogno delle piante. Detta così sembra semplice, ma è la voce che in molte aziende agricole italiane decide la differenza fra un raccolto pieno e uno mediocre. Irrigare bene non significa dare più acqua, ma restituire al terreno esattamente il volume che la coltura ha consumato, nel momento in cui il suolo comincia a esaurire la riserva facilmente utilizzabile.

Il punto è che l’acqua è diventata la risorsa più contesa dell’agricoltura mediterranea. Le estati si allungano, i turni irrigui consortili si accorciano, i costi energetici del sollevamento pesano sul bilancio aziendale. Chi lavora in Puglia, in Sicilia o nelle aree interne della Basilicata lo sperimenta ogni stagione: l’errore non è più tollerabile né dal punto di vista economico né da quello agronomico.

In questa guida trovi come funziona il bilancio idrico di un appezzamento, quali sono i sistemi di irrigazione realmente utilizzati in agricoltura e con quali efficienze, come scegliere l’impianto in funzione di coltura, suolo e disponibilità d’acqua, e soprattutto come decidere quando irrigare senza affidarsi al calendario. Chiude la guida una sezione dedicata alla fertirrigazione, che oggi è il modo più efficiente di far arrivare i nutrienti dove servono.

Che cosa si intende per irrigazione in agricoltura

Per irrigazione si intende la distribuzione controllata di acqua sul terreno agrario allo scopo di mantenere l’umidità del suolo entro l’intervallo in cui le radici possono assorbire senza sforzo. Non è un intervento di emergenza: è una pratica agronomica programmata, che si affianca alla lavorazione del terreno e alla concimazione nella gestione ordinaria della coltura.

L’acqua svolge nella pianta funzioni che nessun altro fattore può sostituire. È il solvente in cui gli elementi nutritivi si spostano dalla soluzione circolante alle radici, è il mezzo di trasporto della linfa grezza verso le foglie, è il reagente della fotosintesi ed è il sistema di termoregolazione del vegetale attraverso la traspirazione stomatica. Quando manca, la pianta chiude gli stomi per difendersi: in quel momento smette anche di assimilare anidride carbonica, e quindi smette di crescere. Uno stress idrico che non provoca alcun avvizzimento visibile ha già ridotto la produzione.

Va distinta anche la finalità dell’intervento. L’irrigazione di soccorso serve a evitare la perdita della coltura in annate siccitose. L’irrigazione di produzione punta a mantenere la coltura in condizioni ottimali per tutto il ciclo. Esistono poi irrigazioni con funzioni particolari: quella antibrina per aspersione, che sfrutta il calore latente di solidificazione dell’acqua per proteggere i fiori nelle gelate tardive, e quella rinfrescante, usata per abbassare la temperatura della chioma nelle ondate di calore.

Quanta acqua serve davvero: bilancio idrico ed evapotraspirazione

Il fabbisogno irriguo non si stabilisce a occhio. Si ricava da un bilancio: da una parte gli apporti, cioè pioggia utile e risalita capillare dalla falda, dall’altra i consumi, cioè l’evapotraspirazione della coltura, più le perdite per percolazione profonda e per ruscellamento.

Il consumo si stima a partire dall’evapotraspirazione di riferimento, indicata come ETo, che rappresenta la domanda atmosferica su un prato standard in condizioni non limitanti. La formula riconosciuta a livello internazionale è quella di Penman-Monteith adottata dalla FAO, che combina radiazione netta, temperatura, umidità relativa e velocità del vento. L’ETo si moltiplica poi per un coefficiente colturale, il Kc, che varia con la specie e con la fase fenologica: basso in fase di sviluppo iniziale, massimo nella fase intermedia di piena vegetazione, in calo nella fase di maturazione. Il prodotto ETo per Kc dà l’evapotraspirazione della coltura, cioè i millimetri d’acqua consumati ogni giorno.

Il secondo elemento è il serbatoio. Un terreno trattiene acqua fra la capacità di campo, cioè il contenuto idrico che rimane dopo che l’acqua gravitazionale è drenata, e il punto di appassimento permanente, oltre il quale la pianta non riesce più a estrarla. La differenza fra i due è l’acqua disponibile, e la sua entità dipende dalla tessitura: un terreno sabbioso ne trattiene poca e va irrigato spesso con volumi piccoli, un terreno argilloso ne trattiene molta ma la cede con difficoltà, un franco rappresenta il compromesso migliore. Anche la sostanza organica conta, perché aumenta la capacità di ritenzione idrica e la stabilità della struttura.

