Lantana: coltivazione, potatura, tossicità e gestione responsabile

Pubblicato il 25 Agosto 2023

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Da Massimiliano Dal Pra

La lantana è uno degli arbusti da fiore più venduti nei vivai italiani, apprezzato per una fioritura che copre senza interruzioni tutta la stagione calda e per una resistenza al caldo e alla siccità che poche altre ornamentali offrono. Dietro questa facilità apparente si nascondono però tre caratteri che è bene conoscere prima di metterla a dimora: una tossicità reale per il bestiame e per gli animali domestici, una capacità di naturalizzarsi che l’ha resa problematica in gran parte delle aree a clima mite del mondo, e un ciclo vegetativo che richiede scelte precise su potatura e svernamento.

La lantana fiorisce esclusivamente sui germogli dell’anno, quindi è la potatura di fine inverno a determinare la fioritura estiva, mentre la rimozione sistematica delle bacche è al tempo stesso il modo più efficace per prolungare la fioritura e per evitare che la pianta si diffonda fuori dal giardino.

Questo doppio effetto di una sola operazione colturale è il punto centrale di tutta la gestione della pianta, e spiega perché due esemplari della stessa varietà, piantati nello stesso giardino, possano comportarsi in modo completamente diverso a seconda di come vengono trattati fra febbraio e settembre.

La guida che segue affronta la lantana come si affronterebbe qualsiasi altra specie in campo: inquadramento botanico, esigenze ambientali, tecnica colturale, propagazione, problemi fitosanitari, aspetti tossicologici e gestione responsabile. È un approccio che serve a chi la coltiva in vaso sul terrazzo tanto quanto a chi la usa in bordure e scarpate.

Lantana: che pianta è e perché si comporta così

La lantana appartiene alla famiglia delle Verbenaceae, la stessa delle verbene, ed è originaria delle aree tropicali e subtropicali dell’America centrale e meridionale. La specie coltivata praticamente ovunque è Lantana camara, alla quale si affiancano nei vivai Lantana montevidensis, a portamento ricadente e fiori lilla, e un numero elevato di cultivar selezionate per colore e taglia.

Botanicamente è un arbusto sempreverde nelle zone a clima caldo, che nelle regioni italiane più fredde si comporta da semiarbusto a vegetazione annuale, seccando in inverno e ricacciando dal ceppo in primavera. I fusti sono quadrangolari, spesso muniti di piccole spine ricurve; le foglie sono opposte, ovate, con margine dentato, superficie rugosa e un odore pungente e resinoso quando vengono strofinate.

Questo odore non è un dettaglio: è la manifestazione dei terpeni contenuti nei tessuti, che rendono la pianta poco appetita dagli erbivori e contribuiscono alla sua persistenza. Alla stessa chimica appartengono i triterpeni responsabili della tossicità, trattata più avanti.

La fioritura avviene in infiorescenze a corimbo compatto, spesso chiamate capolini per la loro forma, che si aprono in modo continuo da maggio fino alle prime gelate. Ogni infiorescenza è composta da decine di piccoli fiori tubulosi, e questo porta alla caratteristica più interessante della specie. Chi desidera un confronto con altre Verbenaceae da giardino trova un quadro utile negli approfondimenti su verbene, Verbena officinalis e Duranta repens.

Il capolino che cambia colore: il segnale che quasi nessuno legge

La caratteristica più nota della lantana è avere fiori di colori diversi nella stessa infiorescenza: gialli al centro, arancioni a metà, rossi verso l’esterno. Quasi tutti la interpretano come una stranezza estetica. È invece un meccanismo funzionale.

I fiori della lantana si aprono gialli e restano gialli finché non sono stati impollinati. Dopo l’impollinazione, nell’arco di un giorno o due, la corolla vira all’arancio e poi al rosso, ma non cade: resta sull’infiorescenza. Il risultato è un capolino in cui la corona esterna è fatta di fiori già visitati e il centro di fiori ancora recettivi.

Il vantaggio per la pianta è doppio. La massa colorata complessiva rende l’infiorescenza molto più visibile a distanza per gli impollinatori, soprattutto lepidotteri, mentre il contrasto cromatico li indirizza con precisione sui soli fiori ancora utili. Meno visite sprecate, più semi prodotti a parità di impollinatori disponibili.

