Trasporto gratuito oltre 49,90 € Offerte in anteprima sul gruppo WhatsAppGruppo offerte +39 0883 349706 Negozi fisici
CampagnaCampagna concimi d’autunno – Spedizioni in corso · trasporto incluso · Stallatico da 30,42 €/q.leSuperblend 5-7-5 da 50,42 €/q.leOrganik Alga 90,00 €/q.leOrganik 500 bigbag 33,08 €/q.leVedi i bancali
Piante e colture

Cicas: coltivazione, potatura, coni, polloni e foglie gialle

MDMassimiliano Dal Pra24 Aprile 2023 · 13 min di lettura
Cicas: coltivazione, potatura, coni, polloni e foglie gialle

La cicas è una delle piante ornamentali più vendute e più fraintese del vivaismo italiano. Viene proposta come palma, coltivata come una succulenta, potata come un arbusto e concimata come una pianta da fiore: quattro approcci che con questa pianta non funzionano, e che spiegano perché tanti esemplari deperiscono lentamente pur ricevendo attenzioni costanti.

La cicas non è una palma e non è una felce: è una cicadacea, una gimnosperma di un lignaggio separatosi dalle altre piante a seme prima ancora delle conifere, dioica, che si riproduce con coni e non con fiori, emette le foglie in un unico flusso annuale e fissa azoto grazie a cianobatteri simbionti ospitati in radici specializzate.

Ognuno di questi caratteri ha una conseguenza pratica diretta. Il flusso fogliare unico impone una regola di potatura precisa. La dioicia spiega perché due esemplari identici producano strutture riproduttive completamente diverse. La fissazione simbiotica dell’azoto spiega perché la concimazione azotata vada dosata con cautela e perché le carenze reali siano invece di microelementi.

Questa guida tratta la cicas con criteri agronomici: inquadramento botanico, esigenze ambientali, nutrizione, potatura, propagazione tramite i polloni, avversità e tossicità. È rivolta tanto a chi la coltiva in vaso sul terrazzo quanto a chi la gestisce in piena terra nei giardini del Centro e del Sud.

Che cos’è davvero la cicas: né palma né felce

La cicas coltivata in Italia è quasi sempre Cycas revoluta, originaria delle isole meridionali del Giappone, alla quale si affiancano nei vivai specializzati Cycas circinalis e alcune specie del genere Zamia e Dioon. Appartiene all’ordine delle Cycadales, un gruppo di gimnosperme comparso nel Paleozoico e ancora presente con circa trecento specie, il che ha guadagnato a queste piante l’etichetta di fossili viventi.

La somiglianza con le palme è puramente convergente: rosetta di foglie pennate in cima a un fusto colonnare. Le differenze strutturali sono però radicali. Le palme sono angiosperme monocotiledoni, producono fiori e frutti veri ed emettono foglie in modo continuo per tutta la stagione vegetativa. Le cicadacee sono gimnosperme, non producono né fiori né frutti in senso botanico, e il seme resta nudo su strutture specializzate.

Il tronco, correttamente chiamato caudice, non è legnoso come quello degli alberi: è composto in gran parte da tessuto parenchimatico di riserva, ricoperto dalle basi persistenti delle foglie cadute, che gli danno l’aspetto squamoso tipico. Cresce con lentezza estrema, nell’ordine di pochi centimetri all’anno, e questa lentezza è la ragione del valore commerciale degli esemplari di grandi dimensioni.

Le foglie sono pennate, rigide, con foglioline coriacee a margine revoluto, cioè ripiegato verso il basso, carattere che dà il nome alla specie. Sono estremamente durevoli: la stessa corona può restare funzionale per tre o quattro anni. Una scheda complementare dedicata a questa pianta è disponibile alla pagina cicas.

Perché la cicas non fa fiori ma coni, e perché ogni pianta è maschio o femmina

La domanda più frequente su questa pianta riguarda il cosiddetto fiore della cicas. La risposta tecnica è netta: quel fiore non esiste. Ciò che compare al centro della rosetta è una struttura riproduttiva di tipo gimnospermico, e il suo aspetto dipende dal sesso della pianta.

