Bolla del pesco: quando trattare e con cosa

Pubblicato il 19 Aprile 2023

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Da Massimiliano Dal Pra

Sulla bolla del pesco circola un errore che si ripete ogni primavera e che rende inutile la maggior parte degli interventi: si aspetta di vedere le foglie deformate per intervenire. Quando la foglia è bollosa l’infezione è già avvenuta da settimane: Taphrina deformans penetra nella fase di rigonfiamento delle gemme, prima ancora che la foglia sia visibile, e a sintomo comparso non esiste alcun trattamento che possa curarla. Il calendario della difesa è quindi tutto spostato indietro, su due momenti che quasi nessuno associa a questa malattia: la caduta delle foglie in autunno e la fine dell’inverno prima della schiusura delle gemme.

È una differenza radicale rispetto ad altre avversità del pesco. Una malattia policiclica come l’oidio produce infezioni ripetute nel corso della stagione, e un intervento tardivo può ancora limitare i danni successivi. La bolla del pesco è invece sostanzialmente monociclica: c’è una finestra di infezione all’anno, molto breve, e se la si manca non si recupera. Chi tratta a maggio sta trattando una malattia che ha finito il suo lavoro a marzo.

Questa guida ricostruisce il ciclo del patogeno, perché è da lì che discende ogni decisione operativa, poi definisce il calendario esatto dei trattamenti, i prodotti impiegabili con i relativi limiti, e affronta senza reticenze il tema dei rimedi casalinghi, a partire dal bicarbonato, che è la ricerca più frequente su questo argomento e merita una risposta tecnica onesta invece di una conferma compiacente.

Che cos’è la bolla del pesco

La bolla del pesco è una malattia fungina causata da Taphrina deformans, un ascomicete che colpisce pesco, nettarine, pesche noci e, in misura minore, mandorlo e alcune drupacee ornamentali. È probabilmente la fitopatia più diffusa nei pescheti familiari e nei giardini, dove la difesa non è programmata.

Il danno diretto della bolla del pesco è la distruzione della prima vegetazione. Le foglie infette si ispessiscono, si deformano e cadono anticipatamente, costringendo la pianta a ricostituire l’apparato fogliare a spese delle riserve accumulate. Il danno reale, però, è cumulativo e pluriennale: una pianta che ogni anno rifà la vegetazione consuma riserve che non riesce a reintegrare, riduce la differenziazione a fiore per l’anno successivo, produce frutti piccoli e diventa più esposta ad altri stress. Un pesco lasciato senza difesa per alcune annate consecutive va incontro a un deperimento progressivo, e in questo caso non è la singola stagione a essere compromessa ma la vita produttiva della pianta.

Nelle annate con primavere fredde e piovose i danni da bolla del pesco sono molto più marcati, e questo genera l’impressione che la malattia sia imprevedibile. Non lo è: dipende in modo stretto e comprensibile dalle condizioni meteorologiche nella finestra di infezione.

Il ciclo della bolla del pesco: perché trattare a sintomo visibile è inutile

Questo è il paragrafo che spiega tutto il resto. Il fungo della bolla del pesco sverna all’esterno della pianta, sotto forma di blastospore, cioè cellule lievitiformi che si moltiplicano per gemmazione, localizzate sulla corteccia dei rametti, nelle screpolature e soprattutto sotto le perule delle gemme, le squame protettive che le rivestono.

Alla ripresa vegetativa, quando le gemme cominciano a rigonfiarsi e le perule si allentano, le blastospore germinano e il micelio penetra nei tessuti giovanissimi delle foglioline non ancora emerse. La condizione che rende l’infezione efficace è la combinazione di bagnatura prolungata e temperature moderate, indicativamente fra i dieci e i sedici gradi: è il tipico andamento delle primavere piovose e fresche.