Per chi coltiva questo si traduce in una lettura immediata dello stato della pianta. Un’infiorescenza quasi interamente rossa è un’infiorescenza esaurita, che sta già avviando la formazione delle bacche e che vale la pena rimuovere. Un’infiorescenza prevalentemente gialla è nel pieno della sua funzione. È lo stesso tipo di lettura funzionale che si applica alla struttura fiorale di altre specie, come illustrato nella guida alle parti del fiore.

La conseguenza pratica più importante riguarda le farfalle. La lantana è una delle migliori piante nettarifere per i lepidotteri diurni nei giardini mediterranei, e il suo inserimento in bordure miste ha un effetto misurabile sulla presenza di impollinatori, come descritto nell’approfondimento su come attrarre gli insetti benefici in giardino.

Dove posizionare la lantana e quando piantarla

La lantana richiede pieno sole. Non tollera la mezz’ombra: in posizione ombreggiata allunga gli internodi, produce vegetazione molle e riduce drasticamente il numero di infiorescenze. Almeno sei ore di sole diretto al giorno sono il minimo per avere una fioritura continua.

Sul terreno è poco esigente e si adatta bene a suoli poveri, sassosi e alcalini, purché drenanti. Il ristagno idrico è l’unico fattore realmente limitante: in vaso si traduce in marciume radicale, in piena terra in clorosi e deperimento progressivo. Su suoli argillosi conviene ammendare con sabbia grossolana e materiale organico ben maturo, oppure rialzare l’aiuola.

Il periodo di impianto corretto è la primavera, quando le minime notturne si stabilizzano sopra i dieci gradi, indicativamente da aprile al Sud e da metà maggio al Nord. Un impianto autunnale espone la pianta al freddo prima che abbia costruito un apparato radicale adeguato. Nelle regioni meridionali e lungo le coste si può piantare anche a inizio autunno, lasciando almeno sei settimane di temperature miti.

La distanza di impianto va calcolata sulla dimensione adulta della cultivar: le varietà arbustive raggiungono agevolmente il metro e mezzo in ogni direzione nelle zone dove non gelano, mentre le forme compatte da vaso restano entro i cinquanta centimetri. In vaso serve un contenitore di almeno trenta centimetri di diametro, con foro di drenaggio ampio e strato drenante sul fondo. Per accostamenti coerenti in aiuola sono utili gli spunti raccolti nella guida alle piante perenni per aiuole al sole.

Irrigazione e concimazione della lantana

La lantana è una specie xerofila per adattamento: una volta radicata sopporta lunghi periodi senza irrigazione, e proprio in condizioni di moderato stress idrico tende a fiorire di più, perché l’eccesso di acqua e di azoto spinge la vegetazione a scapito dei boccioli.

Il criterio corretto è irrigare in modo abbondante e distanziato, lasciando asciugare i primi centimetri di substrato fra un intervento e l’altro. In vaso, dove il volume è limitato, questo significa in piena estate un intervento ogni due o tre giorni; in piena terra, su pianta adulta, anche una volta alla settimana è spesso sufficiente. Le bagnature frequenti e superficiali sono l’errore più comune e producono apparati radicali deboli.

Sulla nutrizione vale un principio semplice: azoto contenuto, potassio abbondante. Un rapporto sbilanciato sull’azoto produce cespugli verdi e vigorosi con pochissimi fiori, un quadro che si osserva spesso quando si usano concimi da prato o da ortaggi. In fase di fioritura servono formulazioni a titolo potassico elevato, integrate con microelementi, distribuite ogni due o tre settimane in vaso e due o tre volte per stagione in piena terra.

Sui suoli calcarei, molto diffusi in Italia meridionale, la lantana può manifestare clorosi ferrica, riconoscibile per l’ingiallimento internervale delle foglie giovani con nervature che restano verdi. In questo caso l’integrazione va fatta con ferro chelato in forma stabile agli alti valori di pH. Il catalogo professionale a marchio SKL distribuito da Agrimag comprende chelati di ferro adatti ai suoli calcarei, formulazioni ad alto titolo potassico e complessi di microelementi: i criteri di scelta sono spiegati nella guida su come scegliere il concime giusto e, per il caso specifico della clorosi, nell’approfondimento sul concime per il limone.