Gli esemplari maschili producono un cono o strobilo: una struttura cilindrica, eretta, allungata, giallastra, formata da microsporofilli sovrapposti che rilasciano il polline e che si esaurisce nel giro di poche settimane. Gli esemplari femminili producono invece una struttura completamente diversa: una rosetta emisferica di megasporofilli lanosi, di colore ocra, disposti a cupola al centro della corona, sui cui margini si sviluppano gli ovuli e, se impollinati, i semi arancioni.

La cicas è quindi dioica: ogni pianta è maschio o femmina e resta tale per tutta la vita. Non esiste modo di determinare il sesso di un esemplare giovane, e la prima produzione di coni avviene tipicamente dopo dieci o quindici anni, e non necessariamente ogni anno.

Un punto merita chiarezza perché circolano interpretazioni fantasiose: la produzione del cono non è un segnale di malattia, di stress terminale o di prossima morte della pianta. È semplicemente il raggiungimento della maturità riproduttiva in un’annata favorevole. La pianta emetterà normalmente un nuovo flusso di foglie dopo la fase riproduttiva, anche se talvolta con un anno di ritardo, perché la produzione del cono consuma riserve importanti del caudice.

Esposizione, terreno e irrigazione della cicas

La cicas vuole luce abbondante. In piena terra si colloca in pieno sole nelle regioni settentrionali e in posizione luminosa con ombreggiamento nelle ore centrali dell’estate nelle regioni meridionali, dove il sole diretto su foglie appena emesse può causare bruciature. In appartamento va posizionata davanti a una finestra molto luminosa: in penombra allunga le foglioline, riduce la rigidità della corona e diventa più suscettibile ai parassiti.

Sul terreno il requisito assoluto è il drenaggio. Il substrato ideale è una miscela sciolta di terriccio, sabbia grossolana e materiale inerte come pomice o lapillo, con una componente organica moderata. Il caudice contiene tessuti di riserva ricchi di amido, ed è esattamente il bersaglio dei marciumi quando l’acqua ristagna alla base.

L’irrigazione segue il principio dell’abbondante e distanziato. In piena estate, in vaso, significa bagnare a fondo fino a fuoriuscita dal foro e poi attendere che i primi cinque centimetri di substrato siano completamente asciutti. In inverno l’irrigazione si riduce a interventi sporadici, e in piena terra nelle zone piovose si sospende del tutto. L’acqua non va mai lasciata nel sottovaso e non va mai indirizzata al centro della corona, dove il ristagno provoca marciume del punto di crescita.

Sulla rusticità, Cycas revoluta adulta tollera indicativamente fino a otto o dieci gradi sotto zero in condizioni di suolo asciutto e riparo dal vento. Il limite reale non è la minima assoluta ma la combinazione di freddo e umidità: un esemplare su suolo saturo subisce danni a temperature molto più miti. Nelle zone fredde va coltivata in vaso e ricoverata in locale luminoso e fresco.

Il flusso fogliare unico e la regola di potatura delle cicas

Il carattere che più condiziona la gestione della cicas è il modo in cui emette le foglie. A differenza delle palme e della maggior parte delle ornamentali, la cicas non produce foglie in modo continuo: le emette tutte insieme, in un unico flusso sincrono, in genere fra maggio e luglio, talvolta con un secondo flusso tardivo in annate particolarmente favorevoli.

Durante l’emissione le foglie nuove sono tenere, chiare e arricciate, e restano vulnerabili per alcune settimane fino al completo indurimento. In questa fase un danno da vento, da grandine, da parassiti o da sole eccessivo resta visibile per tutto l’anno successivo, perché la pianta non sostituisce le foglie perdute prima del flusso successivo. È anche la fase in cui la pianta ha la massima richiesta idrica e nutrizionale.

Da qui la regola di potatura, che è l’opposto di quella che molti applicano. Non si pota in primavera per pulire la pianta prima della ripresa, perché così si rimuove la corona che deve ancora sostenere l’emissione del nuovo flusso. Si pota dopo che il nuovo flusso è emerso e si è indurito, quindi a fine estate o in autunno, e si asportano solo le foglie vecchie ormai secche o pendenti sotto l’orizzontale.