Il fungo si sviluppa poi all’interno della foglia, e i sintomi diventano visibili soltanto quando la foglia si espande, cioè settimane dopo l’infezione. Da qui la conseguenza operativa fondamentale: l’intervento contro la bolla del pesco è esclusivamente preventivo. A bolle comparse i tessuti sono già colonizzati, e nessun prodotto disponibile è in grado di rimuovere il fungo dall’interno della foglia.

Un secondo punto rende la difesa dalla bolla del pesco più semplice di quanto sembri: la malattia è sostanzialmente monociclica. Non si verificano cicli secondari significativi nel corso della stagione, perché le foglie diventano rapidamente non recettive con la maturazione dei tessuti. Significa che se la finestra di infezione viene coperta correttamente, la stagione è salva; e viceversa, che i trattamenti ripetuti in primavera avanzata non servono a nulla. Alla fine del ciclo il fungo produce sulla superficie fogliare la fase sporigena, e le spore prodotte tornano a depositarsi su corteccia e gemme, dove sverneranno per l’anno successivo. È questo passaggio a rendere così importante il trattamento autunnale.

Riconoscere i sintomi della bolla del pesco

Il quadro sintomatologico della bolla del pesco è caratteristico e difficilmente confondibile. Le foglie colpite appaiono ispessite, carnose e deformate, con la lamina che si increspa in bolle e ondulazioni irregolari; il colore vira dal verde chiaro al giallastro e poi a tonalità rosate o rosso vinose, tanto più intense quanto maggiore è l’esposizione alla luce. La consistenza è tipicamente coriacea, molto diversa da quella di una foglia sana.

Nelle fasi avanzate compare sulla superficie una pruina biancastra, che corrisponde alla fase riproduttiva del fungo, dopo la quale la foglia annerisce, dissecca e cade. La pianta emette allora una seconda vegetazione, generalmente sana perché la finestra di infezione è chiusa, ma prodotta a spese delle riserve.

Nei casi più gravi la bolla del pesco colpisce anche i giovani germogli, che si presentano ingrossati e deformati, e i frutticini, con maculature rilevate e screpolature che ne compromettono il valore commerciale, oltre a provocarne spesso la cascola.

Va distinta da altre problematiche: gli afidi provocano accartocciamento e arrotolamento delle foglie, ma senza ispessimento carnoso e con presenza visibile delle colonie sulla pagina inferiore; la monilia, trattata nella guida sulla monilia, colpisce fiori, rametti e frutti con disseccamenti e marciumi, non con deformazioni fogliari.

Quando trattare la bolla del pesco: il calendario corretto

La difesa dalla bolla del pesco si concentra in due momenti, e su piante con storico di infezione entrambi sono necessari.

Primo intervento: alla caduta delle foglie, in autunno. Si esegue quando circa il settanta o l’ottanta per cento delle foglie è caduto. L’obiettivo è duplice: ridurre l’inoculo che si sta depositando su corteccia e gemme per svernare, e proteggere le cicatrici fogliari, che sono ferite fresche e vie di ingresso anche per altri patogeni delle drupacee. È l’intervento più trascurato in assoluto, ed è quello che ha il maggiore effetto sulla pressione della malattia l’anno successivo, perché agisce sull’inoculo prima che si insedi.

Secondo intervento: a fine inverno, alla ripresa. Si esegue nella fase di gemme rigonfie, quando le perule cominciano ad allentarsi ma prima che i tessuti verdi siano esposti. È il trattamento decisivo, quello che copre la finestra di infezione. Il tempismo è critico: troppo presto e il prodotto viene dilavato prima del momento utile, troppo tardi e l’infezione è già in corso.

Nelle annate con andamento piovoso e ripresa vegetativa lenta e scalare, un ulteriore intervento a distanza può essere giustificato, sempre prima dell’apertura delle gemme e comunque secondo quanto previsto in etichetta. Il criterio pratico è osservare la pianta e non il calendario: la fenologia anticipa o ritarda di settimane a seconda dell’annata e dell’areale, e trattare a data fissa è il modo più comune per mancare la finestra.