Potatura della lantana e svernamento

La potatura è l’operazione che determina la stagione successiva, perché la lantana differenzia i fiori sui germogli dell’anno. Potare significa quindi produrre fioritura, non toglierla.

L’intervento principale si esegue a fine inverno, quando il rischio di gelate è superato e prima della ripresa vegetativa: indicativamente febbraio al Sud, marzo al Centro, fine marzo al Nord. Si accorciano tutti i rami a venti o trenta centimetri dalla base, si eliminano i rami secchi, deboli o incrociati e si apre il centro del cespuglio per favorire la circolazione dell’aria. Una potatura energica produce cespugli compatti e ricchi di fiori; una potatura timida produce piante spoglie alla base e fiorite solo in punta.

Durante l’estate si interviene solo con la rimozione delle infiorescenze sfiorite, operazione che va fatta prima che si formino le bacche. Le cesoie vanno passate appena sotto l’infiorescenza esaurita, quella ormai completamente rossa o bruna. Questo singolo gesto ha tre effetti insieme: prolunga la fioritura, evita l’autosemina e riduce il rischio di ingestione delle bacche da parte di animali domestici.

La potatura autunnale va invece evitata. Tagliare in autunno espone i tessuti giovani al gelo e priva il ceppo della copertura offerta dalla vegetazione secca, che funziona da isolamento naturale. Lo stesso principio generale vale per molti arbusti a fioritura estiva, come illustrato nell’approfondimento su quando potare le rose.

Per lo svernamento il discriminante è la temperatura minima. Fino a circa cinque gradi la pianta resta verde e va solo tenuta più asciutta. Intorno allo zero la parte aerea secca ma il ceppo riparte, purché sia pacciamato con dieci o quindici centimetri di materiale isolante. Sotto lo zero in modo prolungato serve il ricovero in vaso, in locale luminoso e fresco, con irrigazioni minime.

Come si propaga la lantana: talea e semi

La propagazione della lantana si fa quasi esclusivamente per via agamica, e per una ragione tecnica precisa: le cultivar in commercio sono selezioni che non si riproducono fedelmente da seme.

La lantana per talea è semplice e ha percentuali di attecchimento alte. Il materiale corretto è un germoglio dell’anno, semilegnoso, prelevato da giugno a settembre, preferibilmente non fiorito. Si preparano porzioni di dieci o quindici centimetri con taglio netto immediatamente sotto un nodo, si eliminano le foglie della metà inferiore e si dimezzano quelle apicali per ridurre la traspirazione. Il substrato ideale è una miscela di torba e sabbia o perlite, mantenuta umida ma non zuppa, in ombra luminosa e con temperatura intorno ai venti gradi. La radicazione richiede tre o quattro settimane.

La moltiplicazione con i semi di lantana è possibile ma poco praticata in orticoltura ornamentale. I semi si estraggono dalle bacche mature nere, si lavano dalla polpa e si seminano in primavera a venti o venticinque gradi; la germinazione è irregolare e può richiedere alcune settimane. Il limite non è tecnico ma genetico: le piante ottenute da semi di lantana manifestano colori, vigore e portamento diversi dalla pianta madre.

Proprio questa capacità germinativa è però il meccanismo con cui la specie si diffonde spontaneamente. Le bacche sono appetite dagli uccelli, che disperdono i semi a distanza considerevole: da qui l’importanza della rimozione delle infruttescenze, trattata nel paragrafo successivo.

Tossicità della lantana per animali e persone

La tossicità della lantana è documentata e non va minimizzata. I principi responsabili sono triterpeni pentaciclici noti come lantadeni, presenti in tutta la pianta e particolarmente concentrati nelle foglie e nelle bacche immature.

Negli erbivori domestici, in particolare bovini e ovini che accedono ad aree colonizzate, l’ingestione ripetuta provoca epatopatia con colestasi e, come conseguenza secondaria, fotosensibilizzazione: le porzioni di cute glabra e poco pigmentata sviluppano lesioni essudative sotto l’azione della luce solare. È un quadro clinico ben conosciuto nei paesi dove la specie si è naturalizzata sui pascoli.