Il taglio si esegue a pochi centimetri dal caudice, con lama affilata e disinfettata, lasciando in sede la base del picciolo, che contribuirà alla struttura protettiva del fusto. Le foglie verdi non si toccano mai: asportarle equivale a togliere alla pianta l’unica fonte di fotosintesi e di riserva disponibile fino all’anno successivo, e produce esemplari che emettono flussi sempre più deboli.

Nutrizione: perché la cicas ha bisogno di microelementi più che di azoto

La nutrizione della cicas presenta una particolarità biologica che vale la pena conoscere. Alla base del caudice queste piante sviluppano radici coralloidi, corte, ramificate e dirette verso la superficie, che ospitano cianobatteri simbionti capaci di fissare l’azoto atmosferico. È uno dei pochissimi casi di fissazione simbiotica dell’azoto fuori dalle leguminose, e l’unico noto fra le gimnosperme.

La conseguenza è chiara: la cicas ha una fonte azotata propria ed è relativamente frugale su questo elemento. Le concimazioni sbilanciate sull’azoto, tipiche dei prodotti universali per piante verdi, producono foglie allungate, molli e più suscettibili ai parassiti, senza migliorare il vigore reale della pianta.

Le carenze che si osservano davvero in campo sono invece di microelementi, e in particolare di manganese e di magnesio. Il quadro è lo stesso che si riscontra sulle palme e si legge direttamente sulle foglie: il manganese colpisce il flusso nuovo, che emerge clorotico, debole e con foglioline arricciate e necrotiche; il magnesio interessa le foglie vecchie con una larga banda gialla marginale e il centro che resta verde. Entrambe le carenze sono frequenti sui suoli calcarei, dove la disponibilità di questi elementi è ridotta dal pH elevato.

Il programma nutrizionale corretto prevede due o tre interventi concentrati fra la ripresa vegetativa e l’emissione del flusso, con formulazioni a rapporto equilibrato, potassio adeguato e microelementi in forma chelata o complessata. Sui suoli calcarei l’integrazione fogliare è la via più rapida, perché aggira la scarsa disponibilità nel terreno. Il catalogo professionale a marchio SKL distribuito da Agrimag comprende complessi di microelementi, chelati di manganese e ferro e formulati con magnesio adatti a questa situazione; i criteri di scelta sono descritti nella guida dedicata al concime per cycas e in quella su come scegliere il concime giusto. Un inquadramento sulle carenze leggibili a foglia è proposto anche nell’approfondimento sul concime per il limone e in quello sulle foglie gialle.

Propagazione: i polloni sono l’unica via pratica

La propagazione della cicas per seme è possibile ma è un percorso da collezionista: richiede una pianta femminile impollinata da una maschile, semi freschi, temperature costanti intorno ai trenta gradi, tempi di germinazione che si misurano in mesi e una crescita successiva estremamente lenta.

La via pratica è la separazione dei polloni basali, le strutture globose che si formano alla base del caudice e che in orticoltura vengono chiamate figli. Il periodo corretto è la fase calda, fra tarda primavera ed estate, quando i tessuti cicatrizzano in fretta.

La procedura richiede metodo. Si scopre la base allontanando il substrato, si individua il punto di attacco e si stacca il pollone con un coltello robusto e disinfettato o facendo leva con uno scalpello, cercando di non lacerare il caudice della pianta madre. Se il pollone ha già abbozzi radicali vanno conservati. Le superfici di taglio, su entrambe le piante, si lasciano asciugare all’aria in luogo ombreggiato e ventilato per alcuni giorni: è lo stesso principio applicato alle succulente, dove interrare una ferita fresca significa quasi sempre perderla per marciume.

Il pollone si interra poi solo per la parte basale in sabbia o in un substrato inerte molto drenante, con irrigazioni minime e temperatura elevata. La radicazione richiede da alcuni mesi a un anno, e nel frattempo la pianta vive delle proprie riserve. Le prime foglie compaiono dopo la radicazione, non prima.

Avversità della cicas: la cocciniglia bianca e i marciumi

La cicas è una pianta robusta, ma ha due problemi seri e alcuni minori.

Il primo è la cocciniglia bianca della cycas, Aulacaspis yasumatsui, un diaspidide di origine asiatica ormai diffuso nel bacino del Mediterraneo. Si riconosce per un’incrostazione bianca farinosa che ricopre la pagina inferiore delle foglioline e che, nei casi avanzati, si estende al caudice e persino alle radici. È un parassita molto aggressivo: le foglie ingialliscono, si seccano a partire dalla punta e la pianta può morire nel giro di una o due stagioni se non si interviene.