In pratica non si attende mai l’esaurimento completo dell’acqua disponibile. Si interviene quando ne è stata consumata una frazione prestabilita, che per le colture più sensibili si tiene bassa e per quelle più rustiche si può alzare. Il volume di adacquamento corrisponde alla quantità necessaria a riportare il profilo esplorato dalle radici alla capacità di campo: darne di più significa spingere acqua e nitrati sotto la zona radicale, con spreco e con rischio di inquinamento delle falde ai sensi della Direttiva Nitrati 91/676/CEE.

I sistemi di irrigazione in agricoltura: come funzionano

I sistemi di irrigazione si classificano in base al modo in cui l’acqua raggiunge il suolo. Ogni famiglia ha efficienze, costi e limiti diversi, e la scelta condiziona per anni la gestione dell’appezzamento.

Irrigazione a scorrimento e per infiltrazione laterale

L’irrigazione a scorrimento è la forma più antica: l’acqua viene lasciata correre per gravità sulla superficie del campo, dentro solchi o su ali di terreno delimitate da arginelli, e si infiltra durante il percorso. Non richiede pressione né energia, e questo la rende ancora diffusa dove esistono reti consortili a pelo libero e terreni pianeggianti, come in parte della pianura padana.

I limiti sono però evidenti. L’uniformità di distribuzione è bassa, perché la testata del campo riceve molta più acqua della coda. L’efficienza applicativa è la più modesta fra tutti i metodi, con perdite importanti per percolazione profonda. Il ruscellamento superficiale trascina particelle di suolo e favorisce l’erosione, e nei terreni argillosi il passaggio ripetuto dell’acqua tende a compattare e a formare crosta. Richiede inoltre una livellazione accurata del piano di campagna, altrimenti si creano ristagni.

Irrigazione a pioggia in agricoltura

Nell’irrigazione a pioggia, o per aspersione, l’acqua viene messa in pressione e frazionata in gocce da irrigatori rotanti, che simulano una precipitazione. È la soluzione più versatile: si adatta a terreni irregolari, non richiede livellazione, permette di dosare il volume con buona precisione e serve bene le colture erbacee estensive, i cereali, le foraggere e i tappeti erbosi.

Le configurazioni sono diverse. Gli impianti fissi o semifissi con irrigatori a settore coprono superfici stabili, i rotoloni con irrigatore a lunga gittata sono la scelta più comune nelle aziende cerealicole e orticole italiane, i pivot centrali si usano su grandi appezzamenti regolari. Gli aspetti critici sono due: il vento, che deforma il ventaglio e compromette l’uniformità, e la bagnatura della chioma, che prolunga il periodo di umettamento fogliare e favorisce le infezioni fungine. Chi irriga a pioggia su vite, pomodoro o cucurbitacee deve tenere conto di questo nel programma di difesa, e conviene concentrare gli interventi nelle ore notturne o del primo mattino.

Microirrigazione: goccia, ali gocciolanti e microportata

La microirrigazione distribuisce volumi ridotti a bassa pressione direttamente in prossimità dell’apparato radicale, attraverso gocciolatori integrati nell’ala o applicati su tubazione, oppure con microirrigatori e spruzzatori sottochioma. È il metodo con l’efficienza applicativa più alta, perché bagna solo il volume di suolo esplorato dalle radici e riduce quasi a zero l’evaporazione dalla superficie non coltivata.

I vantaggi non si fermano al risparmio idrico. Bagnando una frazione limitata di terreno si contengono le infestanti nell’interfila, si mantiene la chioma asciutta con evidente beneficio sanitario, si può lavorare in campo anche durante l’irrigazione e si rende possibile la fertirrigazione di precisione. È la tecnica di riferimento per frutteti, oliveti, vigneti, agrumeti e colture orticole in pieno campo e in serra.

Il punto debole è la sensibilità all’intasamento. I gocciolatori hanno luci di passaggio molto piccole e si occludono per cause fisiche, con particelle solide in sospensione, per cause chimiche, con precipitati di carbonato di calcio nelle acque dure o di ferro e manganese, e per cause biologiche, con alghe e biofilm batterici. La filtrazione a monte non è un accessorio ma parte integrante dell’impianto, e vanno previsti lavaggi periodici delle ali e interventi di pulizia secondo le indicazioni del costruttore.