Per cani e gatti il rischio principale è l’ingestione delle bacche verdi. Per i bambini vale la stessa attenzione riservata a qualunque arbusto con frutti carnosi vistosi. Le bacche mature, nere e molli, risultano molto meno problematiche, ma la distinzione è difficile da affidare a un bambino: la soluzione pratica è la rimozione sistematica delle infruttescenze, che peraltro giova alla fioritura.

Va segnalato anche un aspetto di contatto. Le foglie ruvide e i peli della lantana possono causare irritazione cutanea in soggetti sensibili durante la potatura, per cui l’uso dei guanti è raccomandato. Il problema è analogo a quello di altre ornamentali comuni, come descritto nella scheda sulla dieffenbachia.

Lantana e invasività: la gestione responsabile in giardino

Lantana camara è inclusa dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura fra le cento peggiori specie esotiche invasive al mondo, per gli effetti documentati su pascoli e formazioni naturali in Africa, Asia, Australia e America centrale. La scheda del Global Invasive Species Database raccoglie i dati di riferimento.

In Italia la situazione va descritta con precisione, perché su questo punto circolano informazioni imprecise. La lantana non rientra nell’elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale di cui al Regolamento UE 1143/2014, l’elenco che comporta i divieti di coltivazione, detenzione e commercializzazione recepiti in Italia dal Decreto Legislativo 230/2017: la sua coltivazione e la sua vendita restano quindi consentite. L’elenco aggiornato delle specie effettivamente soggette a divieto è pubblicato dall’ISPRA.

Questo non esaurisce la questione. Nelle regioni a clima mite, in particolare lungo le coste tirreniche meridionali, in Sicilia e in Sardegna, la lantana è naturalizzata e compare nelle liste di attenzione e nei codici di condotta per il verde ornamentale adottati da diverse amministrazioni. La responsabilità di chi coltiva è quindi di tipo preventivo e si esercita con tre pratiche semplici.

La prima è la rimozione delle infruttescenze prima della maturazione delle bacche, che interrompe la dispersione da parte degli uccelli. La seconda è lo smaltimento corretto dei residui di potatura, che non vanno abbandonati ai margini delle aree naturali ma conferiti al compostaggio o alla raccolta del verde. La terza è la preferenza, nelle aree confinanti con habitat naturali o agricoli, per cultivar a ridotta fertilità o per specie alternative. Considerazioni analoghe su specie ornamentali con capacità di diffusione sono raccolte nella guida alla coltivazione del bambù e nell’approfondimento sulle erbe infestanti.

Parassiti e problemi fitosanitari della lantana

La lantana è una specie robusta, e la maggior parte dei problemi che si osservano ha origine colturale prima che parassitaria.

L’avversità più frequente è la mosca bianca, o aleurodide, che si insedia sulla pagina inferiore delle foglie in condizioni di caldo, aria ferma e vegetazione fitta. Si riconosce dal volo di piccoli insetti bianchi quando si scuote la pianta e dalla melata appiccicosa che precede la fumaggine. La gestione parte dal diradamento della vegetazione e dalla riduzione dell’azoto; per l’intervento diretto valgono i criteri indicati nell’approfondimento sull’olio di neem.

In condizioni calde e asciutte compare il ragnetto rosso, riconoscibile per la punteggiatura clorotica fine e le sottili ragnatele fra le foglie apicali. Gli afidi interessano soprattutto i getti giovani in primavera. L’oidio si manifesta come feltro biancastro sulle foglie nelle stagioni umide e con forti escursioni termiche, e si previene con potature che aprano il cespuglio.

Fra i disturbi di origine non parassitaria, i più comuni sono la clorosi ferrica sui suoli calcarei, l’ingiallimento generalizzato con caduta fogliare da ristagno idrico, e la mancata fioritura da eccesso di azoto o da posizione ombreggiata. In tutti e tre i casi la correzione è agronomica, non chimica.

Riferimenti tecnici indipendenti sulle avversità delle specie ornamentali e sui criteri di difesa a basso impatto sono disponibili presso il CREA. Chi cerca una scheda colturale complementare può consultare anche l’altra pagina dedicata alla lantana e ai suoi trattamenti.

Domande frequenti sulla lantana

Come curare la lantana in vaso?