Un principio generale vale per entrambi gli interventi: si tratta con chioma spoglia, bagnando accuratamente tutta la struttura legnosa, rametti compresi, perché il bersaglio non è la foglia ma la corteccia e la gemma. Un trattamento eseguito frettolosamente solo sulla parte alta della chioma lascia scoperta proprio la porzione dove l’inoculo si concentra.

Trattamenti per la bolla del pesco: i prodotti rameici

I fungicidi rameici restano il riferimento per la difesa dalla bolla del pesco nelle due epoche indicate. Il rame agisce per contatto, con meccanismo multisito, e non presenta i problemi di resistenza tipici dei principi attivi a bersaglio singolo.

Le formulazioni impiegate contro la bolla del pesco differiscono per solubilità e persistenza. La poltiglia bordolese, a base di solfato di rame neutralizzato con calce, ha buona adesività e persistenza ed è tradizionalmente impiegata nei trattamenti invernali; l’ossicloruro di rame ha rilascio più graduale. Il confronto è sviluppato nella guida su che differenza c’è tra ossicloruro di rame e poltiglia bordolese, con le indicazioni pratiche su come si usa l’ossicloruro di rame e la scheda di poltiglia bordolese a catalogo.

Tre avvertenze operative sui rameici contro la bolla del pesco. La prima: il rame è fitotossico sui tessuti verdi in accrescimento, per questo si impiega a chioma spoglia e non in vegetazione avanzata. La seconda: la dose e il numero di interventi vanno rispettati secondo etichetta; l’impiego dei prodotti fitosanitari è disciplinato dal Regolamento (CE) 1107/2009 e dalle norme sull’uso sostenibile recepite dal D.Lgs. 150/2012. La terza, spesso ignorata: il rame è ammesso in agricoltura biologica ai sensi del Regolamento (UE) 2018/848, ma con un limite quantitativo di impiego fissato a livello europeo in 28 kg di rame metallo per ettaro nell’arco di sette anni, corrispondenti a una media di 4 kg per ettaro all’anno. Ammesso in biologico non significa illimitato: il rame è un metallo pesante che si accumula nel suolo e ne condiziona nel tempo l’attività biologica.

Esistono anche principi attivi di sintesi autorizzati sulla coltura, con differente modalità d’azione: il quadro generale è nella guida sui fungicidi sistemici. Anche in questo caso la scelta va fatta sulla base delle autorizzazioni vigenti per la coltura e per l’avversità, verificando sempre l’etichetta.

Bolla del pesco e bicarbonato: cosa dice davvero la tecnica

È fra le ricerche più frequenti su questo argomento e merita una risposta netta. Il bicarbonato, di sodio o di potassio, ha una riconosciuta azione di contatto su alcuni patogeni fogliari, in particolare sugli oidi: agisce alterando il pH sulla superficie e provocando disidratazione delle strutture fungine esposte.

Il problema, applicato alla bolla del pesco, è di natura biologica e non di efficacia intrinseca. Il momento in cui il fungo è vulnerabile è quello in cui si trova sotto le perule e poi all’interno dei tessuti fogliari: un prodotto di contatto che agisce sulla superficie non lo raggiunge. Applicato a bolle comparse è del tutto inefficace, perché il micelio è endofitico. Applicato in inverno, non ha la persistenza dei rameici e viene dilavato dalle piogge, che sono la norma nella stagione in cui servirebbe.

Il bicarbonato di potassio è quindi uno strumento utile in altre situazioni, ma non è un sostituto del trattamento rameico nelle due epoche chiave. Lo stesso ragionamento vale per la generalità dei rimedi naturali proposti contro questa malattia: equiseto, propoli, oli essenziali e macerati possono avere un ruolo di sostegno o di azione blandamente preventiva, ma la loro persistenza in condizioni di pioggia è limitata e nessuno di essi agisce sul micelio già insediato. Attribuire loro un potere curativo significa perdere l’unica finestra utile dell’anno.