Subirrigazione e irrigazione localizzata interrata

Nella subirrigazione l’acqua viene portata sotto la superficie del suolo, o innalzando il livello della falda attraverso la rete di scoline, oppure interrando le ali gocciolanti a una profondità di alcuni decimetri. Il vantaggio è l’azzeramento dell’evaporazione superficiale e la totale libertà di transito in campo. Gli svantaggi sono il costo di installazione, la difficoltà di ispezione e il rischio di intrusione radicale nei gocciolatori, che richiede ali specifiche.

Come scegliere il sistema di irrigazione

La scelta si costruisce incrociando quattro variabili, e nessuna può essere trascurata.

La prima è la coltura. Le arboree da frutto, la vite e l’olivo hanno apparati radicali profondi e sesti d’impianto stabili: la microirrigazione è quasi sempre la risposta corretta. I seminativi estensivi e le foraggere, che occupano superfici ampie con avvicendamento annuale, si prestano meglio all’aspersione con rotolone o pivot. Le orticole a ciclo breve e ad alta densità chiedono goccia con manichette, spesso abbinate alla pacciamatura.

La seconda è il suolo. Un terreno sciolto e drenante impone turni ravvicinati e volumi contenuti, e penalizza fortemente lo scorrimento. Un terreno pesante consente turni più lunghi ma richiede intensità di pioggia basse per evitare ruscellamento e battente superficiale.

La terza è la disponibilità e la qualità dell’acqua. Se la fornitura è a turno consortile con orari rigidi, servono capacità di accumulo aziendale e sistemi che permettano di distribuire in fretta. Se l’acqua è salina o molto dura, la goccia va valutata con attenzione perché la salinità tende a concentrarsi ai margini del bulbo bagnato, e vanno previsti interventi di lisciviazione. Un’analisi dell’acqua irrigua, con conducibilità elettrica, rapporto di adsorbimento del sodio, durezza e carica di solidi sospesi, è il primo passo prima di progettare qualsiasi impianto.

La quarta è la sostenibilità economica. Un impianto a goccia costa di più all’ettaro rispetto a un rotolone, ma consuma meno acqua ed energia e permette la fertirrigazione, che riduce la spesa in concimi e il numero di passaggi in campo. Il confronto va fatto sul costo per unità di prodotto ottenuto, non sull’investimento iniziale.

Quando irrigare: smettere di guardare il calendario

Il turno fisso settimanale è comodo ma agronomicamente sbagliato, perché la domanda evapotraspirativa cambia di giorno in giorno con radiazione, temperatura e vento. Il momento dell’intervento va deciso su indicatori misurabili.

Il primo gruppo di indicatori riguarda il suolo. I tensiometri misurano la tensione con cui l’acqua è trattenuta dalla matrice: quando il valore sale oltre la soglia stabilita per quella coltura e quel terreno, è ora di irrigare. Le sonde capacitive e i sensori TDR restituiscono direttamente il contenuto idrico volumetrico e, se installati a più profondità, mostrano se l’acqua sta raggiungendo tutto il profilo esplorato o se si sta fermando in superficie. Anche il semplice controllo manuale ha valore: prelevare terra a profondità radicale con una trivella e valutarne la consistenza fra le dita dà informazioni immediate a chi ha esperienza di quel campo.

Il secondo gruppo riguarda la pianta. Nelle arboree si usano dendrometri per la contrazione giornaliera del fusto e camere a pressione per il potenziale idrico fogliare misurato nelle ore centrali. Sono strumenti da azienda strutturata, ma restituiscono il dato più vicino a ciò che la pianta sta realmente percependo.

Il terzo gruppo è il bilancio previsionale, che integra dati meteo e coefficienti colturali per stimare giorno per giorno quanta acqua è stata consumata e quando la riserva si esaurirà. È qui che i sistemi di supporto decisionale danno il contributo maggiore, perché trasformano il dato meteo in un consiglio operativo sull’appezzamento.

Sull’orario vale una regola pratica: irrigare nelle ore centrali di una giornata ventosa e assolata significa perdere per evaporazione e deriva una quota rilevante dell’acqua erogata, soprattutto con l’aspersione. La finestra migliore è quella notturna o del primo mattino. Con la goccia il vincolo è meno stringente, ma restano validi il risparmio energetico e la miglior distribuzione.