In vaso servono quattro accorgimenti. Contenitore di almeno trenta centimetri di diametro con foro di drenaggio ampio e substrato sciolto, perché il ristagno è la prima causa di morte. Posizione in pieno sole per almeno sei ore al giorno. Irrigazioni abbondanti e distanziate, lasciando asciugare i primi centimetri fra un intervento e l’altro, mai bagnature quotidiane superficiali. Concimazione ogni due o tre settimane in fioritura con formulazioni a basso azoto e alto potassio, integrate con microelementi. A questo si aggiunge la rimozione regolare delle infiorescenze sfiorite e delle bacche, che prolunga la fioritura fino all’autunno. Il rinvaso si esegue ogni due anni a fine inverno, contestualmente alla potatura di ringiovanimento.

Come mantenere e curare la lantana in inverno?

Il criterio dipende dalla zona climatica. Dove le minime non scendono sotto i cinque gradi la pianta resta in vegetazione e si limita a rallentare: basta ridurre le irrigazioni e sospendere le concimazioni. Dove si arriva a zero gradi la parte aerea secca ma il ceppo sopravvive se protetto con una pacciamatura spessa alla base, e in primavera la pianta ricaccia dal basso. Dove si scende sotto lo zero in modo prolungato la lantana va coltivata in vaso e ricoverata in un locale luminoso e fresco, indicativamente fra i sette e i dodici gradi, con irrigazioni molto ridotte e nessuna concimazione. In ogni caso la potatura di rimonda si esegue a fine inverno, non in autunno.

In che periodo fiorisce la lantana e come prolungare la fioritura?

La lantana fiorisce da maggio fino alle prime gelate, quindi in molte zone costiere italiane la fioritura arriva a novembre inoltrato. La continuità dipende da tre fattori. Il primo è la luce: in mezz’ombra la fioritura si dirada rapidamente. Il secondo è il rapporto fra azoto e potassio nella concimazione: troppo azoto produce vegetazione e pochi fiori. Il terzo, il più efficace, è la rimozione delle infiorescenze sfiorite prima che formino le bacche, perché la produzione di semi sottrae risorse alla differenziazione di nuovi boccioli. Un intervento settimanale di pulizia durante l’estate mantiene la pianta in fioritura per l’intera stagione.

Come si riproduce la lantana per talea o per seme?

La via più affidabile è la talea semilegnosa, prelevata da giugno a settembre da germogli dell’anno non fioriti. Si tagliano porzioni di dieci o quindici centimetri sotto un nodo, si eliminano le foglie basali e si riducono a metà quelle apicali, si interra in un substrato di torba e sabbia mantenuto umido e ombreggiato. La radicazione avviene in tre o quattro settimane con temperature intorno ai venti gradi. La moltiplicazione per seme è possibile, ma ha due limiti: le cultivar non si riproducono fedelmente e i semi ottenuti dalle bacche danno piante di colore e portamento imprevedibili. Per questo nei vivai la lantana si propaga per via agamica.

La lantana è tossica per cani, gatti e bestiame?

Sì, e il dato va preso sul serio. Tutte le parti della pianta contengono triterpeni pentaciclici, noti come lantadeni, responsabili di tossicità epatica. Nel bestiame che pascola su aree colonizzate dalla lantana si osservano epatopatia e fotosensibilizzazione secondaria, con lesioni sulle parti glabre e poco pigmentate della pelle. Le bacche immature, verdi, sono la parte più pericolosa e rappresentano il principale rischio per i bambini e per gli animali domestici, mentre le bacche mature nere risultano molto meno problematiche. In presenza di animali o bambini piccoli conviene rimuovere sistematicamente le infruttescenze e scegliere una collocazione non accessibile.

Agrimag, con sede a Corato in provincia di Bari, distribuisce in tutta Italia la linea di nutrizione professionale SKL, che comprende formulati ad alto titolo in potassio, chelati di ferro stabili sui suoli calcarei e complessi di microelementi utili nella gestione delle ornamentali da fiore. Al catalogo si affianca il sistema di supporto decisionale Agrimag DSS sviluppato da Spagro Srl di Milano, con previsioni meteo localizzate, modelli previsionali per le principali fitopatie e database dei principi attivi ammessi per coltura e fase fenologica. Le forniture sono disponibili anche a bancale per le quantità professionali.