La gestione prevede l’asportazione e la distruzione delle foglie fortemente infestate, il lavaggio meccanico delle superfici e trattamenti ripetuti con oli minerali bianchi nelle fasi di neanide mobile, scelti e applicati secondo i criteri descritti nelle guide su come eliminare la cocciniglia e sull’olio di neem. Va posta attenzione alle radici, perché un’infestazione ipogea non trattata rende inutile qualunque intervento sulla chioma.

Il secondo problema è il marciume del caudice, di origine fungina e batterica, sempre conseguente a ristagno idrico, a ferite non cicatrizzate o a interramento eccessivo del fusto. Si manifesta con rammollimento dei tessuti alla base, odore di fermentazione e collasso della corona. L’intervento possibile è drastico: asportazione dei tessuti compromessi fino al legno sano, asciugatura prolungata, rinvaso in substrato inerte. La prevenzione, che consiste nel non interrare mai il caudice oltre il colletto e nel garantire drenaggio, è molto più efficace della cura.

Fra i problemi minori si osservano attacchi di afidi e di ragnetto rosso sulle foglie nuove in ambienti caldi e asciutti, e bruciature fogliari da sole diretto sui flussi appena emessi. Documentazione tecnica indipendente su ornamentali e difesa a basso impatto è disponibile presso il CREA, mentre il quadro europeo sugli organismi nocivi delle piante è pubblicato su EUR-Lex e i dati ambientali dall’ISPRA.

Domande frequenti sulla cicas

Perché la cicas fa le foglie gialle?

Le foglie gialle della cicas hanno quattro cause distinte, che si riconoscono dalla posizione del sintomo. Se ingialliscono le foglie nuove, che emergono clorotiche e con foglioline arricciate, si tratta di carenza di manganese, frequente sui suoli calcarei. Se la banda gialla interessa i margini delle foglie vecchie mentre il centro resta verde, la carenza è di magnesio. Se l’ingiallimento è generalizzato e accompagnato da caudice molle alla base, la causa è il ristagno idrico e il conseguente marciume radicale. Se sulla pagina inferiore si osserva un’incrostazione bianca farinosa, si tratta della cocciniglia bianca della cycas. La correzione va scelta in base alla diagnosi, non applicando un generico concime.

Quando si potano le cicas e quali foglie si tagliano?

La cicas emette le foglie in un unico flusso annuale, in genere fra tarda primavera e inizio estate, e quella corona deve restare funzionale per tutto l’anno successivo. Di conseguenza la potatura si esegue solo dopo che il nuovo flusso si è completamente aperto e indurito, indicativamente a fine estate o in autunno. Si eliminano esclusivamente le foglie più vecchie, quelle completamente secche o piegate verso il basso sotto l’orizzontale, tagliandole a pochi centimetri dal caudice e lasciando le basi dei piccioli in sede. Non vanno mai asportate le foglie verdi, che sono la sola fonte di fotosintesi e di riserva fino al flusso successivo.

Quando e come si tolgono i figli dalle cicas?

I polloni, chiamati comunemente figli, si formano alla base del caudice e si staccano in tarda primavera o in estate, quando la pianta è in attività e la ferita cicatrizza rapidamente. Si allontana il terreno alla base, si individua il punto di inserzione e si stacca il pollone con una leva o con un coltello ben affilato e disinfettato, cercando di mantenere l’eventuale abbozzo radicale. La ferita, sia sul pollone sia sulla pianta madre, va lasciata asciugare all’aria per alcuni giorni in luogo ombreggiato prima di interrare. Il pollone si mette in sabbia o in un substrato molto drenante, appena interrato, con irrigazioni minime e temperatura intorno ai venticinque gradi: la radicazione richiede diversi mesi.

In che periodo si trapiantano le cicas e quanta acqua vogliono?