Fertirrigazione: portare i nutrienti con l’acqua

La fertirrigazione consiste nel distribuire i concimi disciolti nell’acqua di irrigazione. Con un impianto localizzato diventa la modalità di nutrizione più efficiente disponibile, perché colloca l’elemento esattamente nel bulbo bagnato dove si concentrano le radici assorbenti e permette di frazionare gli apporti seguendo la curva di assorbimento della coltura invece di concentrare tutto in una o due concimazioni.

Le condizioni tecniche sono precise. I formulati devono essere completamente idrosolubili e a basso residuo, per non danneggiare filtri e gocciolatori. Occorre verificare la compatibilità fra prodotti, perché miscelare in vasca una fonte di calcio con solfati o fosfati provoca precipitati insolubili che intasano l’impianto: la regola è tenere il calcio in una vasca separata. Va infine controllato il pH della soluzione, perché valori troppo alti favoriscono precipitazioni carbonatiche nelle acque dure, mentre valori troppo bassi possono aggredire i componenti metallici.

Su questo fronte la gamma SKL mette a disposizione formulati pensati proprio per la fertirrigazione: gli NPK idrosolubili HydroBlend nei diversi equilibri, il chelato di ferro EDDHA Seyfer 320 per i suoli calcarei, il fosfato monopotassico MKP 52-34 e l’urea fosfata Up 18-44 per gli interventi acidificanti, oltre ai microelementi complessati della linea Complex. La selezione completa è nella categoria fertirrigazione e in quella dei concimi.

Errori ricorrenti nella gestione irrigua

Il primo errore è irrigare poco e spesso sulle arboree. Bagnature superficiali frequenti mantengono umido solo il primo strato e inducono la pianta a concentrare le radici in superficie, dove sono più esposte allo stress termico e idrico. Meglio volumi adeguati a turni più distanziati, calibrati sulla profondità radicale reale.

Il secondo è ignorare l’uniformità dell’impianto. Un ala gocciolante con pressione non compensata su un appezzamento in pendenza eroga volumi molto diversi fra monte e valle. La verifica periodica della portata dei gocciolatori in punti diversi della linea è una manutenzione ordinaria che quasi nessuno esegue e che spiega molte disformità produttive.

Il terzo è trascurare la filtrazione e non lavare mai le ali. Un impianto intasato al trenta per cento distribuisce male e la coltura ne risente in modo disomogeneo, spesso senza che l’origine del problema venga individuata.

Il quarto è non tenere conto delle fasi critiche. Ogni coltura ha momenti in cui lo stress idrico è irreversibile: la fioritura e l’allegagione nelle arboree, l’invaiatura nella vite, l’ingrossamento del frutto nelle orticole, la levata e la fioritura nei cereali. Risparmiare acqua in quelle finestre significa perdere prodotto, mentre in altre fasi un deficit controllato può addirittura migliorare la qualità, come accade con l’irrigazione deficitaria controllata su vite e olivo.

Il quinto è dimenticare il quaderno di campagna. Registrare volumi, date e portate non è solo un adempimento: è l’unico modo per capire a fine stagione se il programma irriguo ha funzionato.

Irrigazione e normativa: cosa tenere presente

L’uso dell’acqua a fini irrigui è soggetto a concessione o autorizzazione al prelievo, che si tratti di pozzo, corso d’acqua o rete consortile. Le regole variano fra regioni e fra consorzi di bonifica, e riguardano volumi assegnati, turni, contatori e obblighi di comunicazione. Chi opera in aree vulnerabili ai nitrati deve inoltre rispettare i limiti previsti dalla Direttiva Nitrati 91/676/CEE, recepita nei programmi d’azione regionali, che condizionano anche la gestione irrigua per limitare la percolazione dei nitrati verso la falda. Prima di progettare un impianto conviene sempre verificare la situazione autorizzativa con il consorzio di riferimento e con l’ufficio regionale competente.

Per approfondimenti tecnici indipendenti sono utili le pubblicazioni del CREA sulle tecniche irrigue, i manuali della FAO sui coefficienti colturali e l’irrigazione, e il testo consolidato della Direttiva Nitrati consultabile su EUR-Lex.

Domande frequenti sull’irrigazione

Che cos’è l’irrigazione in agricoltura?