Scritto da Massimiliano Dal Pra

Mi chiamo Massimiliano Dal Prà e sono specializzato in marketing digitale, automazioni AI, funnel e crescita eCommerce con WooCommerce. Gestisco personalmente ogni risposta ai commenti e ogni strategia di crescita su questo blog, che oggi conta oltre 300.000 visite mensili. Il mio obiettivo è aiutare le aziende a ottenere risultati concreti online, combinando tecnologia, strategia e automazione.

commenti

10 Commenti

  1. Buongiorno ho acquistato una lantana camera la scorsa settimana ,appena tornata ho cambiato il vaso ,annaffiata sembrava ok,trascorsi due GG le foglie e i fiori si si sono afflosciati . Il clima non è ancora afoso da pensare la mancanza di acqua ,cosa può essere? Grazie
    Luisa

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    • Buongiorno Luisa,
      grazie per aver condiviso la tua esperienza con la lantana. Il comportamento che descrivi – foglie e fiori afflosciati dopo il rinvaso – potrebbe essere legato allo stress da trapianto, una reazione piuttosto comune quando la pianta viene spostata in un nuovo contenitore. Anche se hai annaffiato correttamente, le radici potrebbero aver subito un piccolo shock o non essersi ancora adattate al nuovo substrato.

      Un altro aspetto da considerare è il drenaggio: assicurati che il vaso abbia fori sufficienti per far defluire l’acqua in eccesso, poiché ristagni idrici possono causare sofferenza alle radici. Ti consigliamo di posizionare la pianta in un luogo luminoso ma non direttamente esposto al sole nelle ore più calde e di monitorare l’umidità del terreno prima di annaffiare di nuovo.

      Con un po’ di pazienza e le giuste cure, la tua lantana dovrebbe riprendersi. Facci sapere come procede!

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  2. Ho messo in giardino due piante di lantana. Quanto sono pericolose per il mio cane?

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    • Ciao Lidia, hai fatto bene a chiedere! La lantana è una pianta molto decorativa, ma purtroppo può essere tossica per i cani se ingerita, soprattutto le bacche e le foglie. Ti consiglierei di monitorare il tuo cane quando è in giardino e, se possibile, posizionare le piante in un’area non accessibile per lui. In caso di ingestione accidentale, è sempre meglio contattare subito il veterinario. Grazie per il tuo commento, è un aspetto importante da considerare!

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  3. Nei mesi onvernali, novembre-dicembre-gennaio-marzo, le lantane vanno innaffiate? e quanto?

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    • Ciao Giuseppe, grazie per la tua domanda! Durante i mesi invernali, le lantane richiedono meno acqua rispetto al periodo estivo. È importante evitare di innaffiarle troppo, poiché il terreno umido e freddo può causare marciume radicale. In generale, si consiglia di controllare il terreno prima di innaffiare: se i primi 5-10 cm sono asciutti, puoi procedere con un’irrigazione leggera. Ricorda che nelle stagioni fredde, l’acqua evapora più lentamente, quindi è meglio errare per difetto piuttosto che per eccesso. Spero che queste informazioni ti siano utili!

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  4. Le spiegazioni tecniche sono esaustive ed esprimono profonda conoscenza. Grazie. Saluti

    Rispondi
    • Grazie mille per il tuo apprezzamento, Nicola! Siamo lieti di sapere che hai trovato le informazioni tecniche esaustive e che hai percepito la profondità della conoscenza condivisa nell’articolo su Lantana. Il nostro obiettivo è fornire contenuti che siano sia informativi che utili per i nostri lettori. Se hai ulteriori domande o curiosità riguardo alla cura o alla coltivazione di Lantana, non esitare a chiedere. Saluti cordiali.

      Rispondi
  5. Ho appena acquistato una lantana , stasera posso metterla in una balconet, grazie e buon pomeriggio.

    Rispondi
    • Ciao Giuseppina, grazie per il tuo commento. Sì, puoi mettere la tua lantana in un balcone. Assicurati solo che il posto in cui la metti riceva abbastanza luce solare e che il vaso abbia un buon drenaggio per evitare ristagni d’acqua che potrebbero danneggiare la pianta. Buona fortuna con la tua nuova lantana e buon pomeriggio anche a te!

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