Il rimedio non chimico che ha invece un effetto reale è di natura fisica: impedire la bagnatura prolungata nella fase di rigonfiamento delle gemme. Su piante isolate in giardino, una copertura temporanea che protegga dalla pioggia in quel periodo riduce sensibilmente l’infezione, perché elimina la condizione senza la quale il fungo non penetra.

Cosa fare quando la bolla del pesco è già comparsa

Contro la bolla del pesco non esiste un trattamento curativo, ma esistono operazioni utili a contenere il danno e a ridurre l’inoculo per l’anno successivo.

La prima è la rimozione e distruzione delle foglie e dei germogli colpiti, che vanno asportati dalla pianta e allontanati, non lasciati a terra sotto la chioma. Riduce la quantità di spore che tornerà a depositarsi su corteccia e gemme. È un’operazione manuale che ha senso su piante di giardino e su piccoli impianti.

La seconda è il sostegno della pianta nella ricostituzione della vegetazione. Una concimazione equilibrata, con attenzione al potassio che sostiene la resistenza dei tessuti, e una gestione idrica regolare aiutano il recupero: si veda la guida sul concime potassico. Vanno evitati apporti azotati eccessivi, che produrrebbero vegetazione tenera e ulteriormente vulnerabile.

La terza è programmare fin da subito il trattamento autunnale. Una pianta che ha manifestato la bolla del pesco in primavera è per definizione una pianta con inoculo elevato, e l’intervento alla caduta delle foglie diventa in quel caso prioritario. Le operazioni colturali estive di sostegno sono descritte nella guida sulla cura del pesco a giugno.

Sul piano della prevenzione strutturale della bolla del pesco contano infine la potatura, che favorisce l’arieggiamento e la rapida asciugatura della chioma, la scelta di posizioni non eccessivamente umide e ombreggiate, e la sensibilità varietale: le cultivar differiscono in modo marcato nella suscettibilità, e nelle nuove piantagioni la scelta della varietà è una misura di difesa a costo zero che si paga per tutta la vita dell’impianto.

Agrimag distribuisce la gamma di prodotti rameici per la difesa delle drupacee e la linea di concimi professionali SKL per sostenere la ripresa vegetativa delle piante colpite, con fornitura anche per quantità professionali e consegna su tutto il territorio nazionale. Il sistema di supporto decisionale Agrimag DSS, sviluppato da Spagro Srl, incrocia fase fenologica e andamento meteorologico per individuare la finestra corretta di intervento, che su una malattia monociclica come questa è letteralmente l’unica variabile che conta. Riferimenti fitopatologici indipendenti sulle drupacee sono consultabili presso il CREA.

Domande frequenti sulla bolla del pesco

Quando si fa il trattamento contro la bolla del pesco?

In due momenti, entrambi a chioma spoglia. Il primo alla caduta delle foglie in autunno, quando è caduto circa il settanta o l’ottanta per cento del fogliame: serve a ridurre l’inoculo che sta per svernare su corteccia e gemme e a proteggere le cicatrici fogliari. Il secondo, decisivo, a fine inverno nella fase di gemme rigonfie, quando le perule si allentano ma i tessuti verdi non sono ancora esposti: è il momento in cui il fungo germina e penetra. Il riferimento è la fenologia della pianta, non una data fissa, perché la ripresa varia di settimane secondo annata e areale.

Si può curare la bolla del pesco quando le foglie sono già deformate?

No. Quando la foglia appare bollosa l’infezione è avvenuta settimane prima, nella fase di rigonfiamento delle gemme, e il micelio si trova all’interno dei tessuti: nessun prodotto disponibile è in grado di rimuoverlo. Ciò che si può fare è limitare il danno e preparare l’anno successivo, asportando e allontanando foglie e germogli colpiti per ridurre l’inoculo, sostenendo la pianta nella ricostituzione della vegetazione con una concimazione equilibrata e programmando il trattamento alla caduta delle foglie, che su una pianta con sintomi conclamati diventa prioritario.

Il bicarbonato funziona contro la bolla del pesco?

Non come rimedio risolutivo. Il bicarbonato ha un’azione di contatto riconosciuta su alcuni patogeni fogliari, in particolare gli oidi, ma il fungo responsabile della bolla si trova prima sotto le perule delle gemme e poi all’interno della foglia: un prodotto che agisce sulla superficie non lo raggiunge. A bolle comparse è inefficace perché il micelio è endofitico, e in inverno non ha la persistenza necessaria a resistere alle piogge. Lo stesso vale per la generalità dei rimedi naturali proposti contro questa malattia.

La bolla del pesco è pericolosa per la pianta?

Il singolo anno raramente è fatale, ma il danno è cumulativo. Una pianta che perde la prima vegetazione deve ricostituirla a spese delle riserve, riduce la differenziazione a fiore per l’anno successivo, produce frutti più piccoli e diventa più esposta ad altri stress. Ripetuto per alcune annate consecutive, il ciclo porta a un deperimento progressivo. Nei casi gravi la malattia colpisce anche germogli e frutticini, con maculature rilevate e screpolature che ne compromettono il valore e ne provocano spesso la cascola.

Il rame contro la bolla del pesco è ammesso in agricoltura biologica?

Sì, i prodotti rameici sono ammessi in biologico ai sensi del Regolamento (UE) 2018/848, ma con un limite quantitativo: a livello europeo l’impiego è fissato in 28 kg di rame metallo per ettaro nell’arco di sette anni, pari a una media di 4 kg per ettaro all’anno. Ammesso non significa illimitato: il rame è un metallo pesante che si accumula nel suolo e ne condiziona nel tempo l’attività biologica. Va inoltre ricordato che il rame è fitotossico sui tessuti verdi in accrescimento e si impiega quindi a chioma spoglia, rispettando dose e numero di interventi previsti in etichetta.


Scritto da Massimiliano Dal Pra

Mi chiamo Massimiliano Dal Prà e sono specializzato in marketing digitale, automazioni AI, funnel e crescita eCommerce con WooCommerce. Gestisco personalmente ogni risposta ai commenti e ogni strategia di crescita su questo blog, che oggi conta oltre 300.000 visite mensili. Il mio obiettivo è aiutare le aziende a ottenere risultati concreti online, combinando tecnologia, strategia e automazione.

commenti

3 Commenti

  1. buongiorno posso abbinare il bicarbonato con il concime fogliare

    Rispondi
    • Buongiorno Maurizio,
      partendo dal presupposto che la buona pratica agraria consiglia di dividere sempre nutrizione da difesa, i Bicarbonati, da etichetta, non vanno miscelati a prodotti a reazione acida.

      Rispondi
    • Ciao,

      Grazie per averci contattato con la tua domanda. L’uso combinato di bicarbonato e concime fogliare può variare a seconda del tipo specifico di concime che stai utilizzando. In teoria, il bicarbonato di sodio può essere mescolato con alcuni tipi di concimi fogliari, a condizione che sia diluito adeguatamente per evitare qualsiasi danno alle foglie delle tue piante.

      Tuttavia, è importante notare che mentre il bicarbonato può essere utile per trattare alcuni problemi di salute delle piante, come la funghicida per la bolla del pesco, non dovrebbe essere considerato una soluzione a lungo termine o un sostituto per una corretta cura e nutrizione delle piante.

      Prima di procedere, ti consiglierei di fare un piccolo test su una parte della pianta per vedere come reagisce alla miscela di bicarbonato e concime. Se non si osservano effetti negativi dopo un paio di giorni, dovrebbe essere sicuro procedere con l’applicazione su tutto il pesco.

      Spero che queste informazioni ti siano state utili. Se hai ulteriori domande, non esitare a farcele sapere.

      Cordiali saluti,
      Massimiliano

      Rispondi

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