L’irrigazione in agricoltura è l’apporto artificiale e controllato di acqua al terreno agrario, con lo scopo di integrare le precipitazioni naturali quando queste non coprono il fabbisogno della coltura. Non è un intervento occasionale ma una pratica agronomica programmata: si stabilisce quanta acqua serve attraverso il bilancio idrico dell’appezzamento, si sceglie il sistema di distribuzione più adatto a coltura e suolo e si decide il momento dell’intervento sulla base di misure oggettive di umidità del terreno o di stato idrico della pianta. L’obiettivo non è bagnare il più possibile, ma mantenere il contenuto idrico entro l’intervallo in cui le radici assorbono senza sforzo.

Quali sono i tipi di irrigazione?

I tipi di irrigazione si distinguono in base al modo in cui l’acqua raggiunge il suolo. L’irrigazione per scorrimento e per infiltrazione laterale fa correre l’acqua per gravità in solchi o su ali di terreno, senza pressione ma con uniformità e efficienza modeste. L’irrigazione a pioggia, o per aspersione, mette l’acqua in pressione e la frantuma in gocce con irrigatori rotanti, rotoloni o pivot, adattandosi bene a terreni irregolari e colture estensive. La microirrigazione a goccia distribuisce volumi ridotti direttamente sulle radici ed è la più efficiente. La subirrigazione porta l’acqua sotto la superficie, con ali interrate o innalzando il livello di falda.

Qual è il sistema di irrigazione più efficiente?

Il sistema più efficiente è la microirrigazione a goccia, perché bagna soltanto il volume di suolo esplorato dalle radici e riduce quasi a zero l’evaporazione dalla superficie non coltivata e le perdite per deriva. Consente inoltre la fertirrigazione e mantiene la chioma asciutta, con vantaggi sanitari sulle colture sensibili alle malattie fungine. L’efficienza reale però dipende dalla manutenzione: senza una filtrazione adeguata e senza lavaggi periodici delle ali, i gocciolatori si intasano per cause fisiche, chimiche o biologiche e l’uniformità di distribuzione crolla. Un impianto a goccia trascurato può risultare meno efficace di un buon impianto ad aspersione.

Ogni quanto bisogna irrigare?

Non esiste una frequenza valida in assoluto, perché il consumo cambia ogni giorno con radiazione, temperatura, vento e fase fenologica. Il turno va stabilito confrontando l’evapotraspirazione della coltura con l’acqua disponibile trattenuta dal terreno: un suolo sabbioso ne trattiene poca e richiede interventi ravvicinati con volumi ridotti, un suolo argilloso permette turni più lunghi. In pratica si irriga quando è stata consumata una frazione prestabilita della riserva utile, individuata con tensiometri, sonde capacitive o con la verifica manuale della terra a profondità radicale. Sulle arboree è preferibile un volume adeguato a turni distanziati piuttosto che bagnature superficiali frequenti.

Meglio irrigare la mattina o la sera?

La finestra migliore è quella notturna o del primo mattino, soprattutto con l’irrigazione a pioggia: nelle ore centrali di una giornata calda e ventosa una quota rilevante dell’acqua erogata si perde per evaporazione e per deriva prima ancora di raggiungere il suolo. Irrigare la sera tardi o di notte riduce queste perdite e sfrutta spesso tariffe energetiche più convenienti. Con la microirrigazione il vincolo è meno stringente, perché l’acqua viene rilasciata a livello del terreno, ma resta valido il vantaggio energetico. Va considerato un aspetto sanitario: bagnare la chioma la sera prolunga l’umettamento fogliare notturno e favorisce le infezioni fungine.

Agrimag affianca al catalogo di concimi e prodotti per la difesa il sistema di supporto decisionale Agrimag DSS, sviluppato da Spagro Srl, che integra previsioni meteo localizzate sull’appezzamento, modelli previsionali per le principali fitopatie italiane e strumenti per il quaderno di campagna: strumenti pensati esattamente per programmare irrigazione e trattamenti sui dati e non sul calendario. Dalla sede di Corato, in provincia di Bari, la distribuzione copre tutto il territorio nazionale, con formati da bancale per le quantità professionali.

Per approfondire argomenti collegati puoi leggere le guide su irrigazione a goccia in periodi di siccità, tecniche di irrigazione sostenibile, programmi di fertirrigazione estiva e come scegliere il concime giusto, oltre alle categorie nutrizione e biostimolanti.


Scritto da Maximilian85

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