Il trapianto e il rinvaso si eseguono nella fase calda dell’anno, fra tarda primavera ed estate, quando l’apparato radicale è in attività. Un trapianto autunnale o invernale lascia la pianta con radici ferite e inattive nel momento di maggiore umidità del suolo, ed è la situazione che più frequentemente porta a marciume del caudice. Il vaso nuovo deve essere di poco più grande del precedente, con drenaggio abbondante sul fondo. Sull’acqua vale il principio dell’abbondante e distanziato: si bagna a fondo e si attende che i primi centimetri di substrato siano del tutto asciutti prima di ripetere. In inverno le irrigazioni si riducono al minimo e non si lascia mai acqua nel sottovaso.

La cicas è tossica per cani e gatti?

Sì, e in modo serio. Tutte le parti della pianta contengono cicasina, un glicoside che per via metabolica libera composti epatotossici e genotossici. I semi, arancioni e vistosi, sono la parte di gran lunga più concentrata e sono anche quella che attrae di più gli animali. Nei cani l’ingestione anche di una piccola quantità di seme può provocare un quadro grave di insufficienza epatica acuta, con esito spesso infausto se non si interviene tempestivamente. Chi possiede animali domestici dovrebbe collocare la pianta fuori dalla loro portata e rimuovere sistematicamente i semi prodotti dagli esemplari femminili. La stessa attenzione vale per i bambini piccoli.

Agrimag, con sede a Corato in provincia di Bari, distribuisce in tutta Italia la linea di nutrizione professionale SKL, che comprende complessi e chelati di manganese, ferro e magnesio, formulati fogliari e prodotti ad alto titolo potassico utili sulle ornamentali coltivate su suoli calcarei. Al catalogo si affianca il sistema di supporto decisionale Agrimag DSS sviluppato da Spagro Srl di Milano, con previsioni meteo localizzate sull’appezzamento, modelli previsionali per le principali fitopatie italiane e database aggiornato dei principi attivi ammessi per coltura e fase fenologica. Le forniture sono disponibili anche a bancale per le quantità professionali.


MDScritto daMassimiliano Dal Pra Dubbi? Chiedi a un tecnico

4 commenti

  1. sono molto contenta di aver ricevuto i Vostri preziosi consigli che metterò in atto,
    Vorrei inviarvi una foto della mia cicas in vaso, sono una nonna anziana ,direi molto anziana ,ma sempre amante della natura
    la tecnologia non è per me , comunque ci provo.
    Vi ringrazio sentitamente e un saluto dalla Maremma

    1. Ciao Gabriella,
      siamo felici di aver potuto aiutarti con i nostri consigli! È bello sapere che sei una nonna anziana ma sempre appassionata della natura. La tecnologia può sembrare complicata, ma è fantastico vedere che ci stai provando! Non preoccuparti, siamo qui per supportarti. Saremmo davvero felici di ricevere una foto della tua cicas in vaso, se riesci a inviarcela. Continua a prenderti cura delle tue piante e non esitare a contattarci se hai altre domande. Un caro saluto dalla Maremma!

  2. ringrazio per i vostri consigli che sono molto importanti ,la mia cicas è molto bella ma da circa un anno ha sviluppato delle nuove piante , cosa consigliate, devo eliminarle o come creare nuove pinte, non vorrei apportarle danni. di nuovo grazie.

    1. Ciao Gabriella, sono felice di sentire che trovi utili i nostri consigli sui cicas piante. Riguardo alle nuove piante che si sono sviluppate sulla tua cicca, ci sono diverse opzioni che puoi considerare. Se desideri mantenere la tua pianta in un unico vaso, puoi eliminare le nuove piante che si sono sviluppate, ma assicurati di farlo con delicatezza per evitare di danneggiare la pianta madre.

      D’altra parte, se ti piacerebbe creare nuove piante dalla tua cicca, puoi provare a separare le nuove piantine e trapiantarle in vasi separati. Assicurati di utilizzare un terreno adatto e di seguire le giuste tecniche di trapianto per garantire il successo delle nuove piante.

      Ricorda che ogni pianta è unica e le sue esigenze possono variare leggermente. Pertanto, ti consiglio di fare ulteriori ricerche specifiche sulle cicas piante e consultare eventualmente un esperto in giardinaggio per una guida più dettagliata. Spero che queste informazioni ti siano state utili e che tu possa continuare a goderti la bellezza della tua cicca. Buona fortuna